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mercoledì 23 gennaio 2019

Siria - Damasco pronta a rispondere alle future provocazioni israeliane

La Siria risponderà a nuovi attacchi all’aeroporto di Damasco con un attacco “simmetrico” allo scalo di Tel Aviv. E’ categorico l’avvertimento lanciato dall’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar Jafaari, intervenuto alla riunione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in continua escalation in Medio Oriente. “Se il Consiglio non adotterà misure per fermare la ripetuta aggressione israeliana in Siria – ha detto Jaafari – Damasco eserciterà il suo legittimo diritto all’autodifesa e risponderà all’aggressione all’aeroporto di Damasco nello stesso modo, attaccando l’aeroporto di Tel Aviv”.

E’ difficile stabilire quanto le parole di Jaafari corrispondano ad una decisione concretamente presa dalla leadership siriana in conseguenza dell’ultimo raid aereo israeliano nelle immediate vicinanze di Damasco e del suo aeroporto, contro presunti depositi di armi della Guardia della Rivoluzione iraniana presente in Siria a sostegno dell’esercito regolare. Damasco sa che un attacco con missili balistici contro lo scalo di Tel Aviv darebbe al governo Netanyahu il via libera per un’ampia offensiva militare contro la Siria con inevitabili risvolti in Libano, oltre ad innescare con ogni probabilità una guerra tra Iran e Israele. Tuttavia l’attacco di domenica notte scatenato da Israele è stato il più violento da un anno a questa parte e ha provocato, secondo fonti non ufficiali legate all’opposizione siriana, 21 morti, tra i quali 12 iraniani. Pertanto una risposta, non si sa in quale forma, di siriani e iraniani è probabile.

Oggi intanto si riunisce  il gabinetto di sicurezza israeliano per fare il punto dopo l’attacco dell’altra notte, descritto dal premier Netanyahu come un atto di “autodifesa” volto ad impedire il “consolidamento” della presenza iraniana in Siria. Si tratta della prima riunione a cui parteciperà il nuovo capo di Stato maggiore, Aviv Kochavi.

Nel braccio di ferro tra Tel Aviv e Tehran, Israele può contare sull’appoggio, non dichiarato pubblicamente ma reale dietro le quinte, delle monarchie sunnite del Golfo, decise ad impedire quello che definiscono “l’espansionismo sciita” nella regione mediorientale. Gli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, qualche ora fa all’Onu hanno condannato “l’ingerenza dell’Iran in Medio Oriente”, accusando Tehran di porre una seria minaccia alla stabilità dell’area. Evitando qualsiasi commento sugli attacchi aerei israeliani in Siria, gli Emirati invitano la comunità internazionale ad intervenire contro l’Iran. Al dibattito del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla situazione in Medio Oriente, compresa la questione palestinese, Saud al Shamsi, rappresentante degli Emirati, ha sostenuto che: “I conflitti nello Yemen e in Siria mostrano chiaramente che l’Iran è il responsabile comune: l’Iran ha creato più tensioni e instabilità nella nostra regione, ponendo una seria minaccia alla stabilità del Medio Oriente, pertanto invitiamo la comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza a esercitare pressioni sull’Iran”. Assenti dall’intervento di al Shamsi riferimenti diretti ai diritti negati ai palestinesi sotto occupazione militare israeliana.

Gli Emirati saranno presenti alla metà di febbraio alla conferenza di Varsavia sul Medio Oriente che l’Amministrazione Trump sta organizzando per creare un fronte arabo-occidentale contro l’Iran.

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