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venerdì 18 gennaio 2019

Libia - Il gen. Haftar scatena operazione nel Fezzan. Si approfondisce la crisi del governo di Tripoli

Le forze armate del generale Khalifa Haftar hanno scatenato una nuova operazione militare nella regione del Fezzan, nel sud della Libia. E’ la seconda in pochi mesi. Le forze del generale Khalifa Haftar sono arrivate alle porte della città di Sebha.

L’uomo forte e padrone della Cirenaica (la zona a ridosso dell’Egitto e che ha come capitale Tobruk), ha dato ordine di prendere il controllo nella zona sud-ovest della Libia con il pretesto ufficiale di “tutelare la sicurezza dei residenti da terroristi e gruppi criminali”. Inoltre, punta a mettere le mani sulle risorse strategiche nella regione come acqua, petrolio e gas.

Il portavoce delle milizie di Haftar, Ahmed al-Mismari, ha precisato che le forze della Lna (Armata Nazionale Libica, ndr) si stanno “coordinando con le tribù di Sebha e i suoi leader”. Secondo la Fezzan Libya Organisation, avrebbero preso il controllo delle basi aeree di Temhenhint e Brak al-Shati, “ma non sono ancora entrate a Sebha”.

L’agenzia Askanews riferisce che Sebha, principale città nel Sud-Ovest della Libia, si trova circa a 200 chilometri a Est di Sharara, un grande giacimento petrolifero del Paese chiuso da oltre un mese per le proteste del cosiddetto “Movimento della rabbia del Fezzan”, che ha chiesto più sicurezza e migliori servizi per il Sud del Paese. Il sito petrolifero è gestito da una joint venture, la Akakus, che riunisce la compagnia nazionale libica NOC, la spagnola Repsol, la francese Total, l’austriaca OMV e la norvegese Statoil. L’impianto produce un terzo della attuale produzione petrolifera della Libia, circa 315.000 barili al giorno, a fronte di una produzione media giornaliera di tutto il paese di un milione di barili. L’operazione militare, che sembra sia già cominciata, dovrebbe concentrarsi nel quadrante di Sebha. Tanto che gli abitanti locali sono stati invitati a stare lontani dalle aree di scontro. Secondo alcuni osservatori, in realtà l’uomo forte della Cirenaica cerca di approfittare delle difficoltà che si stanno nuovamente manifestando nel governo di Tripoli, quello “ufficialmente riconosciuto dalla comunità internazionale” ma sempre più debole.

La scorsa settimana tre vice del premier di Tripoli, Sarraj, hanno pubblicamente sfiduciato l’operato del presidente. Ahmed Maiteeq, Fathi Magbari e Abdul Salam Kajman, questi i tre che hanno aperto la rottura, accusano Sarraj non solo di non essere in grado di gestire e garantire la sicurezza, ma anche di operare senza comunicare le sue decisioni ai vice.

Secondo i tre vicepremier dissidenti il comportamento di Sarraj viola l’accordo che è alla base del Governo di accordo nazionale e del Consiglio presidenziale. E in questo modo, i firmatari hanno anche scritto che a essere in pericolo è la stessa intesa su cui si fonda la pur fragile esperienza del governo di Tripoli. Indicativa l’accusa a Sarraj di non aver fatto nulla per portare una pacifica transizione del Paese. Sarebbe Sarraj, secondo quanto scritto da Meitiq, Magbari e Kajman, la causa l’instabilità del Paese che rischia di far crollare definitivamente le istituzioni di Tripoli.

Una delegittimazione e un ulteriore indebolimento di Sarraj spiana obiettivamente la strada del potere su tutta la Libia al generale Haftar, uomo sul campo di Egitto ed Arabia Saudita, ma anche della Francia.

Secondo gli esperti, Haftar cerca di contrastare l’influenza del suo competitore, Fayez Sarraj, nella regione del Fezzan. Sarraj è formalmente sostenuto dall’Unsmil, la missione Onu in Libia, che ha avviato alcune iniziative concrete a sostegno della popolazione locale, tra cui l’invio di carburanti e medicinali, che scarseggiano nell’area, nonché la riattivazione e l’implementazione delle centrali elettriche.

Alcuni giorni fa il capo della missione Unsmil Ghassan Salamè si era recato in visita proprio a Sabha, per incontrare le istituzioni politiche e tribali locali, alle quali ha spiegato il piano per migliore le condizioni di vita nella zona. A quel punto le milizie del gen. Haftar hanno deciso di intervenire militarmente nella zona sfruttando l’unico tema su cui né il governo di Tripoli né l’Unmil sono in grado di garantire: quello della sicurezza.

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