di Enrico Grazzini
La battaglia
politica sui minibot è sempre più accesa: il Parlamento Italiano ha
votato all'unanimità a favore dell'emissione dei titoli fiscali proposti
da Claudio Borghi della Lega con il supporto dei 5 Stelle, ma poi PD e
Forza Italia si sono schierati contro i minibot. Anche Mario Draghi,
presidente della Banca Centrale Europea, Vincenzo Boccia, a capo di
Confindustria, e il ministro del Tesoro Giuseppe Tria hanno espresso
chiaramente la loro contrarietà verso la proposta votata dal Parlamento
italiano. Per contro i due vice-presidenti del Consiglio dei Ministri,
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno attaccato il “loro” ministro
contrario ai minibot. È scoppiata quindi una vera e propria guerra
politica sui titoli di stato con valore fiscale che dovrebbero essere
emessi per pagare gli arretrati della pubblica amministrazione alle
imprese e ai privati cittadini. La posta in gioco è alta: in futuro
l'emissione dei minibot potrebbe perfino mettere in discussione la
partecipazione dell'Italia nell'eurozona e quindi provocare anche la
rottura dell'euro[1].
Le polemiche riguardano le caratteristiche e gli obiettivi dei minibot:
questi titoli fiscali che circolerebbero in Italia anche come contante,
sono legali o illegali? Rappresentano o no una moneta parallela?
Violano il monopolio della Banca Centrale Europea sull'euro, l'unica
moneta legale dell'eurozona? I minibot sono realmente efficaci per
ridare liquidità alle imprese? Sono utili per rilanciare l'economia
reale? O servono invece solo come espediente per uscire dall'Euro?
Aumentano o no il debito pubblico? Esistono sistemi alternativi di
titoli fiscali più efficaci nel rilanciare l'economia nazionale, che non
aumentino il debito pubblico e garantiscano di essere pienamente
rispettose delle regole dell'eurozona?
Queste le domande che
attraversano il mondo politico, quello dell'economia e l'opinione
pubblica, a cui questo articolo intende dare delle risposte.
Un'avvertenza preliminare: la polemica sui minibot non è di poco conto, è
seria ed è, magari anche con diverse forme e contenuti, destinata a
durare e a crescere. La questione monetaria non può mai essere trattata
in maniera derisoria e superficiale, come hanno fatto molti commentatori
paragonando i minibot alle monete false del gioco del Monopoli. La
moneta è infatti centrale per le dinamiche di sviluppo (o di non
sviluppo) delle nazioni: e le monete complementari non sono certamente
nuove nella storia economica. Basti pensare che una delle prime monete
parallele per molti aspetti è stato il dollaro, il Greenback, il
biglietto verde emesso da Abramo Lincoln per finanziare la Guerra Civile
Americana.
“In carenza di monete convertibili in oro e argento
allora in uso, e di fronte ai banchieri e ai governi esteri che
volevano applicargli dei tassi altissimi di interesse per prestargli i
soldi necessari a finanziare il conflitto con la Confederazione, per non
affogare nei debiti, Lincoln fece approvare dal Congresso dell'Unione
l'emissione del Greenback, una nuova moneta parallela. Il Greenback –
cosi detto perché per la prima volta il titolo era stampato anche sul
retro in inchiostro verde – era una sorta di pagherò dello stato che
diventò moneta legale, cioè imposta per i pagamenti interni, senza però
essere di fatto convertibile (moneta fiat) in moneta-oro. Per quei tempi
il Greenback rappresentò una rivoluzione monetaria”[2].
Il Greenback da moneta parallela (alla moneta-oro di allora) divenne
niente di meno che il capostipite del dollaro che conosciamo oggi.
In effetti occorre innanzitutto comprendere che i progetti di moneta
alternativa (parallela o complementare) come i minibot nascono quando la
moneta ufficiale, la moneta legale, funziona male o non funziona più.
Anche il progetto di Borghi – giusto o sbagliato che sia (e a mio parere
è sbagliato e inapplicabile, per le ragioni che vedremo) – nasce perché
l'euro funziona molto male, perché è un sistema monetario
strutturalmente deflattivo che frena l'economia invece di svilupparla, e
che provoca disequilibri insostenibili tra gli stati di serie A e
quelli di serie B[3].
Non per caso monete complementari all'euro, in una versione o
nell'altra, sono state suggerite come possibile soluzione alla crisi
italiana da economisti autorevoli, come Joseph Stiglitz, premio Nobel
dell'economia[4], Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times[5] e, in Italia, il compianto studioso del finanzcapitalismo Luciano Gallino[6].
Fatte queste considerazioni preliminari, approfondiamo l'analisi sui
minibot facendo anche un po' di cronaca. La Camera italiana il 28 maggio
scorso ha votato all'unanimità una mozione che impegna il governo ad
emettere buoni del tesoro di piccolo taglio che dovrebbero essere usati
per saldare i debiti non ancora pagati che le pubbliche amministrazioni
hanno contratto nei confronti delle imprese e dei cittadini: una somma
consistente, pari forse, secondo diverse fonti, a circa 50 miliardi di
euro. Da parte sua lo Stato si impegna ad accettare i minibot al pari
degli euro per il pagamento delle tasse; da parte delle imprese
l'accettazione dei minibot al posto degli euro sarebbe invece
esclusivamente volontaria.
I minibot non hanno quindi “corso
forzoso” come la moneta legale – che invece per legge deve essere
obbligatoriamente accettata per l'estinzione di una obbligazione di
pagamento, cioè per concludere una transazione –. Dopo essere stati
assegnati ai creditori della PA in forma cartacea con tagli di piccolo
importo, i minibot, come moneta fiduciaria – quindi sempre come mezzo di
pagamento ad accettazione non obbligatoria – potrebbero essere
utilizzati al posto degli euro per le normali transazioni commerciali
nei punti vendita, nei negozi, nei grandi magazzini o per pagare le
bollette, ecc.
I minibot non fruttano interesse ma, poiché lo
stato si impegna ad accettarli per il pagamento delle tasse garantendone
il valore, e poiché tutti in teoria pagano le tasse, potrebbero (almeno
potenzialmente) essere accettati da vasti settori di pubblico e di
aziende. Inoltre, essendo titoli emessi dallo stato – proprio come i Bot
e i Btp –, pur essendo eventualmente utilizzati anche come mezzo di
pagamento, non rompono il monopolio sulla moneta legale della Banca
Centrale Europea.
Così possiamo rispondere alle domande
iniziali in testa a questo articolo: NO, i minibot non sono moneta
legale ma SI' sono titoli di stato. SI' i minibot possono anche essere
usati come moneta fiduciaria ma NON rompono il monopolio della BCE sulla
moneta legale, l'euro. Quindi i MINIBOT SONO SENZA DUBBIO LEGALI.
Moneta legale e moneta bancaria
La questione della moneta e della sovranità monetaria è estremamente
complessa. Apriamo una breve parentesi su un fatto che gli economisti
accademici ignorano quasi sempre: il Trattato sul Funzionamento
dell'Unione Europea non cita assolutamente mai le parole “money” e
“currency” (ovvero in italiano la “moneta” o la “valuta”) come monopolio
della BCE. Secondo l'articolo 128 del TFEU la BCE ha il diritto
esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro. Solo
le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali godono
dello stato di Legal Tender (in italiano “Corso Legale”) nella UE.[7]
La BCE ha quindi l'esclusiva di monopolio solo sulle banconote in euro,
non su tutta la moneta in generale. I trattati europei non menzionano
mai (e non a caso) la parola “moneta” per riferirsi alle prerogative
esclusive della BCE: citano invece esclusivamente le banconote. Quindi
la BCE ha il monopolio solo sulle banconote, che sono l'unica moneta
legale nell'eurozona (insieme alle monete metalliche di piccolo taglio
emesse dagli stati in base alle quantità autorizzate dalla BCE).
Il paradosso è che il 90% della moneta che le persone e le aziende
utilizzano maggiormente per le transazioni commerciali più importanti è
moneta bancaria, e non banconote: quindi moneta privata e non moneta
legale. Per le transazioni più di valore non si utilizzano infatti le
banconote ma la moneta bancaria (i depositi/prestiti bancari per
comprare l'auto, la casa, per pagare le bollette, i fornitori, gli
stipendi, ecc.) creata dal nulla dalle banche commerciali quando fanno
prestiti.[8]
Tuttavia la moneta bancaria creata dalle banche commerciali private è
trattata come moneta legale, perché un deposito bancario si può sempre
convertire in banconote ed è addirittura garantito dallo stato fino a un
certo importo (in Italia 100.000 euro). Lo stato tratta insomma la
moneta bancaria delle banche commerciali controllate da azionisti
privati come moneta legale, anche se formalmente non è moneta legale.
Gli stati fanno così un grande favore alle banche dando loro la
possibilità di creare moneta concedendo prestiti trattati come se fossero moneta legale.
Il paradosso consiste evidentemente nel fatto che, nonostante gli stati
siano formalmente sovrani della moneta nazionale, hanno in pratica
delegato la sovranità monetaria alle banche commerciali. Queste infatti
creano moneta dal nulla, in particolare moneta elettronica, quando
concedono prestiti – come è stato spiegato chiaramente e definitivamente
dall'autorevolissima Banca d'Inghilterra –[9].
Poi la moneta elettronica creata dalle banche può essere trasformata
immediatamente (allo sportello o al bancomat) in banconote, ovvero in
moneta legale. Invece paradossalmente i minibot, che sono una
quasi-moneta emessa dallo Stato (che è il vero garante del valore della
moneta con i suoi ricavi fiscali) non trovano la stessa accoglienza
favorevole da parte della banca centrale.
Ma il paradosso
continua. La Costituzione italiana cita una sola volta quasi solo di
sfuggita la parola “moneta” all'articolo 117 affermando che “Lo Stato ha
legislazione esclusiva nelle seguenti materie: politica estera e
rapporti internazionali; rapporti dello Stato con l’Unione europea; ...
immigrazione ... difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato ...; moneta,
tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza;
sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato ...”.
Quindi secondo la Costituzione la moneta è soggetta solo alla legge
dello Stato. Però poi la potestà monetaria effettiva è della BCE e non
dello stato italiano. Insomma, la questione della sovranità monetaria –
condivisa tra lo stato italiano, gli stati dell'eurozona, le banche
commerciali e la BCE – è assai complessa, contraddittoria e controversa.
La battaglia sui minibot: Draghi e Tria contro l'Italexit
Ma continuiamo la nostra storia sui minibot. In Parlamento il PD ha
dato inizialmente il suo voto favorevole ai minibot, ma poi ha ritirato
l'adesione. E il ministro dell'Economia e delle Finanze Giovanni Tria si
è affrettato a dichiarare in un comunicato ufficiale che “non c’è
nessuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun
tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio,
per far fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle
pubbliche amministrazioni italiane. I tempi di pagamento della PA sono
in costante miglioramento”.
Quindi il MEF è contrario ai
minibot, perché teme che vengano percepiti come un primo passo verso
l'Italexit, l'uscita dell'Italia dall'euro. Il ministro Tria non vuole
assolutamente scontrarsi con la UE e la BCE per timore che sul mercato
finanziario si innalzi lo spread, cioè che i creditori dello stato
italiano chiedano un aumento dei rendimenti, degli interessi da loro
percepiti, di fronte alla creazione di questa quasi-moneta di stato.
In effetti Borghi in passato aveva definito i mini-Bot come “un
espediente per uscire in modo ordinato e tutelato, una specie di ruota
di scorta” per fuggire dall'eurozona. Qui sta il vero nodo del problema:
i minibot mettono in discussione il rapporto del governo italiano
verde-giallo con l'Europa dell'euro. Non a caso la polemica politica è
scoppiata violentemente dopo che il presidente della BCE, Mario Draghi
(che è ovviamente il massimo difensore dell'euro) rispondendo in
conferenza stampa a una domanda sui minibot ha affermato seccamente “O
sono una valuta parallela, e quindi illegale, oppure sono titoli e
aumentano il debito. Non penso che ci siano altre possibilità”. In
sostanza Draghi ha condannato la decisione del Parlamento Italiano sui
minibot.
Draghi si è legittimamente espresso per sbarrare la
strada a monete parallele all'euro (che resta però una moneta fragile
che non promuove lo sviluppo). Dopo la condanna secca della BCE è
seguita la condanna di Confindustria. L'associazione degli imprenditori
reclama che gli arretrati vengano pagati alle aziende con “soldi veri” e
non con titoli fiscali di “secondo rango”, titoli che inoltre
potrebbero portare l'Italia – sempre secondo Confindustria – fuori
dall'euro. Il timore dell'uscita dell'Italia dall'eurozona è largamente
condiviso. Secondo l'agenzia di rating americana Moody's “l'emissione di
mini-Bot sarebbe considerata come un primo passo verso la creazione di
una valuta parallela e una mossa preparatoria per l'uscita dell'Italia
dall'Eurozona”.
L'uscita dell'Italia dall'euro diventerebbe in
pratica obbligatoria solo se aumentasse il debito pubblico a livelli
insostenibili. E il problema maggiore dei minibot è proprio quello che
accrescono il debito dello stato. Infatti sembra che i debiti
commerciali dello stato non vengano contabilizzati come debito pubblico
fino a quando non vengono effettivamente saldati. E quindi il pagamento
dei debiti di stato con i minibot sarebbe conteggiato nel debito
pubblico. Inoltre i minibot potrebbero essere utilizzati per pagare
subito le tasse, e quindi produrrebbero immediatamente una diminuzione
dei ricavi fiscali. A causa dell'emissione di minibot, il debito dello
stato italiano potrebbe allora crescere fino ad assumere delle
proporzioni incontrollabili. Da qui la possibile Italexit.
Scenari della crisi
In seguito alla crisi finanziaria si potrebbero aprire diversi scenari:
in realtà sembra che Salvini (il vero promotore di questa operazione
minibot, mentre Di Maio appare più defilato) abbia lasciato la porta
aperta a ogni tipo di soluzione. Gli sbocchi potrebbero essere
molteplici: i minibot potrebbero essere un elemento di contrattazione
con la UE per ottenere condizioni migliori per fronteggiare il problema
del debito pubblico italiano. Oppure – a meno che il problema del debito
non venga risolto con qualche misura eccezionale, come una tassa
patrimoniale (cosa che appare molto improbabile con questo governo) –
potrebbero verificarsi altri scenari, come la ristrutturazione del
debito pubblico e l'arrivo della Troika (UE, BCE, FMI) per commissariare
lo stato italiano. Comunque, in caso di nuova grave crisi finanziaria,
lo sbocco più probabile sarebbe la caduta del governo attuale, nuove
elezioni e l'insediamento di un nuovo governo tutto di destra guidato
dall'uomo forte Salvini: un governo forte per uscire dall'euro. In
questo caso l'eurozona potrebbe sciogliersi o spaccarsi.
Questi
potrebbero essere i risultati politici della creazione dei minibot. A
livello economico la domanda è però un'altra: questi titoli potrebbero
realmente essere utili per ridare slancio all'economia italiana, che ha
bisogno di liquidità come un malato grave ha assoluta necessità della
bombola d'ossigeno? In effetti non sembra che i minibot possano fare
svoltare decisamente l'economia.
Verrebbero assegnati
prevalentemente a (non tutte, solo a quelle che vogliono i minibot al
posto dell'euro) le imprese medio-piccole creditrici della PA e poi
spesi nei (presumibilmente non molti) punti vendita che scelgono di
accettarli. Tuttavia difficilmente verrebbero accolti volentieri al
posto degli euro dalle imprese, dal pubblico e dai punti vendita; e
difficilmente verrebbero accettati al loro valore nominale. Se per
esempio la Esselunga accettasse i minibot chiederebbe quasi certamente
uno sconto. Non a caso la Confindustria fa resistenza. È quindi
improbabile che una manovra basata sui minibot riesca a risollevare
l'economia italiana. E forse proprio questo è il problema principale dei
minibot.
I Titoli di Sconto Fiscale per risollevare l'economia senza deficit
Può invece funzionare perfettamente un altro tipo di “moneta fiscale”
capace di rivitalizzare notevolmente la domanda aggregata (consumi,
investimenti, spesa pubblica) senza produrre deficit pubblico, a
differenza dei minibot della Lega. E quindi rispettando tutte le regole
dell'eurozona ed evitando l'Italexit. Il governo italiano potrebbe
emettere dei Titoli di Sconto Fiscale (TSF) utilizzabili solo dopo tre
anni (cioè al quarto anno) per pagare le tasse ma subito convertibili in
euro, in moneta sonante, nel mercato finanziario, esattamente come i
Bot e i Btp[10].
La svolta sarebbe perfettamente legale e può essere gestita rispettando
i vincoli dell’euro: infatti l’Italexit è per quanto possibile da
evitare perché avrebbe esiti assai incerti e colpirebbe innanzitutto il
lavoro e gli strati più poveri della popolazione.
I Tsf
dovrebbero essere assegnati gratuitamente (come avviene per una
qualsiasi riduzione fiscale) per qualche decina di miliardi di euro agli
enti pubblici, alle famiglie e alle imprese per aumentare il loro
potere d’acquisto. I TSF costituirebbero quindi reddito aggiuntivo
rispetto ai redditi in euro, e non sostitutivo. I TSF non si
sostituiscono alla moneta legale ma si aggiungono. Quindi la loro
assegnazione sarà accolta con grande consenso dal pubblico e segnerebbe
la fine certa e concreta dell'austerità.
Inoltre, c'è una
differenza sostanziale rispetto ai minibot: i TSF in linea di principio
non diventeranno un mezzo di pagamento ma verranno in grande maggioranza
convertiti in euro sui mercati finanziari, proprio come lo sono
normalmente gli altri titoli di stato, i Bot e i BTP. Dopo che i TSF
verranno cambiati in euro sul mercato finanziario, nel mercato reale dei
beni e dei servizi circoleranno solo gli euro e non monete più o meno
strane, come i minibot, che avrebbero certamente una accettazione assai
più limitata.
La proposta che avanzo si distingue dalle altre anche perché i TSF sarebbero certamente promossi come titoli investment grade
– in quanto titoli coperti dal loro valore fiscale e sempre
utilizzabili per diminuire gli obblighi fiscali (anche in caso di
default dello stato) – e quindi verrebbero certamente accettati dalla
Bce come collaterali per l'erogazione di prestiti alle banche e per ogni
altro tipo di operazione monetaria. La BCE infatti accetta sempre per
regolamento i titoli di stato investment grade. Una volta accettati dalla BCE, i TSF sarebbero certamente promossi dal sistema bancario e prevedibilmente dai mercati.
Ai cittadini i TSF saranno attribuiti in proporzione inversa al
reddito, privilegiando ceti sociali disagiati e lavoratori a basso
reddito: questo sia per incentivare i consumi sia per ovvie ragioni di
equità sociale. Alle aziende, le assegnazioni saranno attribuite
principalmente in funzione dei costi di lavoro da esse sostenute.
L’attribuzione di TSF alle aziende ridurrà i costi del lavoro,
migliorerà immediatamente la loro competitività ed eviterà
che l’effetto espansivo sulla domanda interna crei un peggioramento dei
saldi commerciali esteri. Quindi la manovra non genererà scompensi
sulla bilancia dei pagamenti.
Una quota molto importante dei
TSF verrebbe inoltre utilizzata per iniziative di pubblica utilità:
innanzitutto un Piano del Lavoro finalizzato a creare occupazione e a
realizzare infrastrutture immateriali (ricerca, scuola e università,
politica attiva del mercato del lavoro, etc.) e materiali (per esempio,
opere di riassetto idrogeologico e del territorio). Inoltre i TSF
potrebbero essere utilizzati dallo stato per programmi di rafforzamento e
riqualificazione del welfare e per il Reddito Minimo.
Sul
piano istituzionale la manovra che propongo, essendo basata su titoli
fiscali, è perfettamente in linea con i trattati europei poiché in campo
fiscale ogni stato è sovrano; e soprattutto perché i TSF non generano
debito né al momento dell’emissione né in quello dell’utilizzo, ovvero
dopo tre anni dall’emissione. Questa è la principale differenza con i
minibot di Borghi.
Infatti nel momento della creazione di TSF
lo stato non sborsa soldi e non chiede euro al mercato finanziario, e
quindi non registra alcun deficit fiscale. Inoltre sul piano contabile i
TSF non possono essere computati come debito pubblico perché il governo
emittente non s’impegna a rimborsarli in euro ma soltanto a concedere
futuri sconti sulle tasse. Dopo tre anni dalla loro creazione, al quarto
anno, quando i TSF potranno essere utilizzati per ridurre il pagamento
delle tasse, il deficit fiscale potenziale verrà compensato per effetto
della crescita del PIL reale e nominale.
Nel periodo che va
dell’emissione dei TSF alla loro maturazione entrerà infatti in funzione
il moltiplicatore del reddito. Come insegna l’esperienza storica – e
come hanno verificato Olivier Blanchard e Daniel Leigh in un noto studio
effettuato per conto del FMI[11]
– nelle condizioni di forte crisi e di trappola della liquidità il
moltiplicatore è storicamente superiore a uno: così ogni nuovo euro
immesso in circolazione genererà un più che proporzionale aumento del
PIL.
Dopo tre anni dall’emissione dei TSF la crescita del PIL
nominale indotta dal moltiplicatore e dall’inflazione – provocata dal
forte incremento della domanda – darà luogo a un aumento del gettito
fiscale che compenserà il costo dei TSF senza incremento di deficit e di
debito pubblico, anzi con surplus fiscale.
Mentre i minibot
servirebbero solo a pagare i debiti della PA, e quindi produrrebbero un
effetto moltiplicatore relativamente contenuto, i TSF costituirebbero
invece reddito aggiuntivo diffuso e quindi avrebbero un impatto assai
più elevato sull'economia reale. Inoltre la diffusione dei TSF e la loro
conversione in euro da spendere nell'economia reale provocherebbe un
aumento dell'inflazione, e quindi un incremento del PIL nominale.
Le emissioni di TSF potrebbero partire da un livello pari al 2-3% circa
del PIL annuo – circa 30-40 miliardi di euro – e essere successivamente
modulate e calibrate in modo da assicurare alti livelli di occupazione
senza però produrre un’inflazione superiore al 3-4%, né scompensi nei
saldi commerciali esteri.
Lo shock monetario-fiscale renderà
nuovamente vitale l’economia nazionale. L’incremento della domanda
legata al maggior potere d’acquisto farà crescere il PIL in misura più
che proporzionale rispetto all’emissione di TSF, inizialmente intorno al
3-4%, fino al recupero completo dell’“output gap” prodotto dalla crisi.
Più nel dettaglio:
a) i TSF sarebbero emessi dal
governo senza fare aste: quindi nessun aumento dello spread, perché non
si chiede nessun credito ai primary dealers;
b) i TSF, come
tutti i titoli garantiti e a breve termine, nei mercati finanziari si
possono convertire in euro a basso tasso di sconto: vende chi ha bisogno
di immediata liquidità in euro; compra chi vuole acquistare futuri
sconti fiscali;
c) la conversione dei titoli garantisce che nel
mercato reale circolino solo gli euro e non strane monete parallele di
difficile accettazione;
d) i TSF si ripagano alla maturità
(cioè dopo tre anni dall’emissione) per l’effetto combinato del
moltiplicatore fiscale e dell’aumento dell’inflazione legato alla
crescita della domanda. Grazie all’aumento del Pil nominale, al quarto
anno il potenziale deficit erariale dovuto all’emissione dei TSF viene
interamente coperto;
e) i TSF sono titoli meno rischiosi dei
Btp perché sono sempre utilizzabili per “pagare le tasse” anche se lo
stato fallisse. I TSF saranno quindi certamente promossi come investment
grade dalle agenzie di rating, nonostante;
f) essendo titoli
investment grade saranno pienamente accettati dalla Bce come collaterale
(garanzia) per i prestiti alle banche;
g) quando un titolo è accettato dalla Bce e dalle banche, esso – come noto – è anche accettato dai mercati.
La vera domanda rispetto all'emissione dei TSF non riguarda tanto la
reazione della UE ma soprattutto quella dei mercati finanziari. I
mercati sono sempre imprevedibili e spesso irrazionali. Tuttavia se,
grazie all'emissione dei TSF, il PIL italiano crescesse notevolmente
senza incremento di deficit e di debito, e se il rapporto debito
pubblico/PIL diminuisse, gli investitori finanziari saranno rassicurati
dal fatto che i loro crediti verranno perfettamente ripagati. Lo spettro
del default di stato scomparirà. Quindi, se la manovra venisse ben
illustrata e giustificata da un governo in carica, i mercati potrebbero
reagire positivamente.
NOTE
[1] Wolfgang Munchau, Financial Times “How Matteo Salvini could blow up the eurozone”, 9 giugno 2019
[2] Enrico Grazzini “Quando la moneta ufficiale non funziona è il momento delle monete alternative” MicroMega, N. 4/2017
[3] Enrico Grazzini “Perché l'euro prima o poi crollerà” Micromega N. 2/2019
[4] Joseph E. Stiglitz, Can the Euro Be Saved? Project Syndicate, Jun 13, 2018
[5] Wolfgang Münchau,, The unbreakable, unsustainable eurozone, Financial Times, April 28, 2019
[6] Luciano Gallino: “Una moneta fiscale per uscire dall'austerità senza spaccare l'euro”, Micromega, 2014
[7] Art. 128 TFEU: 1. The European Central Bank shall have the exclusive right to authorise the issue of euro banknotes within the Union. The European Central Bank and the national
central banks may issue such notes. The banknotes issued by the European
Central Bank and the national central banks shall be the only such
notes to have the status of legal tender within the Union. 2. Member
States may issue euro coins subject to approval by the European Central
Bank of the volume of the issue ….”.
[8]
Bank of England, Quarterly Bulletin 2014 Q1“Money creation in the
modern economy”, by Michael McLeay, Amar Radia and Ryland Thomas of the
Bank’s Monetary Analysis Directorate.(1)
[9] Ibidem
[10] Enrico Grazzini, Micromega on line “L’Italia e l’euro potrebbero rafforzarsi con l’emissione di Titoli di Sconto Fiscale”
[11]
Olivier Blanchard, Jeromin Zettelmeyer “The Italian Budget: A Case of
Contractionary Fiscal Expansion?” Peterson Institute For International
Economics, October 25, 2018
(10 giugno 2019)
Fonte
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