A parlare sono sicuramente i fatti, ma anche le parole hanno il loro peso. Nel leggere l’intervista rilasciata dal ministro israeliano dell’economia, Nir Barkat, al Corriere della Sera, si comprende in tutta evidenza come un progetto storico/politico – il sionismo – e una leadership che ne è espressione conseguente abbiano reso oggi Israele non solo uno “stato canaglia”, ma anche un serio problema. E non solo per il popolo palestinese e il Medio Oriente.
Potremmo prendere a prestito il giudizio di Piero Gobetti sul fascismo in Italia come “rivelazione” di quello che era il paese dell’epoca e metterlo in controluce con quello che è Israele oggi. Se è vero che in quella società esistono e agiscono anche ambiti progressisti, occorre riconoscere che senso comune prevalente e l’egemonia politica sulla società li hanno resi via via minoritari e inefficaci come anticorpi. Così come avvenne con l’avvento del fascismo in Italia.
Nelle parole e nella visione del ministro israeliano Nir Barkat c’è la ratifica del politicidio dei palestinesi e del loro genocidio, o riduzione a entità sottomessa, come soluzione. Non c’è spazio per null’altro. Ma l’essenza del progetto sionista diventato uno Stato è sostanzialmente tutta qui.
Questa intervista non va solo letta, va conservata negli annali della storia, a memoria delle future generazioni; e forse anche allegata nei capi di accusa della Corte Penale Internazionale e del Tribunale Internazionale dell’Aja, se avranno il coraggio e la coerenza di procedere contro Israele e non perpetuare un doppio standard che ha consentito fino ad oggi la totale impunità ad uno stato canaglia.
Non vogliamo togliere nulla alle parole del ministro israeliano facendone una sintesi, ragione per cui ripubblichiamo integralmente l’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Potremmo prendere a prestito il giudizio di Piero Gobetti sul fascismo in Italia come “rivelazione” di quello che era il paese dell’epoca e metterlo in controluce con quello che è Israele oggi. Se è vero che in quella società esistono e agiscono anche ambiti progressisti, occorre riconoscere che senso comune prevalente e l’egemonia politica sulla società li hanno resi via via minoritari e inefficaci come anticorpi. Così come avvenne con l’avvento del fascismo in Italia.
Nelle parole e nella visione del ministro israeliano Nir Barkat c’è la ratifica del politicidio dei palestinesi e del loro genocidio, o riduzione a entità sottomessa, come soluzione. Non c’è spazio per null’altro. Ma l’essenza del progetto sionista diventato uno Stato è sostanzialmente tutta qui.
Questa intervista non va solo letta, va conservata negli annali della storia, a memoria delle future generazioni; e forse anche allegata nei capi di accusa della Corte Penale Internazionale e del Tribunale Internazionale dell’Aja, se avranno il coraggio e la coerenza di procedere contro Israele e non perpetuare un doppio standard che ha consentito fino ad oggi la totale impunità ad uno stato canaglia.
Non vogliamo togliere nulla alle parole del ministro israeliano facendone una sintesi, ragione per cui ripubblichiamo integralmente l’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
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Ministro, il livello di violenza che Israele impiega contro un’organizzazione terroristica è per molti, Usa e Onu inclusi, assolutamente sproporzionato.
«Totale non senso. E spiego perché. Primo, le guerre servono a sconfiggere il nemico. Gli esempi storici lo dimostrano. Secondo, non credo alle 35 mila vittime che proclama Hamas. Noi calcoliamo di aver eliminato 12 mila terroristi e crediamo siano la metà delle vittime. Un rapporto tra obiettivi e danni collaterali eccezionale. Terzo, parlare di genocidio è assurdo. In questi anni i palestinesi sono sempre aumentati di numero e a noi sta bene. Sono loro che vogliono eliminarci “dal fiume al mare”».
I palestinesi chiedono un loro Stato. Non lo accetta?
«Non è mai esistito uno Stato palestinese negli ultimi tremila anni. Basta leggere la Bibbia: ebrei citati dappertutto, palestinesi mai».
Quindi rinnega la firma sugli accordi di Oslo? La soluzione dei «due popoli, due Stati» è carta straccia?
«Con tutto il rispetto, Hamas non è interessato ai due Stati. Vuole tutto».
L’altro partito palestinese, Fatah, però ha riconosciuto il diritto all’esistenza di Israele.
«Fatah ha lo stesso obiettivo di Hamas. Non vuole la pace, vuole uno Stato è vero, ma solo per poi prendersi anche il nostro. La loro intenzione è uccidere gli ebrei proprio come Hamas. Lo insegnano ai bambini nelle scuole».
Le manca ogni fiducia nella controparte. Come ad Hamas.
«Si può andare indietro per anni ed esaminare chi ha ostacolato la pace, discutere per ore, ma dovete capire che questa non è una disputa territoriale, è una guerra di religione. Quando aprirete gli occhi sarà chiaro anche a voi. Noi entreremo a Rafah casa per casa e sradicheremo Hamas. È l’unico modo per salvarci».
Avete un piano per il dopo?
«Non possiamo contare su una democrazia palestinese. Con gli arabi questo sistema non funziona. C’è democrazia a Dubai o in Arabia? Da loro funzionano le tribù. Quindi perché non pensare a un futuro di comunità palestinesi autonome che convivono in parallelo con Israele? Strade, economia, amministrazioni parallele. Si può fare».
Polizia ed esercito solo a Israele?
«Inevitabile».
Un ragazzino che oggi bombardate a Gaza, secondo lei sarà un adulto ben disposto verso Israele?
«Non stiamo parlando di occidentali, ma di jihadisti che preferiscono far morire i loro figli o uccidersi per la causa. Il 70% dei palestinesi ha festeggiato l’eccidio del 7 ottobre. Hamas ha detto che vorrebbe farlo di nuovo. E non è solo».
Chi altri?
«L’alleanza del male: Iran, Houthi, Hezbollah, Hamas, Fratelli Musulmani e il più pericoloso di tutti: il Qatar, un lupo travestito da agnello. Il Qatar finanzia ovunque la Guerra Santa. È colpa del Qatar se gli studenti americani contestano Israele mostrando un’ignoranza sorprendente. Il Qatar è il maggior finanziatore di quegli atenei, ha pagato i cattivi maestri che condizionano gli studenti e ora se ne vedono i risultati».
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