La frustrazione di Trump sia sul piano internazionale che sul piano interno sta cominciando a far saltare le teste nell’amministrazione della Casa Bianca.
La prima, quella più clamorosa, è la destituzione di Pam Bondi da attorney general (il nostro ministro di Giustizia, ndr), ma le orecchie stanno fischiando anche al Segretario al Commercio Howard Lutnick e alla Segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer.
Il mese scorso era saltata la testa di Kristi Noem segretaria alla Sicurezza Interna. Il presidente del Centro nazionale per l’Antiterrorismo, Joe Kent, invece si era dimesso da solo.
Anche il Segretario alla Guerra (così è stato ridefinito il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, sic!) Pete Hegseth, ha avanzato la richiesta del ritiro immediato dal servizio del generale Randy George, attuale capo di stato maggiore dell’esercito.
“Il Presidente è molto arrabbiato e sposterà le persone”, ha detto a Politico un funzionario dell’amministrazione in condizioni di anonimato e a conoscenza delle dinamiche.
Se Trump procederà con una serie più ampia di cambiamenti nell'amministrazione, questo potrebbe rappresentare un importante tentativo di reset per una Casa Bianca che si trova di fronte a un scenario politico inquietante.
Il ruvido segretario al Commercio, Lutnick ha affrontato richieste bipartisan di dimettersi già all’inizio di quest’anno, quando il suo nome era emerso nei fascicoli Epstein. Lutnick finora non è stato accusato di illeciti in relazione ai crimini di Epstein.
Indubbiamente il fracasso maggiore lo ha provocato la destituzione di Pam Bondi dal ruolo di procuratore generale, ma questo potrebbe aumentare ancora di più le difficoltà di Trump con il Congresso. Il 14 aprile – data dell’audizione di Pam Bondi sugli Epstein Files – si avvicina e con esso il momento in cui la ex legale di Trump ed ora ex procuratrice generale dovrà rendere conto delle sue azioni.
Il presidente della Camera per la Supervisione e la Riforma del Governo, James Comer, ha emesso il mese scorso un mandato di comparizione per la testimonianza di Bondi, per obbligarla a deporre per l’indagine su Jeffrey Epstein della commissione del Congresso. La richiesta è stata sostenuta da un voto bipartisan.
Immediatamente dopo il suo licenziamento da parte di Trump, i membri del comitato hanno dichiarato di volerla ancora sentire, e Comer non ha escluso questa possibilità.
Tra l’altro il voto che ha portato alla convocazione della Bondi è stato guidato da una deputata repubblicana, Nancy Mace della Carolina del Sud, affiancata da altri quattro congressisti repubblicani e da tutti i Democratici della commissione presenti. Dopo la notizia del licenziamento del procuratore generale, Mace ha pubblicato un’immagine drammatica del volto di Bondi sovrapposta alla parola “LICENZIATO”.
“Bondi ha gestito i Dossier Epstein in modo terribile e ha seriamente minato il presidente Trump”, ha detto Mace nel suo post sui social media. “Ha bloccato ogni sforzo per ritenere i colpevoli responsabili”.
“Ha usato il Dipartimento di Giustizia come arma per proteggere Donald Trump e ha messo in pericolo i sopravvissuti esponendo le loro identità”, ha rincarato la dose il deputato democratico della California Robert Garcia “Non sfuggirà alla responsabilità e rimane legalmente obbligata a comparire davanti al nostro Comitato sotto giuramento”.
Una Pam Bondi senza più vincoli di fedeltà con Trump e che è costretta a deporre al Congresso sugli Epstein files può riservare molte sorprese.
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