Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

09/04/2026

Vademecum sul surreale tweet di Crosetto

Vi racconto quanto accaduto, perché ha davvero del surreale e finisce per fornirci una diapositiva della tragica situazione – anzitutto cognitiva, e solo dopo politica – in cui ci troviamo.

L’ambasciata iraniana in Italia riprende l’estremamente tardivo tweet del nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel quale quest’ultimo parla di “follia”, di “Hiroshima non ci ha insegnato nulla”, e lo riposta con didascalia, in sostanza per dargli ragione, per sottolineare appunto come anche in Europa qualcuno si sia accorto della follia senza limiti delle amministrazioni americane e israeliane.

Poteva finire così, o meglio, Crosetto poteva farla finire così, senza ripostare niente e nessuno, senza mettere dei like, senza nemmeno leggere, semplicemente mettendo un punto alla sua – ripeto – tardiva e parziale presa di coscienza.

E invece, forse vittima dell’evanescenza strutturale delle sue prese di posizione, vittima del timore di sembrare sulla stessa linea di un paese platealmente aggredito (oppure di venir richiamato all’ordine da Washington), vittima del terrore tipico di chi non è sicuro se stia dicendo delle cose per una questione di valori e principi o per mera quanto transitoria opportunità, Crosetto decide di rispondere all’ambasciata iraniana in questo modo.

E allora io mi limiterei a rimanere ai fatti, per ricordare a Crosetto che le robe che ha risposto a un’ambasciata che gli stava dando ragione – pensando di avere a che fare con un ministro dalla schiena raddrizzata e dai finalmente solidi principi morali – sono oggettivamente false, oggettivamente di una sciatteria che può utilizzare al massimo un usciere di Via XX settembre, con tutto il rispetto.

Partiamo dalla fine, andando quasi dolorosamente a ritroso, e arriviamo all’inizio:

1. L’Iran ha “attaccato nazioni arabe” dopo aver chiarito – mentre gli Stati Uniti minacciavano l’ennesimo attacco all’Iran – che sarebbe stato attaccato chiunque avesse fornito appoggio, sostegno e/o le proprie basi militari per l’aggressione Israelo-statunitense. E così è stato, ahimè.
Ha attaccato in ritorsione (e previo avvertimento) all’appoggio di una serie di paesi del Golfo a questa cricca di criminali, non ha “attaccato solo per scatenare una crisi economica”: quello semmai è l’effetto annunciato (e assolutamente evitabile, non fornendo appoggio a Washington e Tel Aviv), che giustamente coinvolge e deve coinvolgere (indirettamente) anche noi europei, scorte mediatiche, economiche, diplomatiche e non solo di questa schifezza di doppio attacco a tradimento all’Iran.

2. Che l’Iran “consideri nemici tutti quelli che hanno un’altra cultura” sarebbe francamente non degno di un commento. Cioè, voglio dire: se io sentissi una cosa del genere al bar, detta dalla signora Concetta mentre beve il cappuccino, non direi assolutamente nulla, anzi, se la signora mi cercasse con lo sguardo sorriderei, annuirei, le farei capire che insomma, che ci vuoi fare, e poi inizierei a pensare alla sfortuna che le vecchie generazioni devono aver avuto nel non poter finire le scuole.
Sentirlo dire dal mio ministro della Difesa mi fa bestemmiare e basta. E credetemi, non serve andare in Iran, non serve nemmeno studiarlo: è una frase irricevibile anzitutto perché il capo della Difesa italiana dovrebbe avere perlomeno la capacità di misurare i propri termini. Un “nemico” è qualcuno a cui sei avverso per definizione, a cui auguri il male, e quando si parla di Stati un nemico è colui a cui vuoi procurare quel male.
La Repubblica islamica in 47 anni ha semmai augurato il male di Israele – senza uccidere un singolo israeliano fino alla guerra dei 12 giorni – e degli Stati Uniti, poiché gli Stati Uniti erano stati (e sono tuttora) sostanzialmente gli autori primari del male dell’Iran, con il colpo di stato del 1953, con l’appoggio al loro luogotenente Mohammad Reza Pahlavi, con l’addestramento della Savak e tante altre poco simpatiche cosette.
Qui apriamo parentesi: la signora Concetta (o la signora Jane di Cleveland, se preferite) ha a mio avviso quasi il diritto di invocare le crociate o l’apocalisse contro l’Iran, se nessuno si prende la briga di spiegarle in modo pacato che “morte all’America” non significa e non ha MAI significato – nemmeno secondo il più estremista dei principalisti iraniani – morte agli americani, o peggio ammazzate gli americani ovunque siano, e simili.
E nemmeno morte agli israeliani, anche se qui il discorso meriterebbe un’altra parentesi (in breve, l’Iran ospita la più numerosa comunità ebraica dell’Asia occidentale dopo quella israeliana, e considera “Israele” come gli USA consideravano l’URSS, cioè un regime, un sistema di organizzazione statuale di cui si auspica – o si lavora per – la caduta in ragione della sua natura coloniale, senza che ciò abbia mai voluto dire che gli ebrei vadano uccisi: si può essere d’accordo o meno ma questo eh). Se volete, da un punto di vista semantico, “morte agli USA” è un po’ come dire “abbasso gli USA”; da un punto di vista sostanziale, invece, vuol dire “morte all’imperialismo americano” (e all’apartheid e al colonialismo israeliano).
Nulla di più a parte ritenere il proprio modello migliore, a parte considerare – spesso in modo parossistico a mio avviso – le influenze/contaminazioni occidentali come portatrici di “gharbazadegi”, intossicazione da Occidente, e come dargli torto.
Per il resto, l’Iran ha sempre intrattenuto cordiali, fruttuose e spesso amichevoli relazioni con il mondo intero, Europa compresa, Italia compresa (ci davano il visto in aeroporto, per dire), che in Iran è (o forse era?) guardata con simpatia, sia per ragioni più astratte che per ragioni concrete, come ad esempio il ruolo della nostra cooperazione dopo il devastante terremoto nella cittadina di Bam.
Relazioni estremamente cordiali anche quando avevamo iniziato a conformarci ai diktat statunitensi, anche quando abbiamo iniziato ad applicare alcune delle sanzioni che gli USA imponevano all’Iran già dal 1980 (per poi finire per applicarle tutte), e che ci “chiedevano” di imporre a nostra volta, del tutto a nostro svantaggio. D’altronde, a Teheran conoscevano e conoscono benissimo la nostra sfortunata natura di vassalli, e diciamo che comprendevano la situazione.
La signora Concetta o la signora Jane non sono tenute a sapere queste cose basilari, mentre un ministro della Difesa del paese che fino a poco fa era pure il terzo fornitore di armi a Israele dopo USA e Germania, direi proprio di sì.
Dire questa cosa, che l’Iran considera “nemico chi non ha la sua stessa cultura”, sapendo benissimo (mi rifiuto di credere il contrario) che qui la cultura non ha mai avuto alcun genere di ruolo in nessun momento, in nessuno minuto degli ultimi 50 anni, lascia davvero orfani di parole educate.

3. L’Iran, come ripetuto dagli stessi iraniani (che non hanno problemi a rivendicare), e come rilevato persino dalla stessa CIA nelle settimane successive al 07/10/2023, non ha avuto alcun ruolo nell’organizzazione, anzi nella “programmazione” degli assalti del 7 ottobre. Né Teheran né Hezbollah sapevano del piano di Hamas, che ricordo di nuovo, NON è una proxy iraniana in alcun senso, è semmai una alleata (da poco tempo e non sempre in modo sereno, visto ad esempio il posizionamento opposto durante la guerra civile siriana).
Anche qui: da un ministro della Difesa ci si aspetterebbe, se non una preparazione solida, se non la tendenza ad aggiornarsi, almeno un po’ di briefing decenti da parte dei suoi tecnici. In secondo luogo: lasciando perdere le definizioni (“gruppi terroristici”), Crosetto dovrebbe spiegarci in quale parte dell’occidente l’Iran avrebbe armato questi gruppi terroristici.

4. Questa è la posizione di un John Bolton ai tempi d’oro, oppure di Netanyahu, e non di una persona normale. Che l’Iran volesse un “ordigno atomico” (chiariamo subito: se io fossi iraniano oggi lo desidererei ardentemente) è come al solito una roba che appartiene tuttora al mondo delle discutibilissime opinioni, c’è una fatwa di Khamenei contro di esso (simpatico come una fatwa per noi sia credibile – per esempio su Rushdie – solo quando alimenta le nostre convinzioni, e mai quando le smentisce) e la letteratura è piena di opinioni contrastanti. Che vi piaccia o meno.
Ma facciamo finta che lo volesse, ‘sto ordigno: “per usarlo contro Israele”? Nemmeno un bambino delle elementari direbbe una cosa così. Senza iperboli, seriamente. Un paese – a parte la prima potenza mondiale, as we know – semmai vuole l’atomica per scoraggiare i nemici dall’attaccarlo. E insomma, forse ha anche senso come cosa, vedi la notoriamente liberale e amante smodata delle virtù occidentali Corea del Nord, che nessuno si azzarda a molestare.

5. Questa è forse la meno incomprensibile – “l’Iran ha massacrato decine di migliaia di persone che chiedevano la libertà” – non tanto perché la repressione iraniana sia qualcosa da sottovalutare o ascrivere al complottismo (ci sono state tornate repressive importanti, a partire dagli anni ’80), quanto perché anche qui, a un ministro della Difesa si chiede perlomeno di esser aggiornato, di leggere non dico i bollettini di Press Tv ma almeno le inchieste del NYT, ma che dico le inchieste del NYT, le parole di senatori e deputati statunitensi e israeliani, dell’ex segretario di Stato americano Pompeo (sotto Trump), del Mossad stesso.
Crosetto non avrebbe nemmeno dovuto fare troppa fatica, gli sarebbe bastato rimanere su X, perché è soprattutto lì che questi personaggi o entità hanno affermato senza alcun patema (forse convinti che il regime change fosse già cosa fatta) di avere “centinaia di agenti del Mossad sul campo in Iran” durante le proteste, e di aver distribuito migliaia di armi ai rivoltosi (sopratutto in Kurdistan, ma non solo), armi che poi saranno state usate, e verosimilmente avranno incontrato la risposta delle forze di sicurezza (oltre 500 morti, alcuni bruciati vivi), con le vittime che, ahimè, di solito ne conseguono.

Insomma, questa è la incresciosa situazione. In breve.

Provo francamente della purissima vergogna per il fatto di essere titolare di un passaporto italiano, europeo, “occidentale”, qualunque cosa questa bizzarra espressione abbia finito per significare.

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