di Giorgio Cremaschi
Guardate la foto di questo generale tedesco. Non è un Kommandant delle SS del 1945, ma un maggior generale della BundesWehr di oggi.
Si chiama Christian Freuding ed ha raggiunto improvvisa notorietà mondiale perché ha annunciato un prossimo attacco della Russia in Ucraina con 2000 droni; e poi ha proposto il modo per affrontarlo: un bombardamento preventivo degli aeroporti e delle attrezzature logistiche di Mosca. Insomma una blitzkrieg, una guerra lampo, contro la Russia ottant’anni esatti dopo la fine catastrofica, per la Germania, di quella precedente.
Nello stesso tempo il capo di questo generale, il cancelliere di Germania Friedrich Merz, ha dichiarato il proprio incondizionato sostegno a Israele.
Israele non è come la Russia, è una democrazia e si sta difendendo da un attacco, ha solennemente affermato.
Per questo il capo del governo, di democristiani e socialdemocratici uniti, non solo ha rifiutato ogni condanna e sanzione verso lo stato che sta commettendo un genocidio, ma ha rivendicato di continuare ad inviargli armi. Del resto la Germania di armi da distribuire in giro ne ha e ne avrà sempre di più, con il nuovo programma bellico da mille miliardi e con la folle politica di riarmo imposta, in accordo con Trump e la NATO, a tutta l’Unione Europea.
Che è guidata da Ursula von der Leyen, socia politica di Merz, e da una maggioranza composta da popolari, liberali e socialdemocratici, maggioranza della quale il governo tedesco è azionista di riferimento.
Insomma dopo ottant’anni la Germania si riarma, spinge l’Europa alla guerra mondiale contro la Russia e sostiene lo sterminio di un popolo, questa volta quello palestinese.
Naturalmente il governo della Germania democratica attuale non ha nulla che vedere con quello nazista di ieri, però perché non riesce neppure a cambiare la faccia ai suoi generali?
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Bundeswehr. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bundeswehr. Mostra tutti i post
21/07/2025
28/02/2023
Germania - I mal di pancia dei militari per le forniture all’Ucraina
Nelle forze armate tedesche i segnali di malessere spuntano come funghi. Secondo il quotidiano Handelsblatt (l’equivalente del nostrano Sole24Ore), lo stato delle Forze armate della Germania (Bundeswehr) è peggiorato a un anno dal discorso con cui il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha dichiarato la “svolta epocale” innescata dalla guerra della Russia contro l’Ucraina e lo stanziamento di 100 miliardi di euro per le spese militari.
Scholz alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ha ripetuto la frase che aveva usato per annunciare la svolta di un anno fa sul piano delle spese e della politica militare della Germania: “Abbiamo bisogno di aerei che volino, di navi che salpino e di soldati ottimamente attrezzati per le loro missioni”.
Il fondo speciale da 100 miliardi di euro per la Bundeswehr approvato dal governo federale, secondo Handesblatt, ha stabilito le “priorità sbagliate”.
Le Forze armate della Germania hanno trasferito o forniranno all’Ucraina armamenti, munizioni e mezzi, tra cui obici semoventi Pzh 2000, lanciarazzi multipli Mars II, 18 carri armati Leopard 2A6, 20 veicoli corazzati da combattimento per fanteria, nonché sistemi per la difesa aerea Iris-T e Patriot.
Ma, segnala il deputato Sebastian Schaefer dei Verdi (i più guerrafondai d’Europa), “la sostituzione di tale materiale non è ancora in vista: sebbene i fondi e la volontà politica vi siano, finora non è stato riordinato niente”.
Entro il primo trimestre del 2023, dovrebbero essere ordinati nuovi obici semoventi Pzh 2000, mentre la commessa per altri carri Leopard 2A6 “richiederà probabilmente più tempo”. Allo stesso tempo, i problemi rilevati con il mezzo corazzato per fanteria Puma, progettato per sostituire il Marder, non sono soltanto di natura tecnica, ma indicano anche deficit di addestramento nella Bundeswehr.
La situazione è aggravata dal fatto che il governo federale ha concordato con la Nato la costituzione entro il 2025 di una divisione pienamente operativa, forte di 30 mila effettivi, da schierare sul fianco orientale dell’Alleanza atlantica in 30 giorni in caso di minaccia. In questo contesto, tra le scelte errate del fondo speciale per la Bundeswehr, rientra l’aver assegnato la priorità all’aeronautica (Luftwaffe) con l’acquisto di 35 caccia F-35A dal gruppo aerospaziale statunitense Lockheed Martin.
Al riguardo, Roderich Kiesewetter, deputato dell’Unione cristiano-democratica (Cdu) al Bundestag, ha osservato che, mentre è in corso “una guerra terrestre in Europa”, l’attenzione viene rivolta ad “aeronautica, capacità di comando e digitalizzazione” della Forze armate tedesche.
Vi è poi da considerare che i partiti di maggioranza intendono aumentare le spese militari, ma a condizione che la normativa sugli approvvigionamenti venga riformata in modo tale da accelerare i tempi.
Fonte
Scholz alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ha ripetuto la frase che aveva usato per annunciare la svolta di un anno fa sul piano delle spese e della politica militare della Germania: “Abbiamo bisogno di aerei che volino, di navi che salpino e di soldati ottimamente attrezzati per le loro missioni”.
Il fondo speciale da 100 miliardi di euro per la Bundeswehr approvato dal governo federale, secondo Handesblatt, ha stabilito le “priorità sbagliate”.
Le Forze armate della Germania hanno trasferito o forniranno all’Ucraina armamenti, munizioni e mezzi, tra cui obici semoventi Pzh 2000, lanciarazzi multipli Mars II, 18 carri armati Leopard 2A6, 20 veicoli corazzati da combattimento per fanteria, nonché sistemi per la difesa aerea Iris-T e Patriot.
Ma, segnala il deputato Sebastian Schaefer dei Verdi (i più guerrafondai d’Europa), “la sostituzione di tale materiale non è ancora in vista: sebbene i fondi e la volontà politica vi siano, finora non è stato riordinato niente”.
Entro il primo trimestre del 2023, dovrebbero essere ordinati nuovi obici semoventi Pzh 2000, mentre la commessa per altri carri Leopard 2A6 “richiederà probabilmente più tempo”. Allo stesso tempo, i problemi rilevati con il mezzo corazzato per fanteria Puma, progettato per sostituire il Marder, non sono soltanto di natura tecnica, ma indicano anche deficit di addestramento nella Bundeswehr.
La situazione è aggravata dal fatto che il governo federale ha concordato con la Nato la costituzione entro il 2025 di una divisione pienamente operativa, forte di 30 mila effettivi, da schierare sul fianco orientale dell’Alleanza atlantica in 30 giorni in caso di minaccia. In questo contesto, tra le scelte errate del fondo speciale per la Bundeswehr, rientra l’aver assegnato la priorità all’aeronautica (Luftwaffe) con l’acquisto di 35 caccia F-35A dal gruppo aerospaziale statunitense Lockheed Martin.
Al riguardo, Roderich Kiesewetter, deputato dell’Unione cristiano-democratica (Cdu) al Bundestag, ha osservato che, mentre è in corso “una guerra terrestre in Europa”, l’attenzione viene rivolta ad “aeronautica, capacità di comando e digitalizzazione” della Forze armate tedesche.
Vi è poi da considerare che i partiti di maggioranza intendono aumentare le spese militari, ma a condizione che la normativa sugli approvvigionamenti venga riformata in modo tale da accelerare i tempi.
Fonte
10/12/2022
Germania. Le mani nelle forze armate dei “golpisti del Reich”
A guardare cosa è venuto fuori in Germania con l’inchiesta sul tentato golpe, sembra di vedere l’Italia degli anni Settanta. Una rete di aristocratici neri, militari e gruppi neofascisti voleva abbattere la repubblica e istituirne un’altra ispirata però alla Germania del Reich, l’impero.
È una cosa diversa dai nostalgici nazisti che guardano ancora ai fasti e ai fantasmi solo del Terzo, quello di Hitler, Goering, Goebels etc. Ma non per questo appaiono meno inquietanti. Insomma siamo in presenza di volenterosi restauratori del Kaiser piuttosto che del Furher.
Diversamente dall’Italia, in Germania nessuno sta liquidando gli arresti contro i Reichsbuerger o “cittadini dell’impero” come un “golpe da operetta”.
I neofascisti e i militari italiani allora se la cavarono con poco o nulla per il golpe dell’Immacolata tra il 7 e 8 dicembre del 1970. Poco dopo erano tutti di nuovo in libertà perché la versione ufficiale, politica e giudiziaria, lo rese tale, minimizzandone la pericolosità. A ben vedere gli obiettivi di quel tentato golpe, in Italia e nel tempo, si sono realizzati tutti.
Quello che sta colpendo l’opinione pubblica tedesca è indubbiamente la penetrazione della rete golpista dei Reichsbuerger (Cittadini dell’Impero, ndr) all’interno dei settori delle forze armate, dove però già nel recente passato erano emersi altri buchi neri, ma in quel caso relativi a “simpatizzanti in divisa” affiliati a gruppi dell’estrema destra.
Al momento sono tre i militari di alto grado con incarichi individuati nel vertice nel “Consiglio”, il gruppo eversivo di estrema destra costituito dal principe Enrico XIII di Reuss.
Si tratta di un tenente colonnello dei paracadutisti (radiato dal servizio solo dopo essere stato arrestato), un tenente colonnello a riposo del Comando forze speciali dell’esercito (KSK), un sergente dello Stato maggiore del medesimo reparto, mentre emergono i dettagli sulla componente militare del Consiglio, denominata “Compagnie di difesa della patria”, ciascuna forte di 70-150 effettivi armati e addestrati.
Le formazioni golpiste erano state reclutate tra militari a riposo e riservisti delle Forze armate tedesche (Bundeswehr). L’unico caso di personale in servizio attivo finora accertato è il sergente del KSK (le forze speciali, ndr) di stanza nella caserma di Calw nel Baden-Wuerttemberg.
Si tratta di un reparto e di una caserma già al centro di precedenti scandali a causa dell’infiltrazione dell’estrema destra nei propri ranghi e dei quali abbiamo già scritto negli anni scorsi sul nostro giornale.
Fino a ottobre scorso, i militari del Consiglio avrebbero effettuato sondaggi in alcune caserme in Baden-Wuerttemberg, Baviera e Assia per sapere se vi potessero essere alloggiate le formazioni golpiste. Intanto, l’organizzazione del principe di Reuss aveva trovato militanti anche tra le forze di polizia.
Tra gli arrestati durante l’operazione “Kangal” figura un ispettore capo radiato dal servizio per aver paragonato le normativa anti-Covid al nazionalsocialismo. Lo scorso maggio l’ultimo rapporto delle autorità di sicurezza federali sugli estremisti di destra presenti nei propri ranghi – inclusa la polizia – aveva rilevato 138 casi.
Dalle indagini emerge che un bacino di reclutamento del Consiglio del principe di Reuss tra le forze armate sono stati i veterani dell’Armata popolare nazionale (Nva), lo strumento militare della Repubblica democratica tedesca caduta con il Muro di Berlino nel 1990.
Al vertice delle Compagnie di difesa della patria vi era Ruediger von Pescatore, che da tenente colonnello comandò il 251mo battaglione paracadutisti dal 1993 al luglio del 1996. L’unità era stata disciolta nel settembre del 1996 per confluire in parte nel KSK. Nel 1997, von Pescatore fu arrestato e condannato per sottrazione di armi dai depositi della Bundesweher e radiato dal servizio.
Per il reclutamento e l’approvvigionamento di armi delle Compagnie di difesa della patria viene indicato come responsabile il tenente colonnello Maximilian Eder, ufficiale del KSK e poi comandante del 112mo battaglione di fanteria meccanizzata (Panzergrenadier) di stanza in Baviera.
L’ufficiale, posto a riposo dal 2016, è stato arrestato in Italia – a Perugia – dove era giunto provenendo dai Balcani. In Kosovo, il 112mo battaglione Panzergrenadier al comando di Eder è infatti inquadrato nella KFOR, la forza della NATO che dal 1999 è presente militarmente in quel paese.
Nel Consiglio del principe Reuss, risultano presenti ufficiali e militari, estremisti di destra ma anche oppositori dei vaccini che formano il variegato movimento “Querdenken”, ossia “Pensiero laterale”. Non mancano sostenitori e simpatizzanti di Alternativa per la Germania (AfD), il partito nazionalconservatore all’opposizione al Bundestag ma al governo in alcuni land.
Tra gli arrestati durante l’operazione “Kangal” figura Birgit Malsack-Winkemann, deputata di AfD al parlamento federale dal 2017 al 2021 e poi giudice a Berlino. Nel nuovo Stato progettato dal Consiglio, il magistrato, destituito dall’incarico a seguito della cattura, sarebbe stata ministra della Giustizia.
Il nucleo centrale dell’organizzazione del principe di Reuss sono i Reichsbuerger o “Cittadini dell’Impero”. Nostalgici del Reich tedesco – dunque non strettamente neonazisti – non si riconoscono nella Repubblica federale di Germania e nelle sue leggi.
Tra le attività di “allenamento” dei Reichsbuerger figurano anche ronde di sorveglianza nelle città e l’organizzazione di milizie armate.
Durante una delle manifestazioni di Querdenken, il tenente colonnello Eder, con la divisa del KSK, dichiarò dal palco che il reparto doveva essere schierato a Berlino per effettuare “un’adeguata pulizia” all’interno del Bundestag.
La Germania oggi sussulta davanti alla ennesima scoperta di qualche “mostro dentro casa”, ma dovrebbe preoccuparsi anche della retorica militarista e aggressiva che si respira ormai a livello di governo e nella Bundeswher a causa della scelta bellicista intrapresa dal suo esecutivo sulla guerra in Ucraina.
Con gli appetiti e le ambizioni sollecitati da 100 miliardi di nuove spese militari, i mostri in via di risveglio in Germania potrebbero non essere solo i “Reichsbuerger”. Soprattutto quando l’attuale classe dirigente si dimostra meno che mediocre ma fortemente avventurista.
Fonte
È una cosa diversa dai nostalgici nazisti che guardano ancora ai fasti e ai fantasmi solo del Terzo, quello di Hitler, Goering, Goebels etc. Ma non per questo appaiono meno inquietanti. Insomma siamo in presenza di volenterosi restauratori del Kaiser piuttosto che del Furher.
Diversamente dall’Italia, in Germania nessuno sta liquidando gli arresti contro i Reichsbuerger o “cittadini dell’impero” come un “golpe da operetta”.
I neofascisti e i militari italiani allora se la cavarono con poco o nulla per il golpe dell’Immacolata tra il 7 e 8 dicembre del 1970. Poco dopo erano tutti di nuovo in libertà perché la versione ufficiale, politica e giudiziaria, lo rese tale, minimizzandone la pericolosità. A ben vedere gli obiettivi di quel tentato golpe, in Italia e nel tempo, si sono realizzati tutti.
Quello che sta colpendo l’opinione pubblica tedesca è indubbiamente la penetrazione della rete golpista dei Reichsbuerger (Cittadini dell’Impero, ndr) all’interno dei settori delle forze armate, dove però già nel recente passato erano emersi altri buchi neri, ma in quel caso relativi a “simpatizzanti in divisa” affiliati a gruppi dell’estrema destra.
Al momento sono tre i militari di alto grado con incarichi individuati nel vertice nel “Consiglio”, il gruppo eversivo di estrema destra costituito dal principe Enrico XIII di Reuss.
Si tratta di un tenente colonnello dei paracadutisti (radiato dal servizio solo dopo essere stato arrestato), un tenente colonnello a riposo del Comando forze speciali dell’esercito (KSK), un sergente dello Stato maggiore del medesimo reparto, mentre emergono i dettagli sulla componente militare del Consiglio, denominata “Compagnie di difesa della patria”, ciascuna forte di 70-150 effettivi armati e addestrati.
Le formazioni golpiste erano state reclutate tra militari a riposo e riservisti delle Forze armate tedesche (Bundeswehr). L’unico caso di personale in servizio attivo finora accertato è il sergente del KSK (le forze speciali, ndr) di stanza nella caserma di Calw nel Baden-Wuerttemberg.
Si tratta di un reparto e di una caserma già al centro di precedenti scandali a causa dell’infiltrazione dell’estrema destra nei propri ranghi e dei quali abbiamo già scritto negli anni scorsi sul nostro giornale.
Fino a ottobre scorso, i militari del Consiglio avrebbero effettuato sondaggi in alcune caserme in Baden-Wuerttemberg, Baviera e Assia per sapere se vi potessero essere alloggiate le formazioni golpiste. Intanto, l’organizzazione del principe di Reuss aveva trovato militanti anche tra le forze di polizia.
Tra gli arrestati durante l’operazione “Kangal” figura un ispettore capo radiato dal servizio per aver paragonato le normativa anti-Covid al nazionalsocialismo. Lo scorso maggio l’ultimo rapporto delle autorità di sicurezza federali sugli estremisti di destra presenti nei propri ranghi – inclusa la polizia – aveva rilevato 138 casi.
Dalle indagini emerge che un bacino di reclutamento del Consiglio del principe di Reuss tra le forze armate sono stati i veterani dell’Armata popolare nazionale (Nva), lo strumento militare della Repubblica democratica tedesca caduta con il Muro di Berlino nel 1990.
Al vertice delle Compagnie di difesa della patria vi era Ruediger von Pescatore, che da tenente colonnello comandò il 251mo battaglione paracadutisti dal 1993 al luglio del 1996. L’unità era stata disciolta nel settembre del 1996 per confluire in parte nel KSK. Nel 1997, von Pescatore fu arrestato e condannato per sottrazione di armi dai depositi della Bundesweher e radiato dal servizio.
Per il reclutamento e l’approvvigionamento di armi delle Compagnie di difesa della patria viene indicato come responsabile il tenente colonnello Maximilian Eder, ufficiale del KSK e poi comandante del 112mo battaglione di fanteria meccanizzata (Panzergrenadier) di stanza in Baviera.
L’ufficiale, posto a riposo dal 2016, è stato arrestato in Italia – a Perugia – dove era giunto provenendo dai Balcani. In Kosovo, il 112mo battaglione Panzergrenadier al comando di Eder è infatti inquadrato nella KFOR, la forza della NATO che dal 1999 è presente militarmente in quel paese.
Nel Consiglio del principe Reuss, risultano presenti ufficiali e militari, estremisti di destra ma anche oppositori dei vaccini che formano il variegato movimento “Querdenken”, ossia “Pensiero laterale”. Non mancano sostenitori e simpatizzanti di Alternativa per la Germania (AfD), il partito nazionalconservatore all’opposizione al Bundestag ma al governo in alcuni land.
Tra gli arrestati durante l’operazione “Kangal” figura Birgit Malsack-Winkemann, deputata di AfD al parlamento federale dal 2017 al 2021 e poi giudice a Berlino. Nel nuovo Stato progettato dal Consiglio, il magistrato, destituito dall’incarico a seguito della cattura, sarebbe stata ministra della Giustizia.
Il nucleo centrale dell’organizzazione del principe di Reuss sono i Reichsbuerger o “Cittadini dell’Impero”. Nostalgici del Reich tedesco – dunque non strettamente neonazisti – non si riconoscono nella Repubblica federale di Germania e nelle sue leggi.
Tra le attività di “allenamento” dei Reichsbuerger figurano anche ronde di sorveglianza nelle città e l’organizzazione di milizie armate.
Durante una delle manifestazioni di Querdenken, il tenente colonnello Eder, con la divisa del KSK, dichiarò dal palco che il reparto doveva essere schierato a Berlino per effettuare “un’adeguata pulizia” all’interno del Bundestag.
La Germania oggi sussulta davanti alla ennesima scoperta di qualche “mostro dentro casa”, ma dovrebbe preoccuparsi anche della retorica militarista e aggressiva che si respira ormai a livello di governo e nella Bundeswher a causa della scelta bellicista intrapresa dal suo esecutivo sulla guerra in Ucraina.
Con gli appetiti e le ambizioni sollecitati da 100 miliardi di nuove spese militari, i mostri in via di risveglio in Germania potrebbero non essere solo i “Reichsbuerger”. Soprattutto quando l’attuale classe dirigente si dimostra meno che mediocre ma fortemente avventurista.
Fonte
22/09/2022
Mali - Il contingente militare tedesco non è “benvoluto”
In Mali ci sono ben 1.400 soldati tedeschi ma la loro presenza, così come quella francese, non è affatto benvoluta.
Le Forze armate tedesche presenti in Mali hanno annunciato di aver nuovamente sospeso le operazioni di pattugliamento che svolgono nel quadro della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del Mali (Minusma). È quanto riferisce il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, aggiungendo che la decisione fa seguito a quelle che vengono definite “continue vessazioni” che il contingente tedesco subisce da parte delle autorità di Bamako.
In precedenza, le autorità maliane aveva ritirato i diritti di atterraggio dalla Bundeswehr e limitato i voli dei suoi droni da ricognizione. “Soltanto di recente, è stato possibile porre fine al rapimento de facto di circa 200 militari tedeschi”, ai quali è stato vietato di partire in aereo dal Mali per l’avvicendamento con altri effettivi della Bundeswehr.
La giunta militare di Bamako ha più volte negato i diritti di atterraggio e sorvolo alle Forze armate tedesche. A Berlino, scrive il quotidiano tedesco, il governo sarebbe diviso sulla questione: il ministero della Difesa vorrebbe porre fine alla partecipazione della Germania a Minusma, il ministero degli Esteri sostiene invece la prosecuzione di questa missione per “ragioni strategiche”.
La Germania infatti – insieme a Francia, Italia ed altri paesi dell’Unione Europea – intende mantenere la sua presenza militare in Africa, soprattutto in quei paesi che posseggono le risorse naturali strategiche per l’industria tedesca. In alcuni casi utilizza la copertura dell’Onu, in altri quella di missioni militari europee (vedi l’operazione Takuba).
La presenza militare tedesca ed europea nei paesi del Sahel, è stata sempre valutata con un basso profilo eppure negli anni è cresciuta e si era consolidata.
La Bundeswehr sta organizzando il ricambio del proprio contingente in Mali. In precedenza, circa 300 militari tedeschi del 292° battaglione cacciatori sono partiti per il paese africano. Attualmente, Berlino dispiega ben 1.400 militari in territorio maliano, che per la maggior parte sono di base al Camp Castor vicino Gao. Inoltre le forze armate tedesche sono presenti dal 2018 anche nel vicino Niger nel quadro della Operazione “Gazelle”.
Fonte
Le Forze armate tedesche presenti in Mali hanno annunciato di aver nuovamente sospeso le operazioni di pattugliamento che svolgono nel quadro della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del Mali (Minusma). È quanto riferisce il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, aggiungendo che la decisione fa seguito a quelle che vengono definite “continue vessazioni” che il contingente tedesco subisce da parte delle autorità di Bamako.
In precedenza, le autorità maliane aveva ritirato i diritti di atterraggio dalla Bundeswehr e limitato i voli dei suoi droni da ricognizione. “Soltanto di recente, è stato possibile porre fine al rapimento de facto di circa 200 militari tedeschi”, ai quali è stato vietato di partire in aereo dal Mali per l’avvicendamento con altri effettivi della Bundeswehr.
La giunta militare di Bamako ha più volte negato i diritti di atterraggio e sorvolo alle Forze armate tedesche. A Berlino, scrive il quotidiano tedesco, il governo sarebbe diviso sulla questione: il ministero della Difesa vorrebbe porre fine alla partecipazione della Germania a Minusma, il ministero degli Esteri sostiene invece la prosecuzione di questa missione per “ragioni strategiche”.
La Germania infatti – insieme a Francia, Italia ed altri paesi dell’Unione Europea – intende mantenere la sua presenza militare in Africa, soprattutto in quei paesi che posseggono le risorse naturali strategiche per l’industria tedesca. In alcuni casi utilizza la copertura dell’Onu, in altri quella di missioni militari europee (vedi l’operazione Takuba).
La presenza militare tedesca ed europea nei paesi del Sahel, è stata sempre valutata con un basso profilo eppure negli anni è cresciuta e si era consolidata.
La Bundeswehr sta organizzando il ricambio del proprio contingente in Mali. In precedenza, circa 300 militari tedeschi del 292° battaglione cacciatori sono partiti per il paese africano. Attualmente, Berlino dispiega ben 1.400 militari in territorio maliano, che per la maggior parte sono di base al Camp Castor vicino Gao. Inoltre le forze armate tedesche sono presenti dal 2018 anche nel vicino Niger nel quadro della Operazione “Gazelle”.
Fonte
11/04/2022
Rifornimento armi a Kiev, la Germania ha finito le scorte
Dopo avere destinato all’Ucraina armi per quasi 200 milioni di euro il governo Scholz fa sapere che i depositi della Bundeswehr sono praticamente vuoti.
«Devo essere onesta: ormai abbiamo raggiunto il limite degli stock delle nostre forze armate» ammette con malcelato imbarazzo la ministra della Difesa, Christine Lambrecht (Spd), obbligata a scegliere fra due opzioni apparentemente inconciliabili: mantenere la minima capacità operativa dell’esercito tedesco, come impone lo standard della Nato, oppure continuare a rifornire di materiale bellico le truppe di Kiev, come chiede con cadenza quotidiana il premier ucraino Volodymyr Zelensky.
Decisione assai complicata: attualmente la Bundeswehr non è neppure in grado di assicurare pienamente il compito istituzionale della difesa nazionale, mentre i 100 miliardi di euro destinati al maxi-riarmo sono ancora appesi alla modifica della Costituzione da parte del Bundestag, come ribadito venerdì scorso nell’ordine del giorno approvato dal Bundesrat.
Di fatto, l’unica soluzione per tenere insieme le due necessità, considerate entrambe imprescindibili a Berlino, è che il governo Scholz «esternalizzi» l’aiuto militare agli ucraini, come peraltro ipotizzato da Lambrecht.
«La difficoltà nelle dotazioni non significa che non possiamo fare di più per l’Ucraina. Ci stiamo coordinando con Kiev per capire quale materiale bellico può essere fornito direttamente dalle nostre industrie militari».
Vuol dire dare carta bianca al business dipinto di verde oliva dei leader nazionali del settore come Rheinmetall, Heckler&Koch, Diehl-Defense, Krauss-Maffei e Thissenkrupp, che verranno autorizzati a esportare armi dalla fabbrica senza più l’intermediazione delle forze armate.
Una svolta totale: finora tutto l’equipaggiamento militare girato all’Ucraina faceva parte della Bundeswehr oppure dei resti di magazzino della ex Ddr parzialmente già venduti a Estonia (obici), Repubblica Ceca e Svezia (blindati Bmp-1) ed era sottoposto al nulla-osta di Berlino per la cessione a Paesi terzi.
Una lista comunque mai resa pubblica, proprio come in Italia, ufficialmente per paura delle spie del Kgb e del Gru: «Abbiamo classificato l’informazione come segreta su esplicita richiesta dell’ambasciatore e dell’addetto militare ucraini. Se avessimo reso noti i dettagli delle consegne, sarebbero arrivati anche ai russi con pesanti conseguenze sotto il profilo militare» è la giustificazione della ministra Spd, singolarmente convinta che basti non dire affinché Mosca non sappia.
Ma Lambrecht, ben più che sulle operazioni belliche in Ucraina, resta concentrata sull’avanzamento dell’iter di acquisto dello scudo antimissile israeliano Arrow 3, del costo di oltre 2 miliardi di euro, che il suo ministero ha opzionato per proteggere la Germania dai razzi balistici russi.
Secondo indiscrezioni raccolte a Tel Aviv, sia Israele che gli Usa ieri avrebbero dato il via libera per vendere ai tedeschi l’«ombrello» in grado di intercettare i missili oltre l’atmosfera fino a 2.400 km di distanza.
Un’arma ipersonica gestita congiuntamente da israeliani e americani; quasi fantascienza per la Bundeswehr che oggi fatica a reperire il carburante per far volare i caccia della Luftwaffe, ha solo 100 tank operativi sul totale di 244, 222 blindati su 348, 12 elicotteri d’attacco su 27 e 9 elicotteri da trasporto su 48.
Cifre distantissime dagli attuali requisiti dello Stato maggiore tedesco basati su un terzo delle dotazioni operativo, un terzo in manutenzione e un terzo destinato all’addestramento.
Fonte
«Devo essere onesta: ormai abbiamo raggiunto il limite degli stock delle nostre forze armate» ammette con malcelato imbarazzo la ministra della Difesa, Christine Lambrecht (Spd), obbligata a scegliere fra due opzioni apparentemente inconciliabili: mantenere la minima capacità operativa dell’esercito tedesco, come impone lo standard della Nato, oppure continuare a rifornire di materiale bellico le truppe di Kiev, come chiede con cadenza quotidiana il premier ucraino Volodymyr Zelensky.
Decisione assai complicata: attualmente la Bundeswehr non è neppure in grado di assicurare pienamente il compito istituzionale della difesa nazionale, mentre i 100 miliardi di euro destinati al maxi-riarmo sono ancora appesi alla modifica della Costituzione da parte del Bundestag, come ribadito venerdì scorso nell’ordine del giorno approvato dal Bundesrat.
Di fatto, l’unica soluzione per tenere insieme le due necessità, considerate entrambe imprescindibili a Berlino, è che il governo Scholz «esternalizzi» l’aiuto militare agli ucraini, come peraltro ipotizzato da Lambrecht.
«La difficoltà nelle dotazioni non significa che non possiamo fare di più per l’Ucraina. Ci stiamo coordinando con Kiev per capire quale materiale bellico può essere fornito direttamente dalle nostre industrie militari».
Vuol dire dare carta bianca al business dipinto di verde oliva dei leader nazionali del settore come Rheinmetall, Heckler&Koch, Diehl-Defense, Krauss-Maffei e Thissenkrupp, che verranno autorizzati a esportare armi dalla fabbrica senza più l’intermediazione delle forze armate.
Una svolta totale: finora tutto l’equipaggiamento militare girato all’Ucraina faceva parte della Bundeswehr oppure dei resti di magazzino della ex Ddr parzialmente già venduti a Estonia (obici), Repubblica Ceca e Svezia (blindati Bmp-1) ed era sottoposto al nulla-osta di Berlino per la cessione a Paesi terzi.
Una lista comunque mai resa pubblica, proprio come in Italia, ufficialmente per paura delle spie del Kgb e del Gru: «Abbiamo classificato l’informazione come segreta su esplicita richiesta dell’ambasciatore e dell’addetto militare ucraini. Se avessimo reso noti i dettagli delle consegne, sarebbero arrivati anche ai russi con pesanti conseguenze sotto il profilo militare» è la giustificazione della ministra Spd, singolarmente convinta che basti non dire affinché Mosca non sappia.
Ma Lambrecht, ben più che sulle operazioni belliche in Ucraina, resta concentrata sull’avanzamento dell’iter di acquisto dello scudo antimissile israeliano Arrow 3, del costo di oltre 2 miliardi di euro, che il suo ministero ha opzionato per proteggere la Germania dai razzi balistici russi.
Secondo indiscrezioni raccolte a Tel Aviv, sia Israele che gli Usa ieri avrebbero dato il via libera per vendere ai tedeschi l’«ombrello» in grado di intercettare i missili oltre l’atmosfera fino a 2.400 km di distanza.
Un’arma ipersonica gestita congiuntamente da israeliani e americani; quasi fantascienza per la Bundeswehr che oggi fatica a reperire il carburante per far volare i caccia della Luftwaffe, ha solo 100 tank operativi sul totale di 244, 222 blindati su 348, 12 elicotteri d’attacco su 27 e 9 elicotteri da trasporto su 48.
Cifre distantissime dagli attuali requisiti dello Stato maggiore tedesco basati su un terzo delle dotazioni operativo, un terzo in manutenzione e un terzo destinato all’addestramento.
Fonte
10/02/2021
La Germania ristruttura le forze armate. Russia e Cina “minacce reali”
La ministra delle Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, e il capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Eberhard Zorn, hanno rilasciato una intervista comune al quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, indicando le linee strategiche su cui intendono modernizzare le Forze armate tedesche (Bundeswehr), ristrutturandole, dotandole di armamenti migliori e preparandole ad affrontare quelle che ritengono le accresciute minacce e la competizione globale.
Il titolo dell’intervista è piuttosto esplicito: “Le minacce sono reali”. Già nella prima risposta alle prima domanda, Russia e Cina vengono definiti “concorrenti strategici”. In particolare, la Russia è una “potenza che si contrappone all’Occidente” e che recentemente ha “intensificato le sue minacce militari e politiche”. Inoltre, Mosca, secondo i due alti esponenti politici e militari tedeschi ha “consapevolmente violato i trattati internazionali”. A sua volta, la Cina diventerà “un attore potente e sempre più visibile”. Kramp-Karrenbauer e Zorn sottolineano “il primato della politica” sullo strumento militare, ma al tempo stesso sostengono che l’Ue e la Nato devono collaborare per prepararsi meglio a questa situazione.
Nell’intervista si accenna anche al documento Intitolato “Pensieri sulla Bundeswehr del futuro”, il testo in otto pagine descrive innanzitutto il quadro nazionale e internazionale. Cambiamenti nella situazione in materia di sicurezza e nell’economia, nell’ambiente e nella tecnologia trovano la Bundeswehr “sottofinanziata, non adeguatamente preparata” e orientata “in maniera unilaterale verso le missioni all’estero”. A tal fine, entro maggio, seguiranno i decreti per una “Bundeswehr del futuro”, con cui verranno riadattate “capacità, struttura e prontezza operativa” delle Forze armate tedesche. Come nota la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, è la prima volta che in Germania il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore delle Difesa pubblicano insieme un documento del genere. Oltre a chiare descrizioni delle condizioni nelle truppe, vengono presentate “proposte concrete per un decisivo cambio di rotta”.
Secondo Kramp-Karrenbauer e il generale Zorn, le Forze armate tedesche potrebbero dover essere schierate “più velocemente di tutti gli altri” alle frontiere esterne dell’Ue e della Nato. Inoltre, la Germania ha un ruolo importante come “perno” per la logistica e le infrastrutture nell’Alleanza atlantica. Tuttavia, la Bundeswehr non è adeguatamente preparata per questi compiti, che includono anche la sicurezza nazionale. Inoltre, le Forze armate tedesche sono “ancora sottofinanziate”. Con la riforma del 2011, la Bundeswehr è stata, infatti, “orientata in maniera unilaterale verso il dispiegamento all’estero e la gestione delle crisi internazionali”. La pandemia di coronavirus, oltre a “notevoli lacune nella difesa nazionale”, ha rivelato anche “i punti deboli per quanto riguarda le strutture territoriali e i processi di gestione” dell’apparato militare tedesco.
Le proposte di riforma di Kramp-Karrenbauer e Zorn hanno un duplice obiettivo. Da un lato, vi è l’organizzazione interna e la gestione degli appalti della Bundeswehr. Dall’altro, un dibattito pubblico molto più intenso sulla politica di sicurezza. Questo è il motivo per cui viene proposta l’istituzione di diversi nuovi organi: un Consiglio federale per la sicurezza nazionale e un Comitato consultivo per la sicurezza presso il ministero della Difesa. Inoltre, al Bundestag, la politica di sicurezza dovrebbe essere discussa ogni anno in una settimana dedicata a tale materia. Una legge di pianificazione per la Bundeswehr dovrebbe porre il finanziamento delle Forze armate tedesche “su basi solide e pluriennali”, senza limitare i poteri del Bundestag in materia di controllo delle finanze pubbliche. Secondo Kramp-Karrenbauer e Zorn, la Bundeswehr necessita di “un bilancio per la difesa che continui a crescere e possa essere pianificato in maniera affidabile”. Con riguardo alle commesse, una delle maggiori criticità dello strumento militare tedesco, sono previste linee guida per una riforma organizzativa a maggio. Entro aprile, verranno invece resi noti i principi fondamentali per la sicurezza nazionale. Intanto, Kramp-Karrenbauer e Zorn annunciano decisioni e progetti imminenti in materia di approvvigionamenti per un valore di oltre 20 miliardi di euro.
Fonte
Il titolo dell’intervista è piuttosto esplicito: “Le minacce sono reali”. Già nella prima risposta alle prima domanda, Russia e Cina vengono definiti “concorrenti strategici”. In particolare, la Russia è una “potenza che si contrappone all’Occidente” e che recentemente ha “intensificato le sue minacce militari e politiche”. Inoltre, Mosca, secondo i due alti esponenti politici e militari tedeschi ha “consapevolmente violato i trattati internazionali”. A sua volta, la Cina diventerà “un attore potente e sempre più visibile”. Kramp-Karrenbauer e Zorn sottolineano “il primato della politica” sullo strumento militare, ma al tempo stesso sostengono che l’Ue e la Nato devono collaborare per prepararsi meglio a questa situazione.
Nell’intervista si accenna anche al documento Intitolato “Pensieri sulla Bundeswehr del futuro”, il testo in otto pagine descrive innanzitutto il quadro nazionale e internazionale. Cambiamenti nella situazione in materia di sicurezza e nell’economia, nell’ambiente e nella tecnologia trovano la Bundeswehr “sottofinanziata, non adeguatamente preparata” e orientata “in maniera unilaterale verso le missioni all’estero”. A tal fine, entro maggio, seguiranno i decreti per una “Bundeswehr del futuro”, con cui verranno riadattate “capacità, struttura e prontezza operativa” delle Forze armate tedesche. Come nota la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, è la prima volta che in Germania il ministro della Difesa e il capo di Stato maggiore delle Difesa pubblicano insieme un documento del genere. Oltre a chiare descrizioni delle condizioni nelle truppe, vengono presentate “proposte concrete per un decisivo cambio di rotta”.
Secondo Kramp-Karrenbauer e il generale Zorn, le Forze armate tedesche potrebbero dover essere schierate “più velocemente di tutti gli altri” alle frontiere esterne dell’Ue e della Nato. Inoltre, la Germania ha un ruolo importante come “perno” per la logistica e le infrastrutture nell’Alleanza atlantica. Tuttavia, la Bundeswehr non è adeguatamente preparata per questi compiti, che includono anche la sicurezza nazionale. Inoltre, le Forze armate tedesche sono “ancora sottofinanziate”. Con la riforma del 2011, la Bundeswehr è stata, infatti, “orientata in maniera unilaterale verso il dispiegamento all’estero e la gestione delle crisi internazionali”. La pandemia di coronavirus, oltre a “notevoli lacune nella difesa nazionale”, ha rivelato anche “i punti deboli per quanto riguarda le strutture territoriali e i processi di gestione” dell’apparato militare tedesco.
Le proposte di riforma di Kramp-Karrenbauer e Zorn hanno un duplice obiettivo. Da un lato, vi è l’organizzazione interna e la gestione degli appalti della Bundeswehr. Dall’altro, un dibattito pubblico molto più intenso sulla politica di sicurezza. Questo è il motivo per cui viene proposta l’istituzione di diversi nuovi organi: un Consiglio federale per la sicurezza nazionale e un Comitato consultivo per la sicurezza presso il ministero della Difesa. Inoltre, al Bundestag, la politica di sicurezza dovrebbe essere discussa ogni anno in una settimana dedicata a tale materia. Una legge di pianificazione per la Bundeswehr dovrebbe porre il finanziamento delle Forze armate tedesche “su basi solide e pluriennali”, senza limitare i poteri del Bundestag in materia di controllo delle finanze pubbliche. Secondo Kramp-Karrenbauer e Zorn, la Bundeswehr necessita di “un bilancio per la difesa che continui a crescere e possa essere pianificato in maniera affidabile”. Con riguardo alle commesse, una delle maggiori criticità dello strumento militare tedesco, sono previste linee guida per una riforma organizzativa a maggio. Entro aprile, verranno invece resi noti i principi fondamentali per la sicurezza nazionale. Intanto, Kramp-Karrenbauer e Zorn annunciano decisioni e progetti imminenti in materia di approvvigionamenti per un valore di oltre 20 miliardi di euro.
Fonte
13/09/2020
Germania - L’estrema destra nei corpi armati dello stato
L’Osservatorio: riscontri dell’esistenza di un piano della destra estrema per infiltrare le forze armate sono in continuo aumento, fascisti, nazi, suprematisti bianchi, fautori del crollo del sistema democratico spuntano non più come casi isolati nelle fila dei corpi più specializzati degli eserciti europei, ma dimostrano di saper fare rete in attesa del momento più opportuno.
Il problema è serio, se la rivista francese Mediapart ha dedicato lo scorso Luglio uno speciale di 12 pagine ai nazi nell’Armee, se dal 2019 Polizia ed Esercito in Gran Bretagna cooperano per evitare il reclutamento di militari nei gruppi dell’ultradestra, se infine in Germania il Ministro della Difesa ha avviato il parziale scioglimento e la completa riforma dei KSK (Kommando Spezialkräfte), il corpo speciale tedesco equivalente del SAS britannico.
Dedicheremo a questo argomento alcune puntate sul nostro sito, con una domanda inquietante nel fondo dei nostri pensieri: e in Italia? Qual è l’attenzione delle istituzioni al fenomeno dell’infiltrazione in corpi che già nel passato hanno dimostrato simpatie “molto” speciali per il fascismo?
Di seguito alcuni articoli – riportati in ordine cronologico – tratti dalla stampa tedesca sullo scioglimento del KSK.
dal sito tagescheu.del 29 giugno 2020
Per il MAD l’estremismo di destra che inizialmente era limitato al caso di un singolo ufficiale,oggi sembra diffuso tra la truppa. Il numero di casi è aumentato notevolmente. L’unità d’élite del KSK (Kommando Spezialkräfte) deve essere riformata.
Il Controspionaggio Militare (MAD) vede una “nuova dimensione” nel problema dell’estremismo di destra nella Bundeswehr, le Forze Armate della Repubblica Tedesca. Questo ha detto il presidente dell’autorità, Christof Gramm, in un’audizione pubblica dell’organismo di controllo parlamentare per i servizi di intelligence.
I casi sospetti di estremisti di destra e nostalgici del Reich sono notevolmente aumentati, arrivano a oltre 600, “prestando maggiore attenzione agli estremisti e alle persone con una dichiarata mancanza di lealtà costituzionale, troveremo quello che stiamo cercando”, ha detto Gramm.
KSK al centro delle investigazioni
L’obiettivo principale del lavoro del MAD è contrastare l’estremismo. Il patriottismo eccessivo al di fuori delle leggi costituzionali non sarà tollerato nella Bundeswehr, ha affermato Gramm. “Questi falsi patrioti non hanno assolutamente nulla a che fare con noi” perché l’unità d’élite del Commando Forze Speciali (KSK) deve essere al centro della lotta contro l’estremismo.
È stato possibile portare gradualmente più luce nell’oscurità, nel KSK, in particolare, senza ridurre il problema a pochi casi individuali, anche se l’organismo di controllo non ha scoperto un vero esercito clandestino.
“Muro di silenzio”
C’è un forte spirito di corpo che unisce i membri del commando delle forze speciali, ha detto Gramm, che ha parlato di un “muro di silenzio”, che la sua autorità è riuscita finalmente a incrinare. Per risolvere il problema dell’estremismo di destra nel KSK, l’unità d’élite dovrebbe essere riformata rapidamente, senza renderla incapace di reagire o addirittura distruggerla completamente.
L’Unione propone di aggiungere una seconda sede all’unica del KSK a Calw, nel Baden-Württemberg. Anche l’SPD partner nella coalizione di governo, considera pericolosa l’esistenza di una unica sede.
Il ministro della Difesa Kramp-Karrenbauer, in visita oggi al KSK, ha annunciato che agirà con una “scopa di ferro” contro l’estremismo di destra nell’unità speciale isolata. Confermando la determinazione dichiarata fin dall’inizio.
Negli ultimi anni, il KSK è tornato sulle prime pagine dei giornali a causa di coinvolgimenti con l’estrema destra. L’unità operativa segretamente è composta da circa 1400 commando e forze di supporto. I suoi compiti includono il salvataggio di cittadini tedeschi dalle zone di guerra e di crisi, l’arresto di criminali di guerra e terroristi, la ricerca di informazioni nelle aree di conflitto, l’addestramento delle forze armate alleate e la lotta contro posizioni strategicamente importanti di un avversario.
Secondo le informazioni di “Spiegel”, il MAD ha trovato dossier dettagliati su 17 politici e celebrità presso un riservista, estremista di destra. Di conseguenza, al sottufficiale è stato immediatamente vietato di indossare l’uniforme e di operare.
Il MAD era sulle tracce del sergente da quando aveva partecipato a due gruppi di chat di estremisti di destra. Gli investigatori hanno trovato sulla chat un elenco dettagliato di 17 politici e celebrità, con numeri di cellulare e alcuni con i loro indirizzi privati. Secondo il rapporto, gli investigatori stanno ora verificando se il riservista o gli altri partecipanti alla chat stessero utilizzando l’elenco per preparare azioni violente contro i politici.
Maas, Habeck e Schweiger
Secondo “Spiegel”, oltre al ministro degli Esteri Heiko Maas e al suo predecessore Sigmar Gabriel dell’SPD, dovrebbero essere elencati il ministro della Famiglia Franziska Giffey, il primo ministro del Meclemburgo-Pomerania occidentale Manuela Schwesig, il primo ministro della Renania-Palatinato Malu Dreyer, il vice cancelliere Olaf Scholz e l’ex leader del partito Martin Schulz.
Tra i Verdi figurano i leader del partito Annalena Baerbock e Robert Habeck, così come l’ex leader del partito Cem Özdemir. Sono elencati anche i politici di sinistra Katja Kipping, Gregor Gysi e Dietmar Bartsch e il leader dell’FDP Christian Lindner, così come l’attore Til Schweiger.
Lunedì sera il ministero della Difesa ha confermato il caso allo “Spiegel”. “Siamo a conoscenza di un caso di un riservista sospettato di appartenenza a gruppi di chat di estremisti di destra”, ha detto la rivista citando un portavoce. Non ha voluto fornire dettagli a causa delle indagini in corso da parte del MAD e delle autorità civili.
da Suddeutsche Zeitung del 30 giugno 2020,di Joachim Käppner e Mike Szymanski
“Parlo quindi di una possibile di libertà vigilata”: il ministro della Difesa interviene dopo la scoperta dei coinvolgimenti con l’estrema destra nel corpo d’élite della Bundeswehr,le Forze Armate Tedesche.
Gli addebiti al Commando Forze Speciali (KSK-Kommando Spezialkräfte )sono ancora più gravi di quanto precedentemente reso noto. Secondo le indagini interne della Bundeswehr, sono sparite 48.000 munizioni e 62 chilogrammi di esplosivo.
Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer (CDU) nell’intervista rilasciata alla Süddeutsche Zeitung afferma che questi risultati sono “preoccupanti” e “allarmanti”. È ora urgente compiere passi drastici, riformando o sciogliendo parzialmente la truppa d’élite della Bundeswehr coinvolta con la destra estrema.
Con riforme fondamentali, ad esempio nella selezione e nella formazione dei soldati, nella loro leadership e attraverso i trasferimenti, il Commando dovrebbe avere la possibilità di un nuovo inizio. Fino a quando questo non sarà raggiunto, il KSK non prenderà parte a esercitazioni e operazioni internazionali.
La 2a Compagnia, che era il punto di riferimento per le attività di destra, sarà sciolta senza ricostituzione, ha detto Kramp-Karrenbauer al SZ. Il KSK “è diventato in parte deviato, anche perché erano intossicati i suoi vertici, ne consegue che il KSK non può rimanere nella sua costituzione attuale”.
A fine ottobre dovrebbe essere tracciato un primo bilancio. Durante una visita al KSK presso la sede di Calw nel Baden-Württemberg, il ministro ha annunciato lunedì che ora tutti hanno la possibilità di decidere se vogliono “rimanere parte del problema o diventare parte della soluzione”.
Alla SZ ha detto il ministro: “Se i membri del KSK non dimostrano di aver accusato il colpo ora, inevitabilmente sorgerà la questione di riorganizzare il KSK”.
Il fatto che ha determinato l’intervento delle autorità è stata la scoperta di armi nella proprietà privata di un soldato del KSK in Sassonia. Il 45enne sergente maggiore Philipp Sch. era in possesso illegalmente di due chili di esplosivo, migliaia di cartucce, armi da fuoco e parti di armi, incluso un silenziatore.
Il sottufficiale ha fatto parte di un gruppo di membri del KSK che durante una cerimonia di addio per un ufficiale nel 2017, si era esibito nel saluto hitleriano con il sottofondo di canzoni rock di estrema destra. Alla celebrazione hanno preso parte circa 70 membri KSK.
Secondo Kramp-Karrenbauer, durante le indagini per chiarire i fatti gli investigatori hanno incontrato un “muro di silenzio”. Solo pochi soldati sospettati si sono finora ritirati dal KSK. Il comandante Markus Kreitmayr, alla guida del reparto dal 2018, ha affrontato con determinazione il problema e accompagnerà il KSK attraverso il prossimo processo di riforma. “Il muro del silenzio si rompe”, ha detto Kramp-Karrenbauer.
Il Commando Forze Speciali KSK fondato nel 1996, è paragonabile al SAS britannico o ai Navy Seals degli Stati Uniti. I suoi membri hanno combattuto contro i talebani in Afghanistan, dove il commando ha avuto una vittima nel 2013, e hanno arrestato criminali di guerra ricercati dal tribunale delle Nazioni Unite nell’ex Jugoslavia.
dal sito Taz online il 3/7/2020 di Sebastian Erb
Il ministro della Difesa vuole ripulire il comando delle forze speciali. Il problema dell’estremismo di destra interessa l’intera Bundeswehr, le Forze Armate Tedesche
Un fucile d’assalto AK-47, migliaia di cartucce, chili di esplosivo al plastico con detonatori, un libro di canzoni delle SS, riviste per ex membri delle Waffen SS, diverse magliette del brand neonazi Thor Steinar. Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer (CDU) ha descritto ciò che è stato trovato a un soldato del KSK a metà maggio come una “nuova realtà”. Ha costituito un gruppo di lavoro, i cui risultati verranno resi pubblici.
Al Comando delle forze speciali è stato dato un ultimatum e per una compagnia particolarmente vicina all’estremismo di destra è stato ordinato lo scioglimento immediato.
Il ministro sta facendo qualcosa che doveva essere fatto da tempo, una grande pulizia.
Sin dalla sua fondazione nel 1996, il KSK ha attirato continuamente l’attenzione, tra i precedenti : l’elogio di un discorso antisemita da parte del comandante, così come il capitano, che, nello stile di un Freikorpsler di destra, ha minacciato un soldato critico come un “nemico interno” – venendo comunque promosso per poi rivelarsi infine essere un sostenitore del Movimento Identitario estremista di destra “Omaggio alla Wehrmacht”.
Il timore che 85.000 munizioni mancanti nel KSK e 62 chilogrammi di esplosivo potessero essere usati per gli attacchi era stato quasi dimenticato. Malgrado le molte pistole, i fucili e le cartucce già scomparsi nella Bundeswehr siano poi riapparsi ripetutamente tra gli estremisti di destra, ad esempio l’ufficiale Franco A., che ha condotto una doppia vita da rifugiato siriano e si dice che abbia pianificato attacchi terroristici, o l’ex spia e agente di polizia della SEK Marko G., il capo del gruppo survivalista Nordkreuz.
Purtroppo, le autorità non si sono sforzate molto per scoprire davvero come ciò sia potuto accadere.
Il capo di MAD ora parla di “reti e strutture”
Il segretario di Stato parlamentare Peter Tauber fa parte del gruppo di lavoro sulla riforma. All’inizio del 2019, poco dopo la pubblicazione della prima ricerca sulla rete del soldato KSK “Hannibal”, aveva riferito al Comitato di Difesa che anche sua nonna era stata una “survivalista”, dopotutto aveva anche conservato cibo in scatola in cantina.
Ma quelli di cui stiamo parlando non accumulano solo stufato di gulasch, ma munizioni ed esplosivi e non hanno paura di finire la carta igienica, ma piuttosto vogliono combattere i rifugiati il giorno X o peggio hanno ancora fantasie di sterminio.
Tauber non aveva motivo di sottovalutare anche solo in parte la situazione, e il servizio di controspionaggio militare, effettivamente responsabile della lotta all’estremismo, non ha svolto il suo ruolo di allerta preventiva.
Ancora alla fine del 2018 il capo della MAD sosteneva che non si registrava l’esistenza di reti estremiste di destra nella Bundeswehr, al contrario recentemente si è parlato di “reti e strutture”. Ci sono perciò buone ragioni per il ministro Kramp-Karrenbauer di concentrarsi ora sul KSK.
Le lamentele sono così evidenti che bisogna agire e l’unità sembra essere abbastanza gestibile. Ma il problema con i nemici dello Stato in divisa va ben oltre. Il ministro della Difesa e la leadership militare devono davvero agire prontamente. Devono rimuovere gli estremisti di destra velocemente, combattere lo spirito del corpo, e assicurare che la si faccia finita con i saluti hitleriani e il rock di destra
E soprattutto: non si deve assumere di riflesso una posizione difensiva per reazione alla denuncia di qualcosa che non è legale, ma che purtroppo è reale. Non si tratta più di un problema circoscritto a unità problematiche, oggi non è il solo KSK ad essere in libertà vigilata, ma le intere Forze Armate Tedesche.
da DerTagelspiegel del 22.07.2002, di Claudia Von Salzen
La 2a Compagnia del Commando Forze Speciali è stata sciolta il 1 ° agosto. L’ispettore dell’esercito promette “indagini approfondite”.
Alfons Mais avrebbe probabilmente immaginato diversamente i primi mesi del suo mandato di ispettore dell’esercito. Il tenente generale, che ha assunto il nuovo incarico a febbraio, non si è dovuto confrontare solo con le conseguenze della pandemia. Attualmente è responsabile del coordinamento di gran parte del processo di rinnovamento presso il comando delle forze speciali della Bundeswehr.
Dopo massicce accuse di estremismo di destra contro membri dell’unità d’élite, il ministro della Difesa federale Annegret Kramp-Karrenbauer (CDU) ha annunciato tre settimane fa una riforma fondamentale dell’unità speciale.
“Chiunque non sostiene fermamente la nostra costituzione e i valori che ne derivano non ci appartiene e deve essere rimosso dalle forze armate con tutti i mezzi a nostra disposizione”, ha detto mercoledì Mais. “L’attenzione si concentra su un chiarimento coerente e completo”. Tuttavia, questo richiederà tempo.
La seconda delle quattro unità KSK, a cui appartengono complessivamente tra le 75 e le 80 persone, verrà sciolta entro il 1 agosto. Un anno e mezzo è il tempo stimato all’interno per completare il solo processo di riforma.
I membri della compagnia sciolta ad Agosto, in occasione della festa di addio di un superiore nel 2017 si erano esibiti nel saluto hitleriano con il sottofondo di canzoni rock di estrema destra. Da quando si è saputo dell’incidente, i soldati della compagnia sotto inchiesta non avevano apparentemente contribuito alle indagini interne sullo scandalo. L’ispettore Mais vede in questa unità una “cultura di gestione sbagliata che è cresciuta negli anni”, ”terreno fertile per le tendenze estremiste” che deve essere rimosso.
Munizioni mancanti
L’ultimo fatto decisivo per il taglio radicale nell’unità d’élite è stata la scoperta di armi, munizioni ed esplosivi presso un membro del KSK in Sassonia. Tramite i numeri sulle cartucce e sulle scatole di munizioni, è stato possibile risalire fino ai depositi del KSK.
Le indagini degli ultimi mesi hanno anche dimostrato che nell’inventario dell’unità d’élite mancano 48.000 munizioni e 62 chilogrammi di esplosivo. Al momento del conteggio delle munizioni sparate, il KSK evidentemente presentava irregolarità enormi che nemmeno manager esperti con decenni di servizio avevano rilevato.
Nel corso del processo di riforma, la responsabilità della formazione verrà ritirata dal KSK. Nei prossimi mesi verrà migliorato anche il processo di selezione dei Responsabili. La Bundeswehr vuole anche esaminare più da vicino la selezione dei candidati per l’unità speciale.
da Zeit online del 23 Luglio 2020, di Christian Fuchs
Soldati in servizio ed ex militari diffondono l’estremismo di destra in un gruppo di chat fino ad ora sconosciuto. Nella chat anche un sospetto sostenitore del terrorismo
Su un canale estremista di destra del servizio di messaggistica Telegram, i soldati della Bundeswehr hanno scambiato opinioni negli ultimi mesi sui loro piani per una guerra civile e su come trattare con chi la pensa diversamente. ZEIT ONLINE estrae il contenuto del gruppo di chat.
“I miei preparativi sono stati completati. Ho equipaggiamento e equipaggiamento da combattimento da BW. In caso di guerra civile”, scrive Heiko Herbert G. Ha tutto “fino al calibro 38-45”.
Inoltre, il riservista della Bundeswehr ha inviato una montagna di zaini, caschi e un sacco a pelo in mimetica Bundeswehr.
“C’è solo un big bang qui se si preme il grilletto”, scrive Andreas E. Secondo la sua stessa dichiarazione, è stato con la Legione straniera francese in Guyana francese, Congo e Papua Nuova Guinea per oltre cinque anni. Nelle foto puoi vederlo con una mitragliatrice, circondato da bambini neri.
“Potete portarmi nel gruppo Antifa? Voglio sapere chi sono i miei nemici (…) per poter agire contro questi terroristi”, scrive Hartmut T., che ha detto di essere un sergente della Bundeswehr all’epoca.
Le informazioni provengono dal gruppo di Telegram chiamato #WIR, attivo almeno fino alla fine di giugno 2020. I membri hanno condiviso immagini dove si dichiarano “liberi nazionalsocialisti “, hanno pubblicato slogan antisemiti o fantasie razziste di violenza contro la Merkel e le “sporche zecche”; predicando l’abbattimento dello stato e la cattura del governo.
Un partecipante alla chat era Marion G., una sostenitrice dei presunti terroristi estremisti di destra del Gruppo S. Il Gruppo S aveva pianificato attacchi a moschee e politici fino a quando la polizia non ha arrestato i membri nel febbraio 2020. Marion G. è rimasta latitante, tuttavia, e ha continuato ad essere attiva nell’underground digitale, inclusa l’organizzazione del canale #WIR.
L’obiettivo del gruppo #WIR è che noi nella società “comunichiamo di più gli uni con gli altri”, ha detto Marion G. in un’intervista a ZEIT a marzo. Nel gruppo ha deliberatamente riunito diverse posizioni: “Patrioti, gilet gialli e nazionalsocialisti”.
Il gruppo di chat #WIR è un’ulteriore prova che la Bundeswehr ha un problema con gli estremisti nelle sue file. Nella chat erano attivi anche due presunti soldati della Bassa Sassonia. Hartmut T. afferma di prestare servizio in un aeroporto militare nella brughiera di Lüneburg.
E Heiko Herbert G. afferma di vivere ad Hannover. Secondo una ricerca di ZEIT ONLINE, un uomo con lo stesso nome è membro della Bundeswehr Reservist Association, Lower Saxony State Group.
Solo poche settimane fa, un riservista della Bassa Sassonia che era attivo in gruppi di chat estremisti di destra è stato licenziato. Su di lui è stato trovato un elenco di politici e celebrità e nel corso di ulteriori indagini sono state scoperte armi in cinque dei sospettati.
Il MAD contro i falsi patrioti
L’estremismo di destra nelle truppe ha “raggiunto una nuova dimensione”, ha detto recentemente al Bundestag, il Parlamento Tedesco, il presidente del Servizio Militare di Controspionaggio (MAD), Christof Gramm. Il servizio di intelligence responsabile della Bundeswehr ha riconosciuto un numero crescente di casi sospetti di estremisti di destra e cosiddetti cittadini del Reich. L’anno scorso il MAD ha contato 600 casi sospetti.
Per identificare più rapidamente gli estremisti di destra nell’esercito, l’anno scorso il servizio di difesa militare è stato completamente ricostruito. Il presidente del MAD Gramm ha detto che molto è stato appreso dal caso di Franco A. – l’ufficiale della Bundeswehr che si era registrato come rifugiato sotto falso nome. Dal 2019 si registrano “estremisti e persone prive di lealtà costituzionale”.
Nella Bundeswehr non è tollerato un patriottismo eccessivo senza un impegno per la Legge costituzionale, per lo Stato e per una società democratica. “Questi falsi patrioti non hanno assolutamente nulla a che fare con noi.”
Preparazione per la “caduta della Germania”
Si esaminano anche i “cosiddetti scenari Tag-X”. Tali preparativi si riferiscono a un presunto giorno imminente in cui lo stato sarebbe crollato: erano stati discussi ripetutamente dai membri dei gruppi di chat attorno all’ex soldato del KSK André S. (“Hannibal”).
Anche nel gruppo di chat #WIR, che ora è diventato pubblico, c’è l’idea di una imminente fine della Germania per la quale ci si vuole preparare. I “patrioti” ora devono “mettersi in salvo”, e “quando la prima ondata sarà passata, allora verrà il nostro momento, allora sarà importante ricostruire il nostro Paese”.
Queste dichiarazioni sono del novembre 2019, “Wave” non aveva alcun riferimento al virus covid ma, presumibilmente qui si intende la prima fase dopo un rovesciamento.
Da un anno ormai, un gruppo di lavoro congiunto composto dal servizio militare di controspionaggio e tutela della costituzione indaga sugli estremisti di destra in divisa. L’indagine si concentrerà sullo Special Forces Command (KSK), ha detto il presidente di MAD Gramm. In passato, non solo le munizioni sparivano lì, ma era anche nota una festa in cui venivano lanciate teste di maiale, si suonava il rock di destra e si mostrava il saluto hitleriano.
Armi ed esplosivi sono stati poi trovati in possesso di un soldato KSK. Il presidente della MAD ha affermato che il “problema KSK” non può più essere basato solo su casi individuali. Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha annunciato lo scioglimento parziale dell’unità d’élite del KSK a causa delle attività dell’estremismo di destra.
Autoidentificazione come membri della Bundeswehr
Nel gruppo di Telegram #WIR, più di 240 persone hanno chattato. Tra loro c’erano diversi soldati, riservisti e veterani. Nella chat del febbraio 2020, Hartmut T. ha dichiarato di avere una nuova responsabilità in un reggimento di elicotteri da trasporto nel nord della Germania: la sua uniforme era decorata con vari distintivi di paracadutista e un distintivo di combattente.
T. appartiene al comando delle forze di pronto intervento e quindi subordinato alla stessa divisione del Commando Speciale KSK. In un altro forum, Hartmut T. riferisce di essere stato un soldato a contratto nella Bundeswehr per dodici anni.
Un altro uomo, Heiko Herbert G., vanta l’equipaggiamento originale delle forze armate e armamenti, nonché un cartellino identificativo autentico. I soldati della Bundeswehr li indossano in missione in modo che possano essere meglio identificati in caso di ferimento.
I due uomini non hanno risposto alla richiesta di commento di ZEIT ONLINE o non sono stati rintracciati. Sia il ministero della Difesa, sia l’associazione dei riservisti e le agenzie responsabili non hanno voluto commentare le specifiche questioni relative al personale, a tutela dei diritti personali, ma hanno generalmente condannato l’appartenenza di soldati e riservisti a gruppi di chat estremisti di destra.
Nella chat, i soldati hanno comunicato direttamente con Marion G., che era in stretto contatto con sospetti terroristi, sui quali il procuratore generale sta attualmente indagando. Queste conversazioni danno un’idea della visione del mondo dei membri della chat: “affrontare l’Antifa, non sarà così facile. (…) Chiunque voglia fare i conti con loro deve prepararsi bene. Farlo una sola volta sarebbe un fiasco per noi”, scrive ad esempio il riservista Heiko Herbert G. nel dicembre dello scorso anno.
“Tutti dovrebbero manifestare il loro rifiuto insieme !!! Nessuno di noi sa quando inizierà” e “Molti di noi hanno ancora bisogno di tempo per completare i nostri piani. Le perdite sarebbero troppo alte al momento”.
Nella primavera del 2020 sarà più chiaro: “solo colpire il ragazzo in bocca non è abbastanza! Non voglio scrivere altro a riguardo”.
Fonte
Il problema è serio, se la rivista francese Mediapart ha dedicato lo scorso Luglio uno speciale di 12 pagine ai nazi nell’Armee, se dal 2019 Polizia ed Esercito in Gran Bretagna cooperano per evitare il reclutamento di militari nei gruppi dell’ultradestra, se infine in Germania il Ministro della Difesa ha avviato il parziale scioglimento e la completa riforma dei KSK (Kommando Spezialkräfte), il corpo speciale tedesco equivalente del SAS britannico.
Dedicheremo a questo argomento alcune puntate sul nostro sito, con una domanda inquietante nel fondo dei nostri pensieri: e in Italia? Qual è l’attenzione delle istituzioni al fenomeno dell’infiltrazione in corpi che già nel passato hanno dimostrato simpatie “molto” speciali per il fascismo?
Di seguito alcuni articoli – riportati in ordine cronologico – tratti dalla stampa tedesca sullo scioglimento del KSK.
*****
Nuova dimensione dell’estremismo di destra
dal sito tagescheu.del 29 giugno 2020
Per il MAD l’estremismo di destra che inizialmente era limitato al caso di un singolo ufficiale,oggi sembra diffuso tra la truppa. Il numero di casi è aumentato notevolmente. L’unità d’élite del KSK (Kommando Spezialkräfte) deve essere riformata.
Il Controspionaggio Militare (MAD) vede una “nuova dimensione” nel problema dell’estremismo di destra nella Bundeswehr, le Forze Armate della Repubblica Tedesca. Questo ha detto il presidente dell’autorità, Christof Gramm, in un’audizione pubblica dell’organismo di controllo parlamentare per i servizi di intelligence.
I casi sospetti di estremisti di destra e nostalgici del Reich sono notevolmente aumentati, arrivano a oltre 600, “prestando maggiore attenzione agli estremisti e alle persone con una dichiarata mancanza di lealtà costituzionale, troveremo quello che stiamo cercando”, ha detto Gramm.
KSK al centro delle investigazioni
L’obiettivo principale del lavoro del MAD è contrastare l’estremismo. Il patriottismo eccessivo al di fuori delle leggi costituzionali non sarà tollerato nella Bundeswehr, ha affermato Gramm. “Questi falsi patrioti non hanno assolutamente nulla a che fare con noi” perché l’unità d’élite del Commando Forze Speciali (KSK) deve essere al centro della lotta contro l’estremismo.
È stato possibile portare gradualmente più luce nell’oscurità, nel KSK, in particolare, senza ridurre il problema a pochi casi individuali, anche se l’organismo di controllo non ha scoperto un vero esercito clandestino.
“Muro di silenzio”
C’è un forte spirito di corpo che unisce i membri del commando delle forze speciali, ha detto Gramm, che ha parlato di un “muro di silenzio”, che la sua autorità è riuscita finalmente a incrinare. Per risolvere il problema dell’estremismo di destra nel KSK, l’unità d’élite dovrebbe essere riformata rapidamente, senza renderla incapace di reagire o addirittura distruggerla completamente.
L’Unione propone di aggiungere una seconda sede all’unica del KSK a Calw, nel Baden-Württemberg. Anche l’SPD partner nella coalizione di governo, considera pericolosa l’esistenza di una unica sede.
Il ministro della Difesa Kramp-Karrenbauer, in visita oggi al KSK, ha annunciato che agirà con una “scopa di ferro” contro l’estremismo di destra nell’unità speciale isolata. Confermando la determinazione dichiarata fin dall’inizio.
Negli ultimi anni, il KSK è tornato sulle prime pagine dei giornali a causa di coinvolgimenti con l’estrema destra. L’unità operativa segretamente è composta da circa 1400 commando e forze di supporto. I suoi compiti includono il salvataggio di cittadini tedeschi dalle zone di guerra e di crisi, l’arresto di criminali di guerra e terroristi, la ricerca di informazioni nelle aree di conflitto, l’addestramento delle forze armate alleate e la lotta contro posizioni strategicamente importanti di un avversario.
Secondo le informazioni di “Spiegel”, il MAD ha trovato dossier dettagliati su 17 politici e celebrità presso un riservista, estremista di destra. Di conseguenza, al sottufficiale è stato immediatamente vietato di indossare l’uniforme e di operare.
Il MAD era sulle tracce del sergente da quando aveva partecipato a due gruppi di chat di estremisti di destra. Gli investigatori hanno trovato sulla chat un elenco dettagliato di 17 politici e celebrità, con numeri di cellulare e alcuni con i loro indirizzi privati. Secondo il rapporto, gli investigatori stanno ora verificando se il riservista o gli altri partecipanti alla chat stessero utilizzando l’elenco per preparare azioni violente contro i politici.
Maas, Habeck e Schweiger
Secondo “Spiegel”, oltre al ministro degli Esteri Heiko Maas e al suo predecessore Sigmar Gabriel dell’SPD, dovrebbero essere elencati il ministro della Famiglia Franziska Giffey, il primo ministro del Meclemburgo-Pomerania occidentale Manuela Schwesig, il primo ministro della Renania-Palatinato Malu Dreyer, il vice cancelliere Olaf Scholz e l’ex leader del partito Martin Schulz.
Tra i Verdi figurano i leader del partito Annalena Baerbock e Robert Habeck, così come l’ex leader del partito Cem Özdemir. Sono elencati anche i politici di sinistra Katja Kipping, Gregor Gysi e Dietmar Bartsch e il leader dell’FDP Christian Lindner, così come l’attore Til Schweiger.
Lunedì sera il ministero della Difesa ha confermato il caso allo “Spiegel”. “Siamo a conoscenza di un caso di un riservista sospettato di appartenenza a gruppi di chat di estremisti di destra”, ha detto la rivista citando un portavoce. Non ha voluto fornire dettagli a causa delle indagini in corso da parte del MAD e delle autorità civili.
*****
Bundeswehr: il ministro della Difesa Kramp-Karrenbauer vuole riformare KSK e scioglierlo parzialmente
da Suddeutsche Zeitung del 30 giugno 2020,di Joachim Käppner e Mike Szymanski
“Parlo quindi di una possibile di libertà vigilata”: il ministro della Difesa interviene dopo la scoperta dei coinvolgimenti con l’estrema destra nel corpo d’élite della Bundeswehr,le Forze Armate Tedesche.
Gli addebiti al Commando Forze Speciali (KSK-Kommando Spezialkräfte )sono ancora più gravi di quanto precedentemente reso noto. Secondo le indagini interne della Bundeswehr, sono sparite 48.000 munizioni e 62 chilogrammi di esplosivo.
Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer (CDU) nell’intervista rilasciata alla Süddeutsche Zeitung afferma che questi risultati sono “preoccupanti” e “allarmanti”. È ora urgente compiere passi drastici, riformando o sciogliendo parzialmente la truppa d’élite della Bundeswehr coinvolta con la destra estrema.
Con riforme fondamentali, ad esempio nella selezione e nella formazione dei soldati, nella loro leadership e attraverso i trasferimenti, il Commando dovrebbe avere la possibilità di un nuovo inizio. Fino a quando questo non sarà raggiunto, il KSK non prenderà parte a esercitazioni e operazioni internazionali.
La 2a Compagnia, che era il punto di riferimento per le attività di destra, sarà sciolta senza ricostituzione, ha detto Kramp-Karrenbauer al SZ. Il KSK “è diventato in parte deviato, anche perché erano intossicati i suoi vertici, ne consegue che il KSK non può rimanere nella sua costituzione attuale”.
A fine ottobre dovrebbe essere tracciato un primo bilancio. Durante una visita al KSK presso la sede di Calw nel Baden-Württemberg, il ministro ha annunciato lunedì che ora tutti hanno la possibilità di decidere se vogliono “rimanere parte del problema o diventare parte della soluzione”.
Alla SZ ha detto il ministro: “Se i membri del KSK non dimostrano di aver accusato il colpo ora, inevitabilmente sorgerà la questione di riorganizzare il KSK”.
Il fatto che ha determinato l’intervento delle autorità è stata la scoperta di armi nella proprietà privata di un soldato del KSK in Sassonia. Il 45enne sergente maggiore Philipp Sch. era in possesso illegalmente di due chili di esplosivo, migliaia di cartucce, armi da fuoco e parti di armi, incluso un silenziatore.
Il sottufficiale ha fatto parte di un gruppo di membri del KSK che durante una cerimonia di addio per un ufficiale nel 2017, si era esibito nel saluto hitleriano con il sottofondo di canzoni rock di estrema destra. Alla celebrazione hanno preso parte circa 70 membri KSK.
Secondo Kramp-Karrenbauer, durante le indagini per chiarire i fatti gli investigatori hanno incontrato un “muro di silenzio”. Solo pochi soldati sospettati si sono finora ritirati dal KSK. Il comandante Markus Kreitmayr, alla guida del reparto dal 2018, ha affrontato con determinazione il problema e accompagnerà il KSK attraverso il prossimo processo di riforma. “Il muro del silenzio si rompe”, ha detto Kramp-Karrenbauer.
Il Commando Forze Speciali KSK fondato nel 1996, è paragonabile al SAS britannico o ai Navy Seals degli Stati Uniti. I suoi membri hanno combattuto contro i talebani in Afghanistan, dove il commando ha avuto una vittima nel 2013, e hanno arrestato criminali di guerra ricercati dal tribunale delle Nazioni Unite nell’ex Jugoslavia.
*****
Estremisti di destra nel KSK: esercito in libertà vigilata
dal sito Taz online il 3/7/2020 di Sebastian Erb
Il ministro della Difesa vuole ripulire il comando delle forze speciali. Il problema dell’estremismo di destra interessa l’intera Bundeswehr, le Forze Armate Tedesche
Un fucile d’assalto AK-47, migliaia di cartucce, chili di esplosivo al plastico con detonatori, un libro di canzoni delle SS, riviste per ex membri delle Waffen SS, diverse magliette del brand neonazi Thor Steinar. Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer (CDU) ha descritto ciò che è stato trovato a un soldato del KSK a metà maggio come una “nuova realtà”. Ha costituito un gruppo di lavoro, i cui risultati verranno resi pubblici.
Al Comando delle forze speciali è stato dato un ultimatum e per una compagnia particolarmente vicina all’estremismo di destra è stato ordinato lo scioglimento immediato.
Il ministro sta facendo qualcosa che doveva essere fatto da tempo, una grande pulizia.
Sin dalla sua fondazione nel 1996, il KSK ha attirato continuamente l’attenzione, tra i precedenti : l’elogio di un discorso antisemita da parte del comandante, così come il capitano, che, nello stile di un Freikorpsler di destra, ha minacciato un soldato critico come un “nemico interno” – venendo comunque promosso per poi rivelarsi infine essere un sostenitore del Movimento Identitario estremista di destra “Omaggio alla Wehrmacht”.
Il timore che 85.000 munizioni mancanti nel KSK e 62 chilogrammi di esplosivo potessero essere usati per gli attacchi era stato quasi dimenticato. Malgrado le molte pistole, i fucili e le cartucce già scomparsi nella Bundeswehr siano poi riapparsi ripetutamente tra gli estremisti di destra, ad esempio l’ufficiale Franco A., che ha condotto una doppia vita da rifugiato siriano e si dice che abbia pianificato attacchi terroristici, o l’ex spia e agente di polizia della SEK Marko G., il capo del gruppo survivalista Nordkreuz.
Purtroppo, le autorità non si sono sforzate molto per scoprire davvero come ciò sia potuto accadere.
Il capo di MAD ora parla di “reti e strutture”
Il segretario di Stato parlamentare Peter Tauber fa parte del gruppo di lavoro sulla riforma. All’inizio del 2019, poco dopo la pubblicazione della prima ricerca sulla rete del soldato KSK “Hannibal”, aveva riferito al Comitato di Difesa che anche sua nonna era stata una “survivalista”, dopotutto aveva anche conservato cibo in scatola in cantina.
Ma quelli di cui stiamo parlando non accumulano solo stufato di gulasch, ma munizioni ed esplosivi e non hanno paura di finire la carta igienica, ma piuttosto vogliono combattere i rifugiati il giorno X o peggio hanno ancora fantasie di sterminio.
Tauber non aveva motivo di sottovalutare anche solo in parte la situazione, e il servizio di controspionaggio militare, effettivamente responsabile della lotta all’estremismo, non ha svolto il suo ruolo di allerta preventiva.
Ancora alla fine del 2018 il capo della MAD sosteneva che non si registrava l’esistenza di reti estremiste di destra nella Bundeswehr, al contrario recentemente si è parlato di “reti e strutture”. Ci sono perciò buone ragioni per il ministro Kramp-Karrenbauer di concentrarsi ora sul KSK.
Le lamentele sono così evidenti che bisogna agire e l’unità sembra essere abbastanza gestibile. Ma il problema con i nemici dello Stato in divisa va ben oltre. Il ministro della Difesa e la leadership militare devono davvero agire prontamente. Devono rimuovere gli estremisti di destra velocemente, combattere lo spirito del corpo, e assicurare che la si faccia finita con i saluti hitleriani e il rock di destra
E soprattutto: non si deve assumere di riflesso una posizione difensiva per reazione alla denuncia di qualcosa che non è legale, ma che purtroppo è reale. Non si tratta più di un problema circoscritto a unità problematiche, oggi non è il solo KSK ad essere in libertà vigilata, ma le intere Forze Armate Tedesche.
*****
Dopo lo scandalo dell’estremismo di destra sull’unità delle élite – Inizia il processo di riforma presso KSK
da DerTagelspiegel del 22.07.2002, di Claudia Von Salzen
La 2a Compagnia del Commando Forze Speciali è stata sciolta il 1 ° agosto. L’ispettore dell’esercito promette “indagini approfondite”.
Alfons Mais avrebbe probabilmente immaginato diversamente i primi mesi del suo mandato di ispettore dell’esercito. Il tenente generale, che ha assunto il nuovo incarico a febbraio, non si è dovuto confrontare solo con le conseguenze della pandemia. Attualmente è responsabile del coordinamento di gran parte del processo di rinnovamento presso il comando delle forze speciali della Bundeswehr.
Dopo massicce accuse di estremismo di destra contro membri dell’unità d’élite, il ministro della Difesa federale Annegret Kramp-Karrenbauer (CDU) ha annunciato tre settimane fa una riforma fondamentale dell’unità speciale.
“Chiunque non sostiene fermamente la nostra costituzione e i valori che ne derivano non ci appartiene e deve essere rimosso dalle forze armate con tutti i mezzi a nostra disposizione”, ha detto mercoledì Mais. “L’attenzione si concentra su un chiarimento coerente e completo”. Tuttavia, questo richiederà tempo.
La seconda delle quattro unità KSK, a cui appartengono complessivamente tra le 75 e le 80 persone, verrà sciolta entro il 1 agosto. Un anno e mezzo è il tempo stimato all’interno per completare il solo processo di riforma.
I membri della compagnia sciolta ad Agosto, in occasione della festa di addio di un superiore nel 2017 si erano esibiti nel saluto hitleriano con il sottofondo di canzoni rock di estrema destra. Da quando si è saputo dell’incidente, i soldati della compagnia sotto inchiesta non avevano apparentemente contribuito alle indagini interne sullo scandalo. L’ispettore Mais vede in questa unità una “cultura di gestione sbagliata che è cresciuta negli anni”, ”terreno fertile per le tendenze estremiste” che deve essere rimosso.
Munizioni mancanti
L’ultimo fatto decisivo per il taglio radicale nell’unità d’élite è stata la scoperta di armi, munizioni ed esplosivi presso un membro del KSK in Sassonia. Tramite i numeri sulle cartucce e sulle scatole di munizioni, è stato possibile risalire fino ai depositi del KSK.
Le indagini degli ultimi mesi hanno anche dimostrato che nell’inventario dell’unità d’élite mancano 48.000 munizioni e 62 chilogrammi di esplosivo. Al momento del conteggio delle munizioni sparate, il KSK evidentemente presentava irregolarità enormi che nemmeno manager esperti con decenni di servizio avevano rilevato.
Nel corso del processo di riforma, la responsabilità della formazione verrà ritirata dal KSK. Nei prossimi mesi verrà migliorato anche il processo di selezione dei Responsabili. La Bundeswehr vuole anche esaminare più da vicino la selezione dei candidati per l’unità speciale.
*****
Bundeswehr: soldati che vogliono sovvertire
da Zeit online del 23 Luglio 2020, di Christian Fuchs
Soldati in servizio ed ex militari diffondono l’estremismo di destra in un gruppo di chat fino ad ora sconosciuto. Nella chat anche un sospetto sostenitore del terrorismo
Su un canale estremista di destra del servizio di messaggistica Telegram, i soldati della Bundeswehr hanno scambiato opinioni negli ultimi mesi sui loro piani per una guerra civile e su come trattare con chi la pensa diversamente. ZEIT ONLINE estrae il contenuto del gruppo di chat.
“I miei preparativi sono stati completati. Ho equipaggiamento e equipaggiamento da combattimento da BW. In caso di guerra civile”, scrive Heiko Herbert G. Ha tutto “fino al calibro 38-45”.
Inoltre, il riservista della Bundeswehr ha inviato una montagna di zaini, caschi e un sacco a pelo in mimetica Bundeswehr.
“C’è solo un big bang qui se si preme il grilletto”, scrive Andreas E. Secondo la sua stessa dichiarazione, è stato con la Legione straniera francese in Guyana francese, Congo e Papua Nuova Guinea per oltre cinque anni. Nelle foto puoi vederlo con una mitragliatrice, circondato da bambini neri.
“Potete portarmi nel gruppo Antifa? Voglio sapere chi sono i miei nemici (…) per poter agire contro questi terroristi”, scrive Hartmut T., che ha detto di essere un sergente della Bundeswehr all’epoca.
Le informazioni provengono dal gruppo di Telegram chiamato #WIR, attivo almeno fino alla fine di giugno 2020. I membri hanno condiviso immagini dove si dichiarano “liberi nazionalsocialisti “, hanno pubblicato slogan antisemiti o fantasie razziste di violenza contro la Merkel e le “sporche zecche”; predicando l’abbattimento dello stato e la cattura del governo.
Un partecipante alla chat era Marion G., una sostenitrice dei presunti terroristi estremisti di destra del Gruppo S. Il Gruppo S aveva pianificato attacchi a moschee e politici fino a quando la polizia non ha arrestato i membri nel febbraio 2020. Marion G. è rimasta latitante, tuttavia, e ha continuato ad essere attiva nell’underground digitale, inclusa l’organizzazione del canale #WIR.
L’obiettivo del gruppo #WIR è che noi nella società “comunichiamo di più gli uni con gli altri”, ha detto Marion G. in un’intervista a ZEIT a marzo. Nel gruppo ha deliberatamente riunito diverse posizioni: “Patrioti, gilet gialli e nazionalsocialisti”.
Il gruppo di chat #WIR è un’ulteriore prova che la Bundeswehr ha un problema con gli estremisti nelle sue file. Nella chat erano attivi anche due presunti soldati della Bassa Sassonia. Hartmut T. afferma di prestare servizio in un aeroporto militare nella brughiera di Lüneburg.
E Heiko Herbert G. afferma di vivere ad Hannover. Secondo una ricerca di ZEIT ONLINE, un uomo con lo stesso nome è membro della Bundeswehr Reservist Association, Lower Saxony State Group.
Solo poche settimane fa, un riservista della Bassa Sassonia che era attivo in gruppi di chat estremisti di destra è stato licenziato. Su di lui è stato trovato un elenco di politici e celebrità e nel corso di ulteriori indagini sono state scoperte armi in cinque dei sospettati.
Il MAD contro i falsi patrioti
L’estremismo di destra nelle truppe ha “raggiunto una nuova dimensione”, ha detto recentemente al Bundestag, il Parlamento Tedesco, il presidente del Servizio Militare di Controspionaggio (MAD), Christof Gramm. Il servizio di intelligence responsabile della Bundeswehr ha riconosciuto un numero crescente di casi sospetti di estremisti di destra e cosiddetti cittadini del Reich. L’anno scorso il MAD ha contato 600 casi sospetti.
Per identificare più rapidamente gli estremisti di destra nell’esercito, l’anno scorso il servizio di difesa militare è stato completamente ricostruito. Il presidente del MAD Gramm ha detto che molto è stato appreso dal caso di Franco A. – l’ufficiale della Bundeswehr che si era registrato come rifugiato sotto falso nome. Dal 2019 si registrano “estremisti e persone prive di lealtà costituzionale”.
Nella Bundeswehr non è tollerato un patriottismo eccessivo senza un impegno per la Legge costituzionale, per lo Stato e per una società democratica. “Questi falsi patrioti non hanno assolutamente nulla a che fare con noi.”
Preparazione per la “caduta della Germania”
Si esaminano anche i “cosiddetti scenari Tag-X”. Tali preparativi si riferiscono a un presunto giorno imminente in cui lo stato sarebbe crollato: erano stati discussi ripetutamente dai membri dei gruppi di chat attorno all’ex soldato del KSK André S. (“Hannibal”).
Anche nel gruppo di chat #WIR, che ora è diventato pubblico, c’è l’idea di una imminente fine della Germania per la quale ci si vuole preparare. I “patrioti” ora devono “mettersi in salvo”, e “quando la prima ondata sarà passata, allora verrà il nostro momento, allora sarà importante ricostruire il nostro Paese”.
Queste dichiarazioni sono del novembre 2019, “Wave” non aveva alcun riferimento al virus covid ma, presumibilmente qui si intende la prima fase dopo un rovesciamento.
Da un anno ormai, un gruppo di lavoro congiunto composto dal servizio militare di controspionaggio e tutela della costituzione indaga sugli estremisti di destra in divisa. L’indagine si concentrerà sullo Special Forces Command (KSK), ha detto il presidente di MAD Gramm. In passato, non solo le munizioni sparivano lì, ma era anche nota una festa in cui venivano lanciate teste di maiale, si suonava il rock di destra e si mostrava il saluto hitleriano.
Armi ed esplosivi sono stati poi trovati in possesso di un soldato KSK. Il presidente della MAD ha affermato che il “problema KSK” non può più essere basato solo su casi individuali. Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha annunciato lo scioglimento parziale dell’unità d’élite del KSK a causa delle attività dell’estremismo di destra.
Autoidentificazione come membri della Bundeswehr
Nel gruppo di Telegram #WIR, più di 240 persone hanno chattato. Tra loro c’erano diversi soldati, riservisti e veterani. Nella chat del febbraio 2020, Hartmut T. ha dichiarato di avere una nuova responsabilità in un reggimento di elicotteri da trasporto nel nord della Germania: la sua uniforme era decorata con vari distintivi di paracadutista e un distintivo di combattente.
T. appartiene al comando delle forze di pronto intervento e quindi subordinato alla stessa divisione del Commando Speciale KSK. In un altro forum, Hartmut T. riferisce di essere stato un soldato a contratto nella Bundeswehr per dodici anni.
Un altro uomo, Heiko Herbert G., vanta l’equipaggiamento originale delle forze armate e armamenti, nonché un cartellino identificativo autentico. I soldati della Bundeswehr li indossano in missione in modo che possano essere meglio identificati in caso di ferimento.
I due uomini non hanno risposto alla richiesta di commento di ZEIT ONLINE o non sono stati rintracciati. Sia il ministero della Difesa, sia l’associazione dei riservisti e le agenzie responsabili non hanno voluto commentare le specifiche questioni relative al personale, a tutela dei diritti personali, ma hanno generalmente condannato l’appartenenza di soldati e riservisti a gruppi di chat estremisti di destra.
Nella chat, i soldati hanno comunicato direttamente con Marion G., che era in stretto contatto con sospetti terroristi, sui quali il procuratore generale sta attualmente indagando. Queste conversazioni danno un’idea della visione del mondo dei membri della chat: “affrontare l’Antifa, non sarà così facile. (…) Chiunque voglia fare i conti con loro deve prepararsi bene. Farlo una sola volta sarebbe un fiasco per noi”, scrive ad esempio il riservista Heiko Herbert G. nel dicembre dello scorso anno.
“Tutti dovrebbero manifestare il loro rifiuto insieme !!! Nessuno di noi sa quando inizierà” e “Molti di noi hanno ancora bisogno di tempo per completare i nostri piani. Le perdite sarebbero troppo alte al momento”.
Nella primavera del 2020 sarà più chiaro: “solo colpire il ragazzo in bocca non è abbastanza! Non voglio scrivere altro a riguardo”.
Fonte
30/05/2020
Germania - Neonazisti nei corpi speciali della Bundeswehr
In Germania ha destato parecchio scalpore l’arresto, avvenuto il 13 maggio scorso, di un sottufficiale dei KSK (Kommando Spezialkräfte ossia i corpi speciali delle forze armate tedesche), che nella propria abitazione in Sassonia nascondeva armi, munizioni ed esplosivi.
In parte, i proiettili sono risultati sottratti all’arsenale del KSK, il cui comando ha sede a Calw in Baden-Wuerttemberg. Inoltre, nell’abitazione del sottufficiale, su cui il Servizio di controspionaggio militare indagava da tempo per sospetto estremismo di destra, la polizia ha sequestrato oggetti e materiali ispirati al nazismo.
Ma l’arresto di un militare dei corpi speciali della Bundeswehr non è stato una sorpresa. Da tempo, infatti, i commandos delle forze speciali sono noti per avere nei propri ranghi estremisti di destra e sono venuti fuori in più occasioni i legami tra i gruppi di destra e settori dell’esercito, della polizia e degli stessi servizi segreti.
Un altro caso era venuto fuori solo due anni fa. Secondo il settimanale Der Spiegel, un esponente neonazista, noto agli ambienti militari con il nome in codice “Hannibal”, era finito sotto accusa. Il soggetto era molto attivo nel settore del volontariato e avrebbe costituito diverse associazioni tese ad aiutare i reduci di guerra a reinserirsi nella società tedesca. Ma secondo l’inchiesta del Der Spiegel, si trattava di ben altro. “Hannibal” avrebbe infatti dato vita a una “formazione neonazista”, composta da ex membri delle Spezialkräfte e mirante a “eliminare i nemici della nazione”.
Come abbiamo documentato sul nostro giornale, un’indagine interna dell’esercito tedesco rivela che sono almeno 500 i casi simili nella Bundeswehr, dove sempre più militari inneggiano, con foto, messaggi e bandiere con le svastiche appese nelle loro stanze.
A febbraio di quest’anno, a Francoforte, cinque poliziotti sono stati sospesi con l’accusa di appartenere a un network neonazista. Avevano minacciato via fax di uccidere, anzi di macellare, la figlia di due anni dell’avvocatessa turca Seda Basay-Yildiz. Il messaggio anonimo riportava una firma “Nsu 2.0”.
Otto anni fa ci fu il clamoroso caso della copertura da parte dei servizi segreti tedeschi verso le attività criminose di un gruppo neonazista, del quale abbiamo ampiamente parlato e documentato sul nostro giornale.
Fonte
In parte, i proiettili sono risultati sottratti all’arsenale del KSK, il cui comando ha sede a Calw in Baden-Wuerttemberg. Inoltre, nell’abitazione del sottufficiale, su cui il Servizio di controspionaggio militare indagava da tempo per sospetto estremismo di destra, la polizia ha sequestrato oggetti e materiali ispirati al nazismo.
Ma l’arresto di un militare dei corpi speciali della Bundeswehr non è stato una sorpresa. Da tempo, infatti, i commandos delle forze speciali sono noti per avere nei propri ranghi estremisti di destra e sono venuti fuori in più occasioni i legami tra i gruppi di destra e settori dell’esercito, della polizia e degli stessi servizi segreti.
Un altro caso era venuto fuori solo due anni fa. Secondo il settimanale Der Spiegel, un esponente neonazista, noto agli ambienti militari con il nome in codice “Hannibal”, era finito sotto accusa. Il soggetto era molto attivo nel settore del volontariato e avrebbe costituito diverse associazioni tese ad aiutare i reduci di guerra a reinserirsi nella società tedesca. Ma secondo l’inchiesta del Der Spiegel, si trattava di ben altro. “Hannibal” avrebbe infatti dato vita a una “formazione neonazista”, composta da ex membri delle Spezialkräfte e mirante a “eliminare i nemici della nazione”.
Come abbiamo documentato sul nostro giornale, un’indagine interna dell’esercito tedesco rivela che sono almeno 500 i casi simili nella Bundeswehr, dove sempre più militari inneggiano, con foto, messaggi e bandiere con le svastiche appese nelle loro stanze.
A febbraio di quest’anno, a Francoforte, cinque poliziotti sono stati sospesi con l’accusa di appartenere a un network neonazista. Avevano minacciato via fax di uccidere, anzi di macellare, la figlia di due anni dell’avvocatessa turca Seda Basay-Yildiz. Il messaggio anonimo riportava una firma “Nsu 2.0”.
Otto anni fa ci fu il clamoroso caso della copertura da parte dei servizi segreti tedeschi verso le attività criminose di un gruppo neonazista, del quale abbiamo ampiamente parlato e documentato sul nostro giornale.
Fonte
21/02/2020
Germania - I network nazisti dentro polizia e forze armate tedesche
Nel cuore dell’Europa crescono i cuori neri del neonazismo. Se, come al solito, i nazifascisti vengono descritti come “matti” ma solo dopo che hanno fatto stragi o ammazzato qualcuno, sta emergendo come anche dentro gli apparati statali, in particolare nella polizia e nell’esercito, si siano create cellule neonaziste.
Nel centro del “cuore finanziario” della Germania, ossia Francoforte, cinque poliziotti sono stati sospesi con l’accusa di appartenere a un network neonazista. Avevano minacciato via fax di uccidere, anzi di macellare, la figlia di due anni dell’avvocatessa turca Seda Basay-Yildiz. Il messaggio anonimo riportava una firma “Nsu 2.0”.
La cellula, anche nel nome, si rifà alla Nationalsozialistischer Untergrund, il gruppo terroristico di ultradestra processato nel 2011 dopo 13 anni di attività e ritenuto responsabile di 10 omicidi, 14 rapine e due attacchi bomba andati a vuoto. Tra le vittime, anche in quel caso, nove turchi e un greco. L’avvocatessa Basay-Yildiz è il legale dei parenti delle vittime. I cinque agenti di Francoforte, quattro uomini e una donna, erano stati individuati grazie ad una chat dove si scambiavano foto di Hitler, svastiche e notizie di stampo razzista.
Ma un’indagine interna dell’esercito tedesco rivela che sono almeno 500 i casi simili nella Bundeswehr, dove sempre più militari inneggiano, con foto, messaggi e bandiere con le svastiche appese nelle loro stanze.
Otto anni fa ci fu il clamoroso caso della copertura da parte dei servizi segreti tedeschi verso le attività criminose di un gruppo neonazista, del quale abbiamo ampiamente parlato e documentato sul nostro giornale.
La polizia tedesca in un’operazione iniziata nei giorni scorsi, ha arrestato nell’ovest e dell’est del Paese, i membri di un gruppo terroristico di estrema destra. I loro obiettivi erano attentati contro richiedenti asilo, moschee e rappresentanti politici antirazzisti. Nell’appartamento di uno degli arrestati, secondo alcuni media, sarebbero state rinvenute sostanze chimiche per realizzare un ordigno mortale.
Gli ultimi sanguinosi attacchi razzisti erano avvenuti il 9 ottobre del 2019 a Halle, in Sassonia, dove un neonazista tedesco di 27 anni dopo aver tentato senza successo di entrare in una sinagoga, uccise invece in un vicino ristorante di kebab e ne ferì altre due. L’altro a Bottrop, il giorno di Capodanno, quando un 50enne investì con la propria auto un gruppo di rifugiati siriani e afghani, cercando di ucciderli. Cinque rimasero feriti. Ma come al solito si trattava di due nazisti “matti”, dopo però.
Fonte
Nel centro del “cuore finanziario” della Germania, ossia Francoforte, cinque poliziotti sono stati sospesi con l’accusa di appartenere a un network neonazista. Avevano minacciato via fax di uccidere, anzi di macellare, la figlia di due anni dell’avvocatessa turca Seda Basay-Yildiz. Il messaggio anonimo riportava una firma “Nsu 2.0”.
La cellula, anche nel nome, si rifà alla Nationalsozialistischer Untergrund, il gruppo terroristico di ultradestra processato nel 2011 dopo 13 anni di attività e ritenuto responsabile di 10 omicidi, 14 rapine e due attacchi bomba andati a vuoto. Tra le vittime, anche in quel caso, nove turchi e un greco. L’avvocatessa Basay-Yildiz è il legale dei parenti delle vittime. I cinque agenti di Francoforte, quattro uomini e una donna, erano stati individuati grazie ad una chat dove si scambiavano foto di Hitler, svastiche e notizie di stampo razzista.
Ma un’indagine interna dell’esercito tedesco rivela che sono almeno 500 i casi simili nella Bundeswehr, dove sempre più militari inneggiano, con foto, messaggi e bandiere con le svastiche appese nelle loro stanze.
Otto anni fa ci fu il clamoroso caso della copertura da parte dei servizi segreti tedeschi verso le attività criminose di un gruppo neonazista, del quale abbiamo ampiamente parlato e documentato sul nostro giornale.
La polizia tedesca in un’operazione iniziata nei giorni scorsi, ha arrestato nell’ovest e dell’est del Paese, i membri di un gruppo terroristico di estrema destra. I loro obiettivi erano attentati contro richiedenti asilo, moschee e rappresentanti politici antirazzisti. Nell’appartamento di uno degli arrestati, secondo alcuni media, sarebbero state rinvenute sostanze chimiche per realizzare un ordigno mortale.
Gli ultimi sanguinosi attacchi razzisti erano avvenuti il 9 ottobre del 2019 a Halle, in Sassonia, dove un neonazista tedesco di 27 anni dopo aver tentato senza successo di entrare in una sinagoga, uccise invece in un vicino ristorante di kebab e ne ferì altre due. L’altro a Bottrop, il giorno di Capodanno, quando un 50enne investì con la propria auto un gruppo di rifugiati siriani e afghani, cercando di ucciderli. Cinque rimasero feriti. Ma come al solito si trattava di due nazisti “matti”, dopo però.
Fonte
12/11/2017
Preparatevi al collasso della UE
Zero Hedge rilancia un articolo che spiega come il caso catalano, dal punto di vista politico, sia l’ennesima inevitabile disfatta politica della UE. Nonostante qualcuno abbia ravvisato nella secessione catalana un obiettivo di frammentazione dello stato nazionale perseguito dai vertici europei, infatti, la situazione attuale non fa altro che esporre per l’ennesima volta la totale inettitudine delle istituzioni unioniste di Bruxelles. Nel frattempo il paese più potente, il vero egemone, la Germania, lascia fare per pura indifferenza. Qualunque cosa succeda, l’esito sarà quello di una conflittualità interna che nessuna istituzione superiore avrà l’autorità di mediare o ricomporre. Nel frattempo le forze armate tedesche si preparano al “caso peggiore”, quello di crollo della UE.
di Raul Ilargi Meijer via The Automatic Earth blog, 05 novembre 2017
Se c’è una cosa che la diatriba tra Spagna e Catalogna può servire a ricordare è la Turchia. Per la UE si tratta di un problema molto più grosso di quanto si pensi.
Innanzitutto Bruxelles non può più continuare a insistere sul fatto che si tratti di un problema interno della Spagna, almeno non da quanto il presidente catalano Puidgemont è... a Bruxelles, dove si trovano anche altri quattro membri del suo governo.
Questa situazione sposta le decisioni dal sistema giudiziario spagnolo alla sua controparte belga. E le due parti non sono esattamente gemelle, nonostante si tratti di due paesi che fanno parte della UE. Questo porta alla luce un problema europeo piuttosto importante: la mancanza di omogeneità nei sistemi giudiziari. I cittadini dei paesi UE sono liberi di spostarsi e di lavorare in tutti i paesi della UE, ma sono comunque soggetti a diversi sistemi legislativi e a diverse costituzioni.
Il modo in cui il governo spagnolo sta cercando di mettere le mani su Puidgemont è esattamente lo stesso con cui il presidente turco Erdogan sta cercando di catturare il suo presunto arcinemico, Fethullah Gülen, che da tempo è residente in Pennsylvania. Ma gli Stati Uniti non sono disposti a estradare Gülen, nemmeno ora che la Turchia mette sotto arresto il personale delle ambasciate statunitensi. Gli americani ne hanno avuto abbastanza di Erdogan.
Erdogan accusa Gülen di organizzazione di un colpo di stato. Il primo ministro spagnolo Rajoy accusa il governo catalano esattamente della stessa cosa. Non si tratta, però, dello stesso tipo di colpo di stato. Quello turco è stato caratterizzato da violenza e morte. Quello spagnolo invece non lo è stato, o almeno non lo è stato da parte di chi oggi viene accusato di aver condotto questa azione.
Bruxelles avrebbe dovuto intervenire nel caos catalano già da molto tempo, invocando un incontro e una composizione pacifica, anziché insistere sul fatto che tutto questo non avesse a che vedere con la UE, come invece è stato vigliaccamente e facilmente affermato. O sei un’Unione oppure non lo sei. Se lo sei, allora è tua responsabilità garantire il benessere di tutti i tuoi cittadini. Non puoi fare distinzioni e preferenze, devi essere coerente.
Oggi il giornale belga De Standaard ha fatto una curiosa distinzione. Ha detto che al sistema giudiziario belga non è stato chiesto di “estradare” (uitlevering) Puidgemont in Spagna, ma di cederlo (overlevering). È questo l’assurdo lessico del legalese.
L’articolo ha anche affermato che il caso sarà portato davanti a tre diverse corti giudiziarie, ciascuna delle quali avrà 15 giorni per annunciare una propria decisione. Per questo motivo Puidgemont è al sicuro per almeno un mese e mezzo. Poi, per il 21 dicembre, Rajoy ha indetto le elezioni in Catalogna. In vista di queste si dice che voglia bandire come illegali diversi partiti. Non sorprendetevi se tra questi ci sarà il partito di Puidgemont.
Peraltro, se anche il presidente catalano democraticamente eletto dovesse perdere tutti i ricorsi a sua disposizione, potrebbe sempre chiedere asilo politico al Belgio (a quanto pare il Belgio è l’unico paese UE a cui i cittadini UE possano chiedere asilo politico). A quel punto ci troveremmo in una situazione giudiziaria alquanto caotica, che vedrà la Spagna contro il Belgio contro la UE. In un certo senso questo sarebbe un fatto positivo, perché metterebbe alla prova un sistema che non è affatto preparato a tutte queste divergenze.
Ma che ennesimo disastro sarebbe, per la UE! Essa ha già mostrato zero capacità di leadership in questo caso politico, sia da parte dei suoi vertici come il capo della Commissione Europea, Juncker, sia da parte di Angela Merkel, il suo capo di stato più potente. Come potremmo non pensare che l’Unione Europea sia completamente alla deriva? Da questo punto di vista si tratta di una situazione non meno grave della crisi dei rifugiati o della decapitazione dell’economia greca.
La minaccia di infliggere condanne a 30 anni di prigione a persone che hanno solamente organizzato un’elezione pacifica non è esattamente ciò per cui la UE dovrebbe battersi. E adesso che sta avvenendo, questo minaccia la sua stessa sopravvivenza. L’Europa non può essere la terra di Francisco Franco o di Erdogan. Non può voltarsi dall’altra parte e pretendere di andare avanti.
Potrebbe essere questo il motivo per il quale le forze armate tedesche, la Bundeswehr, hanno preparato un rapporto che considera gli scenari futuri per l’Europa, inclusi i peggiori. L’articolo di Der Spiegel è scritto solo in tedesco, e il mio tedesco è un po’ arrugginito, ma la traduzione mediante Google sembra terribilmente accurata. Ho dovuto cambiare solo poche parole.
Gli autori non immaginano che l’opzione peggiore si verifichi in Spagna o in Grecia, ma forse dovrebbero. Ad ogni modo, le loro proiezioni sono abbastanza chiare e danno da pensare.
Gli strateghi militari pensano che il crollo della UE sia possibile:
C’è un lungo articolo a pagamento di Der Spiegel sulla questione, ma tutto ciò dovrebbe essere quantomeno argomento di discussione. Angela Merkel può anche passare tutto il suo tempo a pronunciare discorsi pro-UE, e così possono fare anche tutti gli altri leader europei, ma il suo esercito ha seri dubbi su tutto ciò. E di fronte alla palude che si è aperta col caso catalano, chi potrebbe più dubitare che abbiano ragione ad avere dubbi?
Il movimento DiEM25 di Yanis Varoufakis è completamente indirizzato alla democratizzazione della UE, ma si tratta davvero di un obiettivo realistico? Quanto deve divergere un’Unione prima di decidere che è meglio lasciarla andare al suo destino? La Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca perseguono obiettivi completamente diversi da quelli dei Paesi Bassi e della Germania. Il nuovo presidente francese Macron si sta rendendo sempre più conto che tutto ciò che può fare è ciò che la Merkel gli permette di fare.
E ora ecco che arriva la Spagna e cerca di comminare leggi franchiste e violenza ai suoi cittadini. Bruxelles non fa nulla, Berlino non fa nulla. I rifugiati possono restarsene a marcire sulle isole greche se i paesi dell’Est non li vogliono, e le nonne catalane vengono massacrate dalle truppe franchiste mentre Bruxelles non trova proprio niente da ridire.
Il modo in cui la UE funziona oggi non è un caso, così come non lo sono i suoi recenti sviluppi. La Bruxelles di oggi è il culmine di 50-60 anni di progressiva istituzionalizzazione. Non è cosa che si possa cambiare con un’elezione qua o là.
La Catalogna sarà la fine dei giochi per Bruxelles? O lo sarà invece la crisi dei rifugiati? Lo sarà la Brexit? E’ impossibile dirlo, ma ciò che è sicuro è che allo stato attuale l’Unione non ha futuro, e al tempo stesso non c’è alcuna soluzione in vista. I poteri attualmente in essere sono ben radicati, e non hanno alcuna intenzione di abdicare solo perché lo vuole qualche paese, o parte di qualche paese, o qualche partito politico, o qualche gruppo di elettori.
La UE è profondamente antidemocratica e ha tutta l’intenzione di rimanerlo.
Immaginate che il Belgio “ceda” Puidgemont, l’uomo il cui movimento ha portato la nonviolenza a un livello nuovo e moderno, e immaginate che Rajoy lo condanni a 30 anni di carcere, e che lo stesso individuo il giorno dopo sieda a qualche meeting a Bruxelles. Che quadro verrebbe dipinto davanti agli occhi di 500 milioni di cittadini europei?
Sono pazzi se pensano di cavarsela in questo modo.
Fonte
di Raul Ilargi Meijer via The Automatic Earth blog, 05 novembre 2017
Se c’è una cosa che la diatriba tra Spagna e Catalogna può servire a ricordare è la Turchia. Per la UE si tratta di un problema molto più grosso di quanto si pensi.
Innanzitutto Bruxelles non può più continuare a insistere sul fatto che si tratti di un problema interno della Spagna, almeno non da quanto il presidente catalano Puidgemont è... a Bruxelles, dove si trovano anche altri quattro membri del suo governo.
Questa situazione sposta le decisioni dal sistema giudiziario spagnolo alla sua controparte belga. E le due parti non sono esattamente gemelle, nonostante si tratti di due paesi che fanno parte della UE. Questo porta alla luce un problema europeo piuttosto importante: la mancanza di omogeneità nei sistemi giudiziari. I cittadini dei paesi UE sono liberi di spostarsi e di lavorare in tutti i paesi della UE, ma sono comunque soggetti a diversi sistemi legislativi e a diverse costituzioni.
Il modo in cui il governo spagnolo sta cercando di mettere le mani su Puidgemont è esattamente lo stesso con cui il presidente turco Erdogan sta cercando di catturare il suo presunto arcinemico, Fethullah Gülen, che da tempo è residente in Pennsylvania. Ma gli Stati Uniti non sono disposti a estradare Gülen, nemmeno ora che la Turchia mette sotto arresto il personale delle ambasciate statunitensi. Gli americani ne hanno avuto abbastanza di Erdogan.
Erdogan accusa Gülen di organizzazione di un colpo di stato. Il primo ministro spagnolo Rajoy accusa il governo catalano esattamente della stessa cosa. Non si tratta, però, dello stesso tipo di colpo di stato. Quello turco è stato caratterizzato da violenza e morte. Quello spagnolo invece non lo è stato, o almeno non lo è stato da parte di chi oggi viene accusato di aver condotto questa azione.
Bruxelles avrebbe dovuto intervenire nel caos catalano già da molto tempo, invocando un incontro e una composizione pacifica, anziché insistere sul fatto che tutto questo non avesse a che vedere con la UE, come invece è stato vigliaccamente e facilmente affermato. O sei un’Unione oppure non lo sei. Se lo sei, allora è tua responsabilità garantire il benessere di tutti i tuoi cittadini. Non puoi fare distinzioni e preferenze, devi essere coerente.
Oggi il giornale belga De Standaard ha fatto una curiosa distinzione. Ha detto che al sistema giudiziario belga non è stato chiesto di “estradare” (uitlevering) Puidgemont in Spagna, ma di cederlo (overlevering). È questo l’assurdo lessico del legalese.
L’articolo ha anche affermato che il caso sarà portato davanti a tre diverse corti giudiziarie, ciascuna delle quali avrà 15 giorni per annunciare una propria decisione. Per questo motivo Puidgemont è al sicuro per almeno un mese e mezzo. Poi, per il 21 dicembre, Rajoy ha indetto le elezioni in Catalogna. In vista di queste si dice che voglia bandire come illegali diversi partiti. Non sorprendetevi se tra questi ci sarà il partito di Puidgemont.
Peraltro, se anche il presidente catalano democraticamente eletto dovesse perdere tutti i ricorsi a sua disposizione, potrebbe sempre chiedere asilo politico al Belgio (a quanto pare il Belgio è l’unico paese UE a cui i cittadini UE possano chiedere asilo politico). A quel punto ci troveremmo in una situazione giudiziaria alquanto caotica, che vedrà la Spagna contro il Belgio contro la UE. In un certo senso questo sarebbe un fatto positivo, perché metterebbe alla prova un sistema che non è affatto preparato a tutte queste divergenze.
Ma che ennesimo disastro sarebbe, per la UE! Essa ha già mostrato zero capacità di leadership in questo caso politico, sia da parte dei suoi vertici come il capo della Commissione Europea, Juncker, sia da parte di Angela Merkel, il suo capo di stato più potente. Come potremmo non pensare che l’Unione Europea sia completamente alla deriva? Da questo punto di vista si tratta di una situazione non meno grave della crisi dei rifugiati o della decapitazione dell’economia greca.
La minaccia di infliggere condanne a 30 anni di prigione a persone che hanno solamente organizzato un’elezione pacifica non è esattamente ciò per cui la UE dovrebbe battersi. E adesso che sta avvenendo, questo minaccia la sua stessa sopravvivenza. L’Europa non può essere la terra di Francisco Franco o di Erdogan. Non può voltarsi dall’altra parte e pretendere di andare avanti.
Potrebbe essere questo il motivo per il quale le forze armate tedesche, la Bundeswehr, hanno preparato un rapporto che considera gli scenari futuri per l’Europa, inclusi i peggiori. L’articolo di Der Spiegel è scritto solo in tedesco, e il mio tedesco è un po’ arrugginito, ma la traduzione mediante Google sembra terribilmente accurata. Ho dovuto cambiare solo poche parole.
Gli autori non immaginano che l’opzione peggiore si verifichi in Spagna o in Grecia, ma forse dovrebbero. Ad ogni modo, le loro proiezioni sono abbastanza chiare e danno da pensare.
Gli strateghi militari pensano che il crollo della UE sia possibile:
Secondo le informazioni di Der Spiegel, la Bundeswehr avrebbe esaminato per la prima volta scenari che seguono le tendenze della società e della politica fino al 2040. Gli strateghi stanno cercando di definire anche il peggiore degli scenari possibili. La Bundeswehr ritiene che la fine dell’Occidente nella sua forma attuale sia una possibilità che potrebbe verificarsi entro i prossimi decenni. Tutto questo secondo le informazioni che Der Spiegel ha ottenuto da “Prospettive strategiche 2040”, un documento che è stato adottato alla fine di febbraio dai vertici del Ministero della Difesa e che da allora è stato tenuto sotto silenzio.È abbastanza divertente notare che le “proiezioni future” assomigliano proprio alla UE di oggi, almeno per come la vedo io, non a quella del 2040.
Per la prima volta nella storia, questo documento di 102 pagine della Bundeswehr mostra come le tendenze nella società e i conflitti internazionali possano influenzare le politiche di sicurezza tedesche dei decenni a venire. Lo studio definisce il quadro entro il quale la Bundeswehr dovrà probabilmente muoversi nel prossimo futuro.
Il documento non fornisce alcuna decisione specifica sugli equipaggiamenti e le forze in campo. In uno dei sei scenari (“La disintegrazione della UE e la Germania in modalità reattiva”) gli autori ipotizzano una serie di “contrapposizioni multiple”. Le proiezioni future descrivono un mondo nel quale l’ordine internazionale sarà eroso dopo “decenni di instabilità”, i sistemi di valori globali divergeranno e la globalizzazione avrà termine.
“L’ampliamento della UE è stato un obiettivo per lo più abbandonato, già altri paesi hanno lasciato il blocco UE e l’Europa ha perso la sua competitività globale”, scrive uno stratega della Bundeswehr. “Un mondo sempre più caotico e propenso al conflitto ha mutato drasticamente il contesto della difesa per la Germania e l’Europa”. Nel quinto scenario (“Oriente contro Occidente”), alcuni paesi della UE orientale hanno bloccato il processo di integrazione europea mentre altri hanno già “aderito al blocco orientale”.
Nel quarto scenario (“competizione multipolare”) l’estremismo è in crescita e ci sono paesi UE che “occasionalmente sembrano avvicinarsi al modello russo” di capitalismo statale. Il documento non fa espressamente alcuna previsione, ma tutti gli scenari sembrano “verosimili entro il 2040”, scrivono gli autori. Le simulazioni sono state sviluppate da studiosi del Federal Armed Forces Planning Office.
C’è un lungo articolo a pagamento di Der Spiegel sulla questione, ma tutto ciò dovrebbe essere quantomeno argomento di discussione. Angela Merkel può anche passare tutto il suo tempo a pronunciare discorsi pro-UE, e così possono fare anche tutti gli altri leader europei, ma il suo esercito ha seri dubbi su tutto ciò. E di fronte alla palude che si è aperta col caso catalano, chi potrebbe più dubitare che abbiano ragione ad avere dubbi?
Il movimento DiEM25 di Yanis Varoufakis è completamente indirizzato alla democratizzazione della UE, ma si tratta davvero di un obiettivo realistico? Quanto deve divergere un’Unione prima di decidere che è meglio lasciarla andare al suo destino? La Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca perseguono obiettivi completamente diversi da quelli dei Paesi Bassi e della Germania. Il nuovo presidente francese Macron si sta rendendo sempre più conto che tutto ciò che può fare è ciò che la Merkel gli permette di fare.
E ora ecco che arriva la Spagna e cerca di comminare leggi franchiste e violenza ai suoi cittadini. Bruxelles non fa nulla, Berlino non fa nulla. I rifugiati possono restarsene a marcire sulle isole greche se i paesi dell’Est non li vogliono, e le nonne catalane vengono massacrate dalle truppe franchiste mentre Bruxelles non trova proprio niente da ridire.
Il modo in cui la UE funziona oggi non è un caso, così come non lo sono i suoi recenti sviluppi. La Bruxelles di oggi è il culmine di 50-60 anni di progressiva istituzionalizzazione. Non è cosa che si possa cambiare con un’elezione qua o là.
La Catalogna sarà la fine dei giochi per Bruxelles? O lo sarà invece la crisi dei rifugiati? Lo sarà la Brexit? E’ impossibile dirlo, ma ciò che è sicuro è che allo stato attuale l’Unione non ha futuro, e al tempo stesso non c’è alcuna soluzione in vista. I poteri attualmente in essere sono ben radicati, e non hanno alcuna intenzione di abdicare solo perché lo vuole qualche paese, o parte di qualche paese, o qualche partito politico, o qualche gruppo di elettori.
La UE è profondamente antidemocratica e ha tutta l’intenzione di rimanerlo.
Immaginate che il Belgio “ceda” Puidgemont, l’uomo il cui movimento ha portato la nonviolenza a un livello nuovo e moderno, e immaginate che Rajoy lo condanni a 30 anni di carcere, e che lo stesso individuo il giorno dopo sieda a qualche meeting a Bruxelles. Che quadro verrebbe dipinto davanti agli occhi di 500 milioni di cittadini europei?
Sono pazzi se pensano di cavarsela in questo modo.
Fonte
Iscriviti a:
Post (Atom)
