Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/11/2025

Diecimila persone in piazza a Messina contro il Ponte


Ancora una volta migliaia di persone hanno percorso le strade di Messina. Presenti tante realtà del Sud decise a difendere i propri territori dalla furia devastatrice delle politiche coloniali ed estrattiviste.

In questi giorni la governance del ponte ha subito un duro colpo, ma in pochi si fanno illusioni. È possibile che tornino ancora, perché il dispositivo del ponte è uno strumento troppo succulento per il blocco sociale che lo sostiene.

I No Ponte annunciano con il riuscito corteo di ieri che continueranno la lotta per rivendicare le risorse destinate al ponte affinché vengano soddisfatti i bisogni che esprimono i territori.

Qui di seguito il documento finale dell’Assemblea No Ponte.
Abbiamo fatto un altro passo. Tantissime volte ci siamo ritrovati in questa piazza alla fine di un corteo no ponte. E siamo sempre stati in tanti. Sì, perché questo è sempre stato il movimento no ponte, un movimento di popolo, un movimento dal basso, un movimento di abitanti che vogliono decidere del proprio futuro. Questo è sempre stato il movimento no ponte, un luogo d’incontro per tutte le lotte territoriali.

Oggi, collegati con la manifestazione che intanto si svolge a Roma, questo luogo è anche la Palestina. Perché Gaza è oggi il nome comune di ogni ingiustizia e perché il progetto di ricostruzione di Gaza è la manifestazione più feroce delle politiche estrattiviste e coloniali di cui anche il ponte è espressione. Quelle stesse politiche estrattiviste e coloniali che portano con sé morte e repressione, repressione che colpisce i movimenti con arresti, multe, misure sempre più restrittive della libertà di manifestare,

Saremmo potuti venire in piazza convinti di dovere dare l’ultima spallata, convinti che, alla fine, un giudice metterà fine a questa follia e che ci preserverà dalla devastazione. Saremmo potuti venire in piazza convinti che fosse riconosciuta la ragionevolezza delle nostre argomentazioni, che, alla fine, le bugie hanno le gambe corte e la giustizia prevale sempre. Noi, però, abbiamo imparato che non è così.

In tutti questi anni abbiamo imparato che la storia del ponte è fatta di un’alternanza di fasi e che ad uno stop segue sempre una ripresa. Non è, d’altronde, solo la storia del ponte. È la storia delle grandi opere e avviene perché intorno alle grandi opere si forma un blocco sociale che si nutre delle risorse pubbliche.

Per questo ci fidiamo così poco delle forze politiche, perché gli abbiamo visto cambiare opinione troppe volte. E anche quando si sono schierate per il no al ponte gli abbiamo visto usare troppo spesso un no condizionato. “Il nostro non è un no ideologico”, dicono. E quale sarebbe il no ideologico? “Questo progetto non sta in piedi”, dicono. E se stesse in piedi, diventeremmo per quello a favore del ponte? Noi pensiamo, invece, che dalla storia del ponte bisogna uscire definitivamente.

Il ponte non è emendabile, non esiste il ponte ecologico, non esiste il progetto che non impatta sul territorio, soprattutto non esiste un ponte che non sperpera enormi quantità di risorse pubbliche che andrebbero usate per la messa in sicurezza del territorio, per scuole, ospedali, reddito. Così come abbiamo scritto nell’appello “Il Sud unito contro il ponte”.
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26/05/2024

La Lega propone pene severe per i “No Ponte”

Il deputato della Lega Igor Iezzi ha presentato un emendamento al DDL sicurezza in discussione nella Commissione Affari Costituzionali che introduce un nuovo articolo del Codice penale contro chi si oppone “alla realizzazione di un’opera pubblica e di un’infrastruttura strategica”.

Non ci vuole alcuno sforzo mentale per capire che con questo emendamento la Lega intende blindare la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina per rendere difficile la vita alle calabresi e ai calabresi, alle siciliane e ai siciliani impegnati nel vasto e sempre crescente movimento No Ponte, spazio libero che raggruppa comitati, associazioni di tante tipologie, movimenti e partiti politici in opposizione al governo Meloni-Salvini-Tajani, sindacati confederali (esclusa la Cisl), collettivi studenteschi medi e universitari, organizzazioni ambientaliste, sindacati di base e tanta cittadinanza senza collocazione organizzativa.

L’emendamento Iezzi prevede il carcere da 4 a 20 anni a chi possa minacciare il blocco di opere infrastrutturali. Insomma, con questo emendamento, se dovesse diventare legge, anche un volantino contro il Ponte potrà essere perseguito penalmente.

Dal movimento No Ponte apprendiamo che “con il Decreto Ponte che considera l’infrastruttura opera strategica era chiaro che sarebbero state inasprite le pene in caso di contestazioni”.

“L’ emendamento della Lega anti-contestazione – si legge in una nota “No Ponte” – dimostra che avevamo ragione. È evidente che l’iniziativa di Salvini e dei suoi manifesta un deficit di consenso. Hanno capito benissimo che le comunità che abitano lo Stretto il ponte non lo vogliono. Vogliono, dunque, imporlo con la forza. Sappiano che non ci fanno paura”.

L’emendamento repressivo di Iezzi segue a ruota la proposta di Salvini sul ripristino della leva militare obbligatoria.

Che aspettarsi ancora?

L’attacco alla legge 194, l’omofobia, l’attivazione dell’Autonomia Differenziata, i magistrati eletti dai partiti, il bavaglio per la stampa, l’attacco al diritto di sciopero, il premierato...

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12/08/2023

Contro il Ponte e le inutili grandi opere: oggi manifestazione a Messina

USB partecipa alla Manifestazione del 12 agosto a Messina, per rilanciare la mobilitazione contro l’assurda ripresa del progetto di costruzione del Ponte di Messina.

La sola evocazione del tema dovrebbe suscitare la ferma opposizione di tutti, per la irrealizzabilità tecnica ma prima ancora per la insensatezza politica di un’opera che è solo un fantasma da evocare per tutti quelli che non hanno nessuna intenzione di affrontare i problemi strutturali del Paese e del suo meridione.

Dopo un’estate, l’ennesima, di devastazione, incendi ed enormi disagi nei trasporti, l’insistenza ottusa sul ponte è l’ennesimo segnale di uno scollamento tra la politica e i bisogni della popolazione.

L’appuntamento è alle 16:30 alla stazione FF.SS di Villa San Giovanni per chi arriva dal “continente” e alle 18 in piazza Cairoli a Messina per gridare forte la nostra opposizione al Ponte e parlare di un altro modello di sviluppo per il Sud.

Unione Sindacale di Base

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Manifestare contro il Ponte, ma cosa c’entrano Cgil e Pd?

Sabato 12 agosto, a Messina, alle ore 18, da piazza Cairoli partirà il corteo indetto dal Movimento No Ponte, corteo che si concluderà davanti al Municipio dove si svolgerà un concerto musicale con artiste e artisti da tutta la Sicilia e la Calabria: Alva / Basiliscus P / Cesare Basile / Elfo Calabro / Kento & Mad Simon / K19 Tribe / La Stanza della Nonna / Moskillz / Papalia / Ras Pepy / Relax & Jeyden / Shili / Sicilia e dintorni / Skilla / Tunaman / Zu Luciano / 4RaroSound & Negus selecta

Come Federazione Del Sociale USB Catania abbiamo da sempre dato il nostro supporto alle manifestazioni No Ponte e siamo perfettamente d’accordo con l’impostazione degli organizzatori di non chiedere adesioni di sigle, lasciando libere le adesioni e la partecipazione.

Ma questo non ci impedisce di evidenziare la presenza ipocrita e strumentale della CGIL e del PD a queste manifestazioni:

1) la CGIL è favorevole al Tav ma continua ad essere presente nelle proteste contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina;

2) il PD, partito atlantista, manifesta contro il Ponte che sarebbe, se venisse realizzato, prima di tutto un passaggio viario privilegiato per la NATO e le stesse forze armate dello stato italiano.

Che dire?

Federazione Del Sociale USB Catania

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18/06/2023

Dalla No Tav al No Ponte in Sicilia al fango di Bologna: una grande giornata di lotta

Tre grandi mobilitazioni popolari di resistenza sui territori: dalla Val di Susa alla Sicilia passando per l’Emilia devastata dall’alluvione. Protagonismo popolare e alternative di sistema ci mettono la faccia. Ci si vede in piazza a Roma sabato 24 giugno.

Val di Susa/Maurienne. Il corteo No Tav

Una grande giornata di lotta No Tav come non se ne vedevano da tempo e con delle importanti novità che non poco preoccupano la lobby internazionale degli affari legata alle grandi opere pubbliche. Il primo dato, non trascurabile, è la pressione esercitata dalle popolazioni sui due lati delle Alpi. In Maurienne, una mobilitazione imponente ha percorso le strade della valle verso i cantieri geognostici scontrandosi con un imponente dispositivo di polizia, successivamente ha raggiunto la strada provinciale per poi provare a raggiungere l’autostrada, scontrandosi nuovamente con i 2000 gendarmi messi in campo per l’occasione. L'arteria principale è stata raggiunta in un secondo momento beffando la polizia e aggirando il blocco attraversando il fiume riuscendo così a fermare il traffico.
In Val di Susa i No Tav italiani diretti al corteo, respinti alla frontiera dal blocco della polizia italiana e francese, sono rientrati verso il cantiere dell’autoporto di San Didero. Anche qui, ore di gli idranti della polizia e un fitto lancio di lacrimogeni, hanno permesso la tenuta temporanea delle recinzioni.

Una mobilitazione, quella del 17 giugno, lanciata da tempo che, come dicevamo, ha fatto non poco innervosire e preoccupare i governi e TELT stessa (la società pubblica italo francese incaricata di progettare la nuova Torino Lione ad alta velocità). Il movimento francese Le Soulevement de la Terre ad inizio anno aveva infatti lanciato un grande appuntamento di ragionamento e prospettiva sul suo agire e sul futuro del territorio europeo tutto. Cambiamenti climatici, ambiente, grandi opere e risorse idriche. Un luogo simbolo, la ZAD a Notre Dame de Landes, da cui era partita la grande mobilitazione in difesa di Sainte Soline che tutti abbiamo imparato a conoscere anche per la durezza della battaglia campale che lì vi si era svolta. Da quei giorni, da quei ragionamenti nasce l’esigenza per questo movimento e per i No Tav della Val Maurienne di portare la lotta e l’attenzione di tutti verso lo scempio e la devastazione che i cantieri geognostici della Torino-Lione stanno portando alla loro terra. Da qui inizia la preparazione, le assemblee e gli incontri.

Da qui inizia a salire la preoccupazione dei governi, mai così in difficoltà verso questo progetto, vecchio, antieconomico e criticato sempre più da intere parti dell’establishment governativo soprattutto francese. Se da un lato infatti iniziano a venire a galla dubbi e capacità nei confronti di TELT, dall’altro cresce sempre più nelle popolazioni, soprattutto giovanili, la consapevolezza che solo attraverso la lotta si potrà cambiare il futuro della propria vita e della propria terra.

Viene così lanciata la mobilitazione e nell’ultima settimana si scatena l’ira scomposta dei governi che attraverso le prefetture locali italiane e francesi producono un innalzamento della tensione senza precedenti con l’obiettivo di depotenziare se non annullare del tutto la grande manifestazione internazionale e popolare del 17 giugno. E qui l’altra grande novità, il piano non funziona proprio per niente, anzi, si rivela un vero e proprio boomerang che porta al grande risultato odierno.

Da un lato viene interrotto il dialogo con gli organizzatori con delle banali scuse, poi a sorpresa due giorni prima del corteo viene diramata un’ordinanza prefettizia che impedisce la circolazione in diversi comuni della Val Maurienne. A sorpresa moltissimi e moltissime No Tav italiani/e ricevono al confine, chi giorni prima, chi il giorno stesso del corteo un “foglio di via” dal territorio francese, 5 pullman italiani vengono bloccati per ore al confine impedendogli di raggiungere la mobilitazione.

Tutto questo però, genera una reazione per loro, i signori del Tav, inaspettata. Non solo non funziona, ma ancora più persone decidono di non sottostare a tutto questo, di schierarsi, di scegliere la loro terra e i loro compagni strada. Per chi ancora aveva dei dubbi, in Val Maurienne, in Francia, ora è tutto più chiaro. Da un lato chi devasta l’ambiente e pratica la violenza brutale della polizia, dall’altro chi in modo onesto, rischiando la propria vita difende l’ambiente. E poi ancora, dopo ore di attesa al confine i No Tav italiani che ritornano in Valsusa con un chiaro obiettivo. È una giornata di lotta e non ci si ferma. In contemporanea con la pressione dal lato francese inizia la pressione in Italia con un cantiere circondato, salvo per un giorno solo grazie alla brutalità degli idranti e dei lacrimogeni.

Mai come oggi l’opera vacilla ed è fragile, un gigante di carte e progetti dai piedi d’argilla. Ansimanti telecronache mainstream narrano in modo scomposto la giornata, non potendo tacere la potenza della mobilitazione. Un progetto del 1990 che dopo 30 anni ormai lancia attraverso le bocche dei politicanti e delle servili telecronache mirabolanti inaugurazioni tra altri 30 anni. Mai come ora fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi!

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Messina: il corteo No Ponte

Il movimento No Ponte si è rimesso in moto con una grande manifestazione a Messina. In piazza, insieme con gli storici esponenti che dai primi anni 2000 hanno animato il fronte del no al Ponte, c’era una nuova generazione di attivisti. Si è trattato del primo corteo di protesta da quando il governo ha fatto ripartire le procedure per la realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Il popolo “No ponte” è tornato in piazza. Rumoroso, armato di bandiere, striscioni e di cori beffardi, soprattutto contro Salvini. Si è ritrovato in piazza, dopo anni in cui l’idea stessa del Ponte sullo Stretto sembrava finita in soffitta, per contrastare l’accelerazione impressa dal nuovo esecutivo. La manifestazione è partita da Torre Faro, ultima appendice di Messina a due passi dal “pilone”.

Alla manifestazione, organizzata dal Movimento No Ponte nelle componenti del comitato No ponte Capo Peloro, Invece del ponte, Rete No ponte Calabria e Spazio No ponte, hanno aderito partiti, movimenti, sindacati, associazioni e centri sociali da tutta la Sicilia ed anche dalla Calabria.

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Bologna. La marcia dei diecimila stivali di fango

Manifestazione a Bologna Alluvione, 10mila stivali verso la Regione: marcia popolare. Fermiamoli!

Ancora una volta, come per il 2 Giugno, si è portato fino alla Regione Emilia Romagna un po’ del fango spalato in questo mese da migliaia di volontari e volontarie mentre l’esercito era troppo occupato a fare le esercitazioni NATO in Sardegna e Bonaccini a farsi nominare commissario straordinario.

Abbiamo detto che le priorità devono essere ribaltate: vogliamo disarmo, messa in sicurezza dei territori e salario minimo, non l’agenda Meloni erede dell’agenda Draghi di guerra, cemento e austerità!

E mentre eravamo in piazza a Bologna, compagni e compagne da Nord a Sud si sono mobilitate contro le grandi opere inutili e a difesa dei nostri territori. Dalla manifestazione internazionale NOTAV al confine tra Italia e Francia, dove la repressione ha colpito ancora una volta provando a impedire l’arrivo dei pullman, alla mobilitazione in Sicilia contro il Ponte sullo Stretto.

Contro il partito unico del cemento e degli affari, ci vediamo sabato 24 Giugno a Roma!

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