Urne aperte per il controverso referendum per l’autonomia nelle regioni dell’Ucraina sud-orientale di Donetsk e Lugansk, sconvolte dagli scontri tra i filo russi e le truppe fedeli a Kiev. Per il referendum promosso dagli insorti filorussi grande partecipazione. O federalismo o un’altra Crimea.
Gli Stati Uniti insistono. Anche oggi hanno riaffermato che non riconosceranno il risultato del voto organizzato dai separatisti pro-russi nell’est dell’Ucraina, che potrebbe portare alla secessione di questa parte del Paese. Questi scrutini sono “illegali secondo la legge ucraina ed un tentativo di creare divisioni e disordini”, ha dichiarato la portavoce del dipartimento di Stato americano. Da Donetsk si replica sostenendo che tutte le attuali “autorità” ucraine create dalla Maidan sono illegali.
Poche ore prima del voto, a Stralsund, in Germania, Angela Merkel e Francois Hollande avevano rivolto un appello a Mosca affinché “riduca in modo visibile” la presenza militare al confine con l’Ucraina. Sollecitato anche il disarmo delle truppe sul fronte opposto: ”renderà possibile all’Ucraina una rinuncia all’uso della violenza”. Ancora nella dichiarazione congiunta Merkel e Hollande, viene rivolto fra l’altro un appello a tutte le parti ”a rinunciare ad azioni o a dichiarazioni provocatorie”.
Infatti. Il ministero degli Esteri ucraino ha definito il referendum “una farsa criminale”. I dati dicono di un ‘farsa’ comunque molto frequentata. Elevata affluenza stando ai ribelli pro-Mosca che lo hanno organizzato. Alle 12 nella regione di Donetsk, secondo il presidente della commissione elettorale centrale dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, Roman Liaghin, avrebbe già votato il 32,7% degli aventi diritto. Interessante il dato sui potenziali elettori che sono vicini a 5 milioni.
In Ucraina orientale si continua comunque a combattere. Forti esplosioni nella notte a Sloviansk, roccaforte dei pro-russi, dove gli insorti avrebbero attaccato una torre di trasmissione televisiva. Intanto l’oligarca Rinat Akhmetov - l’uomo più ricco d’Ucraina e uno dei finanziatori del deposto presidente Yanukovich - ha condannato le violenze nell’est del Paese e ha invitato Kiev al dialogo con i cittadini “per trovare delle decisioni politiche di compromesso” e “ridurre le tensioni sociali”.
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