Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

09/05/2014

Scajola-Dell’Utri, la pista libanese

«Lo spostiamo in un posto più sicuro». Frase apparentemente innocua se non fosse stata pronunciata per favorire la latitanza di Amedeo Matacena, l’ex deputato di Forza Italia condannato in via definitiva a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Intercettazioni istruttive.

Ma dove è il “Posto più sicuro” per un latitante italiano di lusso che ai lussi e ai comfort di vita occidentale è abituato? L’ex ministro Scajola che sa come si vive, ad esempio a Roma con vista Colosseo, nel consigliare Chiara Rizzo, la moglie del “Caro fuggitivo” Amedeo Matacena, è molto chiaro. «Ti ricordi di Beirut? Prova a concentrarti perché passa così… questi miei amici, quando sono andato a Beirut, poi sono venuti su… amici miei, l’ex presidente, hai presente?» (…) I dettagli sono da cronaca giudiziaria. Con un particolare utile: “...perché Beirut è una grande Montecarlo”.

È Beirut dunque il rifugio sicuro, la terra promessa per chi fugge dalla giustizia italiana. Primo fu Felicino Riva, anni ’70, fallimento del Cotonificio Valle Susa. Ora è la politica a cercare rifugio: gli ex parlamentari di Forza Italia Marcello Dell’Utri e Amedeo Matacena, ambedue condannati per concorso esterno in associazione mafiosa. Vite parallele. Dell’Utri, amico da una vita di Silvio Berlusconi si trova nella capitale libanese da quasi un mese e il ministero della Giustizia ha già spedito le carte per chiederne l’estradizione. Sull’ex senatore siciliano pende un mandato d’arresto.

Anche Matacena, condannato in via definitiva per lo stesso reato a 5 anni di carcere, ha cercato di raggiungere Beirut, ma senza successo. Infatti l’ex parlamentare, dopo essere fuggito dall’Italia ha girato alcuni Paesi fino ad arrivare negli Emirati Arabi Uniti dove era stato arrestato all’aeroporto di Dubai su segnalazione delle autorità italiane. Peccato che non è stata completata la procedura di estradizione in Italia e lui è tornato libero. Hotel di lusso invece di carcere ma senza poter lasciare il Paese arabo perché privato del passaporto. Per la giustizia italiana comunque sempre un latitante.

Perché Beirut? Perché la stessa meta nella latitanza di due illustri politico-mafiosi? Qui torna in ballo il reato per cui sono stati condannati i due compagni di partito. In Libano il reato di ‘concorso esterno in associazione mafiosa’ non sanno nemmeno cosa sia. Ecco pronto l’inghippo. Niente reato - per il Libano - niente estradizione. Per il caso Dell’Utri tempi certamente ancora molto lunghi per ogni decisione. Per Matacena un progetto ben studiato di comoda latitanza condivisa anche a livello di partito che sfuma con l’arresto di Scajola. E il carcere più sfigato tocca all’ex ministro.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento