L'arresto di Claudio Scajola, ex di un sacco di cose tra cui il dicastero degli interni e il ministero dello sviluppo economico, è finito all'istante nel dispositivo banalizzatore del mainstream. Sicuramente il personaggio si presta a processi di banalizzazione e gossip, essendo diventato proverbiale per la casa con vista sul Colosseo "comprata a sua insaputa" che gli costò comunque le dimissioni da ministro nell'ultimo governo Berlusconi. D'altronde né la tv né i giornali sono avari di retroscena, insinuazioni, ruoli delle donne (la segretaria di Scajola, quella del deputato latitante favorito dall'ex ministro e la di lui moglie) tra riciclaggio del denaro, complicità, devozione e forse qualcosa d'altro.
Scajola rappresenta oggi il lento declino della classe dirigente del centrodestra, quella che ha cominciato a definirsi come tale lungo gli anni '90, ormai politicamente inabile, screditata e neanche più in grado di difendersi dai processi. Vale per Scajola come per Dell'Ultri e lo stesso Berlusconi. Che avrà pure solo mezza giornata di servizi sociali a settimana come pena da espiare ma ha, ancora, diversi processi da affrontare.
La disgregazione di Forza Italia, che forse chiamerà a servizio Marina Berlusconi dopo averla allontanata sette mesi fa, è però un problema, enorme, per il PD. Partito che si troverebbe, in caso di accentuato declino elettorale di FI, senza una sponda per le "riforme", per fare interdizione contro il M5S e blindare le istituzioni liberiste.
Diventerebbe oggettivamente difficile trovare maggioranze, come nel periodo da Monti a Renzi, numericamente forti in parlamento che operano contro un intero paese.
Ma torniamo a Scajola. Potenza della memoria corta e del primato del banale e del gossip. Non solo stenta ad uscire la mappatura dei poteri che portano un ex ministro degli interni a sostenere la latitanza, e curare il patrimonio, di un condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (e qui parliamo di informare sui poteri in gioco non di recitare il rosario delle sentenze). Viene, in questi giorni, completamente rimosso il profilo complessivo di un potere che emerge dalla biografia di Scajola. Che ministro è, che potere rappresenta, il responsabile politico della morte di Carlo Giuliani, dell'affare Diaz e di Bolzaneto? Mattanza in piazza e gestione di case, beni e gioielli a Montecarlo della famiglia Matacena, di cui il marito è latitante a Dubai. Un business, istituzionale e non, ramificato quello dello Scajola se ci si ferma alle ricostruzioni della magistratura. Legnate come ministro e possibilità di far vivere, come amministratore di beni, pienamente la dimensione dello Yacht Club di Montecarlo alla signora Matacena. Il tutto legittimato da una politica banale, da parole d'ordine elementari fatte per un elettorato più credulone che furbo.
Quando ferocia del potere, lussuria ed infantilismo si tengono. Un classico, interpretato da un signore che, dopo essere politicamente sopravvissuto a tante inchieste, è arrivato al capolinea. Lui, non il sistema della corruzione nelle grandi e piccole opere che, come vediamo tutti i giorni, è in piena salute. E qui è inutile pensare che si tratti di un problema "sovrastrutturale": senza le tangenti delle grandi opere il potere attuale non sopravviverebbe. Claudio Scajola lo sa. Come pochi.
Redazione - 10 maggio 2014
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