Chuck Hagel, il capo del Pentagono, davanti al Senato americano annuncia: ‘Colpiremo i santuari dell’Isis in Siria’. Poi concede qualcosa alla politica aggiustando qualche verità scomoda. “Gli Stati Uniti non coopereranno col regime siriano di Bashar al-Assad”, ovviamente. Salvo qualche utile accordo di sorvolo. I raid aerei americani, ha spiegato Hagel, “colpiranno i santuari siriani dello stato islamico, come i centri di comando e quelli logistici, oltre alle infrastrutture che sono in mano agli estremisti”. La Siria come roccaforte Isis per il suo attacco all’Iraq, quindi obiettivo strategico.
| Mappa degli attacchi aerei Usa da agosto a oggi a postazioni dell’Isis in Iraq |
Ma la novità vera arriva dal capo di stato maggiore americano, il generale Martin Dempsey, che per la prima volta evoca un possibile intervento delle truppe di terra. Rovesciando in un colpo quanto ripetuto siano a ieri da Obama, il tormentone di “no boots on the ground”, nessun stivale suo terreno. Ma adesso immaginare soldati americani impegnati in missioni di combattimento con iracheni e curdi non è più impossibile. “Se si renderà necessario lo raccomanderò al presidente”, lancia la palla Dempsey, parlando di “operazioni complesse”. Decisione da far digerire all’opinione pubblica.
Sul fronte opposto, le branche maghrebine (Aqmi) e yemenita (Aqpa) di al Qaida hanno lanciato un appello agli jihadisti dello Stato islamico ad unirsi contro la coalizione anti-Isis. In un comunicato i due gruppi esortano i loro “fratelli mujaheddin in Iraq e nel Levante a unirsi contro la campagna dell’America e della sua coalizione diabolica”. L’appello si riferisce alle divergenza tra l’Isis, e il fronte al Nusra, branca siriana di al Qaida. “Fate del vostro rifiuto della miscredenza un fattore di unità”, ripetono le due organizzazioni ai gruppi jihadisti attraversati da divergenze.
| I gruppi jihadisti nel mondo |
L’appello è indirizzato anche all’opposizione siriana moderata che cerca di rovesciare il presidente siriano Bashar al Assad, ed è sostenuta dagli Usa e dai loro alleati arabi. Aqmi e Aqpa, nel loro comunicato, invitano anche “tutti quelli che hanno preso le armi contro il tiranno Bashar e le sue milizie a non farsi ingannare dall’America e a non diventare loro pedine”. Le due branche di al Qaida invitano contemporaneamente le tribù sunnite dell’Iraq e della Siria a “non dimenticare i crimini contro di loro commessi degli Stati Uniti e di non partecipare alla coalizione anti-Isis”.
Fonte
La seconda amministrazione Obama sta facendo di tutto per riproporre al mondo quella guerra al terrore (spesso declinata in guerra di civiltà) che ha caratterizzato il primo decennio del "nuovo secolo americano".
Sappiamo tutti com'è andata a finire: il sogno neo conservatore di un unipolarismo a senso unico degli USA, si è banalmente infranto contro le logiche della guerra asimmetrica perenne, determinata da un sogno americano (economicamente) non più in grado di creare egemonia sia tra gli assoggettati, sia tra gli alleati.
A differenza delle amministrazioni di Bush jr, tuttavia, quelle Obama puntano a disgregare tutto ciò che circonda l'impero, al fine di rallentarne l'ormai inevitabile declino, con risultati più nefasti di quelli prodotti durante il delirante decennio precedente.
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