di Michele Giorgio
La Giordania
lancia all’attacco i suoi cacciabombardieri contro Mosul e Raqqa, le
“capitali” dello Stato Islamico (Isis) rispettivamente in Iraq e Siria,
dopo l’esecuzione compiuta dai jihadisti del suo pilota Muaz al
Kassesbeh e non esclude la possibilità di impiegare truppe speciali di
terra per operazioni contro lo Stato islamico. Questo almeno è quanto sostiene una fonte governativa anonima citata ieri dal quotidiano panarabo Asharq al Awsat.
L’annuncio (non ufficiale) è giunto qualche ora dopo la notizia – data
con un tweet dai Peshmerga curdi – di un violento raid aereo compiuto
dai bombardieri giordani su al-Kesk, una località a ridosso di Mosul, in
cui sarebbero rimasti uccisi 55 presunti membri dell’Isis, tra i quali
un comandante militare, Abu-Obida al Tunisi. Altre fonti parlano di 37
morti. Non è da escludere che tra le vittime ci siano anche civili e non
solo jihadisti. Le centinaia di raid aerei compiuti dalla
Coalizione arabo-occidentale guidata dagli Usa su Iraq e Siria negli
ultimi mesi hanno fatto anche vittime innocenti. Ad esempio lo scorso 28
dicembre, ha riferito ieri una organizzazione umanitaria, circa 60
persone, per lo più civili tra cui minori, sono stati uccise nel nord
della Siria, in una zona controllata dallo Stato islamico in attacchi
compiuti dalla Coalizione. Non sono però queste vittime civili
che stanno o starebbero inducendo alcuni Paesi arabi, come gli Emirati, a
rinunciare alla campagna aerea anti-Isis. Le petromonarchie sono
irritate dalla decisione di Barack Obama di dare spazio alla
partecipazione dell’Iran agli attacchi contro lo Stato Islamico.
Intanto Re Abdallah non toglie l’elmetto. Ha ordinato nuovi
attacchi con decine di aerei nelle ultime ore e ieri ha visitato a Karak
la famiglia del pilota arso vivo dall’Isis mentre, ha riferito la tv
statale, alcuni caccia sorvolavano la zona di ritorno da un raid su un
obiettivo non specificato, probabilmente quello riferito dai Peshmerga.
Il sorvolo su Karak di ritorno dall’attacco in Iraq, è stato una sorta
di risarcimento che Abdallah ha voluto dare al padre di Muaz al
Kassesbeh, che due giorni fa aveva invocato una dura vendetta e definito
«insufficiente» l’avvenuta impiccagione della kamikaze mancata Sajida
Rishawi e del qaedista Ziad Karbouli. Asharq al Awsat
non precisa dove le forze speciali giordane potrebbero essere impiegate
contro lo Stato Islamico. Tuttavia tenendo presente che l’Isis non ha
unità nel sud della Siria, al confine con la Giordania – dove invece
sono attivi contro l’esercito governativo i qaedisti di al Nusra e gli
islamisti radicali del Fronte Meridionale –, è plausibile ipotizzare che
un’eventuale azione di terra delle forze armate di Amman avverrà al
confine con l’Iraq. Re Abdallah potrebbe presentarla alla sua opinione
pubblica come un’operazione a difesa della frontiera orientale del
paese.
Lo Stato Islamico non sembra particolarmente scosso dalle
intenzioni vere o presunte di re Abdallah e del suo governo. D’altronde
da mesi subisce ogni giorno attacchi aerei della Coalizione ma continua a
conservare il controllo di quasi tutto il vasto territorio tra Iraq e
Siria che ha conquistato in pochi giorni la scorsa estate. Il
califfo al Baghdadi non si scompone e i suoi uomini non tralasciano,
anche durante i combattimenti, di produrre filmati propagandistici che,
nella maggior parte dei casi, fanno gelare il sangue nelle vene di chi
li guarda. Nell’ultimo diffuso in ordine di tempo, di taglio però più
politico, compare una donna che potrebbe essere Hayat Boumeddiene, la
moglie di Amedy Coulibaly, il francese musulmano responsabile il mese
scorso dell’uccisione di quattro persone nel supermarket kosher di
Parigi, prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia. Il video si
intitola “Blow up France 2″. La donna appare col volto coperto, in tuta
mimetica, armata di kalashnikov e schierata accanto a un gruppo di altri
guerriglieri col volto nascosto da passamontagna. Si vede poi un
combattente dell’Isis che loda gli attacchi di Parigi al giornale
Charlie Hebdo e al supermercato e che inneggia a nuovi attentati. Per
gli investigatori francesi quella donna potrebbe essere Hayat,
apparentemente fuggita in Siria, passando per la Turchia, prima
dell’azione compiuta dal marito a Parigi.
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