di Michele Giorgio
Molto diverso da George W. Bush in politica interna e in economia, Barack Obama nelle vicende internazionali invece assomiglia sempre di più al suo predecessore guerrafondaio.
Anche lui propugna la guerra come mezzo di risoluzione delle crisi
internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente. Nel suo mirino ora c’è
soprattutto lo Stato Islamico, l’Isis, almeno ufficialmente.
Ieri il presidente Usa ha richiesto al Congresso, ossia ai compagni di
partito, i Democratici, e agli avversari Repubblicani, nuovi poteri di
guerra contro l’Isis sulla base però di alcune condizioni:
un’autorizzazione limitata che non vada oltre i tre anni ma che allo
stesso tempo non preveda limiti geografici e l’esclusione dell’impiego
di truppe statunitensi. Il via libera del Congresso, ha sottolineato
Obama, dovrà servire a mostrare al mondo che gli Usa sono «uniti nella
determinazione a combattere la minaccia (posta dall’Isis)… Una minaccia
alla stabilità dell’Iraq, della Siria, del Medio Oriente e alla
sicurezza nazionale (degli Stati Uniti)». Obama ritiene di
avere già l’autorità per condurre la guerra contro l’Isis. Lo sta
facendo da sei mesi in base all’autorizzazione concessa dal Congresso
nel 2002 a George W. Bush per la guerra in Iraq.
È perentorio il tono della lettera che Obama ha inviato a
deputati e senatori. «Se non affrontato – avverte il presidente – l’Isis
diventerà una minaccia che andrà oltre il Medio Oriente e arriverà
anche negli Stati Uniti». Un ammonimento frutto delle ultime
informazioni giunte dall’intelligence americana: circa 20 mila foreign
fighters si sono uniti all’Isis in Iraq e Siria e almeno altri 3.400
residenti in Paesi occidentali avrebbero provato a farlo, tra i quali
circa 150 statunitensi. Non è detto però che le cose
procederanno alla velocità che vorrebbe il presidente. Il New York Times
ieri spiegava che la discussione potrebbe durare mesi prima di arrivare
al voto.
Con la sua richiesta Obama ha cercato di soddisfare i Repubblicani
che non amano la sua politica in Medio Oriente e da anni gli chiedono
l’uso del pugno di ferro contro i presunti nemici dell’America, e allo
stesso tempo di venire incontro ai democratici, o almeno a una parte di
essi, che non vogliono un nuovo massiccio coinvolgimento americano in un
conflitto dalla durata e dagli sviluppi imprevedibili. Obama
con l’elmetto ha subito convinto i Repubblicani. «Non sono d’accordo
sulla politica estera del presidente… ma i nostri nemici e i nostri
alleati devono sapere che parliamo con una voce sola… (votare la
richiesta) è la cosa giusta da fare», ha detto il deputato repubblicano
Jeff Falke.
Il presidente chiarisce nella lettera che l’autorizzazione richiesta
al Congresso «fornirà – a suo avviso – la flessibilità necessaria per
condurre operazioni a terra in limitate circostanze, blitz delle forze
speciali contro la leadership dell’Isis o l’uso di forze a terra per la
raccolta di informazioni di intelligence e individuazione di obiettivi
da colpire. Allo stesso tempo precisa di non volere operazioni su larga
scala e a lungo termine come quelle in Iraq e Afghanistan.
Fonte
Insomma Obama c'era l'ennesimo via libera istituzionale alla guerra (asimmetrica?) totale, tanto una scusa per aggredire stati sovrani si trova sempre.
Nessun commento:
Posta un commento