di Michele Giorgio - il Manifesto
«Instex sarà pronto per
l’utilizzo nell’immediato futuro». La Germania prova a rassicurare
Tehran, sempre più nervosa per le pesanti sanzioni varate
dall’Amministrazione Trump che penalizzano le esportazioni di greggio e
il resto della sua economia. «Instex è un nuovo tipo di strumento, non è
semplice renderlo operativo», ha spiegato ieri a Teheran il ministro
degli esteri tedesco Heiko Maas «però tutti i requisiti formali sono
stati messi in pratica, quindi presumo che saremo pronti per usarlo nel
prossimo futuro». Instex (Instrument in Support of Trade
Exchanges) è il sistema creato da Francia, Gran Bretagna e Germania –
dopo il ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015
(Jcpoa) – per garantire la sopravvivenza dell’economia iraniana
facilitando i pagamenti non in dollari legati alle esportazioni della
Repubblica islamica, incluso il greggio, e le importazioni, e per
rassicurare aziende ed imprenditori che vogliono fare affari con l’Iran.
Il capo della diplomazia tedesca ha fatto di tutto per avvalorare la
credibilità delle sue rassicurazioni senza, però, vincere lo scetticismo di Teheran che ha più volte criticato l’inerzia dei tre paesi europei nel portare alla piena operabilità Instex.
Nei giorni scorsi il portavoce del ministero degli esteri iraniano,
Abbas Mousavi, ha sottolineato che «Finora non abbiamo visto passi
concreti dagli europei per garantire gli interessi dell’Iran». A Teheran,
al di là delle strette di mano e dei sorrisi imposti dalla prassi
diplomatica, non sono rimasti impressionati da Maas sospettato di
provare a guadagnare tempo in vista del 7 luglio. Oltre quella
data, stabilita da Tehran, se non sarà garantito il dividendo economico
dell’accordo di quattro anni fa accettato in cambio di una forte
limitazione del suo programma nucleare civile, la leadership iraniana
procederà a una forte riduzione dei propri impegni fissati dall’intesa
internazionale. L’Iran ha già accelerato la propria produzione
di uranio come hanno potuto accertare gli ispettori dell’Aiea, l’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica. Tuttavia il ritmo della
produzione è fluttuante e non è chiaro se l’Iran intenda davvero
superare i limiti imposti dall’accordo del 2015 alle sue scorte di
uranio arricchito.
Heiko Maas non ha precisato se sia stata finalmente trovata
la soluzione che permetterà a Instex di rientrare nelle norme per
i finanziamenti legittimi stabiliti dalla Financial Action Task Force alle quali peraltro l’Iran non è pienamente conforme. E inoltre non sono pochi i dubbi sulla determinazione dei tre paesi europei di andare allo scontro con l’alleata Washington
in nome dei diritti dell’Iran e della legalità internazionale.
L’Amministrazione Trump ha più volte messo in guardia l’Ue. In una
lettera datata 7 maggio ottenuta da Bloomberg, il sottosegretario del
dipartimento Usa del Tesoro, Sigal Mandelker, avvertiva che se entrerà
in vigore Instex chiunque sia ad esso associato sarà escluso dal sistema
finanziario americano.
Il ministro degli esteri tedesco inoltre non è riuscito ad allentare la tensione.
Durante la conferenza stampa tenuta con Mohammad Javad Zarif, il capo
della diplomazia iraniana ha avvertito che Teheran non rimarrà immobile
di fronte agli avvertimenti minacciosi di Benyamin Netanyahu. E ha
sottolineato che mentre il premier israeliano agisce contro l’accordo
del 2015 e, insieme a Trump, chiede al mondo di colpire e sanzionare
l’Iran per fermare un programma nucleare militare che Teheran nega di
avere, Tel Aviv produce e detiene in segreto armi atomiche. «L’Iran non ha mai intrapreso una guerra contro qualsiasi paese e non lo farà in futuro» ha detto Zarif,
aggiungendo che «Si parla di instabilità in questa regione ma ci sono
le altre parti che dovrebbero essere ritenute responsabili... L’unica soluzione per ridurre le tensioni è fermare la guerra economica (degli Usa) contro l’Iran».
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