“Nessun governo ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare questi trattati”. In questo passaggio delle comunicazioni del ministro della Difesa Crosetto alla Camera c’è il nodo gordiano da tagliare per dare al nostro paese una prospettiva diversa. E nelle cose che ha detto Crosetto in aula, c’è anche un’altra mezza verità: “La strada in cui ci muoviamo è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione”.
Dunque ci sono una verità e una mezza verità che fanno una differenza enorme. L’Italia è vincolata da decenni a dei trattati internazionali che nessuno ha mai voluto rimettere in discussione, ragione per cui “siamo con le carte in regola” per infilarci con tutte le scarpe in guerra. Il via vai di aerei militari USA da Sigonella – per nulla intralciato dal beau geste di Crosetto qualche giorno fa – ne è la conferma.
Mentre il mondo si angoscia davanti alla possibilità che un demenziale presidente della maggiore potenza militare mondiale possa usare l’arma atomica contro l’Iran per uscire dalle difficoltà che sta incontrando sul campo, il ministro della Difesa ci rimette davanti ad uno scenario politico e a dei vincoli internazionali che sembrano dover rimanere eterni e immutabili, anche di fronte a cambiamenti mondiali bruschi, epocali, esistenziali per il nostro Paese.
Così come stanno le cose e così come le cose sono state cristallizzate dai governi della destra e dalla “sinistra”, l’Italia si troverà prima o poi coinvolta e pienamente corresponsabile delle pagine più nere della storia recente. Solo ieri è stato il genocidio dei palestinesi a Gaza, oggi o domani è il possibile genocidio nucleare o ipertecnologico del popolo iraniano annunciato da Trump con un post su X e perseguito come obiettivo da Netanyahu sin dal 2012. A quel punto il nostro debito storico verso il popolo palestinese e il popolo iraniano per la nostra inazione e complicità risulterebbe impagabile.
L’enormità dei problemi che tutto questo ci pone davanti fa tremare i polsi, eppure è dentro questa contraddizione esistenziale – oltre che di classe – che dobbiamo e possiamo saper essere di indicazione ai popoli con cui viviamo, dentro e intorno al nostro Paese.
Ci sono poche cose fondamentali che vanno chieste di essere fatte e se possibile da fare con urgenza:
– nessun uso delle basi militari per le forze armate di Usa e Israele;
– conferenza nazionale e costituente per rimettere in discussione tutti i trattati internazionali firmati durante la Guerra Fredda;
– sospensione immediata di ogni automatismo dei trattati che coinvolga militarmente il paese in avventure belliche, di ogni ordine e grado;
– dichiarazione di neutralità in politica estera.
Possono sembrare proposte velleitarie, ma attestarsi al di sotto di esse significa perpetuare quel meccanismo chiaramente spiegato dal ministro Crosetto e che ripetiamo affinché “giovi” alla comprensione: “Nessun governo ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare questi trattati”.
Se è così da anni e questo ci sta trascinando nel baratro, non c’è scampo, occorre una rottura politica ed “esistenziale” con il passato per provare a salvaguardare il presente e il futuro.
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