Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta FSM. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta FSM. Mostra tutti i post
24/03/2023
Manifestazioni sotto le ambasciate e i consolati francesi in Italia
Attivisti e delegati dell’USB/FSM e di Potere al Popolo hanno manifestato questa mattina davanti all’ambasciata di Francia a Roma e al consolato francese di Napoli in solidarietà con i lavoratori e il popolo francese in lotta.
Presidi di solidarietà anche a Pisa in piazza Garibaldi, a Torino, alle 14:30 alla sede dell’Alliance Française, in corso Turati 12; e a Bologna alle 19 in piazza dell’Unità.
Quello francese è uno degli esempi più importanti di lotta degli ultimi anni in Europa, che USB come sindacato di classe non può che sostenere ulteriormente, dopo aver partecipato alla manifestazione a Parigi del 7 marzo scorso.
Da settimane i lavoratori, i giovani e il popolo francese, con i sindacati militanti in prima linea, si riversano ogni giorno nelle strade di tutte le città per dire no alla riforma pensionistica che Macron ha imposto scavalcando il Parlamento, costringendo così il presidente a mostrare il suo vero volto, quello della repressione.
L’Unione Europea e i governi nazionali da anni attuano politiche finalizzate al sostegno del mercato e dell’impresa attraverso il peggioramento dei salari, delle pensioni, dei diritti e dei servizi per il cittadino.
Per questo oggi è il momento della solidarietà internazionalista, promossa da Eurof, l’ufficio europeo della Federazione Sindacale Mondiale (WFTU), che USB praticherà giovedì manifestando davanti alle sedi diplomatiche francesi in contemporanea con il grande sciopero generale in Francia.
Fonte e foto
21/08/2022
Gran Bretagna - Lo sciopero paralizza i trasporti
La rete di trasporti londinese si è fermata nuovamente venerdì dopo che i lavoratori di treni e autobus hanno scioperato per l’aumento dei salari e contro le condizioni di lavoro.
Tutte le linee della metropolitana di Londra sono state sospese o in parte sospese e dozzine di linee di autobus nella parte occidentale della città sono state interrotte.
Sabato si sono aggiunti allo sciopero decine di migliaia di lavoratori della più ampia rete ferroviaria nazionale. A Manchester si è tenuta una manifestazione alla quale ha partecipato anche una delegazione dell’Usb e della Wtfu (Federazione Sindacale Mondiale).
I sindacati, ed in particolare l’RMT, chiedono salari e condizioni che tengano il passo con l’aumento del costo della vita causato dall’inflazione guidata dai prezzi dell’energia.
I dati hanno mostrato un’inflazione in Gran Bretagna al 10,1% a luglio, la più alta dal febbraio 1982, poiché l’aumento dei costi energetici derivante dalla guerra in Ucraina ha colpito i consumatori direttamente attraverso le bollette della famiglie e indirettamente attraverso l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Ciò ha portato a una situazione di stallo tra le aziende, che si trincerano dietro il fatto che l’aumento dei costi e il calo della domanda limitano il loro margine di negoziazione, i sindacati che affermano che i loro lavoratori non possono più permettersi di vivere e un governo attualmente in crisi, che teme che i grandi aumenti salariali possano alimentare l’inflazione.
Il sindacato dei lavoratori dei trasporti RMT, ha affermato che lo sciopero improvviso è la risposta alla mancanza di garanzie su posti di lavoro e pensioni da parte dell’azienda dei trasporti. In una lettera aperta, il sindacato ha accusato l'azienda di aver condotto una guerra ideologica contro i ferrovieri.
La stessa TfL (Transport for London) è in trattative prolungate con il governo dopo la scadenza di un accordo di finanziamento statale di emergenza, in parte reso necessario da un calo dei passeggeri post-pandemia.
Una delegazione dell’USB trasporti è a Manchester, in solidarietà con i ferrovieri britannici dell’@RMTunion in lotta da 3 mesi per aumenti salariali che coprano i livelli insostenibili dell’inflazione, per la sicurezza sul lavoro e migliori condizioni per una internazionale del sindacalismo di classe
Anche i lavoratori di altre industrie britanniche stanno pianificando futuri scioperi o si stanno muovendo verso un’azione sindacale. Questi includono lavoratori portuali, avvocati, insegnanti, infermieri, vigili del fuoco, addetti alla raccolta dei rifiuti, aeroportuali e postali.
Fonte
Tutte le linee della metropolitana di Londra sono state sospese o in parte sospese e dozzine di linee di autobus nella parte occidentale della città sono state interrotte.
Sabato si sono aggiunti allo sciopero decine di migliaia di lavoratori della più ampia rete ferroviaria nazionale. A Manchester si è tenuta una manifestazione alla quale ha partecipato anche una delegazione dell’Usb e della Wtfu (Federazione Sindacale Mondiale).
I sindacati, ed in particolare l’RMT, chiedono salari e condizioni che tengano il passo con l’aumento del costo della vita causato dall’inflazione guidata dai prezzi dell’energia.
I dati hanno mostrato un’inflazione in Gran Bretagna al 10,1% a luglio, la più alta dal febbraio 1982, poiché l’aumento dei costi energetici derivante dalla guerra in Ucraina ha colpito i consumatori direttamente attraverso le bollette della famiglie e indirettamente attraverso l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Ciò ha portato a una situazione di stallo tra le aziende, che si trincerano dietro il fatto che l’aumento dei costi e il calo della domanda limitano il loro margine di negoziazione, i sindacati che affermano che i loro lavoratori non possono più permettersi di vivere e un governo attualmente in crisi, che teme che i grandi aumenti salariali possano alimentare l’inflazione.
Il sindacato dei lavoratori dei trasporti RMT, ha affermato che lo sciopero improvviso è la risposta alla mancanza di garanzie su posti di lavoro e pensioni da parte dell’azienda dei trasporti. In una lettera aperta, il sindacato ha accusato l'azienda di aver condotto una guerra ideologica contro i ferrovieri.
La stessa TfL (Transport for London) è in trattative prolungate con il governo dopo la scadenza di un accordo di finanziamento statale di emergenza, in parte reso necessario da un calo dei passeggeri post-pandemia.
Una delegazione dell’USB trasporti è a Manchester, in solidarietà con i ferrovieri britannici dell’@RMTunion in lotta da 3 mesi per aumenti salariali che coprano i livelli insostenibili dell’inflazione, per la sicurezza sul lavoro e migliori condizioni per una internazionale del sindacalismo di classe
Anche i lavoratori di altre industrie britanniche stanno pianificando futuri scioperi o si stanno muovendo verso un’azione sindacale. Questi includono lavoratori portuali, avvocati, insegnanti, infermieri, vigili del fuoco, addetti alla raccolta dei rifiuti, aeroportuali e postali.
Fonte
10/05/2022
Concluso il Congresso della Federazione Sindacale Mondiale
Si è concluso al canto dell’Internazionale il 18° congresso della Federazione Sindacale Mondiale, con l’elezione a nuovo segretario generale di Pampis Kyritsis che succede a George Mavrikos. Nel segretariato mondiale dopo 13 anni entra una donna, Cinzia Della Porta di USB, mentre Roma sarà la sede del coordinamento europeo FSM, con Pierpaolo Leonardi nella veste di coordinatore.
“Uno straordinario riconoscimento del lavoro militante svolto in questi anni con grande capacità per il Dipartimento internazionale USB. Cinzia Della Porta, membro dell’Esecutivo nazionale USB, è stata eletta all’unanimità nel Segretariato mondiale della FSM, il sindacato di classe a cui aderiscono oltre 110 milioni di lavoratrici e lavoratori di ogni parte del mondo” – scrive in una nota l‘USB.
“Sarà un compito impegnativo che, ne siamo certi, Cinzia svolgerà con capacità e grande professionalità. A lei il ringraziamento e gli auguri di tutta l’USB”.
Il congresso sindacale mondiale è stato ospitato in questi giorni dalla Unione Sindacale di Base all’Holiday Inn Parco dei Medici di Roma. L’ultima volta che il congresso FSM si è tenuto in Italia era il 1949, quando alla guida del sindacato mondiale fu eletto Giuseppe di Vittorio.
Kyritsis, cipriota di Larnaca, 63 anni, dirigente del PEO, è vicepresidente FSM dal 2000 e nell’ultimo decennio ha ricoperto il ruolo di coordinatore europeo di FSM.
Nel suo discorso di insediamento Pampis Kyritsis ha ricordato la grande tradizione di lotta di Cipro, che con il PEO è tra i fondatori della FSM.
Dopo il saluto al segretario uscente Mavrikos, Kyritsis ha garantito il suo impegno per rendere ancora più efficaci gli interventi di FSM: “Ci attendono lotte dure nella guerra tra lavoro e capitale, una guerra ancora più difficile perché parte del sindacalismo mondiale ha scelto di mettersi sotto l’influenza del capitalismo.
Noi siamo diversi e per questo abbiamo subìto e subiamo ancora gli attacchi del capitale. Ma non sono riusciti a scioglierci, siamo ancora qui, a difendere i diritti dei lavoratori, la negoziazione collettiva, lo stato sociale e a dire no alle privatizzazioni. Siamo qui per portare avanti una visione del mondo senza guerre imperialiste né sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.
Fonte
“Uno straordinario riconoscimento del lavoro militante svolto in questi anni con grande capacità per il Dipartimento internazionale USB. Cinzia Della Porta, membro dell’Esecutivo nazionale USB, è stata eletta all’unanimità nel Segretariato mondiale della FSM, il sindacato di classe a cui aderiscono oltre 110 milioni di lavoratrici e lavoratori di ogni parte del mondo” – scrive in una nota l‘USB.
“Sarà un compito impegnativo che, ne siamo certi, Cinzia svolgerà con capacità e grande professionalità. A lei il ringraziamento e gli auguri di tutta l’USB”.
Il congresso sindacale mondiale è stato ospitato in questi giorni dalla Unione Sindacale di Base all’Holiday Inn Parco dei Medici di Roma. L’ultima volta che il congresso FSM si è tenuto in Italia era il 1949, quando alla guida del sindacato mondiale fu eletto Giuseppe di Vittorio.
Kyritsis, cipriota di Larnaca, 63 anni, dirigente del PEO, è vicepresidente FSM dal 2000 e nell’ultimo decennio ha ricoperto il ruolo di coordinatore europeo di FSM.
Nel suo discorso di insediamento Pampis Kyritsis ha ricordato la grande tradizione di lotta di Cipro, che con il PEO è tra i fondatori della FSM.
Dopo il saluto al segretario uscente Mavrikos, Kyritsis ha garantito il suo impegno per rendere ancora più efficaci gli interventi di FSM: “Ci attendono lotte dure nella guerra tra lavoro e capitale, una guerra ancora più difficile perché parte del sindacalismo mondiale ha scelto di mettersi sotto l’influenza del capitalismo.
Noi siamo diversi e per questo abbiamo subìto e subiamo ancora gli attacchi del capitale. Ma non sono riusciti a scioglierci, siamo ancora qui, a difendere i diritti dei lavoratori, la negoziazione collettiva, lo stato sociale e a dire no alle privatizzazioni. Siamo qui per portare avanti una visione del mondo senza guerre imperialiste né sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.
Fonte
09/05/2022
“No more fascism, no more nazism”: alle Fosse Ardeatine i delegati del congresso FSM
Alle Fosse Ardeatine i delegati del congresso FSM rendono omaggio alle vittime del nazifascismo.
Questa mattina, prima della ripresa dei lavori del congresso sindacale mondiale FSM in corso a Roma, una delegazione composta da un centinaio di congressisti si è recata in visita alle Fosse Ardeatine, accompagnati dai militanti dell’Unione Sindacale di Base, per ricordare le 335 vittime dell’eccidio nazifascista del 24 marzo 1944, vigliacca rappresaglia per l’azione partigiana di via Rasella.
Sotto la lapide è stata deposta una corona di fiori con la scritta “No more fascism, no more nazism” in memoria delle vittime e come testimonianza contro la barbarie fascista e nazista. È stato un momento importante di solidarietà internazionalista ed antifascista, per il quale USB ringrazia la Federazione Sindacale Mondiale.
Il 18° congresso FSM, in corso all’hotel Holiday Inn Parco dei Medici, si conclude domenica 8 con l’elezione degli organi confederali.
Le foto sono di Patrizia Cortellessa
Fonte e foto
08/05/2022
“Adeguare il sindacato alla lotta di classe nella ipercompetizione globale”
L’intervento di Cinzia Della Porta (Usb) ai lavori del congresso della Federazione Sindacale Mondiale in corso a Roma.
*****
“È un onore per me parlare al 18 congresso della FSM, ospitato dalla USB.
La fase storica che stiamo attraversando è molto difficile per i lavoratori, i popoli e per noi sindacati di classe che tutti i giorni lottiamo per difendere i diritti dei lavoratori e costruire una società senza lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’ambiente.
La crisi economica e la competizione interimperialista aprono scenari sempre più drammatici. Una crisi economica che è crisi di un modello, quello capitalistico, che non trova più margini di valorizzazione.
È il modo di produzione capitalistico che ha raggiunto il suo limite: le condizioni di una crescita adeguata alla dimensione del capitale mondiale e alla sua necessità di valorizzazione non ci sono più, a meno che non si vada verso una guerra generalizzata, con l’incognita di uno sbocco nucleare.
Gli unici margini di crescita possono provenire da un sempre più accentuato sfruttamento della forza lavoro e delle sempre più limitate risorse naturali del globo, ma anche dallo scontro e dalla competizione tra i grandi blocchi finanziari-economici-statuali storici, i paesi imperialisti occidentali, e le potenze euro asiatiche, oggettivamente antagoniste del vecchio blocco occidentale.
In questo caso l’obiettivo è quello di sottrarre con la forza militare fette di mercato, territori e mano d’opera. Le catene del valore, allungatesi in questi anni a livello internazionale si stanno ridefinendo, ridisegnando le forme e i perimetri dello sfruttamento. Un nuovo scenario si sta determinando, che necessita da parte nostra uno sforzo di analisi in grado di adeguare le nostre organizzazioni sindacali alle sfide imposte dalla nuova era di competizione tra blocchi economici in profonda ricomposizione. Su questo terreno l’Unione Sindacale di Base è impegnata con il proprio centro studi e con un'inchiesta sul campo che accompagna quotidianamente il nostro lavoro di classe.
La guerra in atto in Ucraina può tracimare in ogni momento in un conflitto nucleare, in quanto il modo di produzione capitalistico non prevede alcuna alternativa alla competizione e alla concorrenza, fino alle sue ultime conseguenze, come per altro ci ha ricordato la Presidente della Commissione Europea von der Leyen dicendo che la UE deve tenere testa ad un mondo ipercompetitivo.
La pandemia sta continuando a mietere milioni di vittime nel mondo, evidenziando ancora una volta la brutalità del capitalismo. La crisi sanitaria non è stata causata dal virus, ma da sistemi sanitari smantellati in nome del profitto e dalla scelta criminale di mantenere aperte tutte le strutture produttive in nome del profitto.
Solo chi ha scelto la difesa della salute e della vita dei cittadini è riuscito a contenere il disastro pandemico. Il socialismo di Cuba è stato l’esempio più evidente di un paese che ha scelto la tutela della salute dei propri cittadini e la solidarietà internazionalista, esplicitata attraverso l’invio di medici anche in paesi ricchi come l’Italia. Insieme a queste politiche di umanità, Cuba si è dotata di un sistema pubblico di ricerca e farmaceutico capaci di produrre vaccini gratuiti per tutto il popolo.
Nel nuovo scenario di guerra, che sta cambiando i connotati delle relazioni internazionali e le caratteristiche dei sistemi produttivi, la funzione della FSM e dei sindacati ad esso afferenti è strategica.
Nel nostro paese ci siamo mobilitati con azioni molto concrete. I lavoratori dell’aeroporto di Pisa, iscritti a USB si sono rifiutati di caricare armi che avrebbero dovuto essere aiuti “umanitari”. Così hanno fatto i lavoratori del porto di Genova. Un esempio subito seguito anche dai lavoratori dei porti greci. USB è scesa in piazza in tutta Italia contro la guerra, contro l’invio di armi, contro la NATO.
Il movimento di classe internazionale storicamente è contro la guerra e noi oggi rappresentiamo con chiarezza quel posizionamento e quella predisposizione al conflitto, che interpreta il sentimento di miliardi di persone nel mondo.
Per sostenere lo sforzo bellico i paesi a capitalismo maturo sono costretti ad attaccare ancora più a fondo i diritti dei lavoratori, attraverso ulteriori riduzioni salariali, applicando forme di lavoro sempre più simili alla schiavitù, per garantire i quali stiamo assistendo ad un aumento della repressione verso chi lotta. Noi sindacati di classe, uniti, lottiamo in ogni paese contro la guerra e lo sfruttamento che si porta dietro.
Dobbiamo continuare a connettere le nostre lotte, dai settori agricoli, a quelli industriali al pubblico impiego, ai portuali. Dobbiamo estendere con sempre più forza le nostre lotte, indicando ai lavoratori il capitalismo, i governi e i sindacati complici come i nemici contro cui combattere.
ABBASSATE LE ARMI ALZATE I SALARI è stato lo slogan del nostro sciopero e manifestazione dello scorso 22 aprile, giornata importante che ha visto lavoratori e studenti uniti in piazza.
Dobbiamo rafforzare la FSM, lavorando sempre di più negli uffici regionali e di settore e portare in tutte le nostre lotte le bandiere della organizzazione sindacale internazionale.
Dobbiamo rafforzare e coordinare la nostra organizzazione sindacale, costruendo percorsi comuni sui tempi generali e connettendo le lotte nei vari paesi perché i contadini indiani e i braccianti italiani vivono lo stesso sfruttamento.”
Fonte
Russia - “I lavoratori devono cogliere l’occasione per far emergere la propria forza”
Intervista a Evgeni Kulikov, segretario generale dell’Unione dei Sindacati di Russia, un sindacato indipendente da quelli ufficiali.
Intervenendo ai lavori del 18° Congresso della Federazione Sindacale Mondiale Evgeni Kulikov si è espresso sulla grave situazione bellica in Ucraina e nel mondo. “La guerra in corso tra i capitali è il frutto della crisi economica e politica Usa che vogliono conservare la loro supremazia mondiale. Il problema è che gli USA sostengono la guerra e trascinano nel conflitto i paesi della Nato. Vogliono proseguire la guerra fino “all’ultimo ucraino”. Lo scontro è tra un dominio unipolare e una proposta di mondo multipolare” ha affermato Kulikov. “Ma le azioni contro la Nato, che fornisce armamenti, sono un’occasione per i lavoratori di far emergere la propria forza in tutto il mondo, perché questo contesto cambia l’equilibrio di potere”.
Secondo Kulikov la Fsm dovrebbe oggi “prendersi la responsabilità di una campagna contro il fascismo che ha rifatto capolino in Europa” e contro il potere delle multinazionali che incitano all’ennesima divisione del mondo. Il sindacato russo si appella ai leader “per mobilitare l’opinione pubblica per garantire la pace, e questa è possibile solo se ci sono garanzie di sicurezza reciproca. Finché ci sarà la Nato, il mondo sarà sempre in pericolo”.
Al margine del congresso abbiamo rivolto alcune domande ad Evgeni Kulikov.
In questa fase quali sono le priorità per i lavoratori e i sindacati in Russia?
Sono quelle comuni ai lavoratori in tutto il mondo: i salari e le pensioni. Quando poi ci sono avvenimenti come quelli in corso i problemi si acutizzano. Le compagnie straniere se ne vanno e c’è la perdita di posti di lavoro e diventa un problema serio vivere senza il salario. Altri sindacati provano a minimizzare ma ci sono imprenditori che si approfittano della situazione e peggiorano le cose.
In Italia, secondo alcune previsioni, l’effetto delle sanzioni contro la Russia può portare alla perdita di 500.000 posti di lavoro. Quali sono le conseguenze sui lavoratori delle sanzioni della Ue e degli Usa contro la Russia?
Per ora le conseguenze principali sono sui lavoratori dei trasporti aerei, marittimi e ferroviari. Le imprese per ora non hanno fretta di licenziare anche perché pensano che le sanzioni cesseranno. I prezzi hanno cominciato a salire, anche sui prodotti russi. Sulle ripercussioni quantitative sui lavoratori al momento non disponiamo di previsioni come quelle che avete in Italia.
Posso chiederti una valutazione sulla guerra in corso? Sei ottimista o pessimista?
Al momento la maggioranza della popolazione sostiene le scelte del governo, una minoranza invece è contraria all’operazione militare. Difficile dire se essere pessimista o ottimista. E’ auspicabile il cessate il fuoco ma spesso il cessate il fuoco viene usato per rafforzare le posizioni sul campo. In realtà l’unico cessate il fuoco durevole sarebbe la capitolazione.
Fonte
Intervenendo ai lavori del 18° Congresso della Federazione Sindacale Mondiale Evgeni Kulikov si è espresso sulla grave situazione bellica in Ucraina e nel mondo. “La guerra in corso tra i capitali è il frutto della crisi economica e politica Usa che vogliono conservare la loro supremazia mondiale. Il problema è che gli USA sostengono la guerra e trascinano nel conflitto i paesi della Nato. Vogliono proseguire la guerra fino “all’ultimo ucraino”. Lo scontro è tra un dominio unipolare e una proposta di mondo multipolare” ha affermato Kulikov. “Ma le azioni contro la Nato, che fornisce armamenti, sono un’occasione per i lavoratori di far emergere la propria forza in tutto il mondo, perché questo contesto cambia l’equilibrio di potere”.
Secondo Kulikov la Fsm dovrebbe oggi “prendersi la responsabilità di una campagna contro il fascismo che ha rifatto capolino in Europa” e contro il potere delle multinazionali che incitano all’ennesima divisione del mondo. Il sindacato russo si appella ai leader “per mobilitare l’opinione pubblica per garantire la pace, e questa è possibile solo se ci sono garanzie di sicurezza reciproca. Finché ci sarà la Nato, il mondo sarà sempre in pericolo”.
Al margine del congresso abbiamo rivolto alcune domande ad Evgeni Kulikov.
In questa fase quali sono le priorità per i lavoratori e i sindacati in Russia?
Sono quelle comuni ai lavoratori in tutto il mondo: i salari e le pensioni. Quando poi ci sono avvenimenti come quelli in corso i problemi si acutizzano. Le compagnie straniere se ne vanno e c’è la perdita di posti di lavoro e diventa un problema serio vivere senza il salario. Altri sindacati provano a minimizzare ma ci sono imprenditori che si approfittano della situazione e peggiorano le cose.
In Italia, secondo alcune previsioni, l’effetto delle sanzioni contro la Russia può portare alla perdita di 500.000 posti di lavoro. Quali sono le conseguenze sui lavoratori delle sanzioni della Ue e degli Usa contro la Russia?
Per ora le conseguenze principali sono sui lavoratori dei trasporti aerei, marittimi e ferroviari. Le imprese per ora non hanno fretta di licenziare anche perché pensano che le sanzioni cesseranno. I prezzi hanno cominciato a salire, anche sui prodotti russi. Sulle ripercussioni quantitative sui lavoratori al momento non disponiamo di previsioni come quelle che avete in Italia.
Posso chiederti una valutazione sulla guerra in corso? Sei ottimista o pessimista?
Al momento la maggioranza della popolazione sostiene le scelte del governo, una minoranza invece è contraria all’operazione militare. Difficile dire se essere pessimista o ottimista. E’ auspicabile il cessate il fuoco ma spesso il cessate il fuoco viene usato per rafforzare le posizioni sul campo. In realtà l’unico cessate il fuoco durevole sarebbe la capitolazione.
Fonte
26/02/2022
In Europa due guerre, un risultato
Nel 1999, nel cuore dell’Europa, la NATO, gli USA, l’UE e i loro alleati hanno bombardato la Jugoslavia. Oggi, nel 2022, la Russia attacca l’Ucraina in una guerra ingiusta e distruttiva. Tuttavia, dove sono nascosti tutti coloro che nel 1991 cercavano di persuadere tutti i popoli che la dissoluzione dell’Unione Sovietica e i rovesciamenti nei paesi dell’Europa orientale avvenivano a favore della sicurezza internazionale e della pace globale?
La verità era diversa quando c’era l’Unione Sovietica, c’era un “contrappeso”, c’era un potere forte veramente a favore della pace e dell’amicizia tra i popoli. Dopo i rovesciamenti, l’equilibrio internazionale di potere è cambiato drasticamente. NATO, USA, UE hanno condotto guerre in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, Yemen, Armenia, ecc. La vera conclusione è una e una sola. Il rovesciamento del socialismo nei paesi dell’Europa orientale ha causato solo afflizioni.
La Federazione Sindacale Mondiale esige la fine della guerra in Ucraina adesso. L’attacco russo deve cessare ora, la NATO deve essere sciolta ora e si deve avviare un dialogo reale.
Assicuriamo ai sindacati affiliati alla WFTU nel Donbass che sosteniamo gli sforzi per garantire il loro diritto a decidere da soli per il loro presente e il loro futuro. La Federazione sindacale era e rimane contro le pratiche fasciste del governo ucraino che è una marionetta degli USA e della NATO. I popoli della Russia, dell’Ucraina e di tutti i paesi dovrebbero fare sforzi quotidiani per sviluppare la pace attraverso relazioni di amicizia e solidarietà. La nostra lotta comune contro le contraddizioni imperialiste deve e può fermare le guerre imperialiste.
Il Segretariato mondiale della Federazione Sindacale Mondiale
Fonte
La verità era diversa quando c’era l’Unione Sovietica, c’era un “contrappeso”, c’era un potere forte veramente a favore della pace e dell’amicizia tra i popoli. Dopo i rovesciamenti, l’equilibrio internazionale di potere è cambiato drasticamente. NATO, USA, UE hanno condotto guerre in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, Yemen, Armenia, ecc. La vera conclusione è una e una sola. Il rovesciamento del socialismo nei paesi dell’Europa orientale ha causato solo afflizioni.
La Federazione Sindacale Mondiale esige la fine della guerra in Ucraina adesso. L’attacco russo deve cessare ora, la NATO deve essere sciolta ora e si deve avviare un dialogo reale.
Assicuriamo ai sindacati affiliati alla WFTU nel Donbass che sosteniamo gli sforzi per garantire il loro diritto a decidere da soli per il loro presente e il loro futuro. La Federazione sindacale era e rimane contro le pratiche fasciste del governo ucraino che è una marionetta degli USA e della NATO. I popoli della Russia, dell’Ucraina e di tutti i paesi dovrebbero fare sforzi quotidiani per sviluppare la pace attraverso relazioni di amicizia e solidarietà. La nostra lotta comune contro le contraddizioni imperialiste deve e può fermare le guerre imperialiste.
Il Segretariato mondiale della Federazione Sindacale Mondiale
Fonte
18/01/2021
USA - Assalto al Congresso, intervista a Frank Goldsmith (FSM)
L’assalto a Capitol Hill ha inaugurato questo 2021 con qualcosa che non si vedeva dal 1814 negli USA. Abbiamo chiesto a Frank Goldsmith, coordinatore della Federazione Sindacale Mondiale nel Nord America, di restituirci un immagine degli USA di oggi, che si preparano all’investitura ufficiale del nuovo presidente Biden in un clima del tutto inedito, in una Washington blindata dalla Guardia Nazionale.
Da dove nasce e cosa rappresenta il movimento che ha portato all’assalto di Capitol Hill lo scorso 6 gennaio? Come è riuscito Trump, direttamente o indirettamente, a organizzare quella parte di America profondamente razzista e conservatrice in un modo così determinato tanto da muovere un attacco così violento alle istituzioni, come non si era mai visto da secoli?
È una situazione molto insolita quella che stiamo affrontando, non ho mai visto nulla del genere nella mia vita ed è da un po’ che sono al mondo. È una nuova situazione anche per il nostro sindacato (FSM), gli attacchi alla capitale degli esponenti della destra razzisti, antisemiti e fascisti non hanno avuto precedenti negli scorsi 150 anni
Il movimento degli assalitori ha avuto la cooperazione di alcuni membri della “house of representatives” che li hanno fatti infiltrare il giorno prima dove i rappresentanti del parlamento hanno i loro uffici, è stata una situazione molto pericolosa.
Alexandra Ocasio Cortez, una delle nostre giovani rappresentanti, ha emesso vari report dalla scorsa settimana del fatto di sentirsi minacciata dai fascisti così organizzati, anche per il fatto che sui social media avevano anticipato quello che avrebbero fatto.
Quando hanno fatto irruzione a Capitol Hill, questo l’ha subito messa in pericolo assieme a Omar e ad altri diretti rappresentanti del partito democratico, ma della sua frangia più di sinistra.
È stata una situazione pericolosa e non è ancora finita... Abbiamo affrontato vari problemi con l’imperialismo e la guerra in Vietnam e altro, ma il nostro movimento di sinistra antimperialista e contro la guerra non ha mai visto nulla del genere, la destra non si è mai mobilitata contro di noi, contro il popolo in questo modo.
Questo deriva dal fatto di aver avuto per 4 anni il presidente Trump che ha fomentato questi gruppi di destra per poter continuare ad essere il presidente per altri 4 anni.
Molti dei suoi incoraggiamenti e gesti sembrano gli stessi di Mussolini
Ci sono dei gruppi in diverse parti del paese che si chiamano “Proud Boys”. In Oregon, quando c'è stata la protesta di “Black Lives Matters”, contro l’omicidio di George Floyd a Mineapolis, c’erano anche questi Proud Boys che prendevano le parti della polizia.
C’è anche un gruppo simile in Michigan, sono a favore delle armi, con una mentalità estremamente fascista, antisemiti... ci sono gruppi in tutti gli stati che si raggruppano anche attraverso i social media. Sono stati mobilitati per venire il 6 Gennaio a Washington, indirettamente (mai direttamente) da Trump, chiamati per protestare per le elezioni
Sono stati mobilitati attraverso i social media, ma uno dei maggiori modi che hanno per unirsi è nelle lobby pro armi, quindi sono tutti attrezzati con armi tra le più moderne
Molti di loro sono ex soldati, quindi si sono allenati nell’esercito con esplosivi al plastico, bombe, AK47 e altri strumenti. Non si trattava di una mobilitazione di centinaia di migliaia di persone, ma di sicuro ce n’erano delle dozzine, correndo il rischio di venire arrestati e venire nella capitale e ci sono stati membri della “house of representatives” che sono stati riconosciuti come membri del loro gruppo che li hanno accolti nei 2 giorni precedenti, così che potessero agire più facilmente
È l’immagine di un’America divisa, di un Paese in cui il patriottismo, il razzismo e la violenza legalizzata è riuscito a riorganizzarsi e ad alzare il livello dello scontro. In un quadro del genere, l’amministrazione Biden appare oggi come il vero e unico paladino della democrazia?
Credo che innanzitutto ci sia da capire una cosa che la maggior parte delle persone dimentica: la nostra nazione è fondata sul genocidio dei nativi americani, gli Stati sono stati costruiti dagli africani importati come schiavi dopo il 1619. Malcom x disse negli anni '60, le cose che fai nel passato ti ritornano...
In questo momento Wall Street sta guadagnando miliardi di dollari sfruttando la pandemia attuale, ci sono centinaia di miliardari in più nel mondo rispetto a 8 mesi fa. Le più grandi corporation di Wall Street stanno facendo i miliardi, come Amazon e Google, e poi hai la povertà che dilaga ovunque.
Dal nostro punto di vista, è legalmente e praticamente impossibile per la sinistra o il “green party” ottenere abbastanza voce in capitolo, ad esempio il “green party” che ho votato alle ultime elezioni per assenza di alternative, è un partito che ha del supporto popolare, ma le elezioni negli USA sono tra 2 partiti, entrambi liberali e ci sono solo delle differenze relative sugli atteggiamenti imperialisti che hanno avuto ad esempio con Cuba e col Venezuela, ci sono alcune differenze si, ma l’imperialismo accomuna le due fazioni.
A livello nazionale ci sono delle differenze, come il neoliberalismo che è stato ampiamente supportato dai democratici negli ultimi 30 anni, specialmente durante il mandato di Obama che ha distrutto i programmi di leggi e governo.
La domanda sull'amministrazione democratica di Biden e la possibilità che ristabilisca la fiducia nei programmi governativi e ridia stabilità al tessuto sociale del nostro paese, se questa è la domanda la risposta è che adesso come adesso dà solo grandi problemi. Il movimento di Bernie Sanders, che era un movimento social democratico, era molto buono per il nostro paese, era un raggruppamento importante di democratici, donne nere, palestinesi, musulmani provenienti da qualsiasi background culturale e sociale, queste persone sono la forza che potrebbe spingere l’amministrazione Biden a fare la cosa giusta rispetto alle rivendicazione del movimento “black lives matters”, così come le rivendicazioni della classe lavoratrice del nostro paese.
Come in Italia i sindacati mainstream sono di centro o di destra, ovviamente USB è di sinistra e di classe, ma bisogna fare in modo che i sindacati di classe spingano i governi a fare la cosa giusta e aderiscano alla grande battaglia per la democrazia.
L’amministrazione Biden a livello nazionale, ma non internazionale, posiziona delle persone nel Consiglio per fare effettivamente alcune cosa giuste.
Ora il senato spinge sulla questione dell’impechment, distogliendo l’attenzione su molti dei problemi sociali ed economici del Paese, dalla gestione e conseguenze sociali legate alla pandemia, fino alla crisi di egemonia. È questo un ulteriore tentativo per il Partito Democratico di ristabilirsi nel ruolo di unico e vero difensore della giustizia democratica? Quali scenari potrebbero aprirsi dopo il 20 gennaio?
L’impeachment andrà avanti fino al 20 di Gennaio, ma non interferirà con i programmi sociali e la crisi finanziaria che continuerà. Molto in verità dipende da cosa vogliamo fare noi, non da Biden, anche se grazie a Sanders, Biden ha fatto alcune mosse verso di noi.
Fare qualcosa durante la crisi finanziaria col governo Obama non era possibile, adesso non è così, negli uffici ci sono delle persone che sanno ascoltare i bisogni della gente degli Stati Uniti.
Adesso c’è però una crisi maggiore, più di 4000 persone sono morte negli USA negli ultimi due giorni, 25 mila durante l’estate, le persone muoiono a causa delle feste di Natale e di Capodanno, c’è una grande crisi, Wall Street e la Federal Reserve stanno ricevendo molte richieste finanziarie che un’amministrazione ai lavori forzati non farebbe.
Quindi dipende da noi se farlo o meno, ci sono persone e movimenti, il “black lives matters” i “justice democrats”, che sono una parte minoritaria dei democratici, altri movimenti in Georgia dalla parte di Stacy Abrahms, ma dipende da noi evitare che i democratici di destra e di centro gestiscano il partito, quella è la grossa sfida che abbiamo adesso.
Grazie Frank. Quando parli di noi sappiamo che non ti riferisci solo ai tanti attivisti e militanti americani, ma ad un noi collettivo, che va oltre i confini territoriali e abbraccia tutto il mondo.
Non possiamo fare nulla da soli, questa è una crisi internazionale, che sia in Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Germania, tutti abbiamo contatti ovunque, ci sono dei gruppi come la Federazione Sindacale Mondiale attraverso cui possiamo veramente fare qualcosa in modo collettivo e organizzato, molto più forte di quanto possano fare i singoli paesi.
Il grande lavoro dell’USB e il nostro lavoro con l’FSM anche in Sud America dove siamo molto coinvolti supportando Cuba e Venezuela, una cooperazione internazionale necessaria tra i gruppi di sinistra ed è quello che stiamo facendo adesso, il lavoro che stiamo facendo contro questa grande crisi non può essere risolto dai paesi singoli e isolati, questo è quello che voglio dire, grazie per l’intervista.
Fonte
Da dove nasce e cosa rappresenta il movimento che ha portato all’assalto di Capitol Hill lo scorso 6 gennaio? Come è riuscito Trump, direttamente o indirettamente, a organizzare quella parte di America profondamente razzista e conservatrice in un modo così determinato tanto da muovere un attacco così violento alle istituzioni, come non si era mai visto da secoli?
È una situazione molto insolita quella che stiamo affrontando, non ho mai visto nulla del genere nella mia vita ed è da un po’ che sono al mondo. È una nuova situazione anche per il nostro sindacato (FSM), gli attacchi alla capitale degli esponenti della destra razzisti, antisemiti e fascisti non hanno avuto precedenti negli scorsi 150 anni
Il movimento degli assalitori ha avuto la cooperazione di alcuni membri della “house of representatives” che li hanno fatti infiltrare il giorno prima dove i rappresentanti del parlamento hanno i loro uffici, è stata una situazione molto pericolosa.
Alexandra Ocasio Cortez, una delle nostre giovani rappresentanti, ha emesso vari report dalla scorsa settimana del fatto di sentirsi minacciata dai fascisti così organizzati, anche per il fatto che sui social media avevano anticipato quello che avrebbero fatto.
Quando hanno fatto irruzione a Capitol Hill, questo l’ha subito messa in pericolo assieme a Omar e ad altri diretti rappresentanti del partito democratico, ma della sua frangia più di sinistra.
È stata una situazione pericolosa e non è ancora finita... Abbiamo affrontato vari problemi con l’imperialismo e la guerra in Vietnam e altro, ma il nostro movimento di sinistra antimperialista e contro la guerra non ha mai visto nulla del genere, la destra non si è mai mobilitata contro di noi, contro il popolo in questo modo.
Questo deriva dal fatto di aver avuto per 4 anni il presidente Trump che ha fomentato questi gruppi di destra per poter continuare ad essere il presidente per altri 4 anni.
Molti dei suoi incoraggiamenti e gesti sembrano gli stessi di Mussolini
Ci sono dei gruppi in diverse parti del paese che si chiamano “Proud Boys”. In Oregon, quando c'è stata la protesta di “Black Lives Matters”, contro l’omicidio di George Floyd a Mineapolis, c’erano anche questi Proud Boys che prendevano le parti della polizia.
C’è anche un gruppo simile in Michigan, sono a favore delle armi, con una mentalità estremamente fascista, antisemiti... ci sono gruppi in tutti gli stati che si raggruppano anche attraverso i social media. Sono stati mobilitati per venire il 6 Gennaio a Washington, indirettamente (mai direttamente) da Trump, chiamati per protestare per le elezioni
Sono stati mobilitati attraverso i social media, ma uno dei maggiori modi che hanno per unirsi è nelle lobby pro armi, quindi sono tutti attrezzati con armi tra le più moderne
Molti di loro sono ex soldati, quindi si sono allenati nell’esercito con esplosivi al plastico, bombe, AK47 e altri strumenti. Non si trattava di una mobilitazione di centinaia di migliaia di persone, ma di sicuro ce n’erano delle dozzine, correndo il rischio di venire arrestati e venire nella capitale e ci sono stati membri della “house of representatives” che sono stati riconosciuti come membri del loro gruppo che li hanno accolti nei 2 giorni precedenti, così che potessero agire più facilmente
È l’immagine di un’America divisa, di un Paese in cui il patriottismo, il razzismo e la violenza legalizzata è riuscito a riorganizzarsi e ad alzare il livello dello scontro. In un quadro del genere, l’amministrazione Biden appare oggi come il vero e unico paladino della democrazia?
Credo che innanzitutto ci sia da capire una cosa che la maggior parte delle persone dimentica: la nostra nazione è fondata sul genocidio dei nativi americani, gli Stati sono stati costruiti dagli africani importati come schiavi dopo il 1619. Malcom x disse negli anni '60, le cose che fai nel passato ti ritornano...
In questo momento Wall Street sta guadagnando miliardi di dollari sfruttando la pandemia attuale, ci sono centinaia di miliardari in più nel mondo rispetto a 8 mesi fa. Le più grandi corporation di Wall Street stanno facendo i miliardi, come Amazon e Google, e poi hai la povertà che dilaga ovunque.
Dal nostro punto di vista, è legalmente e praticamente impossibile per la sinistra o il “green party” ottenere abbastanza voce in capitolo, ad esempio il “green party” che ho votato alle ultime elezioni per assenza di alternative, è un partito che ha del supporto popolare, ma le elezioni negli USA sono tra 2 partiti, entrambi liberali e ci sono solo delle differenze relative sugli atteggiamenti imperialisti che hanno avuto ad esempio con Cuba e col Venezuela, ci sono alcune differenze si, ma l’imperialismo accomuna le due fazioni.
A livello nazionale ci sono delle differenze, come il neoliberalismo che è stato ampiamente supportato dai democratici negli ultimi 30 anni, specialmente durante il mandato di Obama che ha distrutto i programmi di leggi e governo.
La domanda sull'amministrazione democratica di Biden e la possibilità che ristabilisca la fiducia nei programmi governativi e ridia stabilità al tessuto sociale del nostro paese, se questa è la domanda la risposta è che adesso come adesso dà solo grandi problemi. Il movimento di Bernie Sanders, che era un movimento social democratico, era molto buono per il nostro paese, era un raggruppamento importante di democratici, donne nere, palestinesi, musulmani provenienti da qualsiasi background culturale e sociale, queste persone sono la forza che potrebbe spingere l’amministrazione Biden a fare la cosa giusta rispetto alle rivendicazione del movimento “black lives matters”, così come le rivendicazioni della classe lavoratrice del nostro paese.
Come in Italia i sindacati mainstream sono di centro o di destra, ovviamente USB è di sinistra e di classe, ma bisogna fare in modo che i sindacati di classe spingano i governi a fare la cosa giusta e aderiscano alla grande battaglia per la democrazia.
L’amministrazione Biden a livello nazionale, ma non internazionale, posiziona delle persone nel Consiglio per fare effettivamente alcune cosa giuste.
Ora il senato spinge sulla questione dell’impechment, distogliendo l’attenzione su molti dei problemi sociali ed economici del Paese, dalla gestione e conseguenze sociali legate alla pandemia, fino alla crisi di egemonia. È questo un ulteriore tentativo per il Partito Democratico di ristabilirsi nel ruolo di unico e vero difensore della giustizia democratica? Quali scenari potrebbero aprirsi dopo il 20 gennaio?
L’impeachment andrà avanti fino al 20 di Gennaio, ma non interferirà con i programmi sociali e la crisi finanziaria che continuerà. Molto in verità dipende da cosa vogliamo fare noi, non da Biden, anche se grazie a Sanders, Biden ha fatto alcune mosse verso di noi.
Fare qualcosa durante la crisi finanziaria col governo Obama non era possibile, adesso non è così, negli uffici ci sono delle persone che sanno ascoltare i bisogni della gente degli Stati Uniti.
Adesso c’è però una crisi maggiore, più di 4000 persone sono morte negli USA negli ultimi due giorni, 25 mila durante l’estate, le persone muoiono a causa delle feste di Natale e di Capodanno, c’è una grande crisi, Wall Street e la Federal Reserve stanno ricevendo molte richieste finanziarie che un’amministrazione ai lavori forzati non farebbe.
Quindi dipende da noi se farlo o meno, ci sono persone e movimenti, il “black lives matters” i “justice democrats”, che sono una parte minoritaria dei democratici, altri movimenti in Georgia dalla parte di Stacy Abrahms, ma dipende da noi evitare che i democratici di destra e di centro gestiscano il partito, quella è la grossa sfida che abbiamo adesso.
Grazie Frank. Quando parli di noi sappiamo che non ti riferisci solo ai tanti attivisti e militanti americani, ma ad un noi collettivo, che va oltre i confini territoriali e abbraccia tutto il mondo.
Non possiamo fare nulla da soli, questa è una crisi internazionale, che sia in Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Germania, tutti abbiamo contatti ovunque, ci sono dei gruppi come la Federazione Sindacale Mondiale attraverso cui possiamo veramente fare qualcosa in modo collettivo e organizzato, molto più forte di quanto possano fare i singoli paesi.
Il grande lavoro dell’USB e il nostro lavoro con l’FSM anche in Sud America dove siamo molto coinvolti supportando Cuba e Venezuela, una cooperazione internazionale necessaria tra i gruppi di sinistra ed è quello che stiamo facendo adesso, il lavoro che stiamo facendo contro questa grande crisi non può essere risolto dai paesi singoli e isolati, questo è quello che voglio dire, grazie per l’intervista.
Fonte
21/12/2017
L’Europa Mediterranea per i diritti dei lavoratori e la solidarietà internazionalista
L’intervento realizzato nei giorni scorsi da Pierpaolo Leonardi, dell’Usb, nel corso del meeting internazionale “Europa mediterranea” che si è svolto a Marsiglia alla presenza di numerose forze sindacali di classe aderenti alla Federazione Sindacale Mondiale.
Cari compagni,
A nome della USB Italia porto i saluti a questo importante momento di confronto e sono certo che la discussione sarà utile per la crescita della nostra comune iniziativa in Europa e per rafforzare complessivamente il ruolo della Federazione Sindacale Mondiale a sostegno dei popoli e dei lavoratori dei nostri Paesi.
I lavoratori italiani e la USB stanno ancora affrontando le conseguenze della crisi sistemica del capitale che dal 2008 ha colpito i nostri paesi e le risposte alla crisi che il governo italiano ha deciso in accordo con i diktat dell’Unione Europea, il FMI, la BCE.
La situazione del movimento di classe in Italia non è brillante. La scomparsa da molto tempo, dalla scena politica, di forze politiche di classe ha indebolito il fronte delle lotte che è oggi tenuto in vita praticamente solo da USB e da alcune organizzazioni politico/ sociali militanti come la Piattaforma Eurostop di cui peraltro USB fa parte.
Sul fronte delle lotte in corso la USB è fortemente impegnata per la difesa e la nazionalizzazione delle maggiori imprese strategiche del Paese, in particolare dell’ILVA (produzione acciaio) e dell’Alitalia, sta sostenendo un duro scontro nel settore logistico per imporre condizioni di lavoro adeguate e salari equi, per il reclutamento di lavoratori precari che operano in tutti i servizi pubblici, in particolare nel settore della ricerca.
USB è con i braccianti e i lavoratori agricoli in generale, settore dove decine di migliaia di migranti sono sfruttati al limite della vera schiavitù.
Siamo molto impegnati nella battaglia per la cancellazione del Jobs Act, l’equivalente del francese “Loi Travail”, e nella difesa del diritto di sciopero che è di nuovo sotto un duro attacco soprattutto nel settore dei trasporti.
Mentre le lotte che stiamo conducendo fanno crescere il sindacalismo di base, le confederazioni italiane affiliate alla ITUC sono completamente in sintonia con le scelte politiche e sociali dell’Unione Europea e del governo italiano e supportano le operazioni di smantellamento dell’attuale welfare state.
Questo atteggiamento di completa condivisione da parte della CGIL, della CISL e della UIL, tuttavia, sta producendo una rottura all’interno di queste confederazioni. In particolare, settori significativi della CGIL, soprattutto della FIOM (metallurgia) stanno abbandonando le loro organizzazioni per aderire alla USB.
A livello internazionale in questo momento USB è impegnata con la campagna BDS, per sostenere il popolo palestinese e contro la decisione dell’Italia e di Israele di far partire il Giro d’Italia da Gerusalemme cosa che legittima la provocazione di Trump.
Pochi decenni dalla sua costituzione l’Unione Europea si è costituita come polo imperialista in competizione con altri soggetti imperialisti presenti a livello globale e altre potenze che si contendono il pianeta.
Nonostante ritardi e contraddizioni l’Unione Europea svolge già un suo ruolo egemonico aggressivo sia all’interno che all’esterno dei propri confini per imporre gli interessi delle sue classi dominanti ai concorrenti, per impossessarsi delle risorse, per aumentare il suo peso politico e militare come ha dimostrato il recente vertice di Abidjan tra Unione Europea e Unione Africana.
L’Unione Europea ha accelerato la costruzione di un proprio complesso militare industriale tendenzialmente indipendente da quello statunitense, ha rafforzato i primi nuclei dell’esercito europeo, aumentato la propria pressione militare e la propria aggressività nei confronti delle aree ai suoi confini – Medio Oriente, Nord Africa, Africa Centrale, Balcani – contendendone il controllo a nuove potenze regionali per sottrarli alla tradizionale influenza degli USA o al nuovo protagonismo Cinese e più in generale dei BRICS.
Sul piano politico interno la UE definisce e dirige le politiche degli Stati membri attraverso una sorta di “pilota automatico” che consente ad esempio lunghi periodi di assenza di Governo, come accaduto in Belgio o come sta accadendo in queste settimane in Germania, senza che i diktat politici e le scelte dell’Unione Europea vengano interrotte.
L’ennesima dimostrazione che l’Unione Europea è una costruzione antidemocratica e nemica degli interessi dei popoli e dei lavoratori è venuta dalla linea seguita sulla vicenda della Catalogna e sulla repressione coloniale e poliziesca dei flussi di migranti nel Mediterraneo.
L’Unione Europea è un polo imperialista che non è possibile riformare, né democratizzare o trasformare sull’onda delle giuste richieste dei lavoratori e degli strati popolari schiacciati dalla crisi. Le banche, le multinazionali, i poteri forti che hanno imposto la costruzione autoritaria dell’Unione Europea, stanno distruggendo le economie e i diritti sociali dei paesi più deboli per concentrare la ricchezza, le tecnologie, i centri di comando e le risorse in pochi grandi monopoli europei.
Noi riteniamo che l’unica soluzione sia costituita dalla rottura della gabbia dell’Unione Europea e dell’Eurozona, con la costruzione di una nuova alleanza dei paesi e dei popoli dell’area euro mediterranea che adotti nuove politiche sociali indipendenti dai diktat della Banca Centrale, del FMI e dell’asse franco-tedesco, che possa anche dotarsi di una nuova moneta e che costruisca nuove relazioni interne e internazionali basate su giustizia, solidarietà e complementarità, che esca dalla NATO.
La USB è quindi molto interessata a stabilire, nell’ambito della FSM, relazioni più strette e continue con voi anche attraverso periodici momenti di confronto, di lotta e di organizzazione sui nostri comuni obbiettivi.
Unione Sindacale di Base
Fonte
Cari compagni,
A nome della USB Italia porto i saluti a questo importante momento di confronto e sono certo che la discussione sarà utile per la crescita della nostra comune iniziativa in Europa e per rafforzare complessivamente il ruolo della Federazione Sindacale Mondiale a sostegno dei popoli e dei lavoratori dei nostri Paesi.
I lavoratori italiani e la USB stanno ancora affrontando le conseguenze della crisi sistemica del capitale che dal 2008 ha colpito i nostri paesi e le risposte alla crisi che il governo italiano ha deciso in accordo con i diktat dell’Unione Europea, il FMI, la BCE.
La situazione del movimento di classe in Italia non è brillante. La scomparsa da molto tempo, dalla scena politica, di forze politiche di classe ha indebolito il fronte delle lotte che è oggi tenuto in vita praticamente solo da USB e da alcune organizzazioni politico/ sociali militanti come la Piattaforma Eurostop di cui peraltro USB fa parte.
Sul fronte delle lotte in corso la USB è fortemente impegnata per la difesa e la nazionalizzazione delle maggiori imprese strategiche del Paese, in particolare dell’ILVA (produzione acciaio) e dell’Alitalia, sta sostenendo un duro scontro nel settore logistico per imporre condizioni di lavoro adeguate e salari equi, per il reclutamento di lavoratori precari che operano in tutti i servizi pubblici, in particolare nel settore della ricerca.
USB è con i braccianti e i lavoratori agricoli in generale, settore dove decine di migliaia di migranti sono sfruttati al limite della vera schiavitù.
Siamo molto impegnati nella battaglia per la cancellazione del Jobs Act, l’equivalente del francese “Loi Travail”, e nella difesa del diritto di sciopero che è di nuovo sotto un duro attacco soprattutto nel settore dei trasporti.
Mentre le lotte che stiamo conducendo fanno crescere il sindacalismo di base, le confederazioni italiane affiliate alla ITUC sono completamente in sintonia con le scelte politiche e sociali dell’Unione Europea e del governo italiano e supportano le operazioni di smantellamento dell’attuale welfare state.
Questo atteggiamento di completa condivisione da parte della CGIL, della CISL e della UIL, tuttavia, sta producendo una rottura all’interno di queste confederazioni. In particolare, settori significativi della CGIL, soprattutto della FIOM (metallurgia) stanno abbandonando le loro organizzazioni per aderire alla USB.
A livello internazionale in questo momento USB è impegnata con la campagna BDS, per sostenere il popolo palestinese e contro la decisione dell’Italia e di Israele di far partire il Giro d’Italia da Gerusalemme cosa che legittima la provocazione di Trump.
Pochi decenni dalla sua costituzione l’Unione Europea si è costituita come polo imperialista in competizione con altri soggetti imperialisti presenti a livello globale e altre potenze che si contendono il pianeta.
Nonostante ritardi e contraddizioni l’Unione Europea svolge già un suo ruolo egemonico aggressivo sia all’interno che all’esterno dei propri confini per imporre gli interessi delle sue classi dominanti ai concorrenti, per impossessarsi delle risorse, per aumentare il suo peso politico e militare come ha dimostrato il recente vertice di Abidjan tra Unione Europea e Unione Africana.
L’Unione Europea ha accelerato la costruzione di un proprio complesso militare industriale tendenzialmente indipendente da quello statunitense, ha rafforzato i primi nuclei dell’esercito europeo, aumentato la propria pressione militare e la propria aggressività nei confronti delle aree ai suoi confini – Medio Oriente, Nord Africa, Africa Centrale, Balcani – contendendone il controllo a nuove potenze regionali per sottrarli alla tradizionale influenza degli USA o al nuovo protagonismo Cinese e più in generale dei BRICS.
Sul piano politico interno la UE definisce e dirige le politiche degli Stati membri attraverso una sorta di “pilota automatico” che consente ad esempio lunghi periodi di assenza di Governo, come accaduto in Belgio o come sta accadendo in queste settimane in Germania, senza che i diktat politici e le scelte dell’Unione Europea vengano interrotte.
L’ennesima dimostrazione che l’Unione Europea è una costruzione antidemocratica e nemica degli interessi dei popoli e dei lavoratori è venuta dalla linea seguita sulla vicenda della Catalogna e sulla repressione coloniale e poliziesca dei flussi di migranti nel Mediterraneo.
L’Unione Europea è un polo imperialista che non è possibile riformare, né democratizzare o trasformare sull’onda delle giuste richieste dei lavoratori e degli strati popolari schiacciati dalla crisi. Le banche, le multinazionali, i poteri forti che hanno imposto la costruzione autoritaria dell’Unione Europea, stanno distruggendo le economie e i diritti sociali dei paesi più deboli per concentrare la ricchezza, le tecnologie, i centri di comando e le risorse in pochi grandi monopoli europei.
Noi riteniamo che l’unica soluzione sia costituita dalla rottura della gabbia dell’Unione Europea e dell’Eurozona, con la costruzione di una nuova alleanza dei paesi e dei popoli dell’area euro mediterranea che adotti nuove politiche sociali indipendenti dai diktat della Banca Centrale, del FMI e dell’asse franco-tedesco, che possa anche dotarsi di una nuova moneta e che costruisca nuove relazioni interne e internazionali basate su giustizia, solidarietà e complementarità, che esca dalla NATO.
La USB è quindi molto interessata a stabilire, nell’ambito della FSM, relazioni più strette e continue con voi anche attraverso periodici momenti di confronto, di lotta e di organizzazione sui nostri comuni obbiettivi.
Unione Sindacale di Base
Fonte
17/08/2017
Rafa Diez, segretario del sindacato basco Lab, sarà libero a giorni
Il compagno Rafa Diez sarà liberato dalle carceri dello stato Spagnolo fra pochi giorni. Rafa Diez è stato incarcerato nel 2009, mentre era Segretario Generale del Sindacato Basco LAB, con l’accusa di essere uno degli artefici della ricostruzione di Batasuna.
Rafa è stato detenuto lontano dai Paesi Baschi come avviene per la maggioranza dei compagni arrestati dallo stato spagnolo per allontanarli dai propri cari e dalla solidarietà militante.
Negli anni scorsi, i dirigenti della Federazione Sindacale Mondiale avevano più volte richiesto il permesso di visitarlo in carcere, ma ogni volta la richiesta era stata respinta. Ora verrà scarcerato perché è stata interamente scontata la pena.
La Fsm, nel dare la notizia, esprime tutta la sua gioia per la notizia della sua liberazione. “Un rivoluzionario torna alla militanza attiva tra la sua gente e i suoi compagni di lotta politica e sindacale!”
Fonte
Rafa è stato detenuto lontano dai Paesi Baschi come avviene per la maggioranza dei compagni arrestati dallo stato spagnolo per allontanarli dai propri cari e dalla solidarietà militante.
Negli anni scorsi, i dirigenti della Federazione Sindacale Mondiale avevano più volte richiesto il permesso di visitarlo in carcere, ma ogni volta la richiesta era stata respinta. Ora verrà scarcerato perché è stata interamente scontata la pena.
La Fsm, nel dare la notizia, esprime tutta la sua gioia per la notizia della sua liberazione. “Un rivoluzionario torna alla militanza attiva tra la sua gente e i suoi compagni di lotta politica e sindacale!”
Fonte
16/08/2017
La Federazione Sindacale Mondiale contro le minacce di Trump al Venezuela
La grande famiglia sindacale della FSM, fedele al suo dovere internazionalista è al fianco del popolo fraterno e della classe operaia del Venezuela, respinge nella maniera più forte le dichiarazioni provocatorie e sfacciate del presidente imperialista americano, D. Trump sulla possibilità di un’offensiva militare contro il Venezuela. Il movimento sindacale internazionale di classe si trova accanto agli strati popolari della Repubblica Bolivariana del Venezuela e, ancora una volta, afferma chiaramente che il futuro del paese è esclusiva giurisdizione del suo stesso popolo.
Il nostro movimento, il movimento della classe operaia, ha molta esperienza di tali dichiarazioni incendiarie degli imperialisti che hanno sempre aperto la strada alle loro azioni criminali. Lo abbiamo già visto in Iraq, Libia, Afghanistan e altrove. Oggi, come allora, diciamo che l’arma dei popoli contro le interferenze e l’aggressività imperialiste è l’organizzazione della loro lotta in un orientamento anticapitalista e antimperialista, mentre lo scudo è la solidarietà internazionale.
L’FSM, come unica internazionale di sindacati che lotta contro l’imperialismo e lo sfruttamento capitalista, mostrerà con forza la sua solidarietà attiva con la classe operaia venezuelana. Invitiamo il popolo venezuelano a essere vigile davanti agli eventi e a lottare per approfondire le sue conquiste sociali, fino all’alba di un nuovo mondo, senza sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.
Fermare l’aggressione imperialista!
Fonte
Il nostro movimento, il movimento della classe operaia, ha molta esperienza di tali dichiarazioni incendiarie degli imperialisti che hanno sempre aperto la strada alle loro azioni criminali. Lo abbiamo già visto in Iraq, Libia, Afghanistan e altrove. Oggi, come allora, diciamo che l’arma dei popoli contro le interferenze e l’aggressività imperialiste è l’organizzazione della loro lotta in un orientamento anticapitalista e antimperialista, mentre lo scudo è la solidarietà internazionale.
L’FSM, come unica internazionale di sindacati che lotta contro l’imperialismo e lo sfruttamento capitalista, mostrerà con forza la sua solidarietà attiva con la classe operaia venezuelana. Invitiamo il popolo venezuelano a essere vigile davanti agli eventi e a lottare per approfondire le sue conquiste sociali, fino all’alba di un nuovo mondo, senza sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.
Fermare l’aggressione imperialista!
Fonte
19/10/2016
Leonardi (Usb). “Il nostro NO è uno sciopero, anche internazionalista”
Noi con te volevamo parlare per prima cosa di queste due giornate del 21 e 22 ottobre: il 21 lo sciopero generale e poi il 22 la manifestazione da piazza San Giovanni o, meglio, da Piazza Abd Elsalam, che partirà poi il 22 alle 14. Due giornate importanti. Puoi raccontarcele, partendo dallo sciopero generale del 21?
E' molto tempo che nei luoghi di lavoro e nei territori cresce la richiesta di mobilitarsi, di fare sciopero sulle politiche del governo Renzi. Politiche dettate da un’Europa che non si ferma davanti a nulla, che non solo in Italia ma anche in Francia, Belgio e in molti altri paesi sta sostenendo politiche di devastazione del tessuto produttivo e dei diritti dei lavoratori: dal jobs acts alla Loi travail, al blocco, per esempio in Italia, e da molto tempo, dei contratti del pubblico impiego, all’incessante voglia di privatizzazione che sta attraversando tutto il nostro paese. Quindi abbiamo deciso, in occasione della presentazione della legge di stabilità per il 2017, di riportare in piazza il mondo del lavoro sulla piattaforma che l’Usb ha elaborato ormai da molti mesi e che è stata oggetto di un continuo lavoro di diffusione nei luoghi di lavoro e nelle piazze da parte dei nostri compagni e dei nostri militanti. Una piattaforma che ha avuto un importante riscontro di interesse da parte dei lavoratori. Ecco, per sostenere tutto ciò noi abbiamo collocato nella piattaforma sociale dell’Usb e per respingere i piani del governo, il 21 di ottobre ci sarà questo sciopero generale nazionale che coinvolge tutte le strutture, tutti i comparti del mondo del lavoro, sia pubblico che privato; ma anche quei settori, diciamo così, non immediatamente aggredibili sul piano sindacale come i migranti, i braccianti, tutti quei lavoratori disoccupati, senza casa, che oggi chiedono una profonda inversione di tendenza rispetto alle politiche del governo.
Questo sciopero generale vedrà numerosissime manifestazioni a livello territoriale in tutta Italia. Da Trieste a Catania, in tutte le regioni, nelle più grandi città italiane ci saranno mobilitazioni cortei, presidi, momenti di mobilitazione dei lavoratori.
Il giorno dopo, il 22, invece, saremo come Usb a fianco dei cittadini che hanno dato vita non solo alla campagna Eurostop, ma anche a tutte le altre organizzazioni e movimenti che hanno deciso di aderire, al NoRenziDay. Il NoRenziDay è la risposta non solo politica, ma anche sociale, anche del mondo del lavoro, al tentativo di modificare la Costituzione in senso sempre più autoritario, sempre più centralista, modificando profondamente la rappresentanza politica; e quindi anche la rappresentanza del mondo del lavoro, del blocco sociale che noi rappresentiamo e mettiamo in campo.
Quindi si tratta di un’accoppiata, una due giorni che si tiene complessivamente sul No alle politiche del governo Renzi, sia per quanto riguarda la parte economica, del lavoro, sia per quanto riguarda la parte, diciamo così, più di natura politica e di trasformazione del paese; si modificherebbe sostanzialmente l'assetto istituzionale garantendo al governo, all’esecutivo, uno strapotere enorme che cambierebbe di senso la natura del nostro paese; cambierebbe proprio la sua struttura. E’ un impegno grande, per un’organizzazione come la nostra, quella di scendere in campo anche sul piano politico e non solo sul piano sindacale e sociale. Abbiamo scelto di fare questo passaggio perché ci sembra indispensabile oggi, se vogliamo riaprire uno spazio, invertire la tendenza e rompere con la situazione attuale, mettere in campo anche la nostra organizzazione sindacale che, tra l’altro, è l’unica che scende in campo davvero sulla questione del No al referendum. Le altre organizzazioni, in particolar modo la Cisl e la Uil, sostengono a spada tratta il Sì al referendum. La Cgil solo recentemente ha assunto la posizione, abbastanza blanda, per il No, ma non fa campagna elettorale per il No, non chiama i lavoratori ad esprimersi su questo. Quindi ci siamo assunti una responsabilità pesante... Noi riteniamo sia giusto averlo fatto, perché oggi è indispensabile che il mondo del lavoro ritrovi una funzione da protagonista, non solo sul piano sociale, ma anche sul piano politico.
Oltre che nell’esecutivo nazionale dell’Usb, tu sei anche il segretario generale del sindacato mondiale dei lavoratori pubblici; proprio pochi giorni fa si è concluso in Sudafrica il 17esimo congresso della Federazione Sindacale Mondiale. Quando si guardano i numeri che rappresenta la Fsm è davvero impressionante, perché parliamo di decine di milioni di lavoratori in tutto il mondo, con un trend in continua crescita. Come si legano queste giornate di lotta al Congresso della Fsm? Cosa è uscito di importante da quel Congresso, secondo te?
In primo luogo, il Congresso è stato un momento assolutamente di svolta. Dopo il Congresso dell’Avana, del 2007, e quello di Atene del 2011, che avevano rappresentato la ripresa un po’ della Federazione Sindacale Mondiale dopo il fermo, diciamo così, “biologico” avvenuto dopo la crisi degli anni ’90 (dopo la caduta del Muro e il crollo dell'Urss, ndr), questo è stato un Congresso invece di vero rilancio. Da Atene ad oggi – cioè dal 2011 ad oggi – c’è stata una crescita del 18% nelle adesioni e quindi dei lavoratori che, tramite le loro organizzazioni, si sono collegati alla Federazione Sindacale Mondiale. Oggi siamo 92 milioni, di cui grandi masse sono ovviamente in India, in Brasile, cioè nei grandi paesi in cui ci sono milioni e milioni di lavoratori addetti alla manifattura... Però c’è una diffusione ormai in ogni angolo del pianeta. In ogni angolo del mondo c’è un’organizzazione sindacale che fa riferimento alla Federazione Sindacale Mondiale e quindi fa riferimento al sindacalismo di classe, in contrapposizione evidente e consapevole con le organizzazioni complici dei progetti del capitale che sono invece affiliate alla Ituc, International Trade Union Confederation, la confederazione che si limita a cercare di condizionare i piani del capitale, attuando la cosiddetta politica della riduzione del danno. Questo vuol dire che cresce la coscienza e la disponibilità a livello internazionale di mettere in relazione esperienze completamente diverse: dalla cittadella imperialista europea al Sudafrica, all’India, all’America latina che vive oggi un’aggressione da parte dell’imperialismo molto pesante che si concretizza con l’aggressione al Venezuela, con il golpe bianco in Brasile ecc. Il Congresso ha avuto un esito molto molto positivo e si è dato degli obiettivi molto ambiziosi; il primo dei quali è proseguire nella crescita con l’obiettivo di raggiungere i 100 milioni di aderenti e con il prossimo congresso, quindi entro i prossimi 4 anni.
C'è stata una presenza molto importante dei lavoratori del sindacato di cui io, in qualche modo, ho la responsabilità – quello dei servizi pubblici – perché il 31% dei delegati proveniva, appunto, dai sindacati della funzione pubblica. Abbiamo colto anche l’occasione del Congresso mondiale per stabilire un po’ il programma del prossimo anno, fissando già da ora alcuni momenti di mobilitazione. Ad aprile, quando ci sarà di nuovo la settimana di lotta contro le privatizzazioni, avremo un’iniziativa in Mauritania, una in India e avremo anche, in Equador a marzo, un momento di confronto con le organizzazioni dell’America latina per far crescere ancora di più la nostra organizzazione.
L’altro punto importante è stata la scelta di lavorare molto alla formazione di un nuovo quadro dirigente che sia giovane, che venga dalle lotte, che venga dai paesi che più di ogni altro si stanno oggi battendo contro le aggressioni del capitale. Anche la ricostruzione del Consiglio presidenziale – che è passato da 34 a 48 membri, in cui siamo entrati noi anche come Usb – è un segnale importante della volontà di allargare la nostra presenza su tutti i territori e su tutti i continenti.
Decisivo è invece il problema di aggredire con forza alcune questioni-chiave del nostro tempo, per esempio la questione dei rifugiati e dei migranti... E' la battaglia contro la guerra mondiale a pezzi che si sta combattendo in questo nostro mondo; e le cui risultanze sono all’ordine del giorno dell’iniziativa della Federazione Sindacale Mondiale. Ne deriva quindi una forte spinta a lavorare sulla questione dei migranti, sulla questione dei rifugiati, contro la guerra e contro la Nato.
Insomma, un congresso sicuramente di portata internazionale molto importante. Molti dei compagni che abbiamo intercettato lì a Durban ci hanno rilasciato dichiarazioni di sostegno e di vicinanza al nostro sciopero del 21, lo sciopero generale. E' una consuetudine che le organizzazioni che appartengono al Wftu-Fsm si schierino apertamente, in maniera concreta e solidale, a fianco delle organizzazioni che nei propri paesi mettono in campo momenti di lotta di classe, di organizzazione delle lotte e di sciopero. Questo viene fatto convintamente. C’è una grande attenzione a quello che succede in Europa e soprattutto a quello che succede in Italia, perché l’Europa oggi è un punto chiave dello sviluppo capitalista e della competizione interimperialista e su questo sono molto attente tutte le componenti della Federazione Sindacale Mondiale. C’è un filo rosso che tiene unite le nostre lotte in tutti i paesi e il 21 lo faremo anche mantenendo aperta una finestra importante sulla questione di Abd Elsalam, il nostro compagno ucciso a Piacenza durante un picchetto sindacale. Un egiziano, un migrante, uno che ci stava dando lezioni di disponibilità al conflitto e alla lotta; anche questo sarà un elemento forte della nostra presenza anche internazionalista nello sciopero del 21.
Fonte
E' molto tempo che nei luoghi di lavoro e nei territori cresce la richiesta di mobilitarsi, di fare sciopero sulle politiche del governo Renzi. Politiche dettate da un’Europa che non si ferma davanti a nulla, che non solo in Italia ma anche in Francia, Belgio e in molti altri paesi sta sostenendo politiche di devastazione del tessuto produttivo e dei diritti dei lavoratori: dal jobs acts alla Loi travail, al blocco, per esempio in Italia, e da molto tempo, dei contratti del pubblico impiego, all’incessante voglia di privatizzazione che sta attraversando tutto il nostro paese. Quindi abbiamo deciso, in occasione della presentazione della legge di stabilità per il 2017, di riportare in piazza il mondo del lavoro sulla piattaforma che l’Usb ha elaborato ormai da molti mesi e che è stata oggetto di un continuo lavoro di diffusione nei luoghi di lavoro e nelle piazze da parte dei nostri compagni e dei nostri militanti. Una piattaforma che ha avuto un importante riscontro di interesse da parte dei lavoratori. Ecco, per sostenere tutto ciò noi abbiamo collocato nella piattaforma sociale dell’Usb e per respingere i piani del governo, il 21 di ottobre ci sarà questo sciopero generale nazionale che coinvolge tutte le strutture, tutti i comparti del mondo del lavoro, sia pubblico che privato; ma anche quei settori, diciamo così, non immediatamente aggredibili sul piano sindacale come i migranti, i braccianti, tutti quei lavoratori disoccupati, senza casa, che oggi chiedono una profonda inversione di tendenza rispetto alle politiche del governo.
Questo sciopero generale vedrà numerosissime manifestazioni a livello territoriale in tutta Italia. Da Trieste a Catania, in tutte le regioni, nelle più grandi città italiane ci saranno mobilitazioni cortei, presidi, momenti di mobilitazione dei lavoratori.
Il giorno dopo, il 22, invece, saremo come Usb a fianco dei cittadini che hanno dato vita non solo alla campagna Eurostop, ma anche a tutte le altre organizzazioni e movimenti che hanno deciso di aderire, al NoRenziDay. Il NoRenziDay è la risposta non solo politica, ma anche sociale, anche del mondo del lavoro, al tentativo di modificare la Costituzione in senso sempre più autoritario, sempre più centralista, modificando profondamente la rappresentanza politica; e quindi anche la rappresentanza del mondo del lavoro, del blocco sociale che noi rappresentiamo e mettiamo in campo.
Quindi si tratta di un’accoppiata, una due giorni che si tiene complessivamente sul No alle politiche del governo Renzi, sia per quanto riguarda la parte economica, del lavoro, sia per quanto riguarda la parte, diciamo così, più di natura politica e di trasformazione del paese; si modificherebbe sostanzialmente l'assetto istituzionale garantendo al governo, all’esecutivo, uno strapotere enorme che cambierebbe di senso la natura del nostro paese; cambierebbe proprio la sua struttura. E’ un impegno grande, per un’organizzazione come la nostra, quella di scendere in campo anche sul piano politico e non solo sul piano sindacale e sociale. Abbiamo scelto di fare questo passaggio perché ci sembra indispensabile oggi, se vogliamo riaprire uno spazio, invertire la tendenza e rompere con la situazione attuale, mettere in campo anche la nostra organizzazione sindacale che, tra l’altro, è l’unica che scende in campo davvero sulla questione del No al referendum. Le altre organizzazioni, in particolar modo la Cisl e la Uil, sostengono a spada tratta il Sì al referendum. La Cgil solo recentemente ha assunto la posizione, abbastanza blanda, per il No, ma non fa campagna elettorale per il No, non chiama i lavoratori ad esprimersi su questo. Quindi ci siamo assunti una responsabilità pesante... Noi riteniamo sia giusto averlo fatto, perché oggi è indispensabile che il mondo del lavoro ritrovi una funzione da protagonista, non solo sul piano sociale, ma anche sul piano politico.
Oltre che nell’esecutivo nazionale dell’Usb, tu sei anche il segretario generale del sindacato mondiale dei lavoratori pubblici; proprio pochi giorni fa si è concluso in Sudafrica il 17esimo congresso della Federazione Sindacale Mondiale. Quando si guardano i numeri che rappresenta la Fsm è davvero impressionante, perché parliamo di decine di milioni di lavoratori in tutto il mondo, con un trend in continua crescita. Come si legano queste giornate di lotta al Congresso della Fsm? Cosa è uscito di importante da quel Congresso, secondo te?
In primo luogo, il Congresso è stato un momento assolutamente di svolta. Dopo il Congresso dell’Avana, del 2007, e quello di Atene del 2011, che avevano rappresentato la ripresa un po’ della Federazione Sindacale Mondiale dopo il fermo, diciamo così, “biologico” avvenuto dopo la crisi degli anni ’90 (dopo la caduta del Muro e il crollo dell'Urss, ndr), questo è stato un Congresso invece di vero rilancio. Da Atene ad oggi – cioè dal 2011 ad oggi – c’è stata una crescita del 18% nelle adesioni e quindi dei lavoratori che, tramite le loro organizzazioni, si sono collegati alla Federazione Sindacale Mondiale. Oggi siamo 92 milioni, di cui grandi masse sono ovviamente in India, in Brasile, cioè nei grandi paesi in cui ci sono milioni e milioni di lavoratori addetti alla manifattura... Però c’è una diffusione ormai in ogni angolo del pianeta. In ogni angolo del mondo c’è un’organizzazione sindacale che fa riferimento alla Federazione Sindacale Mondiale e quindi fa riferimento al sindacalismo di classe, in contrapposizione evidente e consapevole con le organizzazioni complici dei progetti del capitale che sono invece affiliate alla Ituc, International Trade Union Confederation, la confederazione che si limita a cercare di condizionare i piani del capitale, attuando la cosiddetta politica della riduzione del danno. Questo vuol dire che cresce la coscienza e la disponibilità a livello internazionale di mettere in relazione esperienze completamente diverse: dalla cittadella imperialista europea al Sudafrica, all’India, all’America latina che vive oggi un’aggressione da parte dell’imperialismo molto pesante che si concretizza con l’aggressione al Venezuela, con il golpe bianco in Brasile ecc. Il Congresso ha avuto un esito molto molto positivo e si è dato degli obiettivi molto ambiziosi; il primo dei quali è proseguire nella crescita con l’obiettivo di raggiungere i 100 milioni di aderenti e con il prossimo congresso, quindi entro i prossimi 4 anni.
C'è stata una presenza molto importante dei lavoratori del sindacato di cui io, in qualche modo, ho la responsabilità – quello dei servizi pubblici – perché il 31% dei delegati proveniva, appunto, dai sindacati della funzione pubblica. Abbiamo colto anche l’occasione del Congresso mondiale per stabilire un po’ il programma del prossimo anno, fissando già da ora alcuni momenti di mobilitazione. Ad aprile, quando ci sarà di nuovo la settimana di lotta contro le privatizzazioni, avremo un’iniziativa in Mauritania, una in India e avremo anche, in Equador a marzo, un momento di confronto con le organizzazioni dell’America latina per far crescere ancora di più la nostra organizzazione.
L’altro punto importante è stata la scelta di lavorare molto alla formazione di un nuovo quadro dirigente che sia giovane, che venga dalle lotte, che venga dai paesi che più di ogni altro si stanno oggi battendo contro le aggressioni del capitale. Anche la ricostruzione del Consiglio presidenziale – che è passato da 34 a 48 membri, in cui siamo entrati noi anche come Usb – è un segnale importante della volontà di allargare la nostra presenza su tutti i territori e su tutti i continenti.
Decisivo è invece il problema di aggredire con forza alcune questioni-chiave del nostro tempo, per esempio la questione dei rifugiati e dei migranti... E' la battaglia contro la guerra mondiale a pezzi che si sta combattendo in questo nostro mondo; e le cui risultanze sono all’ordine del giorno dell’iniziativa della Federazione Sindacale Mondiale. Ne deriva quindi una forte spinta a lavorare sulla questione dei migranti, sulla questione dei rifugiati, contro la guerra e contro la Nato.
Insomma, un congresso sicuramente di portata internazionale molto importante. Molti dei compagni che abbiamo intercettato lì a Durban ci hanno rilasciato dichiarazioni di sostegno e di vicinanza al nostro sciopero del 21, lo sciopero generale. E' una consuetudine che le organizzazioni che appartengono al Wftu-Fsm si schierino apertamente, in maniera concreta e solidale, a fianco delle organizzazioni che nei propri paesi mettono in campo momenti di lotta di classe, di organizzazione delle lotte e di sciopero. Questo viene fatto convintamente. C’è una grande attenzione a quello che succede in Europa e soprattutto a quello che succede in Italia, perché l’Europa oggi è un punto chiave dello sviluppo capitalista e della competizione interimperialista e su questo sono molto attente tutte le componenti della Federazione Sindacale Mondiale. C’è un filo rosso che tiene unite le nostre lotte in tutti i paesi e il 21 lo faremo anche mantenendo aperta una finestra importante sulla questione di Abd Elsalam, il nostro compagno ucciso a Piacenza durante un picchetto sindacale. Un egiziano, un migrante, uno che ci stava dando lezioni di disponibilità al conflitto e alla lotta; anche questo sarà un elemento forte della nostra presenza anche internazionalista nello sciopero del 21.
Fonte
11/10/2016
‘Radicalizzare lo scontro, diventare 100 milioni’. Concluso il congresso FSM
Durban – Si è concluso sabato il 17° congresso del WFTU, con una grande manifestazione che ha attraversato le strade di Durban e che ha visto sfilare decine di organizzazioni provenienti da tutto il mondo.
Un congresso intenso, partecipato e democratico sempre accompagnato dalle danze e dagli inni della grande lotta di liberazione, dal colonialismo e dall’aparthaid, del continente africano. 113 gli interventi che hanno contribuito a definire quella che sarà l‘azione della Federazione Sindacale Mondiale nei prossimi anni. Il procedere della crisi economica, le sempre più frequenti azioni di rapina e destabilizzazione imperialista, le migrazioni e la trasformazione della classe operaia internazionale sono stati i grandi temi affrontati dai delegati. I sindacati di classe del mondo sembrano non volersi trovare disarmati di fronte alle contraddizioni prodotte dall’attuale congiuntura politica ed economica internazionale. Riconoscendo il passaggio epocale che il sistema capitalistico sta producendo in questi anni, e l’attacco generale alle condizioni di vita ma anche alle libertà democratiche delle masse lavoratrici in ogni angolo del pianeta, si è posta la necessità di radicalizzare il livello dello scontro.
Dopo la sua riconferma al ruolo di segretario generale, il greco Georgios Mavrikos si è incaricato di sintetizzare il programma di lavoro per l'organizzazione nei prossimi anni.
Centrale sarà l’allargamento della Federazione Sindacale Mondiale con l'obbiettivo di arrivare a 100 milioni di lavoratori aderenti entro il prossimo congresso. Per raggiungere questa soglia oltre a continuare l’opera di affiliazione al WFTU di altre organizzazioni diviene necessario articolare e riorganizzare l’intervento della federazione. “Lavorando settore per settore, area geografica per area geografica, il Wftu deve allargarsi, chiarire le sue linee di intervento, focalizzare gli obiettivi su cui portare lo scontro contro le barbarie del capitalismo”. Così il segretario ha aperto il passaggio dell’intervento conclusivo che ha proposto l’allargamento del consiglio presidenziale da 35 a 47 membri allo scopo di rappresentare al meglio tutte le realtà aderenti (per l’Europa sono stati eletti rappresentanti della USB italiana, della CGT francese, della CGTB portoghese, del PAME greco, del PEO cipriota), e ha affrontato la necessità della riorganizzazione degli uffici continentali del sindacato internazionale partendo dell’apertura di un ufficio euroasiatico, oggi possibile grazie all’ingresso nella FSM di importanti organizzazioni della Federazione Russa e alla crescita della federazione sindacale in Europa. Stesso obbiettivo di allargamento e centralizzazione dell’organizzazione da raggiungere in Asia, America Latina e in Africa, continente strategico nella tendenza alla competizione imperialistica per blocchi e che negli ultimi anni ha visto una forte affermazione di importanti centrali sindacali. A conferma del ruolo centrale che la federazione affida al continente africano è stato eletto presidente del WFTU il sudafricano Michael Makwayiba, segretario del NEHAWU, il sindacato dei dipendenti pubblici del Sud Africa, e già vice presidente della TUI PS&A, la federazione internazionale del servizio pubblico.
Altro passaggio focale, sottolineato nell'intervento conclusivo di Mavrikos, è stato dedicato alla necessità di aumentare la capacità dei sindacati aderenti di orientare politicamente i lavoratori attraverso una radicalizzazione e generalizzazione dello scontro che riconosca come proprio non solo il piano della trattativa sindacale, ma anche il confronto diretto con le istituzioni del potere imperialista. Era già apparso chiaro in decine di interventi che il ruolo che oggi viene affidato alle organizzazioni sindacali è molto più ampio di quello della sola difesa economica dei lavoratori. Solo per citarne alcuni tra quelli che affermavano un ruolo anche politico del sindacato sottolineiamo il lavoro fatto dai compagni brasiliani impegnati nel contrastare il golpe istituzionale, le decine di interventi dei sindacalisti africani che lottano quotidianamente contro un intero sistema pilotato dalle multinazionali e che hanno denunciato la neocolonizzazione a cui viene oggi sottoposta l'Africa, e l’intervento del delegato dell’RMT britannico, il potente sindacato delle ferrovie inglesi e della metro di Londra, tra i protagonisti della battaglia referendaria conclusasi con la vittoria della Brexit attraverso la promozione del LEXIT, un coordinamento di forze di sinistra favorevoli all’uscita della Gran Bretagna dalla UE. Ne consegue che nessuna strada può essere percorsa con quei sindacati gialli che riconoscono e tutelano i rapporti di potere esistenti con gli organismi nazionali e internazionali rappresentativi delle forze imperialiste.
Il sindacato che è emerso dal 17° congresso della Federazione sindacale mondiale è un soggetto capace di mettersi al centro dei movimenti e delle rivendicazioni popolari che parlano di difesa della democrazia, di contrasto alle guerre imperialiste e alle organizzazioni internazionale come la NATO, il Fondo monetario internazionale e la UE, sempre partendo dai luoghi di lavoro ma organizzando anche tutti quei settori che esclusi dal modello di sviluppo capitalistico o essendo posti da questo in condizioni di precarietà non possono aderire ad un sindacato nelle forme storicamente conosciute.
Quello di Durban è stato un congresso importante che segna un cambio di passo e che mette le organizzazioni sindacali di classe nella condizione di sviluppare la lotta non solo all’interno dei confini nazionali ma in relazione e in collaborazione con le organizzazioni di altri paesi. Una possibilità importante per chi è costretto a confrontarsi quotidianamente con un capitale internazionale che porta avanti ogni giorno, senza confini, la guerra ai lavoratori.
Fonte
07/10/2016
Lotta, internazionalismo, unità. Al via il congresso dell’FSM
Lotta, internazionalismo, unità. Con queste parole d’ordine la Federazione Sindacale Mondiale ha aperto ieri il suo 17esimo congresso a Durban, in Sud Africa. Un congresso che non vive di formalità burocratiche ma che si impegna a tener assieme i numeri di una crescita importante per la federazione. Sono diverse infatti le organizzazioni sindacali o di categoria che partecipano per la prima volta al congresso generale a conferma che, oltre ad essere la più longeva organizzazione sindacale internazionale, la Wftu è all’avanguardia nel saper rispondere ai bisogni e alle aspettative di milioni di lavoratori. Sono 1200 i delegati sindacali presenti in rappresentanza di 111 diversi paesi di 5 continenti. Rappresentano decine di organizzazioni e quasi 95 milioni di lavoratori.
Decine sono stati gli interventi durante la prima giornata del congresso che proseguirà nella città Sudafricana fino a sabato 8 ottobre. Già nell’apertura con il saluto alle delegazioni del segretario del COSATU, la maggior centrale sindacale sudafricana, il congresso si è dimostrato un evento straordinario, capace di essere di per sé una risposta di classe e internazionalista all’accentuarsi dell’attacco del capitalismo in crisi alle condizioni di vita e lavoro di migliaia di proletari. A ricordare la storia importante del Wftu e il ruolo che ha avuto in momenti fondamentali della storia recente è intervenuto Jacob Zuma, presidente della repubblica del Sud Africa e protagonista con Nelson Mandela, Oliver Tambo e decine di altri militanti della lotta di liberazione sudafricana contro il regime della supremazia bianca.
Il ruolo del sindacato sudafricano, sostenuto dal Wftu, è stato infatti fondamentale nell’organizzazione quotidiana della resistenza tra i lavoratori.
A dimostrare il ruolo fondamentale che il sindacato ha avuto nella lotta contro l’apartheid, e che oggi ha nella costruzione di un nuovo Sud Africa, ci sono le decine di delegate e delegati sudafricani. Si sono fatti sentire durante tutta la prima assemblea plenaria del congresso salutando con canti, balli e applausi gli interventi dei loro dirigenti e delle organizzazioni sorelle.
Non sono solo i sudafricani a riempire di voci, lingue e colori il meeting. Per le delegazioni occidentali non c’è altro da fare se non prendere atto che nella federazione mondiale rappresentano una minoranza. Il baricentro produttivo del capitalismo si è spostato progressivamente, negli ultimi decenni, fuori dai centri imperialisti. Questa riconfigurazione del capitale ha dato sempre maggior importanza alle organizzazioni sindacali della ormai ex periferia e la composizione del Wftu lo dimostra.
Proprio il tema delle trasformazioni del sistema capitalistico è stato al centro anche dell’intervento del segretario generale del Wftu Mavrikos. Analizzando la situazione internazionale, le trasformazioni delle filiere produttive, la tendenza alla guerra che ha prodotto decine di aggressioni imperialiste negli ultimi anni, Mavrikos ha sostenuto la necessità dell’adeguamento alla fase dell’azione sindacale. Di fronte allo scenario di profonda regressione che si prospetta, il sindacato non può solo essere strumento di rivendicazione particolare ma deve anche saper orientare i lavoratori per sottrarli all’influenza ideologica e politica di una borghesia imperialista che usa ogni strumento per dividere i fratelli di classe. Ecco che alla necessità di rispondere al fenomeno migratorio aprendo le porte dei sindacati ai migranti e ai rifugiati, accogliendoli e organizzandoli rifiutando ogni argomentazione xenofoba e reazionaria, il segretario generale affianca la necessità, per il sindacalismo del futuro, di dotarsi di strumenti d'intervento che permettano di organizzare quei settori di classe caratterizzati da precarietà, disoccupazione ed esclusione.
Mavrikos ha infine sottolineato il ruolo fondamentale che l’internazionalismo deve avere per le organizzazioni aderenti al Wftu. Se infatti è solo il piano d'organizzazione internazionale a poter dotare la classe degli strumenti adeguati per poter rispondere all’attacco del capitale internazionale, l’internazionalismo è un valore imprescindibile per ogni proletariato.
La prima giornata ha dato spazio a decine di altri interventi, dai compagni della CTB brasiliana impegnati nel contrastate il golpe istituzionale contro il governo di Dilma Rousseff all’intervento di Pierpaolo Leonardi (dell’Unione Sindacale di Base) in rappresentanza della Federazione Internazionale dei dipendenti pubblici, fino alla presa di parola dei giovanissimi sindacalisti indonesiani impegnati nella costruzione del sindacato in un paese dove la repressione reclude decine di attivisti.
I prossimi giorni saranno fondamentali per definire e progettare l’attività della federazione nei prossimi anni, dovendo discutere degli obiettivi da raggiungere da qui al prossimo congresso, ma fin da subito sembra non ci sia spazio per inattività.
Fonte
Decine sono stati gli interventi durante la prima giornata del congresso che proseguirà nella città Sudafricana fino a sabato 8 ottobre. Già nell’apertura con il saluto alle delegazioni del segretario del COSATU, la maggior centrale sindacale sudafricana, il congresso si è dimostrato un evento straordinario, capace di essere di per sé una risposta di classe e internazionalista all’accentuarsi dell’attacco del capitalismo in crisi alle condizioni di vita e lavoro di migliaia di proletari. A ricordare la storia importante del Wftu e il ruolo che ha avuto in momenti fondamentali della storia recente è intervenuto Jacob Zuma, presidente della repubblica del Sud Africa e protagonista con Nelson Mandela, Oliver Tambo e decine di altri militanti della lotta di liberazione sudafricana contro il regime della supremazia bianca.
Il ruolo del sindacato sudafricano, sostenuto dal Wftu, è stato infatti fondamentale nell’organizzazione quotidiana della resistenza tra i lavoratori.
A dimostrare il ruolo fondamentale che il sindacato ha avuto nella lotta contro l’apartheid, e che oggi ha nella costruzione di un nuovo Sud Africa, ci sono le decine di delegate e delegati sudafricani. Si sono fatti sentire durante tutta la prima assemblea plenaria del congresso salutando con canti, balli e applausi gli interventi dei loro dirigenti e delle organizzazioni sorelle.
Non sono solo i sudafricani a riempire di voci, lingue e colori il meeting. Per le delegazioni occidentali non c’è altro da fare se non prendere atto che nella federazione mondiale rappresentano una minoranza. Il baricentro produttivo del capitalismo si è spostato progressivamente, negli ultimi decenni, fuori dai centri imperialisti. Questa riconfigurazione del capitale ha dato sempre maggior importanza alle organizzazioni sindacali della ormai ex periferia e la composizione del Wftu lo dimostra.
Proprio il tema delle trasformazioni del sistema capitalistico è stato al centro anche dell’intervento del segretario generale del Wftu Mavrikos. Analizzando la situazione internazionale, le trasformazioni delle filiere produttive, la tendenza alla guerra che ha prodotto decine di aggressioni imperialiste negli ultimi anni, Mavrikos ha sostenuto la necessità dell’adeguamento alla fase dell’azione sindacale. Di fronte allo scenario di profonda regressione che si prospetta, il sindacato non può solo essere strumento di rivendicazione particolare ma deve anche saper orientare i lavoratori per sottrarli all’influenza ideologica e politica di una borghesia imperialista che usa ogni strumento per dividere i fratelli di classe. Ecco che alla necessità di rispondere al fenomeno migratorio aprendo le porte dei sindacati ai migranti e ai rifugiati, accogliendoli e organizzandoli rifiutando ogni argomentazione xenofoba e reazionaria, il segretario generale affianca la necessità, per il sindacalismo del futuro, di dotarsi di strumenti d'intervento che permettano di organizzare quei settori di classe caratterizzati da precarietà, disoccupazione ed esclusione.
Mavrikos ha infine sottolineato il ruolo fondamentale che l’internazionalismo deve avere per le organizzazioni aderenti al Wftu. Se infatti è solo il piano d'organizzazione internazionale a poter dotare la classe degli strumenti adeguati per poter rispondere all’attacco del capitale internazionale, l’internazionalismo è un valore imprescindibile per ogni proletariato.
La prima giornata ha dato spazio a decine di altri interventi, dai compagni della CTB brasiliana impegnati nel contrastate il golpe istituzionale contro il governo di Dilma Rousseff all’intervento di Pierpaolo Leonardi (dell’Unione Sindacale di Base) in rappresentanza della Federazione Internazionale dei dipendenti pubblici, fino alla presa di parola dei giovanissimi sindacalisti indonesiani impegnati nella costruzione del sindacato in un paese dove la repressione reclude decine di attivisti.
I prossimi giorni saranno fondamentali per definire e progettare l’attività della federazione nei prossimi anni, dovendo discutere degli obiettivi da raggiungere da qui al prossimo congresso, ma fin da subito sembra non ci sia spazio per inattività.
Fonte
26/05/2016
L’Ucraina avvia una “azione legale” contro P. Leonardi (Usb)
USB e FSM, gravissima violazione dei diritti sindacali
La Confederazione italiana USB ha elevato formale protesta al Governo Ucraino per la sua comunicazione, pervenuta tramite nota del Ministero degli Affari Esteri d’Italia, con la quale si dà notizia di un presunto ingresso in territorio ucraino avvenuto in modo ritenuto illegale del dirigente nazionale USB Pierpaolo Leonardi.
Leonardi, membro dell’Esecutivo nazionale confederale USB e Segretario Generale del Sindacato Internazionale dei Lavoratori Pubblici affiliato alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM/WFTU), nel marzo scorso si è recato nel territorio della Repubblica Popolare di Lugansk, e quindi non in Ucraina, a capo di una missione internazionale di solidarietà ai lavoratori e alla popolazione di Lugansk promossa dalla Federazione Sindacale Mondiale.
La delegazione ha attraversato il confine tra la Russia e il Donbass senza trovare alcun ostacolo e senza che gli fossero richiesti visti di ingresso o particolari autorizzazioni, in quanto giunta su esplicito invito del Sindacato dei Lavoratori della RPL, affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale.
Il governo Ucraino non ha alcun diritto a definire illegale la visita della delegazione di solidarietà internazionale, che è avvenuta non in territorio Ucraino, bensì in territorio della Repubblica Popolare di Lugansk.
L’USB denuncia dunque il tentativo di impedire il libero esercizio dell’attività sindacale e di solidarietà internazionalista ai dirigenti della propria organizzazione sindacale e della Federazione Sindacale Mondiale a cui la USB è affiliata.
Durissima la nota in proposito emessa dalla Federazione Sindacale Mondiale (in allegato), che denunciando il Governo Ucraino “per gravi violazioni dei diritti sindacali” evidenzia come “il Governo reazionario dell’Ucraina, sostenuto da potenti interessi economici, stia causando grandi sofferenze alla popolazione di quel paese”.
La Federazione Sindacale Mondiale ricordando che Pierpaolo Leonardi “era a capo di una missione ufficiale di solidarietà per la FSM/WFTU” (...) protesta inoltre “nei confronti del Governo Italiano e dell’Unione Europea, che ancora una volta colgono l’occasione per sostenere il regime fascista e criminale dell’Ucraina, dando appoggio alla criminale azione legale contro il sindacalista della WFTU e dell’USB” e chiede “l’immediato ritiro dell’azione legale” nei confronti di Leonardi.
Il commento di Pierpaolo Leonardi dopo l’arrivo della lettera del Ministero degli Esteri italiano che comunicava l’intenzione ucraina:
– martedì, 24 maggio 2016
La Federazione Sindacale Mondiale che rappresenta 92 milioni di membri in 120 paesi, denuncia l’azione inaccettabile del Governo dell’Ucraina di avviare un procedimento penale nei confronti di Pierpaolo Leonardi, Segretario generale della USB Italia, Segretario generale del Sindacato Internazionale dei Servizi Pubblici TUI PS&A, affiliato WFTU, per “ingresso illegale nel Donbass”. Pierpaolo Leonardi è entrato nel Donbass nella sua veste ufficiale di rappresentante sindacale del WFTU e della TUI Servizi Pubblici per esprimere solidarietà col popolo del Donbass dirigendo una missione ufficiale di solidarietà del WFTU. Il governo Ucraino sostiene che i territori liberati della Repubblica popolare di Lugansk e Donetsk sono suoi territori.Il Governo Ucraino non ha alcun diritto di sostenere che i sindacalisti del WFTU hanno violato le leggi sull’immigrazione, perché avrebbero dovuto entrare in territorio ucraino attraverso un confine Ucraino e avendo un permesso e un visto d’ingresso Ucraino.
La WFTU denuncia il governo reazionario dell’Ucraina, che, con il supporto di potenti interessi economici, ha portato grandi sofferenze al popolo Ucraino. Con dichiarazioni pubbliche, appelli, lettere di protesta e attività internazionali, la WFTU ha espresso la “sua indignazione sui crimini e le barbarie dei neo-fascisti in Ucraina” e ha chiaramente affermato che: “una grande parte di responsabilità dei crimini in Ucraina è degli Stati Uniti, della NATO e dell’Unione Europea che sostengono e assistono il governo delle forze neo-fasciste in Ucraina”. Questi atti non ci terrorizzano e non fermeranno l’azione del movimento sindacale internazionale di classe. Queste azioni non fanno che rafforzare la solidarietà internazionale con il popolo del Donbass e di Lugansk. La Federazione Sindacale Mondiale WFTU protesta anche nei confronti del governo Italiano e dell’Unione europea che ancora una volta trovano l’opportunità di sostenere il regime criminale e fascista dell’Ucraina sostenendo il procedimento penale contro il sindacalista del WFTU e dell’USB, Pierpaolo Leonardi. Noi chiediamo l’immediato ritiro di questo procedimento.
IL SEGRETARIATO
Fonte
La Confederazione italiana USB ha elevato formale protesta al Governo Ucraino per la sua comunicazione, pervenuta tramite nota del Ministero degli Affari Esteri d’Italia, con la quale si dà notizia di un presunto ingresso in territorio ucraino avvenuto in modo ritenuto illegale del dirigente nazionale USB Pierpaolo Leonardi.
Leonardi, membro dell’Esecutivo nazionale confederale USB e Segretario Generale del Sindacato Internazionale dei Lavoratori Pubblici affiliato alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM/WFTU), nel marzo scorso si è recato nel territorio della Repubblica Popolare di Lugansk, e quindi non in Ucraina, a capo di una missione internazionale di solidarietà ai lavoratori e alla popolazione di Lugansk promossa dalla Federazione Sindacale Mondiale.
La delegazione ha attraversato il confine tra la Russia e il Donbass senza trovare alcun ostacolo e senza che gli fossero richiesti visti di ingresso o particolari autorizzazioni, in quanto giunta su esplicito invito del Sindacato dei Lavoratori della RPL, affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale.
Il governo Ucraino non ha alcun diritto a definire illegale la visita della delegazione di solidarietà internazionale, che è avvenuta non in territorio Ucraino, bensì in territorio della Repubblica Popolare di Lugansk.
L’USB denuncia dunque il tentativo di impedire il libero esercizio dell’attività sindacale e di solidarietà internazionalista ai dirigenti della propria organizzazione sindacale e della Federazione Sindacale Mondiale a cui la USB è affiliata.
Durissima la nota in proposito emessa dalla Federazione Sindacale Mondiale (in allegato), che denunciando il Governo Ucraino “per gravi violazioni dei diritti sindacali” evidenzia come “il Governo reazionario dell’Ucraina, sostenuto da potenti interessi economici, stia causando grandi sofferenze alla popolazione di quel paese”.
La Federazione Sindacale Mondiale ricordando che Pierpaolo Leonardi “era a capo di una missione ufficiale di solidarietà per la FSM/WFTU” (...) protesta inoltre “nei confronti del Governo Italiano e dell’Unione Europea, che ancora una volta colgono l’occasione per sostenere il regime fascista e criminale dell’Ucraina, dando appoggio alla criminale azione legale contro il sindacalista della WFTU e dell’USB” e chiede “l’immediato ritiro dell’azione legale” nei confronti di Leonardi.
*****
Il commento di Pierpaolo Leonardi dopo l’arrivo della lettera del Ministero degli Esteri italiano che comunicava l’intenzione ucraina:
Il Ministero degli Affari Esteri è stato così gentile da comunicarmi che il Governo Ucraino ha aperto un procedimento penale nei miei confronti per “violazione delle norme interne in materia d’ingresso dei cittadini stranieri nei territori d’Ucraina temporaneamente occupati” in riferimento alla visita effettuata nella “cd Repubblica Popolare di Lugansk”. Il MAE non si limita ad informarmi dell’apertura del procedimento penale ai sensi dell’articolo 322 comma 1 del Codice Penale Ucraino, ma si perita di ” richiamare la sua attenzione sul non riconoscimento da parte dell’Italia delle sedicenti Autorità autoproclamatesi a Lugansk, come da orientamento conforme di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea”.
Il Ministero degli Affari Esteri non mi sembra sia stato altrettanto efficiente nel denunciare il massacro della Casa dei Sindacati di Odessa perpetrato da nazifascisti Ucraini sotto l’amorevole sguardo della polizia di Poroshenko o dal condannare le continue violazioni dell’Accordo di Minsk da parte delle truppe Ucraine e dei battaglioni nazisti nel Donbass.
Chi va in Donbass a portare solidarietà ai lavoratori e alle popolazioni di quelle terre è da processare e il nostro governo si spertica a fare da passacarte, chi massacra gli innocenti è da proteggere... ce lo dice l’orientamento conforme dell’Europa tutta!
*****
La Federazione Sindacale Mondiale (WFTU) denuncia il Governo Ucraino per grave violazione dei diritti sindacali
– martedì, 24 maggio 2016
La Federazione Sindacale Mondiale che rappresenta 92 milioni di membri in 120 paesi, denuncia l’azione inaccettabile del Governo dell’Ucraina di avviare un procedimento penale nei confronti di Pierpaolo Leonardi, Segretario generale della USB Italia, Segretario generale del Sindacato Internazionale dei Servizi Pubblici TUI PS&A, affiliato WFTU, per “ingresso illegale nel Donbass”. Pierpaolo Leonardi è entrato nel Donbass nella sua veste ufficiale di rappresentante sindacale del WFTU e della TUI Servizi Pubblici per esprimere solidarietà col popolo del Donbass dirigendo una missione ufficiale di solidarietà del WFTU. Il governo Ucraino sostiene che i territori liberati della Repubblica popolare di Lugansk e Donetsk sono suoi territori.Il Governo Ucraino non ha alcun diritto di sostenere che i sindacalisti del WFTU hanno violato le leggi sull’immigrazione, perché avrebbero dovuto entrare in territorio ucraino attraverso un confine Ucraino e avendo un permesso e un visto d’ingresso Ucraino.
La WFTU denuncia il governo reazionario dell’Ucraina, che, con il supporto di potenti interessi economici, ha portato grandi sofferenze al popolo Ucraino. Con dichiarazioni pubbliche, appelli, lettere di protesta e attività internazionali, la WFTU ha espresso la “sua indignazione sui crimini e le barbarie dei neo-fascisti in Ucraina” e ha chiaramente affermato che: “una grande parte di responsabilità dei crimini in Ucraina è degli Stati Uniti, della NATO e dell’Unione Europea che sostengono e assistono il governo delle forze neo-fasciste in Ucraina”. Questi atti non ci terrorizzano e non fermeranno l’azione del movimento sindacale internazionale di classe. Queste azioni non fanno che rafforzare la solidarietà internazionale con il popolo del Donbass e di Lugansk. La Federazione Sindacale Mondiale WFTU protesta anche nei confronti del governo Italiano e dell’Unione europea che ancora una volta trovano l’opportunità di sostenere il regime criminale e fascista dell’Ucraina sostenendo il procedimento penale contro il sindacalista del WFTU e dell’USB, Pierpaolo Leonardi. Noi chiediamo l’immediato ritiro di questo procedimento.
IL SEGRETARIATO
Fonte
18/02/2015
Se il conflitto è globale. Intervista a P. Leonardi, neo segretario mondiale dei "pubblici"
Si è da poco concluso a Kathmandu, in Nepal, il XII Congresso della TUI-PSEA (Trade Unions of Public Service Employees and Allied), organizzazione mondiale dei lavoratori pubblici aderente alla WFTU/FSM, la Federazione sindacale mondiale che conta 90 milioni di iscritti in 126 nazioni. Pierpaolo Leonardi, membro dell’Esecutivo nazionale USB, è stato eletto all’unanimità Segretario Generale della TUI-PSEA. Con Leonardi parliamo dello stato e delle prospettive per il movimento internazionale dei lavoratori.
Con la tua elezione il congresso della TUI-PSEA assegna all’Usb la responsabilità della rappresentanza di 23 milioni di lavoratori pubblici in tutto il mondo: non è certo una sfida facile...
Certamente il compito che viene affidato all’USB tramite me è un compito rilevante sul piano politico, ma anche sicuramente impegnativo sul piano concreto. Oggi le condizioni materiali e politiche sono molto differenti tra un continente e l’altro. Dovremo quindi prima di tutto avviare una ricognizione per decidere, continente per continente, le priorità e le articolazioni di lotta. Bisogna saper passare dalla violenta repressione, fino all’uccisione di sindacalisti, in molti paesi dell’America latina o del Medio Oriente, ai problemi di paesi che sono veri e propri continenti, come l’India e la sua crescita economica. Il tutto mentre soffiano sempre più forti i venti della competizione interimperialista portando di nuovo le armi in primo piano - e noi sappiamo che la guerra è sempre contro i lavoratori e i popoli.
I servizi pubblici stanno ovunque subendo un attacco che delinea una complessiva riconfigurazione dello stato sociale nato dal secondo dopoguerra. Qual è stata in proposito l’analisi del congresso?
Il tema del congresso era, non casualmente, la lotta alle privatizzazioni e alle scelte del capitale. Il mondo sta subendo complessivamente una fase di violenta regressione delle conquiste che il movimento di classe internazionale era riuscito a strappare in molti paesi dopo la fine della seconda guerra mondiale. A questo grande balzo in avanti nelle conquiste sociali aveva contribuito non poco, anche nei paesi occidentali, la competizione internazionale ingaggiata per tenere il passo con la strategia di sostegno ai lavoratori e alla gente comune messa in atto nei paesi allora aderenti al blocco socialista. Ora che non c’è più un modello di protezione sociale così forte da contrastare, il capitale torna a riprendersi quello che aveva dovuto concedere sotto la pressione delle lotte del movimento dei lavoratori. La crisi in atto, tutt’altro che conclusa, ha accelerato questo processo regressivo, fornendo alibi tecnici a scelte propriamente politiche. In buona sostanza, mentre nei decenni successivi al secondo dopoguerra il capitalismo aveva bisogno di mostrare un volto umano per evitare che crescesse tra i lavoratori l’interesse a quanto avveniva nei paesi socialisti in materia di protezione sociale, oggi ha gettato la maschera e torna a mostrare il suo vero volto. Le privatizzazioni dei pezzi più pregiati del welfare, lo smantellamento delle protezioni sociali universali - dalla sanità, alla previdenza, all’istruzione - per rendere inevitabile il ricorso al privato; l’aggressione ai diritti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, l’uso della guerra di rapina delle risorse, sono gli strumenti di riappropriazione cui il capitale ricorre indifferentemente in ogni parte del mondo.
Quale panorama è emerso sul piano europeo?
L’Europa vive la sua crisi più profonda, ed ovviamente a farne le spese sono i lavoratori e le masse popolari. L’Unione Europea è da considerare la malattia, e non la cura, per gli Stati Europei, soprattutto per quelli che hanno meno capacità produttiva e di esportazione dei propri prodotti e che quindi sono stati costretti a contrarre debiti enormi con gli strozzini del sistema bancario. I tagli per ripianare i debiti ovviamente si sono abbattuti sui servizi sociali e sui lavoratori e sui loro salari. I lavoratori pubblici, nei paesi più in difficoltà nel pagamento del debito - per intendersi quelli che si affacciano sul Mediterraneo - hanno subìto licenziamenti, precarizzazione, demansionamenti, blocco dei contratti, aumento dei carichi di lavoro. In particolare i sistemi sanitari, scolastici e previdenziali, in Italia come in Grecia, in Portogallo, in Spagna e nella stessa Francia, hanno subìto profonde ristrutturazioni a colpi di tagli indiscriminati, che hanno messo in ginocchio la macchina di protezione sociale faticosamente conquistata. La teoria è quella dell’insostenibilità dei costi del welfare; la realtà è che la concentrazione della ricchezza è in poche mani, mentre la maggioranza della popolazione non ha le risorse necessarie ad una vita dignitosa e che il capitale intende gestire in proprio, attraverso i processi di privatizzazione, le enormi risorse che i settori della protezione sociale mettono in circolo. La Federazione Sindacale Mondiale in Europa attualmente non ha ancora raggiunto la forza e la diffusione che invece c’è in Asia, in Africa e in America Latina, dove cioè l’esigenza di una risposta anche a livello internazionale alla brutalità degli interessi del capitale è una necessità molto più sentita. La FSM paga anche un certo burocratismo che l’aveva caratterizzata, soprattutto in Europa nella seconda metà del Novecento, che spetta a noi invece rimuovere, promuovendo una lettura dinamica e moderna dell’esercizio dello scontro di classe in paesi a capitalismo avanzato come quelli europei. Comunque la realtà sociale si sta rapidamente modificando e anche in Europa si aprono nuovi scenari e nuove contraddizioni, che inevitabilmente rafforzano la necessità della costruzione di un’ipotesi avanzata e di classe che passi anche attraverso la solidarietà internazionale del movimento dei lavoratori. Noi lavoreremo per contribuire a costruirla.
Quali obiettivi d’azione si è dunque data la TUI-PSEA?
Gli obiettivi sono quelli che il movimento internazionale dei lavoratori persegue da tempo e che oggi sono ancora più messi in discussione. Un sistema di protezione sociale moderno ed efficiente che sia universale e di qualità, che non può ottenersi senza il contributo della forza delle lotte di coloro che in quei settori lavorano, per sconfiggere la precarietà, avere giusti salari, impedire le privatizzazioni e aumentare l’occupazione; per riconquistare diritti individuali e collettivi, difendere il diritto di sciopero, che in molti paesi, con graduazioni diverse, è sotto l’attacco del padronato e dei governi. Ma una organizzazione internazionale dei lavoratori non deve mai dimenticare la lotta senza quartiere alla guerra, per l’autodeterminazione dei popoli contro ogni ingerenza armata, perché le conseguenze delle guerre ricadono inevitabilmente sui lavoratori e le masse popolari. E’ sempre accaduto che durante le guerre ci sia anche un “fronte interno” di riduzione dei diritti dei lavoratori e delle masse popolari. I venti di guerra che spirano da più parti, soprattutto in medio oriente e in Europa, ci obbligano a mettere al centro anche questo importante problema
Torniamo in Italia, dove i lavoratori pubblici andranno presto ad eleggere i loro rappresentanti rsu: potrebbe essere questo il giro di boa di cui i lavoratori e le lavoratrici del settore hanno bisogno?
In tutto il mondo le organizzazioni aderenti alla Federazione Sindacale Mondiale si confrontano periodicamente sul piano elettorale con le organizzazioni aderenti alla Confederazione Internazionale dei Lavoratori (ITUC, la ex Cisl Internazionale) che raggruppa le organizzazioni e le confederazioni collaborazioniste, ad esempio in Italia vi aderiscono Cgil, Cisl e Uil. Il confronto elettorale serve sempre, ovunque, a diradare le nebbie e a rafforzare l’identità delle organizzazioni. Quasi sempre dal confronto elettorale esce rafforzata, quando non decisamente vincente, l’ipotesi di sindacato conflittuale e di classe. Noi ovviamente ci auguriamo che anche in Italia alle elezioni prossime per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie ci sia una forte affermazione dei programmi e delle liste dell’USB. Scontiamo ovviamente una legge elettorale costruita su misura per favorire le organizzazioni concertative e quindi il confronto elettorale non è mai alla pari, però confidiamo molto nel lavoro che abbiamo fatto in questi quattro anni e nel fatto che i lavoratori si riconoscono nelle nostre lotte. E’ talmente cresciuta la forza e la visibilità in tutto il mondo del lavoro della nostra organizzazione che i padroni e i sindacati collaborazionisti stanno cercando di introdurre ulteriori elementi di riduzione degli spazi e delle agibilità sindacali anche nel settore privato attraverso l’accordo infame del 10 gennaio 2014 che noi stiamo contrastando e avversando con ogni mezzo. Un successo, che noi auspichiamo e riteniamo possibile, dell’USB nelle elezioni del Pubblico Impiego darebbe ancora più forza alla nostra battaglia per la democrazia e il pluralismo in tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati.
Fonte
*****
Con la tua elezione il congresso della TUI-PSEA assegna all’Usb la responsabilità della rappresentanza di 23 milioni di lavoratori pubblici in tutto il mondo: non è certo una sfida facile...
Certamente il compito che viene affidato all’USB tramite me è un compito rilevante sul piano politico, ma anche sicuramente impegnativo sul piano concreto. Oggi le condizioni materiali e politiche sono molto differenti tra un continente e l’altro. Dovremo quindi prima di tutto avviare una ricognizione per decidere, continente per continente, le priorità e le articolazioni di lotta. Bisogna saper passare dalla violenta repressione, fino all’uccisione di sindacalisti, in molti paesi dell’America latina o del Medio Oriente, ai problemi di paesi che sono veri e propri continenti, come l’India e la sua crescita economica. Il tutto mentre soffiano sempre più forti i venti della competizione interimperialista portando di nuovo le armi in primo piano - e noi sappiamo che la guerra è sempre contro i lavoratori e i popoli.
I servizi pubblici stanno ovunque subendo un attacco che delinea una complessiva riconfigurazione dello stato sociale nato dal secondo dopoguerra. Qual è stata in proposito l’analisi del congresso?
Il tema del congresso era, non casualmente, la lotta alle privatizzazioni e alle scelte del capitale. Il mondo sta subendo complessivamente una fase di violenta regressione delle conquiste che il movimento di classe internazionale era riuscito a strappare in molti paesi dopo la fine della seconda guerra mondiale. A questo grande balzo in avanti nelle conquiste sociali aveva contribuito non poco, anche nei paesi occidentali, la competizione internazionale ingaggiata per tenere il passo con la strategia di sostegno ai lavoratori e alla gente comune messa in atto nei paesi allora aderenti al blocco socialista. Ora che non c’è più un modello di protezione sociale così forte da contrastare, il capitale torna a riprendersi quello che aveva dovuto concedere sotto la pressione delle lotte del movimento dei lavoratori. La crisi in atto, tutt’altro che conclusa, ha accelerato questo processo regressivo, fornendo alibi tecnici a scelte propriamente politiche. In buona sostanza, mentre nei decenni successivi al secondo dopoguerra il capitalismo aveva bisogno di mostrare un volto umano per evitare che crescesse tra i lavoratori l’interesse a quanto avveniva nei paesi socialisti in materia di protezione sociale, oggi ha gettato la maschera e torna a mostrare il suo vero volto. Le privatizzazioni dei pezzi più pregiati del welfare, lo smantellamento delle protezioni sociali universali - dalla sanità, alla previdenza, all’istruzione - per rendere inevitabile il ricorso al privato; l’aggressione ai diritti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, l’uso della guerra di rapina delle risorse, sono gli strumenti di riappropriazione cui il capitale ricorre indifferentemente in ogni parte del mondo.
Quale panorama è emerso sul piano europeo?
L’Europa vive la sua crisi più profonda, ed ovviamente a farne le spese sono i lavoratori e le masse popolari. L’Unione Europea è da considerare la malattia, e non la cura, per gli Stati Europei, soprattutto per quelli che hanno meno capacità produttiva e di esportazione dei propri prodotti e che quindi sono stati costretti a contrarre debiti enormi con gli strozzini del sistema bancario. I tagli per ripianare i debiti ovviamente si sono abbattuti sui servizi sociali e sui lavoratori e sui loro salari. I lavoratori pubblici, nei paesi più in difficoltà nel pagamento del debito - per intendersi quelli che si affacciano sul Mediterraneo - hanno subìto licenziamenti, precarizzazione, demansionamenti, blocco dei contratti, aumento dei carichi di lavoro. In particolare i sistemi sanitari, scolastici e previdenziali, in Italia come in Grecia, in Portogallo, in Spagna e nella stessa Francia, hanno subìto profonde ristrutturazioni a colpi di tagli indiscriminati, che hanno messo in ginocchio la macchina di protezione sociale faticosamente conquistata. La teoria è quella dell’insostenibilità dei costi del welfare; la realtà è che la concentrazione della ricchezza è in poche mani, mentre la maggioranza della popolazione non ha le risorse necessarie ad una vita dignitosa e che il capitale intende gestire in proprio, attraverso i processi di privatizzazione, le enormi risorse che i settori della protezione sociale mettono in circolo. La Federazione Sindacale Mondiale in Europa attualmente non ha ancora raggiunto la forza e la diffusione che invece c’è in Asia, in Africa e in America Latina, dove cioè l’esigenza di una risposta anche a livello internazionale alla brutalità degli interessi del capitale è una necessità molto più sentita. La FSM paga anche un certo burocratismo che l’aveva caratterizzata, soprattutto in Europa nella seconda metà del Novecento, che spetta a noi invece rimuovere, promuovendo una lettura dinamica e moderna dell’esercizio dello scontro di classe in paesi a capitalismo avanzato come quelli europei. Comunque la realtà sociale si sta rapidamente modificando e anche in Europa si aprono nuovi scenari e nuove contraddizioni, che inevitabilmente rafforzano la necessità della costruzione di un’ipotesi avanzata e di classe che passi anche attraverso la solidarietà internazionale del movimento dei lavoratori. Noi lavoreremo per contribuire a costruirla.
Quali obiettivi d’azione si è dunque data la TUI-PSEA?
Gli obiettivi sono quelli che il movimento internazionale dei lavoratori persegue da tempo e che oggi sono ancora più messi in discussione. Un sistema di protezione sociale moderno ed efficiente che sia universale e di qualità, che non può ottenersi senza il contributo della forza delle lotte di coloro che in quei settori lavorano, per sconfiggere la precarietà, avere giusti salari, impedire le privatizzazioni e aumentare l’occupazione; per riconquistare diritti individuali e collettivi, difendere il diritto di sciopero, che in molti paesi, con graduazioni diverse, è sotto l’attacco del padronato e dei governi. Ma una organizzazione internazionale dei lavoratori non deve mai dimenticare la lotta senza quartiere alla guerra, per l’autodeterminazione dei popoli contro ogni ingerenza armata, perché le conseguenze delle guerre ricadono inevitabilmente sui lavoratori e le masse popolari. E’ sempre accaduto che durante le guerre ci sia anche un “fronte interno” di riduzione dei diritti dei lavoratori e delle masse popolari. I venti di guerra che spirano da più parti, soprattutto in medio oriente e in Europa, ci obbligano a mettere al centro anche questo importante problema
Torniamo in Italia, dove i lavoratori pubblici andranno presto ad eleggere i loro rappresentanti rsu: potrebbe essere questo il giro di boa di cui i lavoratori e le lavoratrici del settore hanno bisogno?
In tutto il mondo le organizzazioni aderenti alla Federazione Sindacale Mondiale si confrontano periodicamente sul piano elettorale con le organizzazioni aderenti alla Confederazione Internazionale dei Lavoratori (ITUC, la ex Cisl Internazionale) che raggruppa le organizzazioni e le confederazioni collaborazioniste, ad esempio in Italia vi aderiscono Cgil, Cisl e Uil. Il confronto elettorale serve sempre, ovunque, a diradare le nebbie e a rafforzare l’identità delle organizzazioni. Quasi sempre dal confronto elettorale esce rafforzata, quando non decisamente vincente, l’ipotesi di sindacato conflittuale e di classe. Noi ovviamente ci auguriamo che anche in Italia alle elezioni prossime per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie ci sia una forte affermazione dei programmi e delle liste dell’USB. Scontiamo ovviamente una legge elettorale costruita su misura per favorire le organizzazioni concertative e quindi il confronto elettorale non è mai alla pari, però confidiamo molto nel lavoro che abbiamo fatto in questi quattro anni e nel fatto che i lavoratori si riconoscono nelle nostre lotte. E’ talmente cresciuta la forza e la visibilità in tutto il mondo del lavoro della nostra organizzazione che i padroni e i sindacati collaborazionisti stanno cercando di introdurre ulteriori elementi di riduzione degli spazi e delle agibilità sindacali anche nel settore privato attraverso l’accordo infame del 10 gennaio 2014 che noi stiamo contrastando e avversando con ogni mezzo. Un successo, che noi auspichiamo e riteniamo possibile, dell’USB nelle elezioni del Pubblico Impiego darebbe ancora più forza alla nostra battaglia per la democrazia e il pluralismo in tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati.
Fonte
Iscriviti a:
Post (Atom)

