Il provvedimento di regolarizzazione dei migranti per farli lavorare nei campi ha un solo titolare e beneficiario assoluto: il padrone agricolo. È lui che richiede il permesso per il proprio dipendente, è lui che decide se farlo diventare regolare o lasciarlo clandestino.
E può prendere questa decisione anche contando sull’impunità per sé stesso, nel caso in cui questo lavoratore fosse già alle sue dipendenze, ma in nero. In questo caso si regolarizzerebbe anche il padrone.
Quindi il lavoratore migrante sarà doppiamente dipendente dal suo padrone, perché questi gli fa un contratto e perché lo regolarizza.
Se il padrone decide di licenziarlo, magari perché ha chiesto il pieno rispetto di quel contratto che spesso non vale neppure per i regolari, quel migrante perderà il lavoro ed anche i diritti civili e tornerà clandestino.
Tutti i diritti del lavoratore sono nelle mani del padrone agricolo, che il migrante non potrebbe lasciare neppure se trovasse un altro lavoro, anche qui pena la clandestinità.
Tutto questo perché si è esclusa la sola misura civile, concedere al migrante la titolarità del suo permesso di soggiorno e permettergli da cittadino in regola di cercarsi un lavoro.
Ma questo sarebbe stato applicare ai migranti quelle che si chiamano le libertà borghesi, mentre essi devono essere asserviti alla terra che lavorano, come i contadini nel Medio Evo. Altro che condizioni migliori.
Se il migrante prima era uno schiavo senza diritti, ora è un servo della gleba.
Si c’è da piangere, di rabbia e di indignazione per l’imbroglio.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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24/04/2020
Reddito di cittadinanza versus servitù della gleba nei campi. Risposte dovute
La nostra lettera aperta a Bonaccini su reddito di cittadinanza e nuovi servi della gleba in agricoltura, ha fatto discutere. Qui di seguito due dei commenti arrivati:
Pino La Rocca
In mancanza di un lavoro, lo stato ti garantisce un reddito di sopravvivenza sino a quando non trovi un lavoro. Ok? Adesso in agricoltura occorre manodopera, semplicemente sospendo il reddito di cittadinanza, faccio incontrare domanda e offerta, c’è un contatto di lavoro? Se si non sei più a carico dei contribuenti, se no, ci interessa il motivo. Cosa c’è di difficile da capire? Hai un lavoro, non avrai più il RDC. È nato per questo.
Maria Pia Di Maio
Se offrono condizioni di lavoro adeguate e proporzionate al salario che prendono perchè no? Non faceva parte degli impegni assunti al momento della richiesta del reddito?
Pensiamo sia giusto rispondere ai commenti di chi chiede cosa ci sia di male a indirizzare le persone, i disoccupati percettori del reddito di cittadinanza verso il lavoro nei campi.
Abbiamo contestato a Bonaccini tre cose: l’atteggiamento sprezzante verso chi percepisce il reddito, la vaghezza della proposta riguardante i percettori e, ultimo ma assolutamente non per importanza, il silenzio sulle condizioni di lavoro e sfruttamento di chi lavora in agricoltura e allevamento.
Le parole di Bonaccini alla Bologna Business School esprimono il disprezzo che una parte significativa della classe dirigente italiana, politica ed economica, prova verso le persone che ricevono il reddito di cittadinanza. Abbiamo sentito in quelle parole una concezione del mondo in cui gli ammortizzatori sociali sono un’elemosina gentilmente concessa o, peggio, una forma di parassitismo.
Oltre a essere moralmente rivoltante, questa visione è pericolosa nel momento in cui andiamo verso una pesantissima crisi economica, milioni di persone stanno perdendo il lavoro e avranno bisogno di aiuti a lungo termine da parte dello Stato. Sapere che il presidente della nostra regione considera gli ammortizzatori sociali come una colpa, di sicuro non ci da una visione positiva del futuro. Anzi, vorremmo anche sapere cosa ne pensano l’ex vice segretario della CGIL e attuale assessore al lavoro Vincenzo Colla e la vice presidente Elly Schlein.
Bonaccini ha usato il trucco più vecchio della politica: ha usato un’espressione abbastanza vaga da essere interpretabile in più modi. La vaghezza di Bonaccini gli permette di far sembrare “buon senso” una proposta che in realtà è fondata sul meccanismo coercitivo del reddito di cittadinanza, sulle cosiddette “norme anti divano” che sono state inserite per placare la componente leghista del primo governo Conte. Queste norme prevedono che si debba accettare una di tre “offerte di lavoro congrue”, pena la perdita del reddito. Il trucco ovviamente è restare abbastanza vaghi su cosa sia un’offerta di lavoro “congrua”. L’uscita di Bonaccini suona come un’autorizzazione a inserire tra le offerte “congrue” quelle del settore agricolo, sottoponendo persone che sono spesso già in condizioni di marginalità sociali o con problemi fisici al ricatto tra perdere il reddito di cittadinanza o accettare un lavoro qualsiasi dall’altra parte della regione a qualunque condizione di salario e contratto. Per la fase acuta dell’emergenza le “condizionalità” sono state sospese, non ci pare un caso che Bonaccini torni a evocarle proprio mentre si discute di “fase 2” e ritorno alla “normalità”.
Lo diciamo con le parole di un lavoratore dell’Agricoltura pronunciate in un’assemblea a cui abbiamo partecipato pochi giorni fa: sui campi non mancano le braccia, mancano i diritti. Rimangono nella nostra regione migliaia e migliaia di addetti che chiedono finalmente condizioni di lavoro dignitose.
Il settore agricolo della nostra regione è funestato dal lavoro nero, dal caporalato e dal lavoro grigio, dall’alternanza tra periodi di lavoro regolare (sotto un contratto nazionale già molto carente) e periodi di lavoro nero in maniera che i lavoratori non maturino la NASPI o altri ammortizzatori.
In questo senso il portale “Lavoroxte” tanto sponsorizzato dalla giunta regionale è molto meno del collocamento pubblico di cui ci sarebbe bisogno. Il portale è in attività da anni e non si distingue per efficacia. Soprattutto, si limita a “incrociare domanda e offerta”. Tutto ciò che accade dopo l’eventuale assunzione in termini di rispetto dei diritti, delle condizioni di sicurezza, continuità dei contratti, vigilanza contro lavoro nero e lavoro grigio non è contemplato. In questi mesi di emergenza si sta rispolverando il ruolo dello Stato, è troppo chiedere che lo Stato agisca a tutela di chi lavora?
In conclusione, in questi giorni abbiamo visto Bellanova, Bonaccini, Gori, Salvini, la Colidiretti etc insistere solo e soltanto sulla necessità di trovare nuovi braccianti, sempre e solo tra categorie (percettori del reddito di cittadinanza, pensionati, stranieri) che per un motivo o per l’altro costituirebbero manodopera a basso costo e ricattabile. Ci sorge il dubbio che questa insistenza sia più funzionale a depotenziare le vertenze dei lavoratori dell’Agricoltura che a indirizzare i disoccupati verso un lavoro dignitoso e utile per la collettività.
Fonte
Pino La Rocca
In mancanza di un lavoro, lo stato ti garantisce un reddito di sopravvivenza sino a quando non trovi un lavoro. Ok? Adesso in agricoltura occorre manodopera, semplicemente sospendo il reddito di cittadinanza, faccio incontrare domanda e offerta, c’è un contatto di lavoro? Se si non sei più a carico dei contribuenti, se no, ci interessa il motivo. Cosa c’è di difficile da capire? Hai un lavoro, non avrai più il RDC. È nato per questo.
Maria Pia Di Maio
Se offrono condizioni di lavoro adeguate e proporzionate al salario che prendono perchè no? Non faceva parte degli impegni assunti al momento della richiesta del reddito?
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Pensiamo sia giusto rispondere ai commenti di chi chiede cosa ci sia di male a indirizzare le persone, i disoccupati percettori del reddito di cittadinanza verso il lavoro nei campi.
Abbiamo contestato a Bonaccini tre cose: l’atteggiamento sprezzante verso chi percepisce il reddito, la vaghezza della proposta riguardante i percettori e, ultimo ma assolutamente non per importanza, il silenzio sulle condizioni di lavoro e sfruttamento di chi lavora in agricoltura e allevamento.
Le parole di Bonaccini alla Bologna Business School esprimono il disprezzo che una parte significativa della classe dirigente italiana, politica ed economica, prova verso le persone che ricevono il reddito di cittadinanza. Abbiamo sentito in quelle parole una concezione del mondo in cui gli ammortizzatori sociali sono un’elemosina gentilmente concessa o, peggio, una forma di parassitismo.
Oltre a essere moralmente rivoltante, questa visione è pericolosa nel momento in cui andiamo verso una pesantissima crisi economica, milioni di persone stanno perdendo il lavoro e avranno bisogno di aiuti a lungo termine da parte dello Stato. Sapere che il presidente della nostra regione considera gli ammortizzatori sociali come una colpa, di sicuro non ci da una visione positiva del futuro. Anzi, vorremmo anche sapere cosa ne pensano l’ex vice segretario della CGIL e attuale assessore al lavoro Vincenzo Colla e la vice presidente Elly Schlein.
Bonaccini ha usato il trucco più vecchio della politica: ha usato un’espressione abbastanza vaga da essere interpretabile in più modi. La vaghezza di Bonaccini gli permette di far sembrare “buon senso” una proposta che in realtà è fondata sul meccanismo coercitivo del reddito di cittadinanza, sulle cosiddette “norme anti divano” che sono state inserite per placare la componente leghista del primo governo Conte. Queste norme prevedono che si debba accettare una di tre “offerte di lavoro congrue”, pena la perdita del reddito. Il trucco ovviamente è restare abbastanza vaghi su cosa sia un’offerta di lavoro “congrua”. L’uscita di Bonaccini suona come un’autorizzazione a inserire tra le offerte “congrue” quelle del settore agricolo, sottoponendo persone che sono spesso già in condizioni di marginalità sociali o con problemi fisici al ricatto tra perdere il reddito di cittadinanza o accettare un lavoro qualsiasi dall’altra parte della regione a qualunque condizione di salario e contratto. Per la fase acuta dell’emergenza le “condizionalità” sono state sospese, non ci pare un caso che Bonaccini torni a evocarle proprio mentre si discute di “fase 2” e ritorno alla “normalità”.
Lo diciamo con le parole di un lavoratore dell’Agricoltura pronunciate in un’assemblea a cui abbiamo partecipato pochi giorni fa: sui campi non mancano le braccia, mancano i diritti. Rimangono nella nostra regione migliaia e migliaia di addetti che chiedono finalmente condizioni di lavoro dignitose.
Il settore agricolo della nostra regione è funestato dal lavoro nero, dal caporalato e dal lavoro grigio, dall’alternanza tra periodi di lavoro regolare (sotto un contratto nazionale già molto carente) e periodi di lavoro nero in maniera che i lavoratori non maturino la NASPI o altri ammortizzatori.
In questo senso il portale “Lavoroxte” tanto sponsorizzato dalla giunta regionale è molto meno del collocamento pubblico di cui ci sarebbe bisogno. Il portale è in attività da anni e non si distingue per efficacia. Soprattutto, si limita a “incrociare domanda e offerta”. Tutto ciò che accade dopo l’eventuale assunzione in termini di rispetto dei diritti, delle condizioni di sicurezza, continuità dei contratti, vigilanza contro lavoro nero e lavoro grigio non è contemplato. In questi mesi di emergenza si sta rispolverando il ruolo dello Stato, è troppo chiedere che lo Stato agisca a tutela di chi lavora?
In conclusione, in questi giorni abbiamo visto Bellanova, Bonaccini, Gori, Salvini, la Colidiretti etc insistere solo e soltanto sulla necessità di trovare nuovi braccianti, sempre e solo tra categorie (percettori del reddito di cittadinanza, pensionati, stranieri) che per un motivo o per l’altro costituirebbero manodopera a basso costo e ricattabile. Ci sorge il dubbio che questa insistenza sia più funzionale a depotenziare le vertenze dei lavoratori dell’Agricoltura che a indirizzare i disoccupati verso un lavoro dignitoso e utile per la collettività.
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21/07/2018
Russia - Il PCFR contro “la servitù della gleba”
Continua in Russia la discussione anche nelle Assemblee regionali e distrettuali, per l’approvazione della riforma pensionistica, il cui perno è, manco a dirlo, l’innalzamento dell’età pensionabile: 65 anni per gli uomini (dagli attuali 60) e 63 anni per le donne (dagli attuali 55). L’argomento, senza nemmeno troppa fantasia, anche in Russia è quello della necessità di ripianare il bilancio dello stato. Se, per quanto riguarda i meeting e le timide dimostrazioni di piazza – peraltro nemmeno tanto numerose, l’annuncio del progetto di riforma avendo coinciso, manco a farlo apposta, con l’inizio dei mondiali di calcio – non si va tanto per il sottile e vengono fermati gli attivisti “eccessivamente contrari” alla riforma, le cose non vanno tanto meglio nemmeno per chi critica il progetto dai banchi delle Dume locali.
L’esempio più recente è quello del deputato alla Duma regionale di Saratov, Nikolaj Bondarenko, che rischia di essere indagato per “estremismo” (un’accusa che oggi può riguardare qualunque frase “poco attenta”: chi ha avuto occasione di partecipare a una pur pacifica sfilata del 1 Maggio a Mosca, sa bene come ogni cartello e striscione venga “autorizzato” dalla polizia prima della partenza del corteo) per il discorso pronunciato in aula.
La nuova legge, ha detto Bondarenko, deputato per un partito tutt’altro che “estremista”, quale il PCFR, “non dà diritto di lavorare” ai pensionati – l’argomento con cui “Russia Unita” sostiene a spada tratta il progetto – “ma obbliga a lavorare, non fino alla vecchiaia, ma fino alla morte. Lo stato si libera così da ogni obbligo sociale. Ci dicono che non ci sono soldi, ma questa è una menzogna. Immense somme sono investite nell’economia americana. Su 17 trilioni di rubli degli introiti dal petrolio e 10 trilioni dal gas, metà è finita in tasca agli oligarchi. Il governo rappresenta gli interessi di un pugno di oligarchi. Trilioni di rubli sono spesi per il “pacchetto Jarovoj”, che serve ad aumentare il controllo sulla popolazione. La Corte dei Conti ha trovato un ammanco di 1,9 trilioni di rubli: di fatto rubati. 700 miliardi spesi per il mondiale di calcio, affinché le persone, come zombie, si dimentichino di tutto”.
Rivolto al governo liberale di Dmitrij Medvedev, Bondarenko ha detto: “siete dei furfanti, dovete essere chiamati a rispondere secondo la legge. Chiediamo un referendum su questo tema” e, tra l’ironico e il tragico: “state sicuri che se avessimo vinto sulla Croazia, avrebbero introdotto la servitù della gleba”. Dopo di che, lo speaker della Duma regionale, rigorosamente di “Russia Unita”, gli ha semplicemente ricordato che le sedute sono video-registrate e le dichiarazioni verranno esaminate dalle “competenti autorità”. In effetti, come rivelato da Bondarenko, la polizia gli ha già fatto visita a casa.
Quasi a far eco alle parole di Bondarenko, ecco che un pope della chiesa ortodossa (purtroppo, mancano riferimenti e fonti del video) invoca per davvero la servitù della gleba. Il regime “democratico e quello bolscevico sono la stessa cosa”, dice lui, mentre invece “la monarchia è il regime più adatto”, in cui ognuno sa che “ogni giorno deve lavorare e lavorare” e dunque, con la servitù della gleba, “il contadino sapeva di dover stare al posto assegnatogli, al servizio del suo latifondista: e questo è bene”, perché “non ci può essere ordine senza il latifondista, senza il padrone”.
Parole sante, queste, per cui, per parafrasare i classici, “il signore è signore per il bene dello schiavo”, in una situazione in cui, secondo dati diffusi dal PCFR, il 25% dei russi non è in grado di pagare le tariffe domestiche e il 60% è pieno di debiti, mentre la ricchezza complessiva dei 24 maggiori miliardari è tre volte il bilancio statale ed è cresciuta di 3,3 miliardi di dollari da inizio anno. Secondo Bloomberg, il patrimonio personale dei due russi più ricchi è di poco inferiore ai 40 miliardi di dollari; mentre, dal 2019, aumenterà l’IVA dal 18 al 20% e, secondo il Ministero per lo sviluppo economico, l’inflazione salirà al 4,3%, mentre il PIL crescerà del 1,4% e i salari meno del 1%.
“Quando vi raccontano che non ci sono soldi, è una grande bugia” ha dichiarato il leader del PCFR Gennadij Zjuganov. Negli ultimissimi anni sono stati infatti esportati dal paese circa 60 trilioni di rubli e solo nel periodo della campagna presidenziale del marzo scorso, oltre frontiera sono finiti 10 miliardi di dollari. “Ci sono 27 trilioni di rubli di riserve auree” ha detto Zjuganov; “si potrebbe introdurre la tassazione progressiva, nazionalizzare le risorse naturali e così avremmo 10 trilioni” che, si dice, dovrebbero venire dalla riforma pensionistica.
Oggi, dopo “i 45 anni, anche con due lauree e conoscenza delle lingue, non si trova lavoro. Solo il 7% dei datori di lavoro si dice disposto ad assumere persone sopra i 45 anni. Una persona di salute precaria, semplicemente non raggiunge l’età della pensione”, ha detto Zjuganov, ricordando come tra disoccupazione e sottoccupazione le percentuali arrivino al 20% e al 25% tra i giovani.
E il funereo “dovete morire prima” è purtroppo già un fatto a certe latitudini. In 36 regioni della Federazione, ha detto ancora il leader del PCFR, l’età media degli uomini non arriva a 65 anni e in alcune regioni della Siberia centro-orientale, non raggiunge i 60 anni; in estremo oriente e nell’estremo nord, l’età media generale è di 62-63 anni.
Con la benedizione dei preti sulla servitù della gleba.
La didascalia dell’immagine dice: “La Russia che ci avevano sottratto i bolscevichi, ma che ci hanno restituito Gorbaciov e Eltsin”
Fonte
L’esempio più recente è quello del deputato alla Duma regionale di Saratov, Nikolaj Bondarenko, che rischia di essere indagato per “estremismo” (un’accusa che oggi può riguardare qualunque frase “poco attenta”: chi ha avuto occasione di partecipare a una pur pacifica sfilata del 1 Maggio a Mosca, sa bene come ogni cartello e striscione venga “autorizzato” dalla polizia prima della partenza del corteo) per il discorso pronunciato in aula.
La nuova legge, ha detto Bondarenko, deputato per un partito tutt’altro che “estremista”, quale il PCFR, “non dà diritto di lavorare” ai pensionati – l’argomento con cui “Russia Unita” sostiene a spada tratta il progetto – “ma obbliga a lavorare, non fino alla vecchiaia, ma fino alla morte. Lo stato si libera così da ogni obbligo sociale. Ci dicono che non ci sono soldi, ma questa è una menzogna. Immense somme sono investite nell’economia americana. Su 17 trilioni di rubli degli introiti dal petrolio e 10 trilioni dal gas, metà è finita in tasca agli oligarchi. Il governo rappresenta gli interessi di un pugno di oligarchi. Trilioni di rubli sono spesi per il “pacchetto Jarovoj”, che serve ad aumentare il controllo sulla popolazione. La Corte dei Conti ha trovato un ammanco di 1,9 trilioni di rubli: di fatto rubati. 700 miliardi spesi per il mondiale di calcio, affinché le persone, come zombie, si dimentichino di tutto”.
Rivolto al governo liberale di Dmitrij Medvedev, Bondarenko ha detto: “siete dei furfanti, dovete essere chiamati a rispondere secondo la legge. Chiediamo un referendum su questo tema” e, tra l’ironico e il tragico: “state sicuri che se avessimo vinto sulla Croazia, avrebbero introdotto la servitù della gleba”. Dopo di che, lo speaker della Duma regionale, rigorosamente di “Russia Unita”, gli ha semplicemente ricordato che le sedute sono video-registrate e le dichiarazioni verranno esaminate dalle “competenti autorità”. In effetti, come rivelato da Bondarenko, la polizia gli ha già fatto visita a casa.
Quasi a far eco alle parole di Bondarenko, ecco che un pope della chiesa ortodossa (purtroppo, mancano riferimenti e fonti del video) invoca per davvero la servitù della gleba. Il regime “democratico e quello bolscevico sono la stessa cosa”, dice lui, mentre invece “la monarchia è il regime più adatto”, in cui ognuno sa che “ogni giorno deve lavorare e lavorare” e dunque, con la servitù della gleba, “il contadino sapeva di dover stare al posto assegnatogli, al servizio del suo latifondista: e questo è bene”, perché “non ci può essere ordine senza il latifondista, senza il padrone”.
Parole sante, queste, per cui, per parafrasare i classici, “il signore è signore per il bene dello schiavo”, in una situazione in cui, secondo dati diffusi dal PCFR, il 25% dei russi non è in grado di pagare le tariffe domestiche e il 60% è pieno di debiti, mentre la ricchezza complessiva dei 24 maggiori miliardari è tre volte il bilancio statale ed è cresciuta di 3,3 miliardi di dollari da inizio anno. Secondo Bloomberg, il patrimonio personale dei due russi più ricchi è di poco inferiore ai 40 miliardi di dollari; mentre, dal 2019, aumenterà l’IVA dal 18 al 20% e, secondo il Ministero per lo sviluppo economico, l’inflazione salirà al 4,3%, mentre il PIL crescerà del 1,4% e i salari meno del 1%.
“Quando vi raccontano che non ci sono soldi, è una grande bugia” ha dichiarato il leader del PCFR Gennadij Zjuganov. Negli ultimissimi anni sono stati infatti esportati dal paese circa 60 trilioni di rubli e solo nel periodo della campagna presidenziale del marzo scorso, oltre frontiera sono finiti 10 miliardi di dollari. “Ci sono 27 trilioni di rubli di riserve auree” ha detto Zjuganov; “si potrebbe introdurre la tassazione progressiva, nazionalizzare le risorse naturali e così avremmo 10 trilioni” che, si dice, dovrebbero venire dalla riforma pensionistica.
Oggi, dopo “i 45 anni, anche con due lauree e conoscenza delle lingue, non si trova lavoro. Solo il 7% dei datori di lavoro si dice disposto ad assumere persone sopra i 45 anni. Una persona di salute precaria, semplicemente non raggiunge l’età della pensione”, ha detto Zjuganov, ricordando come tra disoccupazione e sottoccupazione le percentuali arrivino al 20% e al 25% tra i giovani.
E il funereo “dovete morire prima” è purtroppo già un fatto a certe latitudini. In 36 regioni della Federazione, ha detto ancora il leader del PCFR, l’età media degli uomini non arriva a 65 anni e in alcune regioni della Siberia centro-orientale, non raggiunge i 60 anni; in estremo oriente e nell’estremo nord, l’età media generale è di 62-63 anni.
Con la benedizione dei preti sulla servitù della gleba.
La didascalia dell’immagine dice: “La Russia che ci avevano sottratto i bolscevichi, ma che ci hanno restituito Gorbaciov e Eltsin”
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