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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/08/2026

Rassvet-3: cos’è (e quanto preoccupa Kiev) la risposta russa a Starlink

Starlink fornisce un supporto fondamentale all’Ucraina sul campo di battaglia nel coordinare artiglieria, droni e comunicazioni di prima linea: un’infrastruttura diventata ancor più strategica dopo che l’azienda di Elon Musk ha deciso, lo scorso febbraio di escludere le forze russe dalla rete di SpaceX. In tutta risposta Mosca ha avviato la costruzione di un proprio sistema satellitare a bassa orbita, chiamato Rassvet – “Alba” – sviluppato dall’azienda aerospaziale privata Bureau 1440.

Ora, secondo quanto riportato da Politico, il vicedirettore dell’intelligence militare ucraina, il generale maggiore Vadym Skibitskiy spiega che Mosca ha impresso un’accelerazione importante al programma Rassvet rispetto ai piani iniziali: tant’è vero che i primi 16 satelliti russi sono stati lanciati a marzo, seguiti da un secondo lotto a luglio, come confermato anche da Bureau 1440 tramite i propri canali social. Secondo Serhii Beskrestnov, collaboratore del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mosca conterebbe già una quarantina di satelliti in orbita. Il Cremlino conta di arrivare a 292 satelliti in orbita bassa in grado di sorvolare regolarmente l’Europa dell’Est entro il 2027, per poi salire a 924 entro il 2035.

Un vuoto lasciato da Starlink

Tutto cambia per Mosca quando l’allora ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov convince Musk a interrompere l’accesso russo a Starlink: una mossa che ha dato un vantaggio significativo per Kiev ma che ora la Federazione russa si appresta ad annullare o comunque contenere.

La prima risposta russa è stata l’adozione di reti mesh, basate su modem digitali a spettro diffuso (FHSS) nella banda 1,3–1,5 GHz, integrati direttamente su droni da ricognizione e da attacco. Una soluzione funzionale ma non del tutto stabile: copertura limitata, latenza elevata e un’esposizione costante alle contromisure elettroniche di Kiev.

Rassvet-3: le caratteristiche tecniche

È in questo contesto che nasce Rassvet-3, pensato esplicitamente come alternativa a Starlink. Il sistema opera nelle bande Ka e Ku, sfrutta comunicazioni laser inter-satellitari con velocità di trasferimento dati fino a 10 Gbit/s in fase di test, e supporta lo standard 5G NTN per la connettività diretta satellite-cellulare.

Come spiega Stephen Bryen in un’analisi pubblicata su Weapons & Strategy, «come Starlink, Rassvet-3 (che si trova in un’orbita un po’ più alta) utilizza le bande Ka e Ku, supporta le comunicazioni laser inter-satellitari (con velocità di trasmissione dati dimostrate fino a 10 Gbit/s nei test) e supporta lo standard 5G NTN (Non-Terrestrial Network) per la connettività diretta satellitare-cellulare». Rassvet fornisce inoltre «relay di dati militari crittografati, collegamenti di comando e controllo per droni e backhaul sicuro, colmando il vuoto operativo lasciato dopo che l’accesso russo a Starlink è stato bloccato».

Rassvet è sviluppato dall’azienda privata russa Bureau 1440 (controllata del gruppo tecnologico Yadro) nell’ambito del programma spaziale governativo Sfera, e ha acquisito la priorità strategica massima per Mosca. Yadro, società di punta e principale generatore di ricavi di IKS Holding, finanzia circa 329 miliardi di rubli (circa 4 miliardi di dollari) del budget totale con capitali commerciali propri. Il governo federale russo ha stanziato 102,8-116 miliardi di rubli (1,26-1,3 miliardi di dollari) tramite la roadmap nazionale “Data Economy”.

Fonti:

Stephen Bryen, “New Russian Tech Aimed At Ukraine: The Emergence of Private Sector Defense Companies in Russia,” Weapons and Strategy, 4 agosto 2026, https://weapons.substack.com/p/new-russian-tech-aimed-at-ukraine.

Veronika Melkozerova, “‘Much faster than originally planned’: Ukraine warns of Russian Starlink rival,” POLITICO, 12 agosto 2026, https://www.politico.eu/article/ukraine-warns-russia-starlink-rival/.

Fonte

09/04/2025

La corsa allo spazio dell’UE contro Starlink... ma non senza problemi interni

Sul nostro giornale abbiamo sempre dato conto di come la nuova corsa allo spazio si stia intersecando con l’inasprirsi della competizione globale. E ciò vale sia che si parli della ricerca di materie prime, sia che si tratti dello sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della loro sempre più importante applicazione a fini bellici.

Lo abbiamo visto in maniera chiara con Starlink e la guerra in Ucraina. Ma ora che l’illusione euroatlantica si è definitivamente rotta, e le classi dirigenti continentali vogliono provare a contare solo sulle proprie forze, Bruxelles deve trovare disperatamente un’alternativa ai servizi forniti da SpaceX, o per lo meno un percorso complementare.

Se fino a poco tempo fa si pensava che Giorgia Meloni potesse essere l’ariete degli interessi di Elon Musk nel Vecchio Continente (in un rapporto che si è però raffredato velocemente, almeno così scriveva Bloomberg un mese fa), ora i principali attori di questo settore ancora piuttosto vergine, dal punto di vista della normazione, scoprono le loro carte.

Qui rendiamo conto di due temi che sono comparsi nel dibattito pubblico degli ultimi giorni: l’attività Eutelsat e una costellazione italiana in orbita bassa (come è Starlink), annunciata dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Per ora, lasciamo da parte Iris2, il sistema di satelliti geostazionari che dovrebbe entrare pienamente in funzione dal 2035.

Le caratteristiche di Iris2 lo rendono più adatto a scopi civili (trasmissione televisiva e comunicazioni mobili), mentre l’interesse è quello di rendere conto brevemente di progetti che dimostrano di avere importanti applicazioni militari. In un periodo del genere, sembra almeno necessario sapere di cosa si sta parlando, per capirne i risvolti.

Lo scorso 4 aprile Eva Berneke, amministratrice delegata di Eutelsat, ha dichiarato a Reuters che la società fornisce il suo servizio internet satellitare ad alta velocità all’Ucraina da almeno un anno. Questo avviene attraverso un operatore tedesco, ed è stata proprio Berlino a finanziare il tutto, anche se Berneke si è rifiutata di commentare i costi.

Eutelsat è nata quasi mezzo secolo fa come organizzazione intergovernativa europea, poi privatizzata a inizio anni Duemila. Ha sede a Parigi, e opera in Italia attraverso la concessionaria Telespazio, società partecipata dall’italiana Leonardo (67% delle azioni) e dalla francese Thales (il restante 33%).

Ad oggi ci sono solo mille terminali che collegano Eutelsat ad utenti ucraini, ma Berneke è convinta che il numero aumenterà tra i 5 e i 10 mila nel giro di poche settimane. Annalena Baerbock, che guida il ministero degli Esteri della Germania, si è rifiutata di commentare la notizia, mentre rimangono i soliti dubbi su chi finanzierà l’espansione di iniziative future.

“Non sappiamo ancora come l’UE, collettivamente o paese per paese, finanzierà gli sforzi futuri”, ha detto Joanna Darlington, portavoce di Eutelsat. Quello che è certo è che nel 2022 la società ha completato l’acquisto di OneWeb, unico attore europeo in grado di competere sulle costellazioni satellitari in orbita bassa, anche se rimane tuttora molto indietro rispetto a SpaceX.

In realtà, già dalla metà di quest’anno si prevede l’attivazione di EU GOVSATCOM, iniziativa parallela a Iris2, che vuole però garantire servizi di comunicazione satellitare alle autorità pubbliche nazionali, impegnate in attività riguardanti la sicurezza nazionale. Inizialmente si baserà sul coordinamento tra sistemi satellitari nazionali, mentre poi potrebbe svilupparsi un’infrastruttura spaziale ad hoc.

Sempre il 4 aprile il ministro Urso ha annunciato che il governo italiano sta valutando un proprio sistema satellitare per rispondere alle esigenze istituzionali riguardanti difesa e sicurezza. “Lo scorso anno – ha detto il ministro – abbiamo dato mandato all’Agenzia spaziale italiana di realizzare un primo studio di fattibilità sui tempi, le modalità e i costi, studio di fattibilità che ci è stato consegnato ed è incoraggiante”.

L’Agenzia spaziale italiana (ASI) ora dovrà verificare la capacità della filiera nazionale di raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, Roma deve mantenere aperte varie interlocuzioni: non solo i costi di un’impresa del genere sarebbero nell’ordine dei miliardi di euro, ma i tempi per completarla sono tutt’altro che brevi.

Allo stesso tempo, non sono mancate le scintille tra l’ASI e Leonardo. Infatti, a fine marzo Leonardo, Thales e Airbus hanno presentato alla Commissione Europea un piano preliminare per riunire le loro risorse spaziali in un’unica società. Ipotesi di cui avevamo già reso conto sul nostro giornale alla fine dello scorso anno.

Sarebbe un’opportunità straordinaria per creare un ‘campione europeo’ che, attraverso la sinergia tra competenze complementari e le economie di scala, riesca per lo meno a stare a galla in questo settore fondamentale dell’innovazione. Un passo verso la centralizzazione ulteriore dei capitali a livello del Vecchio Continente.

Vedremo cosa risponderà l’Antitrust UE, date anche le resistenze già esposte dalla tedesca OHB, altro player del settore. Ma intanto, anche Marco Lisi Turriziani, inviato speciale per lo Spazio del ministero degli Esteri e membro del consiglio di amministrazione dell’ASI, ha espresso preoccupazioni al riguarda di un’operazione di tale portata.

Secondo Turriziani, sono innanzitutto tutte le Piccole e Medie Imprese (PMI) europee del settore le prime a subire un contraccolpo. Una filiera che comprende 400 imprese e vale 3 miliardi di fatturato nel nostro paese. Una filiera magari anche tecnologicamente avanzata, ma che di fronte al nuovo colosso Leonardo-Thales-Airbus non potrebbe nulla.

Alessandro Sannini, esperto di politiche economiche spaziali, riguardo questo nuovo soggetto ha detto: “sarebbe capace di dettare unilateralmente le condizioni di mercato, chiudere l’accesso ai grandi programmi e concentrare il know-how”. In sostanza, sarebbe quel ‘campione europeo’ che trasformerebbe davvero il mercato spaziale in senso monopolistico, o quasi.

Dunque, possiamo dire che, nel pieno della crisi delle prospettive dell’imperialismo UE, nel settore spaziale si va delineando in maniera chiara lo scontro tipico che contrappone il capitale multinazionale e la borghesia nazionale. Aspettiamo di vedere se questo si concluderà in favore del primo, oppure se l’azione congiunta di interessi nazionali e di altri grandi attori come OHB fermerà il tutto.

La tendenza, il tentativo di salto di qualità è però incontrovertibile. E a perdere saranno ad ogni modo i lavoratori.

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24/02/2025

Guerra in Ucraina - Starlink come merce di scambio nei negoziati?

I negoziatori statunitensi che stanno trattando con Kiev le condizioni per la pace, e in particolare l’accesso alle risorse minerarie e naturali del Paese, avrebbero prospettato l’eventualità di tagliare l’accesso dell’Ucraina al sistema internet satellitare Starlink in caso di mancato accordo.

Così scrive Reuters dopo aver consultato tre fonti a conoscenza della trattativa. In particolare, la possibilità di continuare o meno a usare Starlink, di proprietà di SpaceX e quindi di Elon Musk, sarebbe stata sollevata durante le discussioni tra funzionari statunitensi e ucraini dopo che il presidente Zelenskij aveva rifiutato una proposta iniziale del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent; e poi ancora durante gli incontri tra Keith Kellogg, l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Ucraina, e lo stesso Zelenskij.

Il quale finora ha respinto le richieste dell’amministrazione Usa di ricevere 500 miliardi di dollari in ricchezze minerarie dall’Ucraina per ripagare Washington degli aiuti in tempo di guerra. Dopo la pubblicazione della notizia, Musk ha scritto su X che l’articolo era “falso” e che “Reuters sta mentendo”. L’agenzia giornalistica, dal suo canto, ha confermato il servizio.

SpaceX ha iniziato a fornire i terminali Starlink all’Ucraina poco dopo l’invasione russa, sostenendo le comunicazioni sul campo di battaglia. Da allora, tuttavia, Musk ha criticato sempre più apertamente l’Ucraina, ricorda lo stesso Kyiv Independent. E dal suo canto l’Ucraina si era infuriata dopo aver subito un’interruzione dell’accesso a Starlink in relazione a un attacco con droni contro la flotta russa del Mar Nero nel 2022.

Non solo. Musk, che è a capo del Department of Government Efficiency (DOGE), l’organizzazione creata ad hoc con l’obiettivo dichiarato di “eliminare gli sprechi dal bilancio federale”, ha chiesto la chiusura dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), un’organizzazione che tra le altre cose fornisce aiuti umanitari essenziali all’Ucraina.

Inoltre proprio USAID negli ultimi quattro anni ha speso fino a 500.000 dollari e ha firmato contratti fino a un milione di dollari per i terminali Starlink di SpaceX, portandoli in Zimbabwe e in Sudafrica. Ma la partnership più significativa è quella che ha visto USAID collaborare con SpaceX per l’invio gratuito di 5.000 terminali Starlink all’Ucraina, per un valore di circa 3 milioni di dollari, dopo l’inizio della guerra nel 2022, scriveva settimane fa Forbes.

Nel maggio 2024 l’Ufficio dell’ispettorato generale di USAID aveva anche annunciato l’avvio di una istruttoria per capire come l’Ucraina avesse utilizzato i terminali Starlink e come USAID ne avesse monitorato l’uso.

Non è chiaro quale sia lo stato della verifica ora che si stanno dismettendo gran parte delle attività dell’agenzia, se non l’agenzia stessa.

L’intera vicenda però (che su Guerre di Rete abbiamo seguito fin dall’inizio) mostra quanto il pieno controllo delle infrastrutture di comunicazione da parte degli Stati sia una necessità sempre più irrinunciabile, sebbene certamente difficile da raggiungere.

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06/12/2024

Alleanza per lo spazio tra Leonardo, Airbus e Thales

È ancora tutto da definire, e quindi non ci sono dati e dettagli già disponibili, ma quello che è certo è che Leonardo, Airbus e Thales vogliono formare un’alleanza per il settore spaziale. Obiettivo: competere con Starlink di Elon Musk, un sistema satellitare civile, ma che ha mostrato evidenti funzionalità militari.

Lo ha confermato a Reuters l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, affermando che i tavoli tecnici sono già operativi. In testa il modello è quello del consorzio MBDA, grande produttore di missili europeo – o meglio euroatlantico, visto che oggi la proprietà si divide tra Leonardo, Airbus e la britannica BAE Systems.

Bisogna ricordare che le tre compagnie appena citate sono al tredicesimo, dodicesimo e sesto posto per vendita di armi nel 2013, secondo le recenti analisi del SIPRI. E intanto Leonardo e Thales hanno già sviluppato un’esperienza congiunta nel settore spaziale con la joint venture Telespazio.

Il nome per questo nuovo progetto, ad ora, è “Progetto Bromo”, come un vulcano indonesiano. “Credo ci siano importanti aspetti di accelerazione della produzione, come ha detto il ministro della Difesa”, ha continuato Cingolani, “perché in un momento così importante è fondamentale accelerare la produzione”.

Non è però solo questione di numeri, ma di ordini di grandezza e organizzazione della produzione. Poco dopo la joint venture con Rheinmetall sui carri armati, Cingolani spiegava al Corriere della Sera che la sfida è “con i colossi nati dall’idea e dai mezzi di uomini-Stato come Elon Musk”, appunto.

Sempre Cingolani aggiungeva: “nello spazio, così come nella difesa, piccolo non è bello e neanche una taglia media come la nostra è sufficiente: le aziende europee devono allearsi, sacrificando la loro sovranità sul ridotto mercato domestico per poter competere insieme sull’immenso mercato globale”.

Insomma, creare un campione europeo, con una potenza di fuoco addirittura maggiore di quella di uno stato, per sfidare Starlink di Musk, che ha introdotto con esso una produzione verticalmente integrata (dai razzi di lancio dei satelliti alla gestione dei servizi di connettività). Questo vuole essere il Progetto Bromo.

Parallelo ad esso, la UE ha già lanciato il progetto Iris2, ovvero una costellazione di 290 satelliti posizionati su varie orbite per fornire servizi governativi e commerciali entro il 2030. Sarà il consorzio SpaceRISE ad occuparsene, ma tra i sub-appaltatori compaiono, giusto per citarne alcuni, Thales Alenia Space, Airbus Defence and Space e Telespazio.

Ma è evidente che l’ambizione del Progetto Bromo è su tutt'altro livello: non si tratta solo di fornire alcuni servizi, ma di surclassare il campione statunitense. Non sarà facile, innanzitutto perché significa inserirsi in un mercato a cui gli attori europei non sono abituati.

Infatti, nel Vecchio Continente si è largamente affermato un modello fondato su grandi satelliti geostazionari a 36 mila chilometri di altezza, mentre Starlink ha sperimentato e mostrato la funzionalità di modelli a costellazione satellitare più distribuita e apparecchi a soli 550 chilometri di altitudine, con un ritardo del segnale ridotto fino al 90%.

C’è poi il nodo del quadro regolatorio europeo, ovvero dell’Antitrust. Ma questo è forse quello di minor complessità, dato che è da tempo che a Bruxelles si rincorrono le dichiarazioni che invitano a rivedere la normativa, per stare al passo della competizione globale.

Nodo che impensierisce di più è la difficoltà che vivono sia Thales Alenia Space sia il comparto Difesa e Spazio di Airbus, per ragioni cicliche ma anche strutturali. Il Progetto Bromo potrebbe però essere visto come un’occasione per riorganizzarne le prospettive insieme alla divisione Spazio creata da Leonardo proprio lo scorso marzo.

L’Asd Eurospace, che sotto il suo ombrello tiene il 70% dei lavoratori del settore, in questo 2024 sottolineava la necessità di “agire in modo deciso per dotare l’Europa degli strumenti necessari per ascendere come una vera ‘potenza spaziale’, commisurata alla sua statura globale prevista”.

Dichiarazioni incontrovertibili di mire imperialistiche, in cui una nuova corsa allo spazio gioca un ruolo sempre più determinante.

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18/10/2024

Privatizzazioni strategiche e questione morale

Dalla vicenda Sogei (così riassumibile in un titolo per ragioni di brevità) emerge un elemento fondamentale di valutazione politica: il quadro delle privatizzazioni ha assunto un esito di rilievo strategico non solo per la struttura industriale in relazione all’innovazione tecnologica ma proietta il fenomeno sul terreno della sicurezza del Paese (e dell’Europa) connettendosi a una “questione morale” di rilevanza assoluta, ben oltre la pur notevole consistenza delle “mazzette”.

L’operazione Musk si collega con quella TIM/KKR (anzi Starlink punterebbe a sostituire per intero la gestione della rete nel nostro Paese).

Un vero e proprio mutamento di paradigma. Siamo di fronte all’ennesimo passaggio che segnala l’assenza dell’Italia da una qualche idea di piano di strategia industriale. Ne avevamo già accennato: in piena contraddizione “sovranista” così si dimostra ancora una volta tutta la fragilità del contorto processo di privatizzazioni avvenuto in Italia nel settore decisivo delle infrastrutture tecnologiche.

Questa sì è per davvero una pericolosa cessione di sovranità che il governo di destra sembra voler condividere e accompagnare.

Ci eravamo permessi di segnalare come si sia creata una situazione di evidente scalabilità e debolezza, a dimostrazione di una ormai storica incapacità di programmazione dell’iniziativa pubblica in economia e di assenza di politica industriale (che coinvolge anche l’Europa) in un ripiegamento consumistico.

La sinistra non può rimanere ingabbiata in questa dimensione strategicamente inesistente schiacciata dall’emergenza dell’immediato.

Vincenzo Vita scrive (“Critica Marxista“n.4 “Chiamale se vuoi estrazioni”) di “nuovo capitalismo” e di altalena inconcludente tra apocalittici e integrati e propone la necessità di una svolta teorica critica: credo che dalla consapevolezza di questa necessità si possa ripartire, uscendo dalla condizione di subalternità al neoliberismo (magari anche riprendendo in mano qualche filo del discorso novecentesco sull’involucro politico).

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23/02/2024

Cosa sappiamo dell’uso di Starlink da parte russa

L’unità di intelligence militare ucraina GUR ha affermato che alcune intercettazioni radio confermerebbero l’uso di terminali Starlink (il sistema di comunicazioni satellitari di SpaceX) da parte delle unità russe che operano nel Donetsk, nell’Ucraina orientale.

“Sono stati registrati casi di utilizzo di questi dispositivi da parte degli occupanti russi. Questo sta iniziando ad assumere una natura sistemica”, ha dichiarato a RBC-Ukraine Andriy Yusov, un rappresentante del ministero ucraino della Difesa.

“Nella registrazione si sentono due uomini parlare in russo su come ottenere Starlink. ‘Gli arabi ci portano tutto: cavi, Wi-Fi, router...'”, dice uno di questi che, secondo l’intelligence ucraina, sarebbero truppe russe. Gli uomini dicono che i dispositivi costano ciascuno 200.000 rubli russi, ovvero circa 2.200 dollari, riferisce il WSJ.

“Il GUR ha fatto questa affermazione in seguito alle numerose segnalazioni degli ultimi giorni secondo cui le forze russe stanno utilizzando i dispositivi Starlink”, scrive il Financial Times.

Immediata è stata la smentita di SpaceX. Il suo Ceo Elon Musk ha twittato che Starlink non è mai stato venduto direttamente o indirettamente alla Russia. Sul tema è pure intervenuto il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, Dmitry Peskov, per il quale Starlink “non può essere fornito ufficialmente qui. Non può essere utilizzato in alcun modo”.

SpaceX ha anche smentito che i suoi terminali possano essere stati acquistati a Dubai (e poi consegnati ai russi attraverso intermediari), come avanzato da alcune ipotesi, perché non effettuerebbe proprio spedizioni lì.

Le accuse dell’intelligence ucraina sono circostanziate, si riferiscono cioè alla 83ª Brigata d’assalto russa vicino a Klishchiivka e Andriivka, nella regione di Donetsk. Ci sono poi alcuni post circolati sui social media che mostrano un video pubblicato da volontari russi nella regione con terminali Starlink.

Alcuni commentatori, ad esempio il direttore della testata investigativa Bellingcat Eliot Higgins, hanno sottolineato come le smentite di Musk e SpaceX neghino che Starlink sia usato in Russia, ma non nei territori occupati dai russi in Ucraina.

Mentre per Dimko Zhluktenko – uno sviluppatore ucraino che gestisce una organizzazione per raccogliere forniture per i miliari, ai quali in passato ha consegnato molti terminali Starlink – ci sarebbero abbastanza prove del fatto che i russi stiano effettivamente usando Starlink al fronte, ha twittato in un lungo thread.

Questo era già avvenuto in passato, perché può succedere che dei terminali cadano in mano nemica, ma il “problema è sempre stato risolto rapidamente mandando in brick (corrompendo, mandando in blocco, ndr) il terminale tramite il supporto di SpaceX, in modo che i russi non potessero approfittarne”.

Ma questo uso più massiccio è qualcosa di nuovo (e meno gestibile), argomenta ancora Zhluktenko. Che nota come i terminali possano essere acquistati in qualsiasi Paese (“ad esempio, prendiamo i nostri in Germania, dove costano di meno”) e poi trasportati sulla linea del fronte.

Oltre all’acquisto dei kit c’è però anche l’attivazione del servizio, a pagamento. Le forze russe devono non solo acquistare l’attrezzatura Starlink, ma anche avviare il servizio.

Cosa è il geofencing e perché è problematico

In generale, individuare l’esatta posizione dell’uso dei terminali Starlink lungo la linea del fronte è complesso. “Se la Russia li utilizza molto vicino ai fronti, potrebbe essere difficile o addirittura impossibile triangolare terminali specifici e distinguere tra utenti russi e ucraini”, ha dichiarato a Naval Technology James Marques, analista della difesa di GlobalData, secondo il quale la Russia userebbe società di comodo e intermediari per acquistare e trasportare questi prodotti attraverso località difficili da monitorare nel Caucaso e nell’Asia centrale.

“Starlink utilizza il geofencing per limitare i luoghi in cui il terminale può funzionare”, commenta ancora su Twitter Zhluktenko. Significa che SpaceX limita la disponibilità del servizio solo a determinate aree, non in Russia, e non nei territori occupati dai russi in Ucraina.

“Al momento il limite è la linea del fronte e circa 15 km nei territori occupati. Ogni volta che si avvia un terminale, Starlink deve imparare le coordinate esatte per collegarsi al satellite. Ma l’introduzione o la reintroduzione del cosiddetto ‘geofencing’ per bloccare l’uso di Starlink da parte della Russia sulla linea del fronte potrebbe avere ripercussioni anche sui dispositivi dell’esercito ucraino, data la vicinanza delle posizioni delle due parti (...)”, continua Zhluktenko.

“Ho evidenza dai miei amici militari che in alcune aree del fronte, dove i russi usano Starlink, la velocità di internet sia scesa enormemente”, con ripercussioni dunque anche sui militari ucraini.

“La banda viene distribuita tra i terminali a terra, portando sia i terminali ucraini che quelli russi a 1Mbps. Questo rende Starlink utilizzabile solo per lo scambio di messaggi di testo, non per lo streaming 4K da UAV (droni, ndr). Potenzialmente un vantaggio in meno per gli ucraini”.

Il ruolo di Starlink in Ucraina

Ma perché, stando così le cose, i russi avrebbero iniziato a usare Starink proprio ora? La teoria di Zhluktenko è che abbiano capito meglio come sfruttare il geofencing, “abbiano acquistato alcuni Starlink in Polonia per testarli, poi li abbiano fatti passare attraverso la Bielorussia fino alla linea del fronte. Ha funzionato, quindi hanno iniziato ad acquistarli in massa”.

Il ruolo di Starlink nella guerra in Ucraina è stato sottolineato molte volte da innumerevoli parti, commentatori, analisti e dagli stessi leader ucraini. Starlink viene utilizzato per facilitare le comunicazioni militari critiche. Ad esempio, viene usato dalle squadre di ricognizione che inviano droni sopra le postazioni russe e trasmettono video in diretta ai comandanti dell’artiglieria, o comunicano via chat cifrate per dirigere i colpi di artiglieria, riportava a giugno il WSJ.

Lo stesso Zhluktenko considera il servizio “un ottimo prodotto per le forze ucraine, perché ci dà un vantaggio tattico sulle forze russe. In combinazione con gli UAV (i droni, ndr), Starlink rende il campo di battaglia più trasparente possibile. Gli ucraini vedono letteralmente l’intera linea del fronte in diretta in 4K nel centro di comando. Questo permette agli ucraini di prendere decisioni ben informate e impedisce ai russi di lanciare attacchi a sorpresa”.

L’UE vuole mettere in piedi il suo Starlink

Il ruolo importante di Starlink in Ucraina ha suonato come una sveglia anche in Europa. “Con la guerra, l’Ucraina aveva bisogno di telecomunicazioni satellitari, ma l’UE non aveva nulla da offrire”, ha dichiarato a Politico Christophe Grudler, membro del Parlamento europeo che guida il programma di connettività sicura del blocco europeo. “L’Ucraina non dovrebbe affidarsi ai capricci di Elon Musk per difendere il proprio popolo”.

Infatti, l’invasione dell’Ucraina e l’attacco russo dei primi giorni di guerra alla rete satellitare KA-SAT di Viasat, usata dai militari ucraini, hanno spinto l’Ue ad accelerare la costruzione di un proprio sistema concorrente, IRIS².

Thierry Breton, il Commissario per il mercato interno Ue nonché l’architetto del piano, ha dichiarato pochi giorni fa a una conferenza di dirigenti e politici del settore spaziale che l’obiettivo è quello di firmare “il più grande contratto spaziale nella storia dell’UE”, del valore di miliardi, entro Pasqua.

L’Ucraina accelera sulla produzione di droni

Nel mentre il ministro ucraino della trasformazione digitale, Mykhailo Fedorov, ha dichiarato che l’Ucraina produrrà migliaia di droni a lungo raggio in grado di colpire in profondità la Russia nel 2024 e ha già fino a 10 aziende che producono droni in grado di raggiungere Mosca e San Pietroburgo. (Reuters)

Starlink usato anche nella guerra in Sudan

La rilevanza militare di Starlink è ribadita in queste settimane anche da un altro contesto. Il suo servizio è usato anche in Sudan da parte delle forze paramilitari Rapid Support Forces (RSF), che stanno combattendo da mesi contro l'esercito regolare sudanese, per aggirare un blackout nazionale di internet.

I dispositivi sono proliferati da quando la rete internet del Sudan è stata interrotta e i terminali Starlink sono stati importati attraverso i corridoi controllati dalla RSF attraverso il vicino Ciad e il Sud Sudan, scrive Bloomberg.

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17/10/2022

Guerra in Ucraina - Il conflitto si gioca anche sulle tecnologie

Forti esplosioni sono state udite questa mattina sulla capitale ucraina, a una settimana dagli attacchi russi su Kiev. Le sirene antiaeree erano risuonate poco prima delle deflagrazioni. E dopo gli attacchi di droni a Kiev e gli attacchi missilistici alle infrastrutture nelle regioni di Dnipropetrovsk e Sumy, è stato annunciato un allarme aereo in tutta l’Ucraina. Lo riporta l’Ukrainska Pravada. Ma esplosioni ci sono state anche nella città portuale di Odessa, nel sud del Paese. Ed un allarme aereo è risuonato nella notte e in mattinata anche a Mykolaiv (Sud), Poltava e Cherkassy nell’Ucraina centrale. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale russa Ria Novosti.

Due esplosioni causate da droni kamikaze iraniani hanno provocato un incendio in un edificio non residenziale nel quartiere di Shevchenkiv, nel centro di Kiev.

Il ricorso ai droni sembra essere la caratteristica di questa fase della guerra in Ucraina. Macchine senza personale da immolare in battaglia ma capaci di infliggere serissimi danni al nemico, con una tecnologia accessibile a molti e costi economici bassi.

Secondo il Washington Post e la Cnn, l’Iran avrebbe inviato alla Russia i droni Mohajer-6, Shahed-129 e Shahed-191 nell’agosto scorso. L’Iran ha confutato le affermazioni di aver fornito alla Russia armi o droni simili allo Shahed-136, mentre il Cremlino non ha commentato.

Dal canto loro lo scorso 6 ottobre le autorità ucraine riferivano di essere riuscite ad abbattere nove droni iraniani kamikaze Shahed-136, conosciuti in Russia come Geranium, di notte nel sud del Paese.

Anche l’Ucraina ha fatto ricorso a droni, sia per colpire le navi russe nel Mar Nero che i dintorni di Belgorod entro i confini della Russia.

Norvegia e Regno Unito hanno assicurato a Kyiv circa 850 microdroni Black Hornet, i più piccoli al mondo. Silenziosi e difficilmente individuabili sono studiati per effettuare operazioni di ricognizione e identificazione dei bersagli, anche a distanze molto ravvicinate, in particolare nelle aree urbane. Lunghi 10 centimetri e larghi appena 2,5, pesano appena 18 grammi e hanno un raggio d’azione di circa 1.600 metri, con un’autonomia di 25 minuti.

Inoltre l’Ucraina riceverà anche il sistema anti drone Night fighter, prodotto dalla britannica Steel rock technologies. Si tratta di un dispositivo portatile in grado di neutralizzare rapidamente tutti i tipi di drone, fino a cinque chilometri di distanza, attraverso un impulso elettromagnetico.

È di questi giorni l’allarme al Pentagono lanciato dal miliardario Elon Musk per le sorti della sua rete satellitare Starlink che sta supportando le forze armate ucraine e che la Russia sta cercando di neutralizzare.

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16/10/2022

Guerra in Ucraina - Gli Usa aumentano gli aiuti militari a Kiev. Elon Musk batte cassa per il sistema “Starlink”

Il Pentagono ha autorizzato ulteriori aiuti in armi all’Ucraina per 725 milioni di dollari, portando a ben 18,2 miliardi il volume di aiuti militari mandati a Kiev dal gennaio 2021. Il nuovo pacchetto di aiuti include munizioni per i sistemi di artiglieria Himars a lungo raggio, comprensivi di 23 mila pezzi di artiglieria da 155 millimetri e 500 pezzi di artiglieria di precisione guidata.

Il Pentagono sta inoltre valutando tutte le possibili opzioni a supporto della connettività Internet in Ucraina dopo l’avvertimento di Elon Musk che potrebbe ‘staccare la spina’ alla connessione Starlink sul Paese perchè ci sta perdendo troppi soldi.

Musk non può più sostenere i costi della sua rete di comunicazione garantita da circa 20 mila unità satellitari e ha chiesto al Pentagono di far fronte a questa spesa.

La Russia “sta cercando attivamente di distruggere Starlink”, la galassia di satelliti di SpaceX "che ha garantito finora la connessione internet alle forze armate ucraine” ha Musk scritto su Twitter, che nei giorni scorsi ha chiesto al Pentagono di farsi carico delle spese per mantenere i satelliti in funzione, diventate insostenibili secondo il miliardario bianco sudafricano.

“C’è una grande differenza tra le reti di comunicazione in tempo di pace e le reti di comunicazione al fronte”, ha spiegato Musk rispondendo alle domande di alcuni utenti, “Starlink è l’unico sistema di comunicazione che sta ancora funzionando al fronte, gli altri sono tutti saltati. La Russia sta cercando attivamente di distruggere Starlink. Per salvaguardarlo, SpaceX ha dirottato enormi risorse verso la difesa. Anche così, Starlink potrebbe comunque morire”.

“Fibra internet, linee telefoniche, ripetitori e altri sistemi di comunicazione aerei sono stati distrutti nelle zone di guerra. Starlink è tutto quel che rimane. Per ora”, ha proseguito Musk, “Starlink è il principale sistema di comunicazione dell’esercito ucraino al fronte. Se qualcun altro vuole questo lavoro, si accomodi, prego...”.

Elon Musk e il governo ucraino avevano registrato qualche problema nei giorni scorsi quando l’ambasciatore ucraino a Berlino aveva consigliato a Musk – letteralmente – “di andare a quel paese” dopo che il fondatore di Tesla e SpaceX aveva lanciato su Twitter la sua proposta di pace per l’Ucraina, giudicata troppo filo-russa

“Al diavolo... Anche se Starlink sta ancora perdendo soldi e altre società stanno ottenendo miliardi di dollari dei contribuenti, continueremo a finanziare gratuitamente il governo ucraino”, ha scritto Elon Musk su Twitter, annunciando una marcia indietro dopo le polemiche degli ultimi giorni.

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10/05/2021

L’imbecillità umana è a livelli spaziali

Un vecchio satellite cinese nelle ore precedenti stava deorbitando, poteva darsi che qualche pezzo precipitando non bruci del tutto e arrivi a terra. Area interessata: un terzo della Terra.

Probabilità di essere colpiti: pari a quella di essere colpiti da un satellite. Ops, scusate: molto meno di quella che il Torino Calcio vinca lo scudetto l’anno prossimo. Così dà più l’idea?

Bene. Gli italioti, in queste ore, tutti con il naso in sù. Questo non è male, in fondo: una delle caratteristiche evolutive che distinguono l’uomo dalle bestiazze è proprio la capacità di alzare lo sguardo al cielo.

Fu proprio così che i nostri avi inventarono l’astronomia, e quindi la geometria, e quindi la matematica. Insomma, alzare gli occhi al cielo sviluppa l’ingegno. O almeno, una volta è stato così. Ma ora?

Benissimo. Gli italioti alzano gli occhi al cielo per cercare il satellite cinese (mio commento: cipperimerlo!) e cosa vedono?

Beh, moltissimi, nulla. Alcuni, vedono FINALMENTE una serie di puntini luminosi, tutti in fila. Ma non sono i relitti del cinesino.

Sono i satelliti Starlink. Ohibò, che sono?

I satelliti Starlink sono per l’appunto dei satelliti artificiali messi in orbita dall’agenzia spaziale privata SpaceX del miliardario americano Elon Musk.

Quanti sono? Per ora 1.433. A fine anno, saranno quasi 3.000.

E che cosa fanno, brulicanti lassù?

Eh, beh. L’obiettivo è creare un collegamento internet satellitare a banda larga a livello globale.

Traduco: in ogni metro quadro della superficie terrestre, Amazzonia, Antartide, giardinetti del Pentagono, ci sarà SEMPRE campo. L’intera superficie terrestre – inclusi piante, bestiazze, uomini – saranno sempre irraggiati da un bel campo magnetico. Effetti? Non si sa.

Poi, ogni cosa prodotta dall’uomo avrà il suo bel ricevitore e sarà sempre “connesso”. Bello, no? Sempre con un eye in the sky che ci bada, ci sorveglia, controlla che tutto (cose, persone, aerei, droni, il nostro culo) sia sempre al posto giusto.

Bellissimo. Così badati, non avremo più responsabilità! Nessun segreto!

Ecco, cosa avete visto, coglioncelli belli miei.

C’è da preoccuparsi, incazzarsi, ribellarsi selvaggiamente? Ma no, ma no.

Ora continuate a preoccuparvi delle trame cinesi. Bravi, è così che vi vogliono.

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