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06/04/2014

Ribelli siriani contro l’enclave armena e l’azzardo Turchia

Quasi a rincorrere la storia 99 anni dopo il massacro-genocidio armeno. I jihadisti del Fronte al-Nusra occupano l’enclave armena di Kessab. Per i turchi dell'Erdogan elettoralmente vincente l’occasione per intervenire militarmente. Ma col rischio di rafforzare la posizione del regime di Assad

La riconquista della provincia nordoccidentale di Latakia da parte dell’esercito siriano e il fronte dell’opposizione, due gruppi di militanti del Fronte jihadista Al-Nusra provenienti dalla Turchia, che va ad occupare la città armena di Kessab, al confine con la stessa Turchia. Oltre 600 famiglie armene costrette a fuggire a Latakia ancora sotto il controllo di Damasco. Il 23 marzo, un aereo siriano in missione per colpire i jihadisti di Kessab è stato abbattuto da due caccia turchi.

A differenza di altre battaglie l’occupazione di Kessab passa dalla strategia alla storia. Sul piano storico, gli armeni di Kessab, insieme a quelli di Jebel Musa, appena al di là del confine, in Siria, rappresentano ciò che rimane del vecchio Regno di Cilicia, dopo il massacro compiuto dai Giovani Turchi che sterminò 1,2 milioni di persone. L’attacco jihadista a Kessab ha rinnovato la memoria mobilitando non solo l’Armenia ma tutte le organizzazioni e associazioni armene nel mondo.

Negli Stati Uniti, il potente gruppo di pressione Armenian National Committee of America ha chiesto ad Obama di “intervenire affinché la Turchia blocchi il passaggio di estremisti dal suo territorio verso Kessab”. Anche il Consiglio Nazionale delle Chiese americano è preoccupato per la sorte delle comunità cristiane e la fuga da Kessab della comunità armena. Campagna “Save Kessab” sul web mentre parlamentari armeni sono a Damasco per chiedere l’intervento di Assad.

L’attacco a Kessab, l’uccisione di un’ottantina di residenti e la migrazione della popolazione armena verso Latakia, hanno tolto parte di legittimità all’opposizione. Ne guadagna Assad che può dichiararsi protettore delle minoranze. In effetti la comunità armena ha sempre trovato nel regime una protezione dei propri diritti. Gli sciiti alawiti sono anch’essi minoranza in Siria, per decenni al potere grazie all’appoggio delle altre minoranze e delle élite sunnite sulla base del divide et impera.

Già Mosca, rincorrendo la vecchia immagine zarista di potenza protettrice dei cristiani nel mondo ha dichiarato di voler portare il caso Kessab all’Onu. In forte imbarazzo invece la Turchia. Ankara non poteva non sapere dell’imminente attacco contro l’enclave armena da parte dei ribelli, dato che sin dall’inizio del conflitto li ha ospitati sul proprio territorio dove si sono riorganizzati. Secondo analisti i ribelli siriani si erano astenuti sinora dall’attacco per non mettere in difficoltà Erdogan.

Indiscrezioni trapelate su YouTube – subito chiuso dal Premier – parlavano di un piano occulto della Turchia per mettere in piedi un atto provocatorio e gettare la colpa su Assad per creare il pretesto di un intervento militare diretto. Kessab come un’aggressione anti-armena, ad esempio. Ma è così semplice e tutto a danno di Assad? L’Armenia, è intervenuta a favore di Assad, ed ecco una possibile degenerazione internazionale di un conflitto che ad oggi ha fatto già oltre 150 mila morti.

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