Il Libano sbatte la porta in faccia ai rifugiati palestinesi in fuga
dalla Siria. La nuova politica del governo di Beirut è stata
ufficializzata, tra le reazioni indignate delle associazioni per i
diritti umani. Da oggi sarà quasi impossibile per un profugo palestinese
in fuga dalla guerra civile siriana (rifugiato due volte) trovare
riparo nel Paese dei Cedri.
Le nuove misure sono state rese note dal ministro dell’Interno, Nohad al-Mashnuq: a
chi si presenterà al confine di Masnaa non saranno rilasciati visti di
ingresso, se non della durata di 24 ore, giusto il tempo per raggiungere
l’aeroporto di Beirut e volare verso altri lidi. E chi è già
in Libano? A loro – 52mila persone che si aggiungono al milione di
profughi siriani e ai 450mila palestinesi in Libano dal 1948 – non sarà
rinnovato il permesso di soggiorno. Unico modo per entrare sarà
attraverso un visto di ingresso rilasciato dall’ambasciata di Beirut a
Damasco, allegato ad un permesso di soggiorno da uno a tre anni. Una trafila che, nella sostanza, chiude le porte del Libano a chi fugge dal conflitto.
Mashnuq respinge le accuse: «Nessuno impedisce ai palestinesi
rifugiati in Siria di entrare in Libano. Sono solo stati previsti
dei requisiti per organizzare meglio il processo di ingresso».
La decisione del governo giunge a pochi giorni dalla deportazione di
41 palestinesi, arrestati all’aeroporto di Beirut e rispediti in Siria
perché accusati di essere in possesso di documenti falsi. Una
decisione che non è l’eccezione in Libano, dove la campagna
anti-palestinese va rafforzandosi di ora in ora e ha radici lontane:
Beirut non ha mai riconosciuto la cittadinanza libanese ai profughi del
1948, impedisce loro di accedere a determinate professioni, sposare
cittadini libanesi e acquistare proprietà private fuori dai campi
profughi.
E a chi è arrivato dalla Siria negli ultimi tre anni il
governo non ha fatto sconti: 17 dollari per una settimana di visto, 230
per tre mesi. Chi il denaro non ce l’aveva ha girato i tacchi
ed è tornato in mezzo all’inferno siriano dove la comunità palestinese è
uno dei principali target di regime e opposizioni. Basti pensare al
campo di Yarmouk, sotto assedio interno ed esterno: cento morti per
denutrizione, in una casa che si è fatta prigione.
Fonte
Comunità internazionale, al solito del tutto assente.
Nessun commento:
Posta un commento