Il cessate il fuoco scatterà tra una settimana. Ieri, in tarda serata,
dopo un giorno di tensioni diplomatiche e militari, da Monaco il
segretario di Stato Usa Kerry, il ministro degli Esteri russo Lavrov e
l’inviato Onu per la Siria de Mistura hanno finalmente annunciato la
tregua in Siria tra governo e opposizioni. Sarà aperto un corridoio
umanitario per le città siriane sotto assedio, dovuto alla presenza
delle truppe governative o delle milizie anti-Assad.
Così si vuole salvare in extremis un negoziato moribondo, quello di Ginevra, che sembrava ormai impossibile da rianimare dopo il
boicottaggio delle opposizioni e l’inizio della controffensiva
governativa su Aleppo.
Un cessate il fuoco su carta, dice Kerry: “Ora quello a cui
dobbiamo assistere sono azioni sul terreno. Senza transizione politica,
la pace è impossibile”. Ma un cessate il fuoco anche limitato: Mosca ha
precisato che non interromperà del tutto i raid nel paese, in
quanto – precisa – la tregua non si applica ai gruppi terroristici,
ovvero al-Nusra e Isis. “La nostra aviazione continuerà a lavorare
contro queste organizzazioni”, ha precisato Lavrov lasciando aperti non
pochi dubbi sul destino della tregua appena siglata: per mesi
l’Occidente ha accusato Mosca di bombardare le opposizioni moderate ad
Assad con la scusa di colpire l’Isis.
Ma i riflettori non sono puntati solo sul governo e sui jet russi: sul
terreno combattono numerose unità di miliziani e gruppi piccoli, più o
meno indipendenti. Non sarà facile controllarli tutti, garantire che la
tregua sia accettata da tutti visto che a Monaco i siriani non erano
presenti, né rappresentanti di Damasco, né quelli delle opposizioni.
E poi c’è Aleppo, la battaglia decisiva: lì le
truppe governative, i combattenti di Hezbollah, i raid russi, i pasdaran
iraniani stanno stringendo il controllo su gruppi di opposizione che
sono presenti a Ginevra, riconosciuti validi partner per la pace.
L’Esercito Libero, Ahrar al-Sham, Jaish al-Islam. Su di loro i soldati
di Assad stanno stringendo la morsa, con l’Isis che è sì presente, ma è a
oriente, non nel cuore della città. Di certo il potenziale
negoziato di Ginevra, se ora riprenderà, ricomincerà su basi diverse,
con un governo in posizione migliore dopo aver mandato un chiaro
messaggio alle opposizioni: con la forza aerea russa, Damasco può sconfiggere le opposizioni moderate sul terreno.
Resta da vedere, quindi, cosa accadrà ad Aleppo per capire quante
chance ha questa tregua. Perché la tregua c’è ma le polemiche non si
spengono: Londra prospetta un fallimento se continueranno i raid russi,
altri diplomatici presenti sottolineavano la necessità della Russia di
dimostrarsi interessata ad una soluzione diplomatica e non militare.
Anche le opposizioni si mostrano caute: stamattina l’Hnc ha accolto con
favore l’accordo di cessate il fuoco e ha prospettato l’apertura del
tavolo di Ginevra ma solo se la tregua dimostrerà di essere effettiva.
Per evitare rischi, a controllare l’implementazione del
cessate il fuoco sarà una task force formata da Onu, Usa e Russia e
che avrà al suo interno sia membri del governo che delle opposizioni.
Ma soprattutto si partirà immediatamente con l’invio di aiuti umanitari
nelle zone assediate, dove il cibo non entra da settimane se
non mesi. Madaya, Fu’a, Kefraya, quartieri di Damasco, Deir Ezzor,
Yarmouk, comunità in cui si muore letteralmente di fame.
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