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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

09/02/2018

Potere al Popolo contro la Rai, che esercita censura mirata

Il muro di silenzio che circonda Potere al Popolo in questa campagna elettorale ha avuto ieri pomeriggio una prima risposta. Centinaia di attivisti hanno protestato davanti alle sedi Rai di tutta Italia e a Roma, in viale Mazzini, sono stati ricevuti per consegnare la protesta formale.

Una delegazione “qualificata” – il “capo politico” della lista Viola Carofalo, tre ex parlamentari, un ex ministro, l’ex corrispondente da New York, Lucio Manisco, un redattore di Contropiano e un “fantasma” (vedi le foto) – sono stati fatti accomodare in una saletta all’ingresso, prima ancora delle barriere vere e proprie che proteggono il sancta santorum della dirigenza Rai. Un modo “fisico” di ribadire che “a palazzo” questa lista non è affatto gradita.

Ad accogliere la delegazione due figure istituzionali non giornalistiche (l’addetto alle relazioni istituzionali e quello ai rapporti con l’Agcom), che ovviamente hanno ascoltato ribadendo ogni tre per due che “l’autonomia giornalistica” sarebbe tale da non consentire interventi diretti sulle redazioni per “convincerle” a essere un po’ meno distratte rispetto a Potere al Popolo. Una spiegazione obbiettivamente penosa in un sistema, quello Rai, in cui nulla si muove “autonomamente” e tutto viaggia sui binari decisi dal manuale Cencelli che regola i rapporti tra i partiti “ammessi al gioco”.

E’ stato presentato il lungo elenco delle occasioni in cui troupe del “servizio pubblico” hanno coperto iniziative di Potere al Popolo (l’incontro a Parigi con Jean-Luc Mélenchon, l’apertura della campagna elettorale romana a San Basilio, varie altre situazioni in diverse regioni) senza che andasse in onda un solo secondo e neanche il nome della lista. Una parte a sé hanno ovviamente avuto l’incredibile atteggiamento di Bianca Berlinguer (50 secondi, con interruzioni, concessi a Viola, intorno alle 23 nel giorno di apertura del Festival di Sanremo) e lo sfottò da baretto esibito da Maurizio Mannoni nei giorni in cui partiva la raccolta delle firme (oltre 90.000 quelle raccolte, tra Camera e Senato, il doppio di quelle necessarie a presentarsi in tutti i collegi d’Italia; unica lista, peraltro, a raggiungere questo risultato).

L’incontro è andato avanti a lungo, anche con cordialità, ma quasi tra sordi. Singolare, per esempio, la risposta alla contestazione sui tempi abnormi concessi in tv ai picchiatori fascisti di Casapound (anche loro fuori dal Parlamento e obbligati alla raccolta delle firme, con risultati assai più modesti): “probabilmente hanno influito alcuni episodi di cronaca”. Tipo il legame amicale con il clan Spada ad Ostia, diventato famoso più per una “capocciata” a un giornalista Rai che non per decenni di controllo malavitoso di un pezzo di territorio (chissà a cosa pensava la polizia, in tutto quel periodo...). E’ stato segnalato che questa motivazione era a doppio taglio, perché di fatto risulta un invito a “produrre fatti di cronaca” di segno opposto ma di eguale “evidenza” pur di ottenere visibilità sulle emittenti pubbliche; che al contrario dovrebbero avere tutto l’interesse a fornire un’informazione non “dopata”.

La conclusione è stata ovviamente molto deludente. I due funzionari “segnaleranno immediatamente” la protesta per vie interne e in forma scritta, ma nessun impegno è stato preso circa il risultato (dar conto di Potere al Popolo nelle trasmissioni di informazione).

Conclusione obbligata: monitoreremo l’informazione in questo weekend e – se non vedremo segnali di sostanziosissima rettifica – torneremo a farci sentire. Alzando di più la voce, per forza di cose.

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