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mercoledì 17 ottobre 2018

Mimmo Lucano è libero, ma fuori da Riace

Una decisione attesa, ma col veleno nella coda. Il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria ha revocato poco fa gli arresti domiciliari a Mimmo Lucano, il sindaco di Riace arrestato lo scorso 2 ottobre per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

I giudici del Riesame hanno infatti accolto solo parzialmente il ricorso degli avvocati di Mimmo, Antonio Mazzone e Andrea D’Aqua, che avevano chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare.

Gli arresti domiciliari sono stati sostituiti dal divieto di dimora nel Comune. Il provvedimento è stato subito notificato a Mimmo Lucano e alla sua compagna Tesfahum Lemlem. Un sindaco col Daspo non si era ancora visto, ma con questo governo – che parte della magistratura mostra di temere – tutto è possibile. Si attendono con ansia gli asini che volano...

Mimmo Lucano è insomma di nuovo un uomo completamente libero, ma l’unica cosa che gli viene vietata è esercitare la funzione per cui è stato eletto (lo farà per telefono, ma non si fermerà...). Che è poi l’unico obbiettivo che Minniti e Salvini volevano da sempre.

Non a caso negli ultimi giorni, oltre all’arresto, è arrivato anche lo stop ai contributi pubblici previsti dal piano Sprar, sempre ad opera del “ministero dell’Interno” (ossia Salvini), senza i quali la sopravvivenza del “modello Riace” diventa molto più difficile.

Anche dopo questo attacco Mimmo non ha fatto marcia indietro. “Non voglio avere a che fare con chi non ha fiducia e con questo governo che spesso non rispetta i diritti umani. Sono fiducioso nella scarcerazione, se esiste il diritto. E’ talmente distante quello che ha detto l’avvocato, che ha sviluppato come si è svolta la vicenda Riace arrivando poi agli argomenti alla base di queste misure fatte a me, e quello che ha detto il pm. C’è un abisso. Riace rappresenta un’idea che va contro la civiltà della barbarie. Anche senza contributi pubblici andiamo avanti lo stesso, da soli, perché negli anni abbiamo costruito dei supporti all’integrazione che oggi fanno la differenza. Faremo, non uno Sprar, ma un’accoglienza spontanea così com’era cominciata, senza soldi pubblici”.

“Quando si parla di uno degli argomenti che mi sono contestati dal Viminale, quello degli affidamenti diretti, il prefetto Morcone non si doveva dimenticare di quando, nel 2008, voleva portare 400 persone a Riace. Al prefetto dissi che Riace aveva 500 abitanti nella parte alta. In ogni caso ho avuto un rapporto cordiale con il Capo dipartimento Morcone. Però il 26 agosto 2008, quando ha telefonato a Riace, mentre altri comuni come Milano davano la disponibilità per 20 posti, noi ci siamo riuniti in vari comuni ed abbiamo dato la disponibilità di 300 posti. Il 26 agosto ci hanno telefonato ed il 28 agosto sono arrivati i pullman. Come facevamo a non fare gli affidamenti diretti alle coop o agli enti gestori. E adesso me lo contestano”.

Le motivazioni della sentenza arriveranno tra qualche settimana, ma è evidente che i giudici del riesame hanno condiviso la valutazione fatta a suo tempo dal Gip, che aveva annullato 14 capi di imputazione su 15: “Vaghezza e genericità del capo d’imputazione”.

Ma non hanno voluto prendersi la responsabilità di demolire completamente il castello accusatorio – e soprattutto il “fumus” del sospetto sulla testa di Mimmo – messo in piedi contro un sindaco che (caso abbastanza raro) le stesse carte dell’accusa ritengono “uno che non si è messo in tasca un centesimo”.

Forse per questo l’hanno arrestato.

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