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01/04/2019

Blackout

di Alessandra Daniele

La Mossa Kansas City della settimana è stata l’Inquisizione, completa di caccia alle streghe, e auto da fé.

Mentre il parlamento italiano litigava su castraz¡one chimica e feti di gomma, quello britannico trasformava la Brexit in un episodio di Black Mirror, e in Venezuela il tragico blackout generale continuava a fare vittime, nel tentativo di mettere in ginocchio il paese, e separare dall’irriducibile Maduro l’esercito che ancora lo sostiene nonostante le minacce USA.

Il Golpe Elettrico venezuelano potrebbe innescare quel genere di conflitto prima locale e poi mondiale che è da sempre la naturale conseguenza delle derive nazionaliste planetarie.

Forse dopotutto non saranno le alterazioni climatiche a estinguerci.

Non abbiamo più tempo, e probabilmente non ce lo meritiamo nemmeno.

Invece di perderlo con le meschine zuffe da pollaio della politica nostrana, dovremmo chiederci quale apocalisse ci attenda, se quella ecologica temuta dalla generazione di Greta Thunberg, o quella nucleare, incubo delle generazioni precedenti.

Se l’ultima onda sarà causata dallo scioglimento dei ghiacciai,o dallo tsunami di un’esplosione atomica.

Invece preferiamo stordirci con le cazzate Grilloverdi.

Come quel reddito di cittadinanza che era stato promesso a 5 milioni di poveri, ma che la ridda kafkiana di restrizioni, obblighi, controlli e divieti ha finora reso accessibile soltanto a un decimo dei presunti destinatari. Il cui voto difficilmente basterà a salvare il Movimento 5 Stelle dal meritato tracollo che lo aspetta alle elezioni europee.

Non è vero però che Macron abbia fatto con la Cina affari migliori di Luigi Di Maio. Macron gli ha venduto 30 miliardi in airbus. Di Maio gli ha venduto l’Italia.

Intanto il PD ha deciso la sua strategia per recuperare consenso: scavalcare a destra Salvini. Accusarlo di non aver ancora espulso 600.000 immigrati come promesso, d’avere un controllo degli sbarchi e delle milizie libiche meno ferreo di quello di Minniti, di trascurare gli interessi degli imprenditori del Nord e le direttive di Confindustria, e naturalmente di ritardare la realizzazione del TAV.

Con un centrosinistra così non ci servirebbe una destra, ma ce l’abbiamo. Anzi, non abbiamo nient’altro.

Qualsiasi apocalisse ci dovesse capitare, per noi non sarà molto peggio che continuare così.

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