di Alessandra Daniele
Borghi contro Draghi, Vampiri contro Lycan, Salvini contro lo Spread, Alien contro Predator.
Strutturalmente incompatibile con una vera democrazia, il regime capitalista ha soltanto due modalità: fascismo “presentabile“, e fascismo impresentabile.
Il primo è rappresentato oggi in Europa dai cosiddetti Europeisti,
responsabili fra l’altro dell’austerity, che ha causato l’aumento della
mortalità infantile in Grecia, e della dottrina Minniti che finanzia i
lager libici.
Il fascismo impresentabile è invece rappresentato dai cosiddetti
Sovranisti, che condiscono quella stessa dottrina con truci slogan
razzisti da stadio, e tentano di forzare un po’ i vincoli dell’austerity
soltanto per foraggiare gli intrallazzi dei loro sponsor.
E pagare i debiti della pubblica amministrazione con le banconote di Paperopoli.
Dalla stessa parte della barricata c’è il Movimento 5 Stelle,
che però non è sovranista, è survivalista, cioè disposto a tutto pur di
sopravvivere e salvare le poltrone.
Principale caratteristica comune di tutti gli schieramenti è l’essere un branco di cazzari.
Persino i loro nomi sono una menzogna: Macron, il frontman degli
Europeisti, è in realtà più nazionalista e protezionista di Trump,
mentre i presunti patrioti Sovranisti della Lega sono gli stessi che incitavano a pulirsi il culo con la bandiera tricolore.
Se le alternative sono queste, perché in tanti si ostinano ancora a votare? Ecco alcune ipotesi:
Per scaramanzia
Un rituale ossessivo compulsivo, perlopiù innescato dallo stress, come
certe piccole superstizioni quotidiane. Questo spiegherebbe perché
d’estate l’affluenza alle urne cali in modo significativo: la luce
solare svolge notoriamente un’azione antidepressiva, contrastando le
sindromi OCD.
Per sfregio
Per ripicca, per vendetta. Cercare di punire i partiti e/o i leader che
ti hanno fregato la volta precedente, votando i loro peggiori nemici
dichiarati. Coi quali però di solito dopo le elezioni andranno insieme
al governo.
Per il LOL
Il candidato del PD più votato alle europee è stato Carlo Calenda.
Questa è la prova che parte dell’elettorato considera il voto
un’occasione per compiere una burla collettiva, uno scherzo, una beffa
nello stile delle teste di pietra attribuite a Modigliani. La testa di
Calenda però non è di pietra. E neanche di Modigliani.
Per sbaglio
È ipotizzabile che una rilevante percentuale degli elettori si ritrovi
nella cabina elettorale avendola scambiata per un bagno pubblico. Questo
spiegherebbe l’abbondante risultato della Lega.
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