Usa e Iran, con la mediazione del Pakistan, hanno concordato una sospensione dei bombardamenti per quindici giorni. La base fisica per le trattative dirette è Islamabad, quella politica è il «piano in dieci punti» presentato dall’Iran e non quello in «15 punti» – di fatto una richiesta di resa senza condizioni – strombazzato per giorni da Trump.
Questo è quanto, dopo di che ci sino le diverse trombe delle diverse propagande.
Quella più equilibrata è naturalmente espressa dal mediatore. Poco prima della scadenza diventata ormai un conto alla rovescia, il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif è apparso per dire: «Con la massima umiltà, sono lieto di annunciare che la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, insieme ai loro alleati, hanno concordato un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano, con effetto immediato».
«Accolgo con grande favore questo gesto saggio ed esprimo la mia più profonda gratitudine ai leader di entrambi i Paesi, invitando le loro delegazioni a Islamabad venerdì 10 aprile 2026 per ulteriori negoziati volti a raggiungere un accordo definitivo per la risoluzione di tutte le controversie», ha aggiunto.
«Entrambe le parti hanno dimostrato notevole saggezza e comprensione, rimanendo costruttivamente impegnate a promuovere la causa della pace e della stabilità. Ci auguriamo vivamente che i colloqui di Islamabad portino a una pace duratura e desideriamo condividere altre buone notizie nei prossimi giorni», ha concluso.
Il cessate il fuoco potrà essere prorogato su richiesta e accordo tra le parti.
Prima cosa da notare: l’accordo comprende anche Israele e lo stop all’invasione del Libano. Ma Israele non fa parte delle squadre negoziali, ufficialmente. Poi tutti sanno che l’inviato di Trump, il genero Jared Kushner, è un sionista militante e immobiliarista che finanzia una delle correnti più estreme dell’entità sionista.
Il che getta la prima ombra di incertezza sul prosieguo della trattativa. Israele è infatti nota per la violazione sistematica di tutte le tregue che ha sottoscritto in prima persona. È facilmente immaginabile che potrà esserlo anche per quelle firmate dal “fratello più grande”.
Una conferma arriva direttamente dal Canale 12 israeliano, che cita un funzionario della sicurezza secondo il quale sarebbero stati gli iraniani a pretendere l’estensione del cessate il fuoco al Libano. In precedenza, i funzionari israeliani, tra cui il ministro della Difesa Israel Katz, avevano sottolineato che la lotta contro Hezbollah è “indipendente” dalla guerra contro l’Iran.
Dare conto delle propagande è purtroppo necessario, in casi come questo. E si può notare subito la diversa postura. Il post di Trump su Truth è ovviamente quasi una dichiarazione di vittoria assoluta in cui si dipinge come un guerriero magnanimo che accontenta il mediatore:
«Sulla base delle conversazioni con il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il maresciallo Asim Munir, del Pakistan, in cui mi hanno chiesto di tenere a bada la forza distruttiva inviata stasera in Iran, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran accetti l’APERTURA COMPLETA, IMMEDIATA e SICURA dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere il bombardamento e l’attacco dell’Iran per un periodo di due settimane.Più sobriamente, al confronto con il tycoon, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt,ha chiarito quale sarà la “narrativa” per giustificare questo improvviso e precario stop alla guerra: “Il successo delle nostre forze armate ha creato la massima leva negoziale, consentendo al presidente Trump e al suo team di impegnarsi in negoziati difficili che ora hanno aperto la strada a una soluzione diplomatica e a una pace duratura”.
Questo sarà un cessate il fuoco reciproco! La ragione di ciò è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari, e siamo molto lontani da un accordo definitivo sulla PACE a lungo termine con l’Iran e sulla PACE in Medio Oriente.
Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran e crediamo che sia una base praticabile su cui negoziare. Quasi tutti i vari punti del conflitto passato sono stati concordati tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma un periodo di due settimane consentirà all’accordo di essere finalizzato e portato a termine.
A nome degli Stati Uniti d’America, in qualità di Presidente, e in rappresentanza anche dei Paesi del Medio Oriente, è un onore che questo problema a lungo termine sia prossimo alla risoluzione.»
Tutti gli osservatori, anche statunitensi, concordano nel dire che questi “successi” in realtà, non si sono visti. Anzi...
Di concreto c’è la riapertura dello Stretto di Hormuz a tutte le navi (era già aperto, ma soltanto per quelle di paesi amici o neutrali), confermata peraltro dal ministro degli esteri di Teheran, Abbas Araghci. Il passaggio dovrà comunque avvenire coordinandosi con le autorità iraniane.
Dal canto suo l’Iran accetta un’altra volta di sedersi al tavolo delle trattative sulla base di un semplice “cessate il fuoco”, nonostante per tre volte consecutive Usa e Israele abbiano usato i colloqui soltanto per preparare meglio il loro attacco.
È una soluzione temporanea, certamente, ma del resto il gioco del bluff statunitense era ormai arrivato al punto finale: anche il vice-presidente J.D. Vance aveva ormai parlato di “mezzi che non abbiamo ancora utilizzato” e, visto quel che è stato messo in campo per 40 giorni, restava solo l’atomica o l’attacco a qualsiasi infrastruttura civile (peraltro messo in pratica nelle ultime ore con il bombardamento di ferrovie, ponti e l’isola di Kharg, da dove parte il greggio iraniano).
Vedremo meglio, nelle prossime ore, quali problemi o divisioni abbiano fermato la macchina statunitense sull’orlo della follia (“cancellare una civiltà”). Quel che appare abbastanza certo è che anche nel mondo “Maga” le spaccature vanno crescendo, con esponenti ben noti che chiedono apertamente all’esercito di “togliere la valigetta atomica” dalle mani del presidente.
Decine di parlamentari democratici statunitensi avevano precedentemente chiesto la rimozione di Trump dalla carica, e molti di loro stanno ora dichiarando che la loro posizione non cambia dopo l’annuncio del cessate il fuoco.
Un piccolo peso può averlo avuto anche la molto tardiva sortita di Papa Leone, peraltro anche lui statunitense, che ha definito ieri “inaccettabile” la “minaccia contro tutto il popolo dell’Iran”. In fondo, per i credenti di fede cristiana, si tratta dell’unica persona ufficialmente legittimata ad interpretare la “volontà di dio”. E sarebbe stato complicato per Trump spiegare, ad un elettorato beghino e tradizionalista, per quanto disomogeneo (protestanti, evangelici, cattolici, ecc.) a quale altro dio si riferisse quando, due giorni fa, garantiva che “approva quel che stiamo facendo in Iran”.
Una prima valutazione a caldo è arrivata da Alan Eyre, illustre ricercatore diplomatico presso il Middle East Institute di Washington, che ha dichiarato ad Al Jazeera che il presidente Trump era probabilmente “giustamente terrorizzato” dall’impatto economico della guerra e dal controllo iraniano dello Stretto di Hormuz, e si è reso conto di dover “dichiarare vittoria e poi fare i capricci”.
“Siamo fortunati che non abbia dato seguito alle sue parole. Quindi, nella migliore delle ipotesi, si dichiarerà vincitore e noi cercheremo di rimediare al disastro che ha combinato”.
In aggiornamento.
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