Il Panel of Experts delle Nazioni Unite sulla Libia denuncia la mancanza di chiarimenti da parte del governo italiano intorno al rispetto o meno della proibizione di vendita di armamenti e di addestramento militare nei confronti di una Libia che è sempre più evidentemente un complesso di gruppi militari, a 15 anni dal disastroso intervento militare occidentale.
Secondo gli esperti dell’ONU, infatti, l’Italia sarebbe “non compliant”, ovvero non conforme alle prescrizioni previste dalle risoluzioni, in particolare la 1970 del 2011, che funge da architrave per l’embargo sulle armi e il divieto di assistenza militare al paese nordafricano. Al centro della contestazione c’è un corso di addestramento svoltosi nel dicembre 2024.
Nell’ambito della missione bilaterale di assistenza (MIASIT), il Mobile Training Team del Centro di Addestramento Paracadutisti e del 184° Comando “Nembo” ha svolto attività di “formazione” di 27 cadetti dell’accademia di Tripoli in “speciali tecniche di combattimento corpo a corpo”. Se per il Ministero della Difesa questa attività rappresenta uno strumento per rafforzare le istituzioni locali e la credibilità italiana nelle operazioni internazionali, la valutazione delle Nazioni Unite è diametralmente opposta.
Per il Panel, l’addestramento aveva una natura puramente militare e, in quanto tale, costituisce una violazione diretta del paragrafo 9 della risoluzione 1970. Ma forse ancora più grave è il fatto che, nonostante tre missive formali inviate dagli esperti a Roma, nessuna risposta è mai giunta dal governo italiano. E non è l’unico nodo rimasto senza chiarimenti.
Il Panel ha chiesto informazioni rispetto a ben 38 voli cargo militari partiti dall’aeroporto di Pisa con destinazione Misurata, Tripoli e Bengasi. Il trasporto di beni o operativi impegnati in attività non proibite dalle risoluzioni ONU deve essere dimostrata, e ciò non è stato fatto dal governo italiano.
Stati spesso indicati come autoritari (la Turchia, e persino la Russia, ad esempio), in situazioni simili, hanno fornito tutte le informazioni richieste, l’Italia no. E nemmeno gli Stati Uniti, che hanno scelto la via del silenzio, di cui 11 dei 14 voli contestati sono decollati da Sigonella. Giusto a ricordarci il peso nelle continue violazioni del diritto internazionale su cui il nostro governo “chiude un occhio” a causa del suo asservimento a Washington.
Del resto, il volo italiano che più desta scalpore è quello avvenuto il 23 gennaio 2025, appena due giorni dopo la riconsegna di Almasri, nonostante il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale che pendeva su di lui. Come per i sorvoli di Netanyahu sui nostri cieli, per loro il diritto valeva “solo fino a un certo punto”.
Il rapporto del Panel finirà probabilmente sul tavolo del Consiglio di Sicurezza, ed è necessario pretendere la fine del silenzio di Roma.
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