Tensione altissima tra Siria e Israele. Stanotte la tv di stato siriana ha riferito che Tel
Aviv ha attaccato la base aerea T-4 vicino alla città settentrionale di
Homs. Il raid, avvenuto intorno alla mezzanotte, avrebbe causato
l’uccisione di un soldato e il ferimento di altri due militari.
Secondo l’Organizzazione siriana per i diritti umani, organo vicino
all’opposizione al presidente siriano Bashar al-Asad, le vittime
sarebbero cinque.
L’attacco giunge a meno di 24 ore dai
bombardamenti compiuti sempre dai jet israeliani nell’area di Damasco
(almeno una decina le vittime). Tel Aviv ha spiegato
che i raid sono stati “una risposta” al precedente lancio da parte
siriana di due missili verso le Alture del Golan. La scorsa
settimana un episodio simile si era verificato nell’area di Quneitra e
aveva portato all’uccisione di un soldato siriano.
L’attacco di stanotte invece, riferisce l’agenzia statale
siriana Sana, ha distrutto un deposito di armi e altri edifici presenti
alla base T-4, già colpita ripetutamente da Israele negli ultimi anni.
Secondo Sana, inoltre, il sistema difensivo siriano avrebbe distrutto
due missili israeliani.
Al momento Tel Aviv ha preferito non commentare la notizia. Tuttavia,
in passato gli ufficiali israeliani hanno più volte sostenuto che la
base T-4 è usata dalle forze iraniane per consolidare la loro presenza
in Siria, uno scenario che Israele ritiene minaccioso e inaccettabile.
Se l’esercito israeliano finora tace su quanto è successo
stanotte, ha fornito invece ieri dettagli sui bombardamenti compiuti
domenica all’alba. Secondo Tel Aviv, elicotteri e jet
israeliani hanno colpito alle 4.10 del mattino alcuni “target”
dell’esercito siriano nell’area di Kishwah (sud di Damasco).
Tra questi, ci sarebbero state due batterie d’artiglieria, alcune
postazioni di osservazione e dell’intelligence e un’unità di difesa
aerea. Secondo l’Osservatorio siriano, nell’attacco 10 persone sono
rimaste uccise, di cui 7 erano “combattenti stranieri”. L’esercito
israeliano non ha spiegato chi ha lanciato i due razzi sulle Alture del
Golan (che Tel Aviv occupa illegalmente dal 1967), ma ha detto che
ritiene “il regime siriano responsabile per tutti gli attacchi che
avvengono contro Israele dal territorio siriano”.
Dei raid in Siria ha parlato ieri pomeriggio il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
“Lo abbiamo dimostrato più volte nella storia del nostro stato e lo
abbiamo dimostrato anche la scorsa notte, quando attaccati, rispondiamo”
ha detto il primo ministro parlando alla cerimonia del “Giorno di
Gerusalemme” in cui Israele ricorda “l’unificazione” della città grazie
alla guerra dei “Sei Giorni” del 1967.
A guardare con favore agli attacchi israeliani in Siria fintanto che nello stato arabo operano forze iraniane ci sono gli USA.
Così ha dichiarato un alto ufficiale dell’amministrazione statunitense
al canale 13 della tv israeliana. L’ufficiale ha anche rivelato che gli
Stati Uniti hanno già fatto sapere ai russi (che sostengono il
presidente siriano al-Asad) che Washington approva questi raid. “Abbiamo
detto [a Mosca] che tutte le forze iraniane se ne devono andare. Questa
non è solo una richiesta israeliana, ma anche americana” riferisce il
Canale 13 citando l’ufficiale.
Secondo il canale televisivo israeliano, Israele ha chiesto agli Usa
di fare pressioni su Mosca per tenere le forze iraniane ad almeno 70-100
chilometri dal confine con lo stato ebraico e che la questione è stata
più volte affrontata dagli americani in vari incontri diplomatici con i
russi.
Intanto di Siria è tornato a parlare direttamente anche il presidente statunitense Donald Trump. The Donald non ha fatto riferimenti ai due recenti attacchi israeliani, ma ai bombardamenti russi e siriani nella provincia di Idlib, roccaforte di al-Qa’eda.
“Sento che la Russia, la Siria e, in misura minore l’Iran, stanno
bombardando la provincia di Idlib, uccidendo indiscriminatamente molti
civili innocenti. Il mondo guarda questo massacro. Qual è lo scopo? Cosa
otterrete? Basta!” ha scritto su Twitter il presidente poco prima di
partire alla volta dell’Inghilterra.
In un incontro tenutosi a Istanbul, alcune ong per i diritti umani
hanno detto che i raid siriani e russi nell’area del Paese controllata
da Hayat Tahrir al-Sham, oltre ad aver ucciso centinaia di persone
(l’Osservatorio siriano parla di almeno 950 vittime), hanno causato lo
sfollamento di 300.000 persone che ora sono ammassate al confine turco.
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