L’approvazione da parte della Knesset della legge che introduce una pena di morte “razzializzata”, per i soli palestinesi, ha innescato una violenta ondata di sdegno in tutto il mondo arabo, aggravando un clima già surriscaldato dal fatto che i governi del Golfo stanno subendo gli effetti della connivenza con il regime israeliano e con l’aggressione statunitense all’Iran.
Dalla Siria all’Iraq, sono state molte le piazze che hanno mostrato la fragilità di un modello che si fonda sull’appropriazione dei proventi del petrolio da parte di una ristretta élite, che – per ora – lo scambia in un sistema che favorisce il dollaro come strumento di dominio imperialistico. Mentre intanto il popolo deve confrontarsi con autoritarie architetture istituzionali e sperimentare, così come hanno fatto i palestinesi, con il terrorismo sionista.
Non sembra ci sia in vista un rovesciamento totale, ma è chiaro che il fatto che Israele massacri i fratelli palestinesi dei popoli del Golfo, mentre Washington dimostra di non poter proteggere nemmeno le proprie infrastrutture regionali, sta sortendo pesanti effetti anche sui fronti interni di questi paesi.
In un certo senso, il Bahrain ne può essere considerato una cartina tornasole: paese minuscolo, con un ruolo centrale nell’architettura del Consiglio di Cooperazione del Golfo e grazie al quale si è salvato dall’ondata di mobilitazioni delle cosiddette “primavere arabe”, è anche il paese che sta premendo di più (anche all’ONU), insieme agli Emirati Arabi Uniti, per riaprire lo Stretto di Hormuz, anche con la forza. E intanto affronta denunce internazionali per violazioni significative dei diritti dei suoi cittadini.
Qui di seguito una panoramica degli ultimi eventi in vari paesi della regione.
Siria
In Siria, la rabbia popolare è esplosa non solo contro Israele, ma anche verso i partner regionali dell’entità sionista. A Damasco, i manifestanti hanno tentato di assaltare l’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, accusati di essere complici di Israele mentre la Knesset approva la pena di morte per i palestinesi che lottano contro l’occupazione.
Sembra che il governo di al-Sharaa abbia deciso di muoversi su una strada scivolosa: permettere le proteste per evitare di apparire asservito all’asse degli Accordi di Abramo, ma allo stesso tempo impedire ai civili di avvicinarsi al confine israeliano per scongiurare scontri diretti.
Nel frattempo, la tensione resta altissima a Quneitra, a ridosso delle alture del Golan occupate, dove fonti locali denunciano l’uccisione di un ragazzo di 17 anni, Oussama Fahad, colpito da un carro armato israeliano, insieme a nuove incursioni e chiusure stradali operate dalle forze di Tel Aviv.
Giordania
Il governo di Amman ha adottato una linea di blindatura del sistema, temendo che la protesta civile contro la nuova legge israeliana possa destabilizzare l’ordine interno. Il Ministero dell’Interno ha infatti annunciato il divieto assoluto di tutte le manifestazioni programmate contro la chiusura della moschea di Al-Aqsa e contro la nuova normativa razzista di Tel Aviv.
Emirati Arabi Uniti
Gli Emirati Arabi Uniti si trovano al centro di una dura controversia diplomatica a causa degli Accordi di Abramo. Accusati da diversi accademici e manifestanti regionali di agire come ariete per Israele nel mondo arabo, gli Emirati hanno reagito con fermezza ai disordini di Damasco.
Il Ministero degli Esteri ha ufficialmente condannato gli atti di vandalismo contro la propria sede diplomatica, richiamando le autorità siriane alle proprie responsabilità di protezione. Nel frattempo, già all’inizio della scorsa settimana il Wall Street Journal aveva parlato dei preparativi per una partecipazione diretta di Abu Dhabi alla guerra contro l’Iran, mentre si rafforzano le voci che affermano come ciò stia già accadendo.
Iraq
In Iraq, la mobilitazione ha assunto dimensioni di massa sotto la spinta delle guide religiose e politiche. A Baghdad come a Mosul, migliaia di persone sono scese in strada seguendo l’appello del leader sciita Sayyed Muqtada al-Sadr per denunciare l’aggressione all’Iran. I manifestanti hanno espresso solidarietà non solo ai palestinesi, ma anche ai popoli di Libano e Iran, trasformando il malcontento per la legge israeliana in un grido di resistenza regionale contro le influenze occidentali e israeliane in Medio Oriente.
Ricordiamo che le forze coagulate intorno a Muqtada al-Sadr e il movimento Sadrista rappresenta da vent’anni uno dei principali attori della resistenza irachena all’occupazione occidentale del paese, che in seguito all’aggressione all’Iran ha visto ritirare le forze della NATO. Intanto, continuano gli attacchi a sostegno di Teheran, contro la base di Erbil e quella di Victoria, che ha visto divampare un pesante incendio.
Bahrain
Nel Bahrain, la goccia che sta facendo traboccare il vaso è la morte in custodia di Mohamed al-Mousawi, un cittadino sciita il cui corpo è stato restituito alla famiglia con evidenti segni di tortura, è diventata un caso internazionale. Mentre il governo dichiara che si è trattato di un attacco cardiaco e giustifica i numerosi arresti con la necessità di difendere la sicurezza nazionale dallo spionaggio iraniano, varie organizzazioni per i diritti umani hanno già accusato il regno di utilizzare la guerra come pretesto per mettere a tacere il dissenso interno.
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