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10/04/2026

Scenario Gaza per il Libano. Il genocidio israeliano cambia quadrante

La Protezione Civile libanese ha comunicato che nel solo pomeriggio di ieri 254 persone sono state uccise e altre 1.165 sono rimaste ferite nell’aggressione israeliana contro l’intero territorio del Libano.

Il bilancio delle vittime in soli dieci minuti di bombardamenti sistematici è il seguente: Beirut: 92 morti e 742 feriti; nella periferia sud di Beirut: 61 morti e 200 feriti; Baalbek: 18 morti e 28 feriti; Hermel: 9 morti e 6 feriti; Nabatieh: 28 morti e 59 feriti; Alay: 17 morti e 6 feriti; Sidone: 12 morti e 56 feriti; Tiro: 17 morti e 68 feriti.

La Protezione Civile libanese ha inoltre aggiunto che le sue squadre stanno proseguendo le operazioni di ricerca e soccorso, oltre a sgomberare le macerie in diversi siti, suggerendo che “il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare man mano che le operazioni sul campo procedono”.

Per infamia e dimensioni quello che sta accadendo in Libano sta riproponendo lo scenario di quanto abbiamo visto con il genocidio dei palestinesi a Gaza perseguito sistematicamente dalle forze armate israeliane. Anche in questo caso abbiamo sentito le autorità di Tel Aviv recitare quella inaccettabile versione secondo cui “I civili sono usati come scudi umani”, in questo caso da Hezbollah, ieri da Hamas. Una versione dei fatti che configura un crimine di guerra già nella sua definizione.

“Qualsiasi accordo globale per la regione deve considerare la sicurezza, la protezione e la dignità dei civili in Libano”, ha affermato il Comitato Internazionale della Croce Rossa. “Dopo più di cinque settimane di ostilità, la gente ha urgentemente bisogno di una tregua dalla violenza”

Medici senza Frontiere ha dichiarato che “Questi attacchi indiscriminati su aree densamente popolate sono completamente inaccettabili, gli attacchi continui ai civili devono fermarsi... Lo spostamento forzato ripetuto di persone – un crimine di guerra – deve cessare”

Ma l’escalation terrorista israeliana in Libano ha coinciso con l’aperto tentativo di far saltare la tregua degli USA con l’Iran negoziata dal Pakistan e che Israele ha dimostrato di non gradire né di volere. Al contrario. Israele persegue i suoi obiettivi militari nella regione sia in sincronia sia diversificandoli anche da quelli statunitensi.

Nella logica della “guerra su sette fronti” annunciata due anni fa da Netanyahu, Israele sta perseguendo l’allargamento dei propri confini “in nome della sicurezza” – oggi a discapito del Libano e della Siria – mentre procede sul piano della pulizia etnica dei palestinesi nei Territori Occupati e nel Libano del Sud e nell’attacco frontale all’Iran.

Se Trump ha vergognosamente definito quella in Libano come “una scaramuccia” (il numero di morti e feriti lo smentisce in modo sanguinoso), per Teheran gli attacchi israeliani contro il Libano di ieri hanno rappresentato una “grave violazione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran” ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh in un’intervista alla BBC.

“Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca” ha detto Saeed Khatibzadeh “Non si può chiedere un cessate il fuoco e poi accettarne i termini e le condizioni, accettare tutte le aree a cui si applica il cessate il fuoco, nominando specificamente il Libano, e poi lasciare che il proprio alleato dia inizio a un massacro”. Khatibzadeh ha definito gli attacchi israeliani una “sorta di genocidio”.

Israele ha sottolineato che il cessate il fuoco in Iran è separato dal Libano e che non fermerà i suoi attacchi finché la minaccia rappresentata da Hezbollah non sarà affrontata.

Di fronte alla tregua raggiunta tra Iran e Stati Uniti i leader europei, del Canada e del Giappone hanno emesso una dichiarazione congiunta sottoscritta da Macron, Meloni, Merz, Starmer, Carney, Frederiksen, Jetten, Mitsotakis, Sanchez, Takaichi, Von der Leyen, Costa, nella quale scrivono che: “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concluso oggi tra gli Stati Uniti e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo ora deve essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo attraverso mezzi diplomatici” ma la dichiarazione afferma anche che: “Invitiamo tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, anche in Libano”.

Una dichiarazione che, di fronte ai bombardamenti a tappeto israeliani sul Libano, rischia di apparire più che ipocrita se non sarà seguita da misure coerenti nei confronti di Tel Aviv.

Il governo italiano poi ha convocato l’ambasciatore israeliano ma solo perchè in un bombardamento è stato danneggiato un mezzo militare del contingente italiano dell’Unifil. Il fatto che da un mese nel resto del Libano Israele stia facendo un mattatoio non era sembrato altrettanto o più grave.

Ma la violenza dell’aggressione militare contro il Libano è anche il frutto della frustrazione militare per le autorità israeliane sul terreno.

Nonostante i mass media continuino a diffondere la versione secondo cui “Israele avanza in Libano”, le cose sul campo sembrano andare ben diversamente. Chi aveva dato per spacciata la capacità di resistenza e di iniziativa di Hezbollah è stato smentito, e le conseguenze sono ben visibili anche sul versante delle perdite israeliane.

L’esercito israeliano ha dovuto ammettere che oltre 400 soldati sono rimasti feriti dall’inizio della guerra contro Iran e Libano, segnalando un livello di scontro più elevato di quanto previsto sul campo. Secondo i dati ufficiali, i feriti sono 411, non è noto il numero di morti, ma su questo – statisticamente – esiste il rapporto di 1 ogni 3,5 nel caso di truppe combattenti.

Hezbollah continua a opporre una resistenza significativa alle truppe israeliane, combinando scontri ravvicinati sul terreno con attacchi oltre confine tramite razzi, droni e missili, spesso in coordinamento con l’Iran.

Alcune ricostruzioni diffuse dai media vicini a Hezbollah, riferiscono che alcune unità israeliane sarebbero state attirate in imboscate preparate, con scontri a distanza ravvicinata e perdite tra le truppe. Episodi simili sarebbero già avvenuti nei giorni precedenti, con la morte di soldati israeliani durante operazioni nel sud del Libano.

Secondo The Cradle, il dato complessivo suggerisce una dinamica già vista in altri contesti: superiorità tecnologica e militare non si traducono automaticamente in controllo del territorio, soprattutto contro attori non statali radicati e preparati alla guerra di logoramento.

L’isolamento internazionale e le sanzioni contro Israele e la sua politica di terrorismo di stato sono una scelta non più rinviabile se si vuole fermare l’escalation bellica in Medio Oriente e il genocidio delle popolazioni della regione.

Al momento l’unica reazione e forma di pressione internazionale degna di nota è quella dell’Iran che ha dichiarato di tenere bloccato lo Stretto di Hormuz (alle navi Usa e israeliane, ndr) se Israele non fermerà i bombardamenti sul Libano.

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