Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/12/2023

Gaza - Bombardamenti su Jabaliya e Khan Younis. Le perdite israeliane a Gaza diventano un problema. Biden sfiduciato dai sondaggi

L’artiglieria israeliana sta continuando a bombardare le città di Jabaliya nel nord della Striscia di Gaza e di Khan Yunis nel sud della Striscia di Gaza.

Sono in corso duri combattimenti tra le organizzazioni della resistenza palestinese e le forze di occupazione israeliana nell’area di Al-Katiba a Khan Yunis, a sud della Striscia di Gaza.

Il direttore dell’ospedale Al-Awda, Ahmed Muhanna, ha lanciato un appello alle organizzazioni umanitarie e agli organismi internazionali affinché intervengano urgentemente per evacuare in sicurezza i pazienti e il personale ospedaliero. L’ospedale si trova nella zona di Jabaliya ed è sotto assedio militare israeliano da sei giorni, senza cibo, acqua o medicine.

Il relatore delle Nazioni Unite sul diritto al cibo, Michael Faqhri, ha dichiarato ad Al-Jazeera che 2,3 milioni di persone a Gaza soffrono la fame e che ciò che sta accadendo nella Striscia è considerato un genocidio.

Più di 200 palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore.18.205 palestinesi sono stati uccisi e 49.645 feriti nel genocidio israeliano in corso a Gaza a partire dal 7 ottobre. Stime palestinesi e internazionali dicono che la maggior parte delle persone uccise e ferite sono donne e bambini.

Israele in difficoltà sulla gestione delle proprie perdite a Gaza

Mentre in Israele diverse inchieste giornalistiche stanno via via documentando l’alto numero di morti e feriti tra i soldati israeliani, rompendo la censura imposta dai militari, nei comandi dell’IDF comincia a fare capolino la versione più consolatoria sulle vittime (giù utilizzata ampiamente dagli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan): quella del “fuoco amico”

Il Times of Israel riferisce che secondo i nuovi dati diffusi dall’IDF, dei 105 soldati uccisi nella Striscia di Gaza durante l’offensiva di terra, 20 sono stati uccisi dal cosiddetto fuoco amico e da altri incidenti,

Tredici dei soldati sono stati uccisi dal fuoco amico a causa di un’identificazione errata, anche in attacchi aerei, fuoco di carri armati e colpi d’arma da fuoco. Gli altri in incidenti di varia natura. La versione del “fuoco amico” serve psicologicamente a rendere meno pesante la realtà dei propri uomini uccisi dal nemico, li consegna ad una sorta di fatalità che rende il bollettino delle perdite meno traumatico e più gestibile con i mass media e i familiari dei militari uccisi.

Cisgiordania. Quattro palestinesi uccisi a Jenin

Le forze militari israeliane hanno ucciso quattro palestinesi nella città di Jenin, in Cisgiordania, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità palestinese. La Mezzaluna Rossa palestinese afferma che sono state uccise in un attacco di droni sulla Città Vecchia.

Yemen. I guerriglieri di Ansarallah colpiscono nave norvegese diretta in Israele

Un missile lanciato dai guerriglieri Houthi dello Yemen ha colpito lunedì una nave battente bandiera norvegese nello stretto di Bad el-Mandeb, diretta in Israele. Secondo i militari americani, la petroliera chimica Strinda è stata colpita da un missile da crociera lanciato da una zona dello Yemen controllata dagli houthi: a bordo è scoppiato un incendio e il cacciatorpediniere americano Uss Mason è arrivato in aiuto della nave. Al momento non si registrano vittime. Secondo fonti pervenute successivamente la nave sarebbe stata diretta in Italia e non in Israele.

Biden crolla nei sondaggi per le sue posizioni su Israele e Palestina

In un sondaggio commissionato dal Wall Street Journal sulla situazione a Gaza, il presidente statunitense Joe Biden ha ricevuto giudizi sostanzialmente negativi: solo il 37 per cento degli elettori interpellati dal “Wall Street Journal” hanno espresso approvazione per la gestione del conflitto da parte della Casa Bianca, mentre il 52 per cento si è detto insoddisfatto.

I giudizi negativi di questo sondaggio sono in linea con le valutazioni complessive sull’operato di Biden che hanno toccato i valori minimi dall’inizio del suo mandato.

Il sondaggio del Wall Street Journal riflette anche profonde divisioni generazionali e legate agli orientamenti politici degli intervistati: solo il 17 per cento degli elettori democratici sondati ha dichiarato di sostenere Israele, contro il 69 per cento dei repubblicani. Tra i giovani il sostegno a Israele è inferiore a quello dei senior. Sostiene infatti Israele il 31 per cento degli elettori di età compresa tra 18 e 34 anni, mentre tra gli elettori di età superiore a 65 anni la percentuale sale al 53 per cento.

Il 55 per cento degli intervistati – un totale di 1.500 elettori registrati, consultati tra il 29 novembre e il 4 dicembre scorsi – ha dichiarato di credere che Israele stia conducendo le azioni militari necessarie a difendersi e prevenire un altro attacco da parte di Hamas. Il 25 per cento, invece, ritiene che l’azione militare di Israele sia sproporzionata.

“Puma”. Una vittoria della campagna di boicottaggio e disinvestimento verso Israele

Il quotidiano economico Financial Times riferisce che l’azienda tedesca di abbigliamento sportivo Puma ha deciso di interrompere la sua sponsorizzazione della squadra nazionale di calcio israeliana.

Il “Financial Times”, citando un documento interno dell’azienda. Secondo il giornale, la decisione è stata presa un anno fa e non è legata alle proteste di alcuni gruppi di attivisti che chiedono di boicottare i prodotti dell’azienda tedesca a causa dell’operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza.

“Dal 2024, la terza azienda di abbigliamento sportivo al mondo (Puma) non fornirà più attrezzature alla nazionale dopo aver deciso di non rinnovare il contratto con la Federcalcio israeliana”, si legge sul quotidiano che cita un documento interno della società.

Boicottaggio di Israele. Sabato 16 dicembre seconda giornata nazionale di boicottaggio di Carrefour

Sabato 16 dicembre ci sarà la seconda giornata di mobilitazione nazionale di boicottaggio contro la catena di supermercati Carrefour e lo Stato sionista d’Israele, dopo la prima riuscita mobilitazione del 1° dicembre lungo tutto il paese.

Nel pieno delle festività natalizie, inceppare i meccanismi di relazione economica e commerciale tra l’occupante israeliano e una delle più grandi catene di supermercati d’Europa rappresenta uno dei modi possibili per sostenere la causa del popolo palestinese.

Boicottare Carrefour è importante perché commercia con le imprese che hanno sede nei territori occupati da Israele, invia pacchi di solidarietà all’esercito israeliano – mentre questo commette crimini di guerra in Palestina – e sostiene da sempre l’ideologia e le politiche di Israele.

In Italia, il governo non solo continua a non condannare il genocidio in corso a Gaza e nel resto dei territori occupati, ma scende in piazza assieme alle opposizioni parlamentari in sostegno del regime sionista e sottoscrive un documento con Francia e Germania per sanzionare, non Israele, ma Hamas!

Se Israele allora non viene sanzionato dai governi per i suoi crimini di guerra, devono essere i popoli a sanzionarlo con continue e capillari campagne di boicottaggio, soprattutto ora che la divaricazione tra i sentimenti popolari e la politica dei governi occidentali sul genocidio e la pulizia etnica contro i palestinesi è enorme, come dimostrano i numeri di tutte le piazze del mondo in sostegno della Palestina.

L’obiettivo della campagna resta quello di rompere ogni complicità tra l’Italia e lo Stato sionista d’Israele perché l’impunità di cui godono l’occupazione e i crimini di guerra israeliani tra i governi occidentali non è più tollerabile.

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22/12/2019

Francia - Bloccate le casse al Carrefour. “Natale gratuito” per il popolo


Una operazione “carrello della spesa gratuito” è avvenuta ieri, sabato 21 dicembre, nel più grande Carrefour del dipartimento Bouches-du-Rhône, al centro commerciale di La Pioline, ad Aix-en-Provence.

Non è stata una vera e propria “spesa proletaria” come quelle che abbiamo conosciuto in Italia, ma ha colpito duro sugli interessi economici della grande azienda della distribuzione.

Circa 200 persone, Gilets gialli e collettivi di lavoratori precari, hanno investito il negozio per poco meno di due ore. Tutte le casse sono state bloccate. E durante le feste, si tratta di una media di 1,5 milioni di euro al giorno!

Ricordiamo che il gruppo multinazionale Carrefour ha mangiato 755 milioni di euro di denaro pubblico e ha licenziato i lavoratori.

Questa azione di blocco economico e di legittima ripresa segue quella che si è svolta al Carrefour le Merlan di Marsiglia sabato scorso. La risposta di Carrefour è stata ancora una volta il confronto, ben aiutato dalla polizia.

L’azione fa parte dell’appello nazionale “NATALE GRATUITO DELLA GRANDE (RE)DISTRIBUZIONE”.

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30/05/2017

La notte è fatta per dormire, o per fare l’amore...

Abbiamo incontrato i nuovi schiavi contemporanei, col loro spezzatino contrattuale, e di notte il numero degli stranieri al lavoro alla cassa o in corsia si innalza sensibilmente. Abbiamo visto supermercati con corsie immense ma sguarnite di clienti. La luce era forte, innaturale e fredda; la musica in radiodiffusione suonava per tenere svegli gli addetti alle casse. L’eco dei ronzii dei frigoriferi veniva amplificata dal vuoto. Fuori i negozi solo la vigilanza e la Polizia, allertata dal nostro tour di solidarietà. Abbiamo incontrato pochi addetti alle vendite, a contratto quasi sempre interinale e molti di questi sono stati timorosi e reticenti, hanno abbassato la testa. Avevano paura.

Il turno 24/6, che nessun italiano vuole fare, viene svolto per esempio, da filippini e le cooperative, che coprono per larga parte il lavoro notturno, pagano poco e male. All’USB sono venute a bussare delle interinali che hanno ricevuto il benservito dopo aver sgobbato per dieci anni in Carrefour. I voucher sono usciti dalla porta e rientrati dalla finestra, e tutte le altre forme contrattuali atipiche esistenti trarranno sempre più forza a danno dell’occupazione diretta e a tempo indeterminato.

Difficile instaurare una qualsiasi forma di dialogo con questi lavoratori che si guadagnano il pane quando noi ci rigiriamo sotto le coperte. Sono preoccupati, parlano poco. Si muovono con circospezione, non si organizzano, a volte non conoscono nemmeno la nostra lingua. E poi lavorare di notte fa male a prescindere. Lavorare in quelle condizioni fa male ancora di più.

Di notte lavorano uomini e donne senza diritti e con scarso salario, che svolgono le stesse mansioni dei loro colleghi diurni, ma con meno garanzie e uno stipendio più basso. Per sua natura, il commercio è alimentato da una forza lavoro molto frammentata e difficilmente organizzabile. Per questo molte delle destrutturazioni contrattuali vengono testate proprio su questi lavoratori, per poi essere estese a tutte le altre categorie. Insomma, un laboratorio di precarietà e cattiva occupazione.

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25/12/2016

Natalino Balasso paragona i commessi agli infermieri: poco originale e fuorviante


Caro Natalino Balasso, ho aspettato la vigilia di Natale per rispondere al tuo post. Forse il giorno più duro per quei tanti lavoratori che con il tuo post, molto confuso, hai offeso e anche preso un po’ per il culo.

Nel paese in cui tutti sentono il dovere di parlare di tutto, anche tu hai confermato la tradizione e ti sei espresso su Carrefour e il lavoro a Capodanno e Santo Stefano, prendendo probabilmente spunto da un mio post sulla Carrefour divenuto virale su Facebook. Caro Natalino, se proprio sentivi il dovere di dire qualcosa, potevi prima ascoltare chi vive sulla pelle quelle condizioni di lavoro e fare le differenze con la lunga lista di categorie messe a confronto sul post.

Non sei il primo e non sarai neanche l’ultimo che accosta i lavoratori del commercio ad atri, anch’essi impegnati nei giorni domenicali e festivi. Ma questo accostamento è superficiale e non racconta la verità.

In realtà eri partito bene:
Per quanto riguarda il mio personale gusto, i centri commerciali potrebbero chiudere per sempre.
Ma poi ti sei perso per la strada:
Ma davvero non vi sembra ipocrita scandalizzarvi per il Carrefour aperto a Santo Stefano e non fare una piega per i ristoranti aperti a Natale? Davvero trovate normale andare al bar il 1 gennaio e implorare i sindacati per il turno del supermercato? Cos’ha un barista di tanto disprezzabile rispetto a una cassiera? Sareste contenti di andare al pronto soccorso e trovare chiuso perché giustamente è festa? O di stare in mezzo alla strada perché l’ambulanza fa il ponte? Insomma i lavoratori vanno rispettati, tranne quelli di cui avete bisogno voi.
Vedi Natalino, paragonare il vendere barattoli di pomodori pelati o jeans e camicette non è equiparabile neanche lontanamente ad un servizio pubblico essenziale, per il quale anche tu paghi fior di tasse proprio perché è essenziale. Un pronto soccorso, un’ambulanza, ma anche i servizi di sicurezza e di mobilità debbono essere sicuramente funzionanti. Perché salvano le vite umane, perché sono pubblici. Di tutti noi. Anche per questo un infermiere guadagna molto di più con i turni festivi e notturni. Tu sai quanto guadagna un socio di cooperativa per lavorare un’intera notte alla Carrefour?

Caro Natalino, la gran parte dei commessi a cui ti riferisci ha iniziato questo lavoro quando la domenica, i giorni di festa e la notte, gli esercizi commerciali erano chiusi; a differenza di chi lavora nella ristorazione. Fu il nefasto decreto Monti a liberalizzare queste attività e a renderle una jungla. La promessa era quella di far ripartire i consumi e aumentare l’occupazione e così di certo non è stato. E poi lo sai anche tu che a Natale la mancia al cameriere è generosa, no?
Più che le attività aperte, non è da disprezzare il sistema schiavistico dei turni, nei supermercati, negli ospedali, negli autogrill, non a Natale ma tutto l’anno, in certe attività? Quando ordinate le vostre cazzate su Amazon vi fate due domande sull’inferno dei corrieri, anche se consegnano solo nei feriali o vi limitate a incazzarvi se consegnano in ritardo? Perché non proponete speciali assunzioni nelle feste così lavorerebbe anche qualcun altro che magari avrebbe bisogno di due lirette e se ne fotte il cazzo delle vostre feste comandate? E magari se qualcuno rispetta il Ramadan vi girano i coglioni.
Insomma, sei solo uno dei tanti che insiste con la tiritera degli infermieri, delle forze di polizia, degli autobus, dei ristoranti e via via discorrendo. Uno dei tanti che non dice che le scuole, gli uffici postali, le banche, gli sportelli pubblici, gli uffici privati e tutte le attività non essenziali sono giustamente chiusi. Sei uno di quelli che dell’inferno che vivono i lavoratori Amazon ne parla, nulla più.

Come ti dicevo all’inizio, ho aspettato la vigilia di Natale per rispondere al tuo post. Gli ultimi due mesi, per i tanti lavoratori del commercio, hanno rappresentato un lungo conto alla rovescia che li ha condotti all’agognato 24 dicembre stremati, all’annuncio di chiusura di questa sera che porrà fine ai loro tormenti e accompagnerà gli ultimi clienti fuori dal negozio. Un urlo di gioia che rimbomberà nel loro luogo di lavoro ormai vuoto, un veloce scambio di auguri e tutti di corsa a timbrare rapidamente l’uscita per arrivare puntuali al cenone.

Dai Natalino, fai un altro post. Prova a usare la tua notorietà social per dar loro una mano ad uscire dall’invisibilità!!

Fonte

18/12/2016

Carrefour abbatte ogni tabù: aperto a Capodanno e Santo Stefano

Carrefour non si arresta, il colosso della grande distribuzione organizzata, come un rullo compressore, continua ad abbattere le nostre tradizioni e la nostra cultura e, dopo il lavoro notturno, viola le feste di Capodanno e Santo Stefano.

Dapprima fu il lavoro domenicale e festivo, poi la nuova frontiera è stata la notte. Ora siamo arrivati al 26 dicembre e al primo dell’anno, con un popolo da traghettare in questa orrenda nuova piazza: la piazza del consumo.

Siamo a Portogruaro e l’ipermercato del centro commerciale Adriatico2 ha comunicato ufficialmente che rimarrà aperto a Santo Stefano e a Capodanno. Una scelta che apre un precedente molto pericoloso per tutti i lavoratori del commercio, già stremati dai ritmi e i carichi di lavoro impossibili che restituiscono bassi salari.

La scusa è sempre quella, migliorare il servizio ai clienti. E allora il progetto è chiaro: il consumo sta per essere trasformato in servizio pubblico essenziale, anche se tale non è!

Sono certo che in quei giorni di festa troveremo pochi lavoratori tutti diversi: voucheristi, soci di cooperative di facchinaggio, interinali, ‘diretti’ Carrefour e guardie giurate. Questo è quello che ci attende ai piedi dell’altare dello shopping.

Sono altrettanto certo che la multinazionale in Francia se lo sogna di rimanere aperta in quei giorni. Perché non ce lo chiede l’Europa, ma il Belpaese è divenuto terra di conquista e di sfruttamento delle multinazionali straniere, in tutti i campi.

Mentre scrivo sono amareggiato. Questo non è un modello di consumo virtuoso e rispettoso delle persone e non apporta alcun valore aggiunto neanche ai profitti. Perché i consumi si misurano dal reddito dei cittadini e quello dei lavoratori italiani è tra i più bassi d’Europa.

Insomma, il prossimo anno ci aspetta una nuova stagione di lotta. Perché non mi voglio di certo arrendere a questa brutalizzazione del lavoro e a queste vere e proprie prepotenze.

E’ triste pensare a quei lavoratori che, mentre vagano tra gli scaffali o registrano in cassa le spese di qualche sparuto avventore, con nostalgia terranno l’orecchio ai suadenti altoparlanti della filodiffusione… “And so this is Christmas. And what have we done. Another year over. And a new one just begun…”.

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09/10/2016

Carrefour: il nostro tour nella lunga notte della GDO

Siamo a Roma, sono le 23.00 e abbiamo appena sorseggiato un buon caffè. Siamo a Roma, a Largo Loria: stretti tra la Garbatella e il palazzo dei Senatori. Il nostro tour dei Carrefour aperti di notte sta per cominciare. Per chi non conosce la zona, Largo Loria al calar del sole si riempie di transessuali che si offrono a pagamento e prostitute. Altro commercio, altro sfruttamento, serpentine di auto a passo d’uomo e richiami baritonali all’amore mercenario.

Questa non è una notte come le altre, al mattino scopriremo che ci ha lasciato Bernardo Caprotti, patron di Esselunga e pioniere della GDO in Italia. Davanti la morte ci vuole sempre rispetto. Ma Bernardo Caprotti lascia la sua eredità in Esselunga: azienda dal pugno di ferro senza guanto di velluto, un mix brutale di disciplina da caserma e mortificazione della dignità e quel modello è stato ereditato dalle altre aziende della GDO, comprese le grandi Coop. Ma questa sarebbe un’altra storia.

Torniamo al nostro giro notturno. Sono con Maria, commessa di Zara e delegata USB, e insieme abbiamo deciso di passare una notte tra gli scaffali ed in fila alle casse dei Carrefour h24. Stiamo preparando una nuova iniziativa contro lo sfruttamento dei lavoratori del commercio.

Entriamo in quel non luogo illuminato a giorno, che cozza con lo skyline notturno di un quartiere ormai invecchiato; dove le uniche lucine accese sono quelle delle TV che riempiono come lumini le poche finestre aperte. Entriamo e siamo intrappolati da un assordante silenzio e da una sensazione di solitudine che quasi attanaglia la gola: un cassiere, che parlotta con un addetto alla sicurezza, qualche facchino qua e là che riempie gli scaffali con metodo e rapidità da centometrista e qualche sparuto giovanotto in preda a raptus alcolici o reduce dal puttan-tour.

Io e Maria ci guardiamo, quasi increduli, acquistiamo dei dolcetti per la notte e ci avviamo all’uscita. Pochi lavoratori tutti diversi: voucheristi, soci di cooperative di facchinaggio, interinali, “diretti” Carrefour e guardie giurate. Questa è la notte che ci attende. La lunga notte della GDO

Prendiamo la macchina e in pochi minuti raggiungiamo il Carrefour Market di Largo del Bronzino. Siamo su via Badovinetti, in una zona “bene” della capitale. Cambiano i volti ma la scenografia è la stessa. Qui una filodiffusione di sottofondo spezza quel silenzio ovattato, ma la solitudine e lo sfruttamento sono gli stessi.

Il nostro tour continua, e con lui le domande che ci fanno da sottofondo: quale sicurezza? Hanno paura? Come tornano a casa? Quando dormono? Quando la città è sveglia? E la famiglia? Andrà a rotoli? A cosa serve un supermercato la notte? ...

Bene, a mio avviso serve a cambiare ancora le abitudini culturali dell’idiota popolo italico. Dapprima fu il lavoro domenicale e festivo, ora la nuova frontiera è la notte con il suo popolo da traghettare in questa orrenda nuova piazza: la piazza del consumo.

Potrei continuare, ma diverrebbe noioso, sempre uguale. Potrei cambiare città ma il risultato risulterebbe lo stesso. Io e Maria, alla fine del tour ci guardiamo e ci confermiamo il nostro intento con uno sguardo: l’iniziativa che abbiamo immaginato si farà e speriamo che accenda un riflettore sulle condizioni di questi lavoratori.

Le magliette sono pronte e il libro è stampato. Noi, assieme ai delegati del commercio dell’USB, passeremo la notte tra il 21 ottobre e il 22 ottobre a portare solidarietà e a regalar libri contro lo sfruttamento ai lavoratori della notte. Con noi ci sarà Christian Raimo, giornalista e scrittore che ha condotto una bellissima inchiesta sul tema e ci ha gentilmente offerto la foto dell’articolo, scattata da Alessandro Imbarco che personalmente ringrazio.

Sarà il filo che unirà lo sciopero generale con la manifestazione nazionale. Sarà un modo per star vicino a chi soffre e non ha voce per urlare. L’appuntamento è aperto a tutti: una notte bianca dove non si vende e non si compra nulla. Una notte al fianco di chi lavora nella GDO.

Fonte

16/08/2016

Francesco Facchinetti, Carrefour e lo spot che fa incazzare i lavoratori

Ma tu guarda che figlio di Pooh... Francesco Facchinetti, proprio a ridosso del Ferragosto, pubblica sulla sua pagina Facebook il quinto di una serie di video, ripresi poi dal canale YouTube ufficiale di Carrefour Italia. Veri e propri Spot che invogliano ad andare a fare gli acquisti di notte. Facchinetti è il protagonista di questi siparietti, uno dei tanti “figli di” che non ha certo faticato per trovarsi una posizione sociale.

“Buonanotte a chi non va a dormire”, questo il titolo di questa vera e propria fiction di Dj Francesco, accompagnato dal noto padre e, di volta in volta, da Gianni il fioraio, Marco l’infermiere, Sara la musicista, Tony il barista e Cristina l’addetta alle pulizie.

Facchinetti li trascina in un Carrefour Market in piena notte ed elogia le aperture h24, usando gli argomenti più banali. Alla fine del video, il noto cantante regala agli “attori per caso” dall’abbonamento alla partita dell’Inter, alla bicicletta, fino ad arrivare alla vacanza.

Un vero affronto parlare di vacanza, per di più a ridosso di Ferragosto, incensando queste multinazionali del commercio che stritolano i lavoratori e li costringono a ritmi e carichi di lavoro incessanti, soprattutto durante le feste comandate.

Il tutto per farci credere che fare la spesa la notte sia una necessità e per offrire il suo contributo ad un cambiamento culturale che, dopo aver sdoganato lo shopping domenicale e festivo, ci vorrebbe anche consumatori e lavoratori notturni. Senza un minimo accenno alle condizioni contrattuali e alla contrazione dei diritti e del salario che i lavoratori di quella fascia oraria subiscono. Senza parlare delle condizioni di sicurezza che vigono in quei luoghi di lavoro, soprattutto la notte.

Bene, caro Facchinetti, facciamo un altro spot, stavolta dalla parte di chi in quei Carrefour Market ci lavora. Vieni con me il giorno di Ferragosto, facciamo un bel giro dentro i centri commerciali delle nostre città per dar voce ai milioni di lavoratori che passeranno quel giorno di festa tra gli scaffali degli ipermercati, dentro i negozi o nei ristoranti di quelle cattedrali di cemento.

E se verrai con me e darai voce a quelle donne e quegli uomini che in nome del profitto non mangeranno cocomero e non potranno fare i gavettoni, che non vedranno i fuochi d’artificio e non potranno abbracciare i propri figli sulla spiaggia, mi impegno a regalare una vacanza al primo che incontriamo... Un bel week end di relax in una Spa, ovviamente alla mia portata economica.