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01/12/2012

Rigassificatori, senza gli aiuti di stato si preannuncia un flop. Cosa farà OLT?

Visto che  i grandi media si “dimenticano spesso” di comunicare alla gente le informazioni, diciamo così, “scomode” la notizia è rimbalzata in rete. L’Autorità per l’energia ha deciso di sospendere l’assegnazione  degli incentivi, detti di “garanzia dei ricavi”a nuovi progetti di rigassificatori. Di cosa si tratta? In pratica, come forse ricorderanno i molti che a Livorno si sono battuti contro la costruzione del rigassificatore offshore, l’Autorità dell’energia con la delibera 175/2005 incentivò la costruzione di rigassificatori assicurando ai costruttori “un fattore di garanzia che, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, copre una quota pari all’80%” dei ricavi di riferimento per i costi fissi del terminale. In un articolo del 26 ottobre 2010, l’insospettabile Sole-24 ore notava che “i costi fissi costituiscono il 95% dei costi dell’impianto” e che “le banche sono prontissime a finanziare i progetti di tutti”. Insomma con questo provvedimento il governo Prodi scaricava sulla bolletta i costi per la costruzione dei rigassificatori. Dall’estate del 2005 si è dunque assistito ad un “fiorire” di progetti, di fatto garantiti dallo Stato, progetti in gran parte abortiti solo grazie alle lotte popolari che si sono sviluppate nei territori.

Nel 2008 l’Autorità per l’energia ha modificato la delibera del 2005 “abbassando” al 71,5% la quota di garanzia. Forse qualcuno si era accorto che si stava esagerando.

Ufficialmente la sospensione degli incentivi ai nuovi impianti è stata giustificata con la necessità di attendere che venga “definito il nuovo quadro tariffario” dal Ministero dello Sviluppo Economico, ora gestito dal banchiere Passera. In realtà nel 2009 cittadini organizzati in alcune associazioni che si battevano contro il progetto di rigassificatore a Porto Empedocle avevano denunciato alla Commissione europea la presenza di aiuti illeciti dello Stato italiano alle multinazionali dei rigassificatori. La Commissione europea aveva chiesto chiarimenti all’Italia nell’ottobre 2010 e in mancanza di risposta ha ripetuto la richiesta nel maggio 2012. Da qui la decisione di sospendere gli aiuti. Insomma i rigassificatori sono caduti sulla classica “buccia di banana”. Ora l’Italia rischia di prendersi l’ennesima multa comunitaria.

La decisione del 31 ottobre avrà effetti devastanti sul progetto di rigassificatore di Livorno. Infatti la sospensione preclude la possibilità di accedere agli incentivi per i nuovi progetti che dovessero entrare in funzione nel 2013.  Secondo fonti OLT, la società proprietaria, il terminale, che, ricordiamolo, doveva entrare in funzione nel 2009, sarebbe dovuto arrivare questo autunno ma ormai si avvicina l’ennesimo rinvio all’inverno 2013. Ma senza gli incentivi statali. Brutto colpo, specie per il secondo azionista della OLT, l’IREN, che naviga in pessime acque tanto da aver cercato a più riprese di sbarazzarsi dell’ingombrante progetto livornese. Chi pagherà i debiti (una bazzecola da 800 milioni)?

In Dubai la ex Golar Frost, ora FSRU Toscana, sta subendo faticosi lavori di riconversione di cui non si vede la fine. A questo proposito c’è da domandarsi che tipo di garanzie può avere un progetto estremamente complesso – non a caso il primo al mondo nel suo genere - che è stato modificato chissà quante volte in corso d’opera durante i lavori nel cantiere.

Intanto il 25 novembre al largo delle coste livornesi sono iniziati i lavori di raddoppio delle ancore che dovrebbero assicurare il terminale. Perché questa “improvvisa” sostituzione? Ci era stato detto che il terminale era a prova di tempeste, di tsunami e terremoti: evidentemente non era vero. Pochi ricordano che nel suo rapporto di sicurezza del 2010 la OLT aveva considerato onde alte da 50 centimetri a 2 metri e aveva scartato ipotesi diverse come “improbabili”, negando l’evidenza di fenomeni che gli esperti definiscono in aumento: le libecciate che nei nostri mari hanno raggiunto anche i 10 metri di altezza (cinque volte quanto sostenuto dagli incoscienti periti pagati dalla OLT). Il disastro dei bidoni persi dall’Eurocargo Venezia durante una tempesta al largo della Gorgona, a poche miglia dal sito dove dovrebbe essere ancorato il terminale, dimostra quanto fossero scellerate certe affermazioni fatte dalla OLT. Ora, corrono ai ripari. Forse. Ma che affidabilità può dare questa società e, soprattutto, coloro che nel 2006 avevano dato il via al progetto senza alcuna forma di controllo sulle “autocertificazioni” presentate dalla OLT?

A  proposito della sicurezza: che fine hanno fatto le 12 richieste di chiarimento e i 66 rilievi mossi nell’ormai lontanissimo 2010. Le ancore sono state raddoppiate ma gli altri problemi sollevati dagli esperti internazionali?

Il rigassificatore offshore di Livorno rimane un enorme “buco nero” pieno di incognite e rischi.

Da parte nostra una modesta proposta ai dirigenti della OLT: visto che tanto non prenderete i soldi rapinati dalle nostre bollette del gas, il rigassificatore lasciatelo in Dubai e, magari, affondatecelo! Forse così beccherete i soldi dell’assicurazione. Se ve li danno.

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