Una chiamata all’unità tra mujahedeen
contro gli infedeli (cristiani e sciiti), che apre a una
riconciliazione all’interno del fronte dell’islam sunnita radicale, dopo
le divergenze e le lotte di potere che in Siria e in Iraq avevano
portato alla rottura tra l’Isis di Abu Bakr al-Baghdadi da una parte e
il leader di al Qaeda, Ayman Zawahri, dall’altra, seguito dalla
declinazione siriana della Base, il Fronte al Nusra di Abu Mohammad
al-Golani.
In Siria è stato proprio al Nusra a fare
il primo passo qualche settimana fa. Prima ha preso le distanze
dall’autoproclamato Stato islamico, poi, preso di mira dai raid della
coalizione anti-Stato islamico capeggiata dagli Stati Uniti, ha optato
per l’unità contro il comune nemico che – ha detto in una nota- ha
dichiarato una “guerra contro l’islam”. Adesso hanno imboccato la stessa
strada i qaedisti della Penisola arabica, che spadroneggiano nelle zone
meridionali del povero e instabile Yemen e da giorni si scontrano con i
combattenti sciiti Houthi. Una lotta per il potere tra i due
islam, su un terreno di battaglia fragile come quello yemenita, al
centro degli interessi delle due potenze che competono per il controllo
della regione: l’Iran sciita e l’Arabia Saudita, baluardo dei sunniti.
Alcuni analisti temono che il Paese si spacchi e si torni alla
situazione pre-1990: uno Yemen del Nord e uno Yemen del Sud nelle mani
di al Qaeda.
È dall’estate che si combatte e si manifesta. Gli
Houthi hanno lasciato le roccaforti settentrionali e sono arrivati fino
alla capitale Sana’a, per chiedere le dimissioni del governo, accusato
di corruzione e incapacità. L’hanno occupata dal 21 settembre e
la scorsa settimana è stato finalmente designato un primo ministro a
loro gradito, ma “la rivolta non è finita”, ha detto il leader sciita Khaled al-Madani, “adesso dobbiamo sradicare la corruzione nell’amministrazione”. Secondo la stampa locale,
i ribelli giovedì scorso hanno rafforzato i posti blocco e il
dispiegamento di combattenti a Sana’a, nel timore di nuovi attacchi
qaedisti.
La “calata” dal nord non ha incontrato
una strenua resistenza, ma spingendosi verso sud le cose sono cambiate. A
Ibb sono finiti sotto il fuoco dell’artiglieria di al Qaeda, affiancata
dai miliziani delle tribù. Il vicegovernatore di Ibb, Ali al
Zanam, ha riferito che i ribelli sciiti gli hanno comunicato di essere
entrati in città per stanare i qaedisti e colmare il deficit di
sicurezza. Una dichiarazione che sembra quasi una
legittimazione della loro presenza. Nella notte è stata la provincia di
Baida a fare da sfondo ad aspri combattimenti con decine di vittime,
secondo fonti tribali. Giovedì scorso un kamikaze ha colpito un raduno
di Houthi in un’area tra le province di Dhamar e Baida. Si preparavano a
partire per Rada, bella provincia di Baida, per combattere al Qaeda.
Inoltre, sono sempre forti le spinte secessionistiche dal Sud.
Gli Houthi stanno guadagnando terreno e
potere in Yemen, un Paese instabile in cui non si è chiuso il processo
di transizione seguito alle rivolte del 2011, che hanno cacciato dal
potere, dopo oltre trenta anni, l’ex presidente Ali Abdullah Saleh. La
rivolta yemenita, che al pari di quella bahreinita ha messo in allerta
Riad, si è conclusa con un patto d’elité (opera del Consiglio di
cooperazione del Golfo, dominato dai Saud) che ha spianato l’ingresso ai
vertici del potere al partito sunnita Islah, consentendogli di accarezzare l’idea di arrivare alla guida del Paese. Ma l’islam politico fa fatica ad affermarsi anche in Yemen e poi Islah ha perso il sostegno della monarchia wahabita,
che prima lo ha usato in chiave anti-Houthi al confine e in seguito lo
ha messo nella sua lista nera per i rapporti troppo stretti con la
Fratellanza.
Adesso il Paese è di nuovo teatro dello
scontro tra sunniti e sciiti. La battaglia degli Houthi, più che contro
il governo, sembra essere contro la potente fazione sunnita Islah e
adesso contro al Qaeda. Il movimento sciita sta diventando un
attore politico e, secondo alcuni osservatori, la sua avanzata è stata
possibile anche grazie alla complicità del presidente Hadi che, se non
ha sostenuto, ha per lo meno lasciato fare, sperando in un indebolimento
di Islah che adesso è in effetti alle strette. Da gennaio il
movimento Houthi ha intessuto alleanze con le tribù, o le ha comprate, e
ha guadagnato terreno al Nord, rompendo ripetutamente le tregue, senza
peraltro subire grosse ripercussioni da parte delle Forze armate
yemenite.
L’ascesa degli Houthi minaccia al Qaeda che in Yemen ha costruito una base forte. C’è chi pensa che se il Paese ripiombasse in un conflitto o arrivasse a dividersi, il sud rischierebbe di diventare il paradiso dei qaedisti.
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