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13/01/2015

Libia, Isis rapisce 21 egiziani

Il ramo libico dello “Stato islamico di Iraq e Siria” (Isis) ha annunciato ieri di aver rapito 21 egiziani. A rivelare la notizia è il gruppo di Intelligence Site che monitora le attività online dei movimenti jihadisti.
 
Alla breve dichiarazione dei fondamentalisti (“urgente: soldati dell’Isis hanno catturato 21 crociati cristiani”) sono state allegate tre foto che mostrano alcuni uomini. Il comunicato non specifica quando e dove siano avvenuti i rapimenti, non pone condizioni per il loro rilascio, né fornisce informazioni sull’identità degli ostaggi.

La notizia del rapimento è stata confermata all’AFP dal portavoce del ministro degli esteri egiziano, Badr Abdul Atti. Il Cairo parla di 20 egiziani rapiti in due diversi incidenti che hanno avuto luogo in Libia recentemente. Secondo quanto riferisce Atti, gli uomini – di cui non viene specificata l’appartenenza religiosa – “sarebbero ancora detenuti” e dunque vivi.

All’inizio di gennaio i media locali avevano comunicato il rapimento di due gruppi di copti egiziani. Un funzionario del governo libico aveva detto in forma anonima lo scorso 3 gennaio che il gruppo fondamentalista Ansar al-Sha’ria aveva sequestrato 20 uomini nella città di Sirte. Due giorni dopo una fonte tribale aveva sostenuto che 13 di loro erano stati rilasciati e che gli autori del sequestro erano contrabbandieri, non gruppi jihadisti. La notizia, però, non è mai stata confermata ufficialmente dalle autorità libiche.

Parlando del luogo in cui sono stati rapiti i 21 uomini, la nota dell’Isis di ieri fa riferimento a “varie parti della provincia di Tripoli” ovvero alla precedente regione amministrativa che include anche Sirte in mano da tempo a bande fondamentaliste. Tra queste vi è anche l’organizzazione degli Ansar al-Sharia dallo scorso mese sulla black list dell’Onu per i suoi legami con al-Qa’eda e perché gestisce i campi di addestramento dell’Isis nel Paese.

Da quando è stato deposto e ucciso il leader libico Muammar Gaddhafi, i cittadini egiziani residenti in Libia – stimati in decine di migliaia e impiegati principalmente nel settore edilizio – sono stati già oggetto di violenze. Lo scorso febbraio sono stati ritrovati i cadaveri di sette cristiani egiziani vicino a Bengazi, città dove alcune aree sono sotto il controllo di milizie armate.

L’intervento Nato in Libia – iniziato nel 2011 per abbattere il nemico/amico Gheddafi e portare la democrazia – si è rivelato fallimentare. Nel vasto territorio libico imperversano da tre anni vari gruppi islamisti che sono stati finanziati e armati da europei, statunitensi e Paesi del Golfo durante l’attacco al regime gheddafiano. Ora considerate “terroristiche” e guardate con preoccupazione dalla comunità internazionale (che da mesi allude ad un nuova operazione di peacekeeping per contrastarle), le milizie armate era considerate tre anni fa “forze ribelli d’opposizione al dittatore”.

I vari gruppi islamisti si rifiutano di consegnare le armi al governo riconosciuto internazionalmente di Abdullah al-Thani. Lo scorso agosto, al-Thani e il suo gabinetto sono stati costretti a lasciare la capitale Tripoli e a trasferirsi nella città di Tobruq nella zona orientale del Paese. Tripoli è in mano ai militanti di Fajr Libia (Alba libica) che hanno un proprio parlamento (il Congresso Nazionale Generale) che non è riconosciuto dalla comunità internazionale.

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