Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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18/10/2017

Indovina, indovinello, chi ha modificato la voce “Elena Cattaneo” su Wikipedia?


No non è stato iCub™, il robot IIT con la faccia di bambino, a modificare – un po’ maliziosamente – la voce “Elena Cattaneo” su Wikipedia. Ma se lo avete pensato non siete troppo lontani dalla verità. Abbiamo ricevuto una lettera da José De Falco, Capo segreteria della Sen.ce e prof.ssa Elena Cattaneo, il quale ricostruisce nel dettaglio una singolare vicenda, relativa ad alcuni cambiamenti “chirurgici” operati da una certa “Rosetta95” sulla voce enciclopedica della Senatrice a vita. Con un po’ di pazienza, è possibile risalire all’identità di “Rosetta95”, un profilo che, dalla data della sua creazione, ha lavorato solo su due voci: il 20 novembre 2015 su quella di “Roberto Cingolani”, Direttore scientifico dell’IIT, e il primo dicembre 2016, con nove interventi di corpose aggiunte (pari a 1840 caratteri), sul lemma “Elena Cattaneo”. Ebbene, De Falco ha scoperto che l’utente Rosetta95 non è altri che …

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Mai gli uffici della Prof.ssa e Sen.ce Elena Cattaneo erano intervenuti sulla voce enciclopedica a lei riferita. Si è sempre ritenuto che la “comunità wikipediana” fosse libera di selezionare le informazioni enciclopediche da iscrivervi. Solo a seguito di segnalazioni di colleghi della Prof.ssa si è posta l’attenzione su alcune modifiche proposte da un singolo utente, “Rosetta95”, che – sebbene in via dissimulata – sono tese a screditare la reputazione della stessa tanto in riferimento alla sua attività scientifica e professionale quanto a quella svolta come Senatrice a vita. Si è, infatti, osservata una certa attività di “cherry picking“, apparentemente volta a riportare quanto potesse mettere in cattiva luce la persona descritta nella voce.

L’utente “Rosetta95” interviene sul profilo Wikipedia della Prof.ssa ad esempio per riportare la chiusura di una spin off biotech universitaria da lei fondata nel 2004 [in realtà fu nel 2006, NdA], grazie a “un cospicuo finanziamento seed da parte di Finlombarda (finanziaria della regione Lombardia), a cui seguirono finanziamenti di venture capital”, indicando poi che la società fu messa in liquidazione nel 2008 senza aver scoperto nulla di innovativo”. Una descrizione che si connota come innegabilmente negativa e che peraltro tace sul tasso di fallimento fisiologico delle start up pari a 9  su 10.

Di tutta l’attività parlamentare svolta dalla Sen.ce Cattaneo nei soli quattro anni dalla sua nomina, l’utente “Rosetta95” cita la sola promozione del Progetto Genomi, premurandosi di chiarire che il bando è andato deserto (*).

Analogamente, nell’intervenire sul profilo Wikipedia della Sen.ce e Prof.ssa Cattaneo, l’utente “Rosetta95” ricorda la circostanza che la Sen.ce “si è fatta promotrice di una campagna contro il progetto scientifico del Governo Renzi Human Technopole”, senza dare conto né della messe di documenti  portati a corredo della critiche, né delle altre voci autorevoli che si sono aggiunte al dibattito, né, infine – aspetto più qualificante -, che l’insieme di quelle motivate critiche espresse nell’interesse del Paese e della ricerca italiana sia stato meritevole di attenzione da parte dello stesso Governo Renzi, il quale nel settembre 2016, con il decreto ministeriale di attuazione, imponeva un drastico cambio nella gestione dell’intera operazione.

Infine, per quanto riguarda l’attività di ricerca della Prof.ssa Cattaneo e del suo laboratorio alla Statale di Milano, dedicata allo studio di una tragica malattia neurodegenerativa, la Corea di Huntington, l’utente “Rosetta95” interviene per segnalare inspiegabilmente e unicamente che la Prof.ssa “nel 2015 si è aggiudicata un PRIN pari a 334.500,00 euro” senza nemmeno riconoscere che tale assegnazione, come tipicamente avviene nei bandi PRIN, si riferisce all’intero progetto coordinato dalla Prof.ssa Cattaneo, che coinvolge altri quattro partner, a loro volta destinatari di una quota di quella cifra totale prevista per lo svolgimento delle attività sperimentali. Ancora di più colpisce che, nel volersi apparentemente diffondere sui progetti competitivi vinti dalla prof.ssa Cattaneo, l’utente “Rosetta95” scelga di citare unicamente l’assegnazione di tale bando PRIN 2015, e taccia sugli altri finanziamenti competitivi, ben più noti e complessi oltre che economicamente più rilevanti, vinti dalla Prof.ssa per progetti da lei proposti ad esempio alla Commissione Europea o a enti americani e che la vedono vincitrice e coordinatrice del progetto europeo Neurostemcell (anni 2008-2013: 12 milioni di Euro, 14 partner europei e uno americano); del progetto Neurostemcellrepair (anni 2013-2017: 6 milioni di Euro, 13 partner europei); oltre che dei progetti europei o americani di cui è partner quali Neuromics, CircProt, CHDI, NeuroNE, EStools, Stem-HD, Model PolyQ per citarne alcuni tra le decine vinti in modo competitivo.

È evidente come, pur essendo ciascun micro-aspetto ricapitolato “sostanzialmente vero”, l’effetto di “attenta selezione” dell’assemblaggio delle informazioni, combinato alla loro incompletezza, mette in cattiva luce il profilo della personalità descritta dal lemma enciclopedico.

MA CHI È “ROSETTA95”?

Dando uno sguardo alle attività del profilo “Rosetta95” su Wikipedia si ricavano alcune informazioni. Infatti, andando sulla pagina dei contributi [https://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:Contributi/Rosetta95], appare evidente come il profilo, dalla data della sua creazione, abbia lavorato solo su due voci: il 20 novembre 2015 su quella di “Roberto Cingolani”, Direttore scientifico dell’IIT, e il primo dicembre 2016, con nove interventi di corpose aggiunte (pari a 1840 caratteri), sul lemma “Elena Cattaneo”.


La circostanza (difficilmente ascrivibile al caso, considerate le critiche formulate dalla Prof. Cattaneo in merito alle modalità operative dell’IIT) ha indotto questo ufficio a compiere un ulteriore approfondimento sull’identità dell’utente “Rosetta95”. È Wikipedia stessa ad offrire un chiarimento al riguardo. A questo link di benvenuto dell’utente [https://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Rosetta95], si apprende che “Rosetta95” è la dott.ssa Valentina Polini, Research Support Administrative Senior – Media Relations and Digital Communication dell’Ufficio Comunicazione e Relazioni esterne dell’Istituto italiano di tecnologia (IIT), ufficio operativo sotto la direzione del dott. Stefano Amoroso.


Peraltro, lo stesso Dott.  Amoroso, lo scorso 5 settembre 2017, nell’ambito di un post pubblico su Facebook di commento a un articolo della Sen.ce Cattaneo[https://www.facebook.com/stefano.amoroso.50/posts/1536818233044922]  in cui afferma che “la Sen.ce Cattaneo utilizza il proprio ruolo istituzionale per screditare l’operato di IIT, Istituto Italiano di Tecnologia agli occhi dell’opinione pubblica …” , risponde al commento di un’utente scrivendo “Da Wikipedia: …” e quindi copia-incollando lo stralcio della voce enciclopedica di Wikipedia della Sen.ce Cattaneo modificata come sopra indicato dalla sua collaboratrice Valentina Polini/Rosetta95, quale “summa” di tutti i limiti e fallimenti (eventuali) della Prof.ssa.


Sembra quindi chiarirsi il contesto e le finalità di tali modifiche testuali alla voce enciclopedica della Prof.ssa Cattaneo. Tra le tre e le quattro del giovedì pomeriggio del primo dicembre 2016, una dipendente dell’Istituto italiano di tecnologia, ente di diritto privato largamente finanziato con risorse pubbliche, si presume dal posto di lavoro e non si sa se nell’ambito di attività concordate con l’Ufficio Comunicazione e Relazioni esterne da cui dipende, si attiva per “integrare” con una selezione di informazioni “fior da fiore” la voce Wikipedia di una studiosa che – evidentemente – ha il torto di aver pubblicamente criticato, circostanziandole, attività e performance del suo datore di lavoro. Critiche sempre pubbliche e sempre motivate, raccolte a seguito di oltre un anno di analisi di fatti e numeri non visibili o difficilmente rintracciabili, a cui si aggiunge una messe di segnalazioni parlamentari accumulatesi negli anni e provenienti da più parti del Parlamento circa l’operatività dell’ente in questione, nonché formalizzate dalla Prof.ssa anche in sede istituzionale in un primo “Documento di studio relativo al progetto Human Technopole” depositato agli atti della seduta del Senato della Repubblica del 4 maggio 2016 e con alcuni punti sinteticamente riassunti in articoli pubblicati sulla stampa (Sole24Ore, 15 maggio 2016; Secolo XIX, 2 e 13 giugno 2017).

Wikipedia fornisce ulteriori indicazioni circa quanto rilevato: dato che l’attività della dott.ssa Polini - pur sotto lo pseudonimo di “Rosetta95” - è, osservate le circostanze, da ritenersi di natura professionale, e considerato che nel suo profilo manca ogni dichiarazione di conflitto d’interesse (come sarebbe invece richiesto dalle stringenti policy di Wikipedia per la contribuzione su commissione[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Avvertenze_sulla_contribuzione_su_commissione#Cosa_fare_se_ti_viene_richiesto_di_modificare_Wikipedia_su_commissione]), essa è da ritenersi eseguita in violazione delle regole che fanno di questo strumento conoscitivo un luogo libero e partecipato di condivisione del sapere.


Questo Ufficio tutto quanto osservato e d’intesa con la Sen.ce Cattaneo che ha letto e condivide quanto scritto in ogni sua parte, nel rigoroso rispetto delle regole di condotta adottate da Wikipedia sulla contribuzione su commissione, si è attivato perché fossero eliminate, riformulate o integrate le aggiunte analiticamente segnalate alla Wikimedia Foundation, auspicando – ove sia tecnicamente possibile – che sia “censurata” la condotta realizzata dall’utente Rosetta95/dott.ssa Valentina Polini verosimilmente “per conto” dell’Istituto italiano di tecnologia, evidentemente tendente a contrastare, attraverso il tentativo di offuscarne la reputazione personale, quanto dimostrato pubblicamente dalla Prof.ssa e Sen.ce Cattaneo , sulla stampa e in sede parlamentare, in merito alle performance di produttività scientifica, alla trasparenza, alla governance e all’accountability dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

José De Falco
Capo Segreteria Sen.ce Elena Cattaneo
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(*) Trattasi di un progetto di genomica clinica facente capo al Ministero della Salute, cui la Prof.ssa e Sen.ce, con il sostegno di altri membri del Parlamento, ha dedicato tempo e impegno in un momento di minimo interesse politico per il settore ricerca, affinché il Paese si dotasse di un proprio Progetto Genomi a carattere nazionale che coinvolgesse specialisti e coorti cliniche di tutta Italia, da identificare per via competitiva da una commissione di studiosi esperti, con l’obiettivo di consentire ai centri italiani di strutturarsi in modo integrato per confrontarsi con analoghe (e ben più sostenute) iniziative in altri paesi (La Repubblica, 30 novembre 2015; La Repubblica, 15 dicembre 2015). La legge di Stabilità 2016, che stabiliva la disponibilità di 15 milioni di euro per il Progetto Genomi-Italia, poneva anche il vincolo dell’identificazione, nel giro di soli sei mesi, di almeno un ente co-finanziatore disposto a partecipare al Progetto con una quota non inferiore alle risorse destinate annualmente dallo Stato. Nonostante le manifestazioni pubbliche da parte di enti interessati a co-finanziare (La Repubblica, 4 dicembre 2017), nessuna partnership giunse a concretizzazione, presumibilmente per motivi legati alle obbligazioni di legge o per le tempistiche ristrette di un bando per l’identificazione del co-finanziatore aperto dal Ministero della Salute e chiuso nel giro di 10 giorni. Come previsto dalla legge, il Progetto si è chiuso per assenza di un co-finanziatore (Relazione conclusiva della Commissione, Ministero della Salute). Il Milleproroghe 2017 ha impiegato l’importo originariamente stanziato dal Parlamento per il Progetto Genomi-Italia per la stabilizzazione dei precari dell’Istituto Superiore di Sanità.

24/03/2017

Epistolario sul tesoretto IIT e il “tesorone” della ricerca pubblica

Qualche tempo fa abbiamo segnalato una polemica sul “tesoretto” di IIT e sul presunto “tesorone” degli enti di ricerca. Riassumiamo in breve la questione.

Sul Fatto Quotidiano era apparsa ad aprile 2016 un’inchiesta a firma di Laura Margottini (Più investimenti che ricerca: l’Iit ha 500 milioni di troppo), in cui si mostrava che negli stessi anni in cui personale e fondi delle università subivano tagli senza precedenti, l’IIT aveva accumulato circa 500 milioni di euro, tuttora accantonati in conti bancari e titoli.

Il Direttore scientifico dell’IIT nel corso dell’intervista andata in onda nella puntata di Presa Diretta del 19 settembre 2016 conferma l’esistenza del tesoretto:
Quello lo Stato lo può utilizzare per la Ricerca, per gli esodati, per gli stadi, sono affari suoi.
Nel nel corso di un question time al Senato ad ottobre 2016 l’ex Ministro Giannini dichiara che il tesoretto IIT non esiste
«Rimane una puntiforme domanda che mi hanno fatto, in modo diverso, la senatrice Cattaneo e il senatore Bocchino e che riguarda l’Istituto italiano di tecnologia, il presunto – da fonti di stampa, ma a noi non risulta – tesoretto, così come è stato definito»
Il 17 Novembre 2016 l’ex Ministro Giannini cambia completamente versione circa il tesoretto IIT: ne certifica l’esistenza e si schiera a favore di un suo impiego a favore della ricerca
“Sono pienamente convinta che sia giunto il momento di ragionare sulla possibile destinazione di questi fondi, da rimettere in gioco per il mondo della ricerca di base. Questa – ha detto il ministro nel corso dell’audizione – mi sembra un’operazione non solo possibile ma auspicabile, me ne farò personalmente carico perchè mi sembra corretto”.
Così fan tutti! Sul Corriere della Sera del 6 Febbraio 2017 esce un articolo, con richiamo in prima pagina, in cui si sostiene che l’accumulo di tesoretti è pratica comune negli enti di ricerca e nell’università e che anzi c’è un tesorone 10 volte più grande del tesoretto IIT
C’è un tesoro segreto nella ricerca italiana. E non è un tesoro fatto di formule, alambicchi o brevetti. E’ un tesoro di soldi: 4,5 miliardi di euro. Rappresentano la somma delle disponibilità liquide che, a vario titolo, enti di ricerca e università segnalano nei proprio bilanci. Sono risorse “ferme”.
A stretto giro la Senatrice Elena Cattaneo, con una lettera al Direttore del Corriere della Sera, chiarisce che il giornalista non sa leggere i bilanci degli enti di ricerca e delle università
sostenere che le università e gli enti di ricerca pubblici italiani, che ogni giorno piangerebbero miseria, hanno accesso ad un «tesoro segreto» di 4,5 miliardi di euro, costituito dalla liquidità disponibile nei loro conti bancari, è fuorviante. Il dato della liquidità di ciascun ente è privo di senso se non si specifica se, e in che misura, essa sia già impegnata per progetti di ricerca e se – ad esempio – non vadano sottratti gli accantonamenti obbligatori per legge. Tacendo dell’entità della quota vincolata si lascia intendere che tutti gli enti, chi più chi meno, ricevano troppi soldi dallo Stato e siano portati a generare «tesoretti». Invece, non è così, di tesoretto a ben vedere ce n’è per un solo ente.
La Senatrice Cattaneo ha poi avuto uno scambio epistolare ulteriore con il direttore del Corriere e con il giornalista autore dell’“inchiesta” circa il fatto di aver confuso “le pere con le mele” e in cui la Senatrice ripercorre la vicenda IIT.
Un Ente sempre trattato, da una parte importante dei media, alla stregua del principio di uguaglianza descritto nella fattoria degli animali immaginata da George Orwell: in teoria ognuno è uguale agli altri, ma nei fatti c’è chi è “più uguale” degli altri.
Le tre lettere inviate dalla Senatrice sono state rese pubbliche: siamo convinti che siano d’interesse pubblico perché testimoniano l’impegno infaticabile della Senatrice sulla vicenda IIT – Human Techonopole così come l’atteggiamento di una parte della stampa di questo paese sulla vicenda. Le riproponiamo qui di seguito.

Lettera 1

Lettera 2

Lettera 3

Lasciamo al lettore farsi un’idea sull’incredibile balletto di affermazioni e smentite che sta andando avanti da mesi con la colpevole partecipazione dei vertici del MIUR e di una stampa poco informata (per non dire altro).

Quel che è certo è che in un periodo storico caratterizzato dal disperato bisogno di risorse per il sistema della ricerca universitaria del nostro Paese un tesoretto c’è ed è allocato in modo improduttivo a un Ente di ricerca i cui piani di sviluppo sono funzionali al recupero di una enorme area immobiliare che rappresenta il lascito della gloriosa avventura dell’EXPO.

Il disegno politico che traspare da tutta questa vicenda è chiarissimo e deve indurre tutti alla riflessione.

Fonte

Tutto sacrosanto, però sarebbe bello che il modo della ricercare che si vuole non omologato, inducesse tutti alla riflessione anche circa le cause che determinano lo stato di macroscopico sotto finanziamento della ricerca e più in generale dell'istruzione in Italia.

Cause che è ampiamente fuorviante attribuire ad una più o meno presunta (e nel caso piuttosto fattuale) concorrenza sleale di un solo ente a danno di altri e che andrebbero ricercati nelle politiche economiche e sociali di austerità che caratterizzano da sempre l'Unione Europea e gli assetti competitivi che questa ha imposto sul continente.

Insomma, per essere ancora più espliciti vista la data incombente, quanti sono gli accademici italiani non omologati che aderiscono alla campagna per il rifiuto delle politiche comunitarie e quindi per una rottura con la UE?

23/10/2016

Il tesoretto dell’IIT non ti risulta? Cara Giannini, ce l’hai sotto il naso

«Rimane una puntiforme domanda … che riguarda l’Istituto italiano di tecnologia, il presunto – da fonti di stampa, ma a noi non risulta – tesoretto, così come è stato definito». A mettere in dubbio l’esistenza del “tesoretto IIT” è niente meno che il Ministro Stefania Giannini, nel corso di un question time al Senato. Lo scorso aprile era stata Laura Margottini su Fatto Quotidiano a rivelare che negli stessi anni in cui personale e fondi delle università subivano tagli senza precedenti, l’IIT aveva accantonato circa 500 milioni di euro in conti bancari e titoli. La fonte? La Corte dei Conti. Nella sua relazione sulla gestione finanziaria IIT per l’esercizio 2013, si legge: «Le “disponibilità liquide” ammontano a euro 430.106.416», a cui vanno aggiunte immobilizzazioni finanziarie per altri 107 milioni di euro. Un dato confermato dallo stesso Direttore scientifico dell’IIT. Alla domanda di Riccardo Iacona «Parliamo di questi 430 milioni di euro che sono piazzati da qualche parte?», Roberto Cingolani rispondeva «In Banca d’Italia. Tesoreria». Lapidario il giudizio della Senatrice Cattaneo: «L’affermazione della ministra che i 430 milioni siano presunzioni di stampa è disarmante». Ma forse ciò che manca al Ministro non sono le prove dell’esistenza di un anomalo tesoretto alimentato da denaro pubblico versato nelle casse di una fondazione di diritto privato. Ciò che manca è la volontà di toccarlo, dando un dispiacere a chi sembra essere più forte del ministro stesso.


Senatrice E. Cattaneo: «Sto chiedendo di stanziare, se possibile, oltre a quanto già presente nella legge di stabilità, almeno altri 500 milioni di euro per garantire continuativamente FIRB e PRIN decenti. Come ricordava il collega Bocchino, di questi 500 ben 430 milioni di euro sono disponibili pronta cassa su un conto infruttifero della Banca d’Italia. Si tratta di un accantonamento, che continua di anno in anno, di soldi pubblici destinati dallo Stato alla ricerca pubblica negli ultimi dieci anni. L’intestatario è l’Istituto italiano di tecnologia. Signor Ministro, le chiedo anch’io se è sua intenzione avvalersi di questa preziosissima liquidità per garantire la sopravvivenza, la sussistenza, l’esistenza della ricerca libera in questo Paese.»

Ministro S. Giannini: «Rimane una puntiforme domanda che mi hanno fatto, in modo diverso, la senatrice Cattaneo e il senatore Bocchino e che riguarda l’Istituto italiano di tecnologia, il presunto – da fonti di stampa, ma a noi non risulta – tesoretto, così come è stato definito».

A mettere in dubbio l’esistenza del “tesoretto IIT” è niente meno che il Ministro Stefania Giannini, nel corso del question time del 20 ottobre 2016 (qui la versione stenografica).


Ma di quale tesoretto stiamo parlando? A darne notizia sul Fatto Quotidiano era stata Laura Margottini (Più investimenti che ricerca: l’Iit ha 500 milioni di troppo): negli stessi anni in cui personale e fondi delle università subivano tagli senza precedenti, l’IIT aveva accumulato circa 500 milioni di euro, tuttora accantonati in conti bancari e titoli.

Una montatura della stampa a caccia di notizie sensazionalistiche?

Se si risale alle fonti della notizia, si scopre che l’esistenza del “tesoretto” è stata rivelata dalla Corte dei Conti nella sua relazione sulla gestione finanziaria IIT per l’esercizio 2013, dove, a pagina 21, si legge:
Le “disponibilità liquide” ammontano a euro 430.106.416

A questa liquidità andavano poi aggiunte immobilizzazioni finanziarie per altri 107 milioni di euro (pp. 19-20).

Possibile che i giornalisti abbiano male interpretato il documento inventandosi un tesoro che non c’è? In tal caso, la dirigenza dell’IIT sarebbe la prima a negarne l’esistenza, spiegando origine e natura dell’equivoco. Per assicurarci che non sia questo il caso, vediamo cosa ha risposto il Direttore scientifico dell’IIT nel corso dell’intervista andata in onda nella puntata di Presa Diretta del 19 settembre scorso (qui il video e la trascrizione dell’intervista):

Iacona: Parliamo di questi 430 milioni di euro che sono piazzati da qualche parte?

Cingolani: In Banca d’Italia. Tesoreria.


Nell’intervista, Cingolani nega che quei soldi siano nella disponibilità di IIT, anche se in un recente documento dell’Istituto è stato scritto che, per pagare stipendi e fatture, IIT può effettuare prelievi mensili dal conto. Comunque stiano le cose, nell’intervista Cingolani dichiara esplicitamente che il “tesoretto” è a disposizione del governo:

Cingolani: Quello lo Stato lo può utilizzare per la Ricerca, per gli esodati, per gli stadi, sono affari suoi.

Intervistato da Repubblica, subito dopo il question time del 20/10, è ancora Cingolani a confermare che quei soldi esistono e che sta allo Stato decidere dove destinarli:
«E normale che vadano investiti in ricerca, ma è lo Stato che decide, non sono io a stabilire se destinarli al di fuori dell’Iit.

Dunque quei soldi esistono?»

«Il nostro bilancio è pubblico, chiunque può consultarlo e accertarlo»
Repubblica riporta anche il lapidario giudizio della Senatrice Cattaneo:
«L’affermazione della ministra che i 430 milioni siano presunzioni di stampa è disarmante»
Se, come sembra, il Ministro Giannini era tra i pochi a non essere al corrente del tesoretto, confidiamo che queste nostre righe l’abbiano convinta che il tesoretto sta proprio sotto il suo naso. Basta allungare la mano per recuperare i fondi di cui la ricerca italiana ha drammaticamente bisogno.

Ma forse ciò che manca non sono le prove dell’esistenza di un anomalo tesoretto alimentato da denaro pubblico versato nelle casse di una fondazione di diritto privato. Ciò che manca è la volontà di toccarlo, dando un dispiacere a chi sembra essere più forte del ministro stesso.

Una subalternità difficile da giustificare nell’aula del Senato. Difficile al punto che negare l’evidenza deve essere sembrata la soluzione meno peggio.

Qualcuno potrebbe domandarsi a quale delle sue celebri caricature si ispirerebbe Forattini, se dovesse disegnare quella dell’attuale Ministro del MIUR.

Noi un’idea ce l’avremmo...


Fonte

02/09/2013

Se la Rete s’indigna per gli ottimi senatori a vita…

Vengono nominate senatori a vita quattro straordinarie persone che, secondo il dettato costituzionale (Art. 59), hanno «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario». Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia sono i primi senatori a vita degni di questo nome da 30 anni a questa parte. Infatti, con l’eccezione di Mario Luzi e Rita Levi Montalcini, Napolitano, Ciampi e soprattutto Cossiga (Scalfaro s’astenne) hanno imposto una genia di politici e industriali (da Andreotti ad Agnelli a Colombo, Pininfarina e Monti) che forzavano il dettato costituzionale, rientrando per i capelli nel “sociale”. Bisogna tornare a Sandro Pertini per trovare Eduardo De Filippo o Norberto Bobbio. Non per caso la Costituzione non parla di “meriti politici ed economici” ma la ripetuta scelta di politici e industriali per presunti meriti sociali ha ben rappresentato la temperie neoliberale ed il connubio tra politica ed economia che ha relegato in questi anni le arti e le scienze in secondo piano.
Dunque, per qualità delle persone nominate e soprattutto per il significato che se ne può dare, sono nomine ineccepibili, da applaudire, e che elevano grandemente la qualità umana della Camera alta, dove purtroppo siedono personaggi di infima qualità umana, a partire dal condannato per il reato infame di frode fiscale (un attentato sistematico alla nostra convivenza civile che viene costantemente rappresentato come banale) Silvio Berlusconi.
Purtroppo alla notizia i peggiori bar di Caracas (caffé Facebook e bar Twitter, ma anche le bacheche dove si commenta la notizia) si riempiono d’insulti e grida scandalizzate sui quattro che Re Giorgio c’imporrebbe di mantenere. Per il Corriere della Sera il mood della maggioranza dei lettori della notizia è addirittura “indignato”, il peggiore. Non vale la pena rifarne l’argomento monotematico: i soldi. Napolitano ci metterebbe sullo stomaco quattro suoi famigli da mantenere.
Orbene: Claudio Abbado, splendido ottantenne, ha diretto fino all’anno scorso la Filarmonica di Berlino ed è probabilmente milionario come Renzo Piano, tra le cento persone più influenti al mondo per Time, che a poco più di trent’anni progettò una sciocchezzuola come il Centro Pompidou e con uno studio che da quell’epoca è il primo per fatturato in Francia. Il Premio Nobel Rubbia (79 anni, che da presidente dell’ENEA si scontrò col magliaro di Arcore denunciando come umiliasse la ricerca), che ha addirittura un asteroide a lui intitolato e una trentina di laurea honoris causa nel mondo, forse non è milionario ma deve godere di qualche buona pensione pagata da Harvard o dal CERN di Ginevra. Elena Cattaneo, nel fiore degli anni e dell’attività scientifica, cervello di ritorno dal MIT di Boston alla Statale di Milano, è donna tutta d’un pezzo a difesa della libertà di ricerca e un’autorità in un campo di battaglia quale quello delle staminali.
Con ogni evidenza, i neo-senatori a vita ci faranno un favore ogni volta che parteciperanno a una seduta parlamentare e volesse il cielo che potessero contribuire nei campi nei quali sono giunti all’eccellenza nel mondo. Purtroppo per loro s’incroceranno col magno poeta Sandro Bondi (peccato non gli diano il Nobel) o con i vari Roberto Calderoli, Stefano Esposito, Maurizio Gasparri, Alessandra Mussolini, Vito Crimi, Latorre coi suoi pizzini, Razzi, Sacconi, Scilipoti, Schifani. Ci faranno un favore e non solo hanno dato lustro alla Patria, ma tireranno su l’ambiente di un’istituzione particolarmente screditata quale quella parlamentare.
Perché allora la Rete se la prende con quella che è evidentemente un’ottima notizia? Ci sono alcune motivazioni che hanno a che fare col medium: i social network esprimono in particolare emozionalità e umor nero e tali sentimenti negativi si esprimono in maniera indistinta verso la cosa pubblica e verso la complessità necessaria in uno Stato democratico. Troppe istituzioni e troppi stipendi d’oro potrebbero essere eliminati o ridotti, ma nel periodo nel quale nessun parlamentare è stato eletto i senatori a vita sono più e non meno legittimi dei nominati col Porcellum.
È triste dirlo, ma in una società dove il popolo è stato ritrasformato in plebe, in particolare dai processi di passivizzazione televisiva e dalla volontaria distruzione del sistema educativo, poi è difficile non trovare istinti plebei che si traducono in una limitatezza e una pochezza prepolitica. In un paese dove ogni investimento viene fatto passare dalla casta politico-mediatica pseudo-liberale come sinonimo di spreco, in milioni non sono più in grado di differenziare tra Rubbia e Bondi e tra Piano e Gasparri. Disperante.

Fonte