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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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27/10/2016

Libano - Svolta di Hariri, ora sostiene Aoun presidente

di Stefano Mauro

“Siamo  finalmente vicini all’elezione del presidente della repubblica” con queste parole il presidente del parlamento libanese e leader di Amal, lo sciita Nabih Berri, ha esordito ieri nel suo intervento all’assemblea generale interparlamentare di Ginevra. Dallo scorso giovedì, in effetti, diversi avvenimenti si sono succeduti e potrebbero portare, finalmente, all’elezione del presidente della repubblica libanese nella prossima seduta parlamentare del 31 Ottobre.

Dal maggio 2014, infatti, il paese dei cedri non ha un capo dello stato.  Dopo la scadenza del mandato dell’ultimo presidente, Michel Suleiman, le forze politiche che compongono il parlamento libanese non sono riuscite a trovare un accordo per l’elezione della carica presidenziale. In questi trenta mesi di stallo politico, il paese è scivolato in una progressiva crisi economica e sociale sfociata nel movimento trasversale “You Stink”. Le proteste del movimento erano e sono le seguenti: il superamento del sistema confessionale e clientelare,  il progressivo degrado dei servizi essenziali quali lo smaltimento dei rifiuti, l’acqua o l’energia elettrica, la crescente disoccupazione e l’accoglienza di oltre un milione e mezzo di rifugiati provenienti dal conflitto siriano.

In base al ”Patto Nazionale” del 1943, retaggio del colonialismo francese,  i poteri in Libano vengono divisi su base confessionale: la presidenza della repubblica va ad un cristiano maronita, la presidenza del governo ad un musulmano sunnita e quella del parlamento ad un musulmano sciita, oltre alla suddivisione etnica dei seggi del parlamento. Una tale divisione, creata in base alla popolazione dell’epoca, non rispecchia più il reale andamento demografico di questi ultimi anni e le concrete aspirazioni della sua popolazione che vorrebbe, invece, il superamento dei vincoli confessionali.

Lo scontro politico è visibile tra i due schieramenti che partecipano al governo di unità nazionale presieduto dal sunnita Tammam Salam. Da una parte il movimento “8 Marzo”, a maggioranza sciita e cristiano-maronita, guidato da Hezbollah e dalla Corrente Patriottica Libera del candidato alla presidenza Michel Aoun. L’”8 marzo” sostiene il regime di Bashar  Al Assad ed è intervenuto militarmente nel conflitto siriano per non far cadere il Libano nel baratro della guerra civile e del terrorismo jihadista. Dall’altra parte il movimento “14 Marzo”, guidato dal sunnita Saad Hariri leader del partito Al Mustaqbal (Futuro), ostile al regime siriano e sostenuto politicamente dall’Arabia Saudita e dalla Francia. Sia Hariri che l’altro leader del movimento, Samir Geagea segretario delle Forze Libanesi (destra maronita), avevano da subito sostenuto il rivale di Aoun alla presidenza: Suleiman Franjieh. Le prime crepe nell’alleanza del “14 Marzo” si sono avute lo scorso aprile quando, a sorpresa, Geagea dichiarò il suo sostegno politico all’acerrimo rivale Michel Aoun, favorendo la creazione di un unico fronte tra le forze politiche cristiano-maronite.

Lo scorso giovedì, invece, lo stesso Saad Hariri ha dichiarato il suo “sostegno alla candidatura del generale Aoun per la presidenza della repubblica, sulla base di un accordo politico di convergenza per il bene del Libano”.

Hariri, in una conferenza stampa congiunta con il generale, ha inoltre aggiunto di “voler dare una speranza al Libano con la presidenza di Aoun” per “rilanciare lo stato, le istituzioni, i servizi di base e per riportare i libanesi ad una vita normale”.

Nonostante le dichiarazioni di facciata la scelta di Hariri è stata obbligata principalmente per due motivi. Il primo è il progressivo isolamento politico del suo partito, sia a livello nazionale che internazionale, e la conseguente sconfitta alle elezioni amministrative dello scorso maggio. Il secondo è “la via d’uscita” offerta recentemente ad Hariri dal suo “nemico” e vero vincitore politico per la conclusione dello stallo: Hassan Nasrallah. Il leader di Hezbollah, nei mesi precedenti, aveva proposto all’ex pupillo di Riyad la carica di primo ministro di un governo di unità nazionale in cambio del sostegno alla presidenza della repubblica per Aoun.

Nella serata di domenica lo stesso generale maronita ha incontrato pubblicamente il segretario di Hezbollah per ringraziarlo in merito alla  sua mediazione politica e per sancire l’alleanza tra i due partiti e la vittoria politica del fronte dell’”8 Marzo”. Il sostegno di Hariri, infatti, rappresenta  un’ulteriore sconfitta per quelle nazioni straniere – principalmente l’Arabia Saudita, gli Stati del Golfo e Israele – che, attraverso lo stallo politico, miravano ad una maggiore ingerenza nelle dinamiche interne del paese dei cedri.

Al contrario la scelta del leader sunnita rappresenta una duplice vittoria per la corrente del “Blocco della Resistenza”. Per prima cosa pone Hezbollah come principale e indiscussa forza politica del paese. Il movimento sciita è diventato sempre più una risorsa “indispensabile sia per quanto riguarda la “resistenza” alle ingerenze esterne (Arabia Saudita, Israele) sia per la parte di mediazione tra le differenti parti politiche per il dialogo e l’unità nazionale. L’appoggio di Hariri, quindi, spiana la strada all’elezione come presidente della repubblica per il generale Aoun e allontana il paese da una pericolosa instabilità politica durata tre anni.

Fonte

11/02/2016

Libano: Michel Aoun alla presidenza della repubblica con il sostegno del rivale Geagea

Verso la fine dello stallo politico in Libano? L’inatteso sostegno alla candidatura del cristiano maronita Michel Aoun per la presidenza della repubblica libanese da parte del suo storico rivale, Samir Geagea, sembra rimescolare le carte tra i diversi schieramenti della scena politica del paese dei cedri. Geagea e Aoun, ambedue cristiani maroniti, negli ultimi decenni sono sempre stati avversari e le formazioni politiche da loro guidate sono schierate su fronti contrapposti, sia sul piano interno che su quello internazionale.

Samir Geagea, leader del partito Forze Libanesi (FL) fa parte della coalizione “14 Marzo”. Quel Samir Geagea che è tristemente noto come uno dei criminali per le stragi dei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila per le quali è stato condannato nel 2004 e scagionato l’anno successivo con un’amnistia.

Il fronte del “14 Marzo”, guidato da Saad Hariri e dal suo partito sunnita “Futuro”, è ostile, dall’inizio della guerra civile, al regime siriano di Bashar al Assad ed è politicamente sostenuto dall’Arabia Saudita. Dall’altra il movimento “8 Marzo”, a maggioranza sciita e cristiano maronita con in testa il partito Hizbollah e il Movimento Patriottico Libero del generale Aoun sostiene il regime ed è intervenuto militarmente in Siria a fianco di Al Assad. Una decisione presa sia per difendere le comunità sciite e cristiane a ridosso del confine libanese sia per preservare il paese dalla “deriva jihadista” nella quale era caduto con una serie di attentati dinamitardi.

La situazione politica libanese, infatti, rimane confusa e dagli sviluppi imprevedibili a causa sia delle proprie difficoltà legate ad una divisione dei poteri a livello settario e confessionale sia dell’attuale situazione di conflitto nella vicina Siria. In base al” Patto Nazionale” del 1943 i poteri vengono divisi su base confessionale: la presidenza della repubblica ad un cristiano maronita, la presidenza del governo ad un musulmano sunnita e quella del parlamento ad un musulmano sciita, oltre alla suddivisione etnica dei seggi del parlamento. Una tale divisione, ricevuta in eredità dai colonizzatori francesi e creata in base alla popolazione di allora, non rispecchia più il reale andamento demografico di questi ultimi anni e le concrete aspirazioni della sua popolazione che vorrebbe, invece, il superamento dei vincoli confessionali. Lo scontro tra queste due visioni è evidente anche all’interno di questi due schieramenti che partecipano al governo di coalizione guidato dal sunnita Tammam Salam dal febbraio 2014.

Le ultime elezioni sono, infatti, avvenute nel 2009 ed erano previste nel 2013, ma il crescente clima di disaccordo tra le due fazioni e la crisi siriana hanno spinto entrambe gli schieramenti a lunghi patteggiamenti.  Il risultato è stata la formazione di un governo di unità nazionale con un’equa divisione dei ministeri tra i due schieramenti, pur di non far cadere il paese in un’aperta guerra civile, emanazione di quella alle porte di Damasco. Con una netta maggioranza, inoltre, i deputati libanesi si sono espressi per un rinvio alle urne previsto per il 2017 al fine di trovare un equo accordo legato allo svolgimento delle elezioni e relativo in particolare all’elezione del presidente della repubblica, ruolo chiave nella debole democrazia libanese.

La situazione di stallo politico ha progressivamente aggravato le difficoltà che vive il Paese dei Cedri a causa anche di una corruzione dilagante e di un sistema fondato sul clientelismo confessionale. Tutte cause che hanno portato ad un progressivo peggioramento della vita dei libanesi: acqua, elettricità, rifiuti (movimento You Stink-ndr). Oltre a questo un vertiginoso aumento della disoccupazione, circa 2 milioni di profughi siriani in territorio libanese e la progressiva insicurezza dovuta al terrorismo di matrice jihadista legata a Daesh, con la strage di Beirut del 12 novembre 2015 (oltre 40 morti e centinaia di feriti nel quartiere di Bourj el Barajneh all’uscita da una moschea) e decine di cellule fermate in questi anni dalle forze di sicurezza.

L’inaspettata scelta di Geagea sembra quindi legata a smuovere questa impasse con “la speranza di maggiore stabilità per il paese” come ha dichiarato nella conferenza stampa congiunta insieme al generale Aoun che ha aggiunto “di voler voltare pagina per non ripetere gli errori del passato, senza dimenticarlo”. Per quanto riguarda le reazioni politiche il partito sciita Hizbollah si è mostrato soddisfatto per il sostegno dato al suo candidato e alleato, dichiarando di essere favorevole ai contatti e all’accordo tra i due esponenti cristiani. L’ufficio stampa del partito sciita ha dichiarato, infatti, che “l’elezione di Aoun a presidente della repubblica è molto vicina”. Al contrario Nabih Berri,  presidente del parlamento e leader dell’altro partito sciita Amal, sembra ancora orientato a sostenere l’altro candidato della corrente opposta: il cristiano maronita Suleyman Franjeh.

Per la coalizione “14 Marzo” Saad Hariri, anche lui sostenitore di Franjeh, non ha ancora fatto alcuna dichiarazione in merito al sostegno del suo alleato. Durante questi mesi aveva dichiarato che avrebbe sostenuto Aoun solo in caso di un pieno sostegno nei suoi confronti da parte della comunità cristiana. Molti analisti sono però ancora dubbiosi se manterrà la parola. Infine il leader druso Walid Jumblatt ha convocato il proprio gruppo parlamentare ed ha dichiarato polemicamente al giornale al Akhbar che “l’accordo tra i maroniti è più pericoloso del loro precedente disaccordo”.

L’iniziativa di Geagea stravolge completamente gli assetti e le alleanze delle due coalizioni e favorisce l’elezione del suo “vecchio” e acerrimo rivale Aoun.

Fonte

25/01/2016

Libano - Pce d'interessi tra i due nemici Aoun e Geagea

di Michele Giorgio – Il manifesto

Un approccio troppo orientalista potrebbe spingere a considerare il clamoroso accordo tra i due principali leader cristiani libanesi, Samir Geagea e Michel Aoun, nemici giurati da 30 anni, l’ennesimo esempio delle incongruenze del Paese dei cedri e di un Medio Oriente sempre ai limiti della surrealtà. Piuttosto l’esito dell’incontro del 18 gennaio a Maarab – volto a dare al Libano un nuovo presidente dopo 20 mesi di vuoto istituzionale – tra Geagea, capo delle Forze Libanesi (destra filo-occidentale e anti-Assad), e Aoun, leader della Corrente dei liberi patrioti (nazionalisti alleati del movimento sciita Hezbollah), è fondato su ragioni politiche concrete, dentro e fuori il Libano. A cominciare dalle forti ambizioni dei due esponenti cristiani, rimaste paralizzate per 11 anni dopo la frattura netta, devastante, tra filo-occidentali e filo-siriani emersa in seguito all’assassinio a Beirut nel 2005 dell’ex primo ministro Rafiq Hariri. Passando per la rivalità tra Qatar e Arabia Saudita. Fino alla realpolitik di Barack Obama, sponsor principale dell’accordo internazionale sul nucleare iraniano che sta spostando parte degli equilibri in Medio Oriente.

Certo in Libano (e non solo) tanti sono rimasti a bocca aperta quando hanno appreso che Geagea appoggerà la candidatura di Aoun alla presidenza. Così come erano rimasti senza parole quando alla fine dell’anno scorso, il leader sunnita ed ex premier Saad Hariri (figlio di Rafik Hariri) aveva annunciato il suo appoggio, per la carica di capo dello stato, a Suleiman Frangieh, amico stretto del suo odiato nemico Bashar Assad. Aoun e Geagea si sono combattuti per 30 anni. Alla fine degli anni Ottanta, nell’ultima fase della guerra civile libanese, Geagea attaccò Aoun (all’epoca comandante delle forze armate) che in quelle fasi, a differenza di oggi, si opponeva all’ingerenza siriana in Libano. I due parlarono a suon di cannonate. Aoun nel 1990 fu sconfitto e costretto all’esilio. Geagea quattro anni dopo fu arrestato e incarcerato per crimini di guerra. Tanti anni dopo, con ruoli capovolti, i due si sono di nuovo scontrati dopo la liberazione di Geagea (seguita al ritiro militare siriano dal Libano il 26 aprile 2005) e il rientro a Beirut il 7 maggio dello stesso anno di Aoun. Geagea da allora è stato parte del Fronte 14 Marzo e alleato dei sunniti di Saad Hariri. Aoun, il più popolare dei leader cristiani libanesi, con la firma del memorandum d’intesa con Hezbollah nel 2006, è diventato un partner decisivo del movimento sciita guidato da Hassan Nasrallah. Infine dal 2014 sono stati divisi proprio dalla questione della presidenza, che la spartizione settaria libanese assegna a un cristiano maronita. Infine è giunta la svolta clamorosa dell’accordo di inizio settimana.

Secondo un’analisi del quadro interno libanese, Geagea, è stato infastidito dall’iniziativa presa, senza consultarlo, dal suo alleato Hariri di indicare per la presidenza Suleiman Frangieh. Più di questo ha pesato la conclusione raggiunta dal leader delle Forze Libanesi di non poter mai superare il consenso che raccoglie Aoun tra i cristiani. Ed inoltre spalancare la strada della presidenza al suo (ex) nemico adesso, vuol dire tenerla aperta anche per le sue ambizioni al termine del mandato di Aoun. Una prospettiva che ha qualche possibilità di concretizzarsi sebbene in politica, specialmente in Libano, è sempre un rischio fare piani a lunga scadenza. Anche il quadro regionale ha avuto il suo ruolo. Il Qatar, che ha subito applaudito alla riconciliazione tra Geagea e Aoun, salutandola come la soluzione che darà un nuovo presidente al Libano, ha esercitato forti pressioni sull’alleato Geagea, allo scopo di compensare il sostegno dato dai “cugini” sauditi all’iniziativa di Saad Hariri. Qualcuno però crede che, seguendo strade diverse, Riyadh e Doha, in realtà stanno rimescolando le carte in Libano, prima attraverso Frangieh e ora con Geagea. Il fine sarebbe quello di smantellare la stretta alleanza tra Aoun e Hezbollah. Sauditi e qatarioti, si sussurra in giro, credono che Aoun, una volta nominato presidente, rinuncerà a una parte delle ragioni che più di 10 anni fa lo spinsero ad allearsi con Hezbollah e il fronte pro-Siria “8 Marzo”. Per questa ragione il movimento sciita guarda a questi sviluppi con prudenza, pur proclamandosi favorevole.

Si deve considerare anche un ruolo americano. Secondo Nasser Qandil, direttore del quotidiano pro-Damasco al-Binaa, dietro le pressioni del Qatar su Geagea, ci sarebbe proprio l’Amministrazione Obama desiderosa di lanciare qualche siluro all’influenza in Libano dei regnati sauditi, alleati che in questi ultimi 2-3 anni hanno contestato molto la linea degli Stati Uniti e tentato di impedire l’accordo sul nucleare iraniano. La riconciliazione tra leader nemici in Libano, spiega Qandil, potrebbe essere un riflesso della linea americana volta a trovare i compromessi necessari per un accordo in Siria. Non è detto però che i giochi in Libano siano già fatti.

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