A mezzanotte termina la tregua di cinque giorni e nessuno – ne’ i
dirigenti israeliani ne’ i palestinesi – sanno dire se subito dopo a
Gaza riprenderanno i bombardamenti israeliani e i lanci di razzi o se un
nuovo cessate il fuoco consentirà la continuazione delle trattative al
Cairo. Al momento il governo del premier Netanyahu e il
movimento islamico Hamas sembrano escludere la possibilità di un accordo
sulla base dell’ultima proposta presentata alle parti dall’Egitto.
Ieri Netanyahu ha avvertito che Hamas ”non può sperare di compensare una sconfitta militare con un successo politico”.
E ha ribadito che il suo governo respingerà ogni proposta che non tenga
nel dovuto conto gli interessi di sicurezza di Israele, in evidente
riferimento alla richiesta israeliana del “disarmo completo di Gaza”.
Immediata la replica del portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri,
che ha negato “l’indebolimento” del movimento islamico e ha previsto
nuovi combattimenti, questa volta ad Ashqelon, ossia in territorio
israeliano. Un alto dirigente di Hamas, Musa Abu Marzouq, ha
detto che l’irrigidimento di Israele riporta tutto il negoziato “al
punto di partenza”. Abu Marzouq ha escluso un ulteriore prolungamento della tregua alla mezzanotte.
Da Gerusalemme fanno sapere che l’esercito è pronto a
sferrare un nuovo durissimo attacco. E’ già stato dato l’ordine di
sospendere da oggi i collegamenti ferroviari tra Ashqelon e Sderot,
vicino a Gaza, dove si attendono lanci di razzi palestinesi. Il
ministro per le questioni strategiche Yuval Steinitz ha escluso
categoricamente che Israele possa accogliere la richiesta di Hamas per
la costruzione di un porto a Gaza che, a suo dire, diventerebbe un
“duty-free per i missili iraniani”.
Presto andrà al Cairo il presidente palestinese Abu Mazen
che esorta le parti ad accettare la proposta egiziana. Il leader
dell’Anp è il più interessato a un accordo immediato di cessate il
fuoco, anche se saranno accolte ben poche delle richieste presentate dai
palestinesi. Il piano egiziano prevede che siano proprio le sue forze a
prendere il controllo dei valichi (sul versante palestinese) con
Israele e l’Egitto, e a monitorare l’ingresso e la distribuzione degli
aiuti alla popolazione e dei materiali necessari per la ricostruzione.
Al momento la prospettiva più concreta è la ripresa della
guerra di attrito tra Israele e Hamas vista nei giorni scorsi tra una
tregua e l’altra.
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