Nove morti e 37 feriti, più la certezza che guerra siriana è entrata
in una nuova fase nel Paese dei Cedri. E’ il bilancio del doppio attacco
suicida, rivendicato dagli estremisti islamici del Fronte al-Nusra,
avvenuto sabato sera in un caffè di Jabal Mohsen,
quartiere a maggioranza alawita della città di Tripoli da anni teatro
di scontri con il suo dirimpettaio sunnita Bab al-Tabbaneh. Secondo una
fonte della sicurezza libanese, un uomo sarebbe entrato nel caffè
Omran verso le 19.30 e si sarebbe fatto esplodere, seguito da un secondo
attentatore pochi minuti dopo.
L’esercito libanese ha confermato che gli attentatori – Taha
al-Khayal, 22 anni, e Bilal al-Mariyan, 29, entrambi libanesi –
portavano una veste imbottita con quattro chili di tritolo ciascuno. Il
Fronte al-Nusra, che ha rivendicato l’attacco via Twitter contro il
caffè “di proprietà del Partito Alawita Arabo Democratico” spiegando
che si tratta di una “vendetta per i Sunniti di Siria e Libano” contro
“la campagna portata avanti contro di loro dagli alawiti in Siria”, ha
rivelato all’agenzia Anadolu che i due attentatori sarebbero stati addestrati nella regione di Qalamoun, al confine con il Libano.
La città settentrionale di Tripoli, a grande maggioranza sunnita e siriana nell’anima, è
considerata il cuore del conflitto siriano trapiantato in Libano: i due
quartieri nemici di Jabal Mohsen – storicamente alawita e negli ultimi
anni rifugio per i profughi alawiti provenienti dalle zone frontaliere
siriane – e Bab al-Tabbaneh – casa dei ribelli sunniti e quartier
generale del salafismo in città – hanno imbracciato le armi l’uno contro
l’altro più volte negli ultimi quattro anni, provocando numerose
vittime soprattutto tra i civili vittime del fuoco incrociato.
Negli ultimi mesi i servizi di intelligence libanesi avevano condotto
numerosi raid nella zona, arrestando centinaia di persone sospettate di
appartenere a cellule legate ad al-Nusra o all’Isis: le incursioni
della sicurezza si sono intensificate dopo l’assalto congiunto,
nell’agosto scorso, delle due formazioni integraliste alla città
frontaliera libanese di Arsal, quando alcuni membri di al-Nusra hanno
occupato la città infiltrandosi dal lato siriano del confine uccidendo
decine di persone e sequestrando una trentina di poliziotti e militari,
di cui alcuni sono poi stati decapitati.
La guerra siriana, inoltre, ha paralizzato la vita politica
del Paese dei Cedri, il cui Parlamento da anni è diviso
sull’atteggiamento da tenere nei confronti del conflitto: con Hezbollah
invischiato nel conflitto al fianco di Bashar al-Assad e la coalizione
anti-siriana decisa a rimanerne (ufficialmente) fuori, non c’è accordo
sull’elezione di un nuovo presidente, che manca ormai da maggio.
Nonostante le divisioni, la condanna all’attacco ha unito almeno nei
proclami tutte le formazioni politiche: Saad Hariri, ex premier e leader
del Movimento del Futuro (parte della coalizione anti-siriana detta “14
Marzo”, ndr) ha condannato l’attentato, che è “parte di una campagna
volta a seminare il caos e la divisione e destabilizzare (Tripoli) dopo
che l’esercito e le forze di sicurezza libanesi era riuscito a fermare i
cicli di violenza”.
Il leader di Hezbollah (coalizione detta “8 marzo”) Hassan Nasrallah
ha invece tuonato contro i terroristi “Takfiri” (estremisti, ndr), la
cui ideologia “colpisce tutti indiscriminatamente”, aggiungendo che è
evidente che i “Takfiri” siano”irritati dal dialogo in corso tra le
varie fazioni politiche libanesi, tra cui i colloqui Hezbollah-Movimento
del Futuro”. Nasrallah ha invitato tutti i libanesi ad “allontanare i
gruppi terroristici” e a “stringersi dietro l’esercito libanese” per
combatterli.
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