di Michele Giorgio – il Manifesto
La guerra tra Usa e Iran per ora è
fatta di violenti scambi di accuse. Tehran è tornata a denunciare la
“fake intelligence” che gli americani userebbero per ammassare ingenti
forze militari nell’area del Golfo in risposta ad una presunta
intenzione dell’Iran di attaccare gli interessi degli Stati Uniti e dei
loro alleati in Medio Oriente. Non ha peli sulla lingua Majid Takhtì Ravanchi, ambasciatore iraniano all’Onu. «Le
accuse americane sono prodotte dalle stesse persone che hanno fatto
altrettanto nel periodo precedente l’invasione Usa in Iraq», ha
denunciato l’ambasciatore in un’intervista alla Nbc. Chiaro il
riferimento a John Bolton, il Consigliere per la sicurezza nazionale di
Donald Trump. Difficile dargli torto. Da quando è entrato a far
parte dell’entourage della Casa Bianca, Bolton ha radicalizzato
ulteriormente l’agenda estremista del presidente. Ed è
l’artefice principale della politica aggressiva di Washington contro
l’Iran e il Venezuela di Nicolas Maduro. In queste circostanze, ha
spiegato l’ambasciatore iraniano, l’apertura al dialogo fatta da Trump, è
soltanto una farsa. «Perché Trump ha lasciato il tavolo negoziale,
visto che noi stavamo parlando con tutte le parti dell’accordo sul
nucleare. Quale è la garanzia che non si tirerà di nuovo indietro in
caso di futuri colloqui tra Iran e Stati Uniti?», ha domandato Ravanchi.
Le risposte sono note da tempo. Con il motivo che l’accordo
internazionale sul programma nucleare iraniano, firmato nel 2015 anche
dagli Usa, offrirebbe all’Iran la possibilità di costruire segretamente
ordigni nucleari che possono essere montati su missili balistici a
lungo raggio, l’Amministrazione Usa ha stracciato le carte della
diplomazia per creare un ordine regionale fondato sull’alleanza tra le
due potenze alleate, Israele e Arabia Saudita. Un disegno da realizzare anche a costo di scatenare una guerra.
Dopo l’invio nel Golfo della squadra navale guidata dalla
portaerei Lincoln e di quattro bombardieri B-52, gli Stati Uniti ora
stanno schierando in Medio Oriente una batteria anti-missile Patriot e
un’altra nave da guerra, la Arlington, che trasporta mezzi anfibi e
velivoli. Tehran da parte sua respinge le accuse americane e
ostenta sicurezza. Un religioso di alto rango, Yousef Tabatabai-Nejad,
si dice sicuro che la flotta militare Usa può essere «distrutta con un
solo missile». Ovviamente non è così. Tuttavia i comandanti delle forze
armate iraniane sono convinti, in caso di conflitto, di poter infliggere
pesanti perdite al nemico.
Gli iraniani, incapaci di contrastare la superiorità aerea statunitense – l’Iran non dispone di una aviazione militare di nuova generazione – in mare, nel Golfo, possono fare danni molti gravi.
Grazie a imbarcazioni veloci cariche di esplosivi, possono bloccare lo
stretto di Hormuz e paralizzare il passaggio di mercantili e petroliere.
L’Iran è dotato anche di missili antinave di fabbricazione cinese.
Usati in guerra nel 2006 dal movimento sciita Hezbollah colpirono e
danneggiarono gravemente un’unità da guerra israeliana davanti alle
coste libanesi. Ed è probabile che gli iraniani provino a colpire con
missili le installazioni petrolifere della nemica Arabia Saudita – che
assieme a Israele soffia sul fuoco dello scontro, anche militare, con
Tehran – allo scopo di gettare nel caos i mercati internazionali e
provocare un aumento stratosferico del prezzo del greggio. Attacchi all’Arabia Saudita potrebbero arrivare anche da sud. La guerriglia yemenita Houthi ha già dimostrato di poter lanciare razzi persino contro Riyadh e il suo aeroporto.
Diversi esperti militari credono che all’Iran non convenga
rispondere ad un attacco Usa con una rappresaglia contro le basi
americane nel Golfo, troppo protette per poter subire danni
rilevanti. Così come è improbabile che Tehran indirizzi i suoi missili
verso Tel Aviv se non ci sarà un coinvolgimento diretto di Israele
accanto agli americani.
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