Vedere un direttore di telegiornale (Enrico Mentana) leggere integralmente il comunicato del Consiglio Supremo di Difesa – presieduto da Mattarella e composto da generali e ministri – è una cosa che dovrebbe mettere i brividi.
Quel comunicato è una sorta di “chiamata alle armi” politica, ideologica e materiale. È una scena da propaganda di regime e di guerra, ma è esattamente il gorgo dentro cui la classe dirigente e il sistema mediatico sta trascinando il nostro paese.
Ma ancora più inquietante è il Rapporto sulle Guerre Ibride che il ministro Crosetto ha presentato nella riunione del Consiglio Supremo di Difesa e al quale è dedicato un approfondimento in altra parte del nostro giornale.
In quel rapporto è scritto chiaramente che è parte della guerre ibride anche “l’indebolimento della coesione sociale nazionale e della fiducia nei confronti del governo o la diffusione di sfiducia nelle alleanze e organizzazioni sovranazionali (come Ue, Nato, G7)”. Non solo. Anche “Influenzare l’opinione pubblica, screditare partiti politici e sindacati, minare la fiducia in enti e istituzioni, accentuare le divergenze socio-politiche preesistenti” vuol dire prendere parte ed essere un soggetto delle guerre ibride.
Infine, ma non importanza, lo è anche “diffondere bugie per far perdere fiducia nella democrazia e scoraggiare il voto” oppure “che la gente non voti e che emergano candidati estremisti utili ai loro interessi”.
In pratica basterà un articolo su un giornale, un post sui social network, una conferenza pubblica, una campagna elettorale dissonante da quelle blindate dal bipolarismo, per essere considerati agenti o proxy di una guerra ibrida scatenata da potenze straniere. Qualcosa del genere lo stiamo già vedendo.
Qualche giorno fa a Torino, alcuni politici guerrafondai (tra cui la solita Picierno, ex astro nascente nel PD) sono intervenuti pesantemente sul Comune per impedire in una sala pubblica una conferenza del prof. Angelo D’Orsi – storico e docente emerito dell’università torinese – su “Russofobia e russofilia”.
L’accusa, infamante, è quella di propaganda filorussa. Il fatto che poi la conferenza si sia svolta – e con grande successo di pubblico – in un altro posto, fa ben sperare sugli anticorpi democratici esistenti ancora nella società, ma non sminuisce certo la gravità di quanto accaduto.
Il governo di destra, il Quirinale e una parte rilevante dell’“opposizione” continuano a sostenere l’impegno militare ed economico in Ucraina e contro la Russia. Ne consegue una martellante campagna ideologica e mediatica a sostegno dell’impegno bellico e del clima di guerra che si va imponendo sull’Europa.
La versione ufficiale afferma che la colpa è di Mosca e che, anzi, saremmo alla vigilia di una “invasione russa dell’Europa” (della quale è lecito dubitare fino a prova contraria), ragione per cui occorre destinare ancora miliardi di euro all’Ucraina, altri miliardi di euro al riarmo e alle spese militari, e ancora miliardi al controllo della e sull’informazione per impedire “la guerra ibrida russa sulla diffusione delle notizie che danneggiano la sicurezza e la stabilità nazionale”.
Ne deriva che se sul fronte esterno – la guerra in Ucraina – si continua a mandare al macello migliaia di uomini e al macero miliardi di euro, sul fronte interno la priorità del “Partito Trasversale della Guerra (PTG) – da Fratelli d’Italia al PD – è innanzitutto quello di imbavagliare l’informazione. Non solo. Se oggi si insulta ogni commentatore critico verso l’impegno italiano nella guerra in Ucraina come filorusso, già da domani questa accusa potrebbe diventare quella assai più pesante di “intelligenza con il nemico”.
Il problema che il PTG non vuole riconoscere, anzi vuole eliminare, è che l’opinione pubblica non è ancora disposta ad arruolarsi nelle pruderie guerrafondaie ispirate da Bruxelles (dalla UE e dalla Nato).
Per quanto giornali, telegiornali e discorsi di Mattarella continuino a martellare, alimentando informazioni e linguaggi russofobici, e in fondo anche anticomunisti, la gente non si fa convincere ad indossare l’elmetto né a legittimare le spese militari a discapito delle immense priorità sociali del paese.
Dunque ogni voce che rafforza questa diffusa convinzione antibellicista, per quanto coniugata in modo e su esigenze diverse, deve essere zittita non per quello che dice ma perché è “intelligente con il nemico”: la Russia, per il momento, altri all’occorrenza.
Chi dissente diventa quindi un “traditore” e come tale deve essere additato, bandito da ogni spazio pubblico e tendenzialmente perseguito, come viene ormai viene richiesto da Bruxelles, dal rapporto del ministro Crosetto sulle guerre ibride o da alcuni disegni di legge depositati nel Parlamento italiano.
L’“ora più buia” non è ancora scoccata nel nostro paese, ma è bene individuare le forze che stanno spingendo le lancette dell’orologio in quella direzione e organizzare una vasta opposizione popolare, democratica e alternativa contro il Partito Trasversale della Guerra e i suoi apparati politici-mediatici e giudiziari.
Prima se ne ha piena consapevolezza, meglio è. Sarà una battaglia politica, culturale, ideologica e democratica durissima.
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19/11/2025
Il Consiglio Supremo di Difesa esalta la guerra e si appiattisce sulla Nato
Il comunicato del Quirinale dopo il Consiglio Supremo di Difesa voluto dal Presidente Mattarella, con Giorgia Meloni e tutti i principali ministri, è pessimo e gravissimo.
Nel comunicato si esalta la guerra totale contro la Russia, l’invio di armi e tutto il folle piano di riarmo UE e NATO. Con ipocrisia si denunciano le violenze in Palestina, senza neppur dire chi le compie, mentre si accusa di antisemitismo chi condanna il genocidio.
Il Consiglio di Difesa si schiera totalmente con il piano di Trump senza fare minimo accenno al diritto dei palestinesi ad uno Stato.
Infine il comunicato si conclude con il sostegno alla caccia alle streghe contro le cosiddette “campagne di disinformazione” della Russia, il che vuol dire solo censura e propaganda di guerra.
Se siamo ancora in democrazia bisogna poter dire che questa del Consiglio Supremo di Difesa è una delle posizioni peggiori e nefaste della storia della Repubblica.
Se siamo ancora in una democrazia bisogna potere dire pubblicamente NO NO NO alla propaganda di guerra della NATO e del governo israeliano, anche e quando viene dal Quirinale.
Fonte
Nel comunicato si esalta la guerra totale contro la Russia, l’invio di armi e tutto il folle piano di riarmo UE e NATO. Con ipocrisia si denunciano le violenze in Palestina, senza neppur dire chi le compie, mentre si accusa di antisemitismo chi condanna il genocidio.
Il Consiglio di Difesa si schiera totalmente con il piano di Trump senza fare minimo accenno al diritto dei palestinesi ad uno Stato.
Infine il comunicato si conclude con il sostegno alla caccia alle streghe contro le cosiddette “campagne di disinformazione” della Russia, il che vuol dire solo censura e propaganda di guerra.
Se siamo ancora in democrazia bisogna poter dire che questa del Consiglio Supremo di Difesa è una delle posizioni peggiori e nefaste della storia della Repubblica.
Se siamo ancora in una democrazia bisogna potere dire pubblicamente NO NO NO alla propaganda di guerra della NATO e del governo israeliano, anche e quando viene dal Quirinale.
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11/11/2019
Mattarella riunisce il Consiglio Supremo di Difesa. Difficile che diventi una riunione di routine
Per oggi, lunedi11 novembre, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato al Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa.
Il Consiglio Supremo di Difesa viene riunito di norma due volte l’anno, tuttavia il Presidente della Repubblica può convocare riunioni tutte le volte che ne ravvisa la necessità, previa intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri. Su richiesta del Presidente della Repubblica possono partecipare altri Ministri, oltre a quelli indicati, altre cariche istituzionali dello Stato e delle Forze Armate, nonché soggetti di particolare competenza in campo scientifico, industriale ed economico. L’ultima riunione del Consiglio si era tenuta martedì 25 giugno.
La legge n. 25/1997 ha però ampliato le competenze del Consiglio attribuendogli l’esame di decisioni fondamentali in materia di sicurezza nazionale e ne ha rafforzato la natura quale mezzo di collegamento tra organi costituzionali nel quale possono essere affrontate e impostate le questioni della sicurezza. Infatti, il Consiglio Supremo di Difesa è la sede nella quale, anche nei momenti di crisi, avviene l’informazione tempestiva e approfondita per il Presidente della Repubblica sulle scelte governative in materia di difesa per consentirgli la più celere ed equilibrata funzione di garanzia del rispetto dei fini, dei mezzi (in particolare dello strumento militare).
L’ordine del giorno della riunione di oggi – si legge nel comunicato diffuso dal Quirinale – prevede la trattazione dei seguenti temi: punto della situazione sulle principali aree di crisi ed evoluzione delle forme di minaccia, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale di matrice jihadista. Impiego dello Strumento Militare nazionale nell’ambito dei diversi Teatri Operativi; stato delle relazioni strategico-militari in ambito europeo e transatlantico e prospettive della posizione nazionale nel quadro delle alleanze e delle iniziative multilaterali cui l’Italia aderisce; processo di riforma e modernizzazione del comparto Difesa, con particolare riguardo ai programmi di investimento. Prospettive evolutive nel settore digitale e sviluppi delle politiche di sicurezza e difesa nel dominio cibernetico”.
Cinque mesi fa, a giugno appunto, l’ordine del giorno del Consiglio Supremo di Difesa era stato relativo ad “aggiornamento sulle principali aree di crisi, sullo stato del terrorismo internazionale e sull’impegno delle Forze Armate nei diversi Teatri Operativi; impatto della minaccia sulla sicurezza nazionale, con particolare riguardo all’area del Mediterraneo; analisi delle iniziative in corso nella Nato e delle prospettive della Politica di Sicurezza e Difesa dell’Unione Europea; implicazioni di carattere strategico-militare”. La riunione sarà l’occasione anche per fare il ”punto della situazione sul processo di riforma e modernizzazione del comparto Difesa, con particolare riferimento ai programmi di investimento e alle iniziative nel settore del personale”.
Sembra quasi impossibile trovare delle significative differenze, se non lessicali, nei due ordini del giorno del Consiglio Supremo di Difesa a distanza di soli cinque mesi dall’ultima riunione. Eppure di cose importanti ne sono avvenute.
A parte i cinque militari delle forze speciali feriti nella zona kurda dell’Iraq (quindi in un teatro di crisi molto critico) e al fatto che l’opinione pubblica ha scoperto che ci sono ancora militari italiani in Iraq, tra i fatti rilevanti c’è sicuramente l’adesione dell’Italia in settembre all’Iniziativa di Intervento Europea voluta dal presidente francese Macron, una sorta di cooperazione rafforzata tra i paesi convergenti su questo progetto, tesa a costruire un esercito europeo vero e proprio, alternativo alla Nato e sganciato dalla Pesco (Politica di Sicurezza e Difesa dell’Unione Europea) ritenuta da Macron troppo farraginosa per essere efficace. Non solo.
Dopo l’intervista di Macron a L’Economist che ha segnato il de profundis della Nato (ritenuta ormai “alla morte cerebrale”, ndr), non sarà semplicissimo tenere ancora una volta i piedi indistintamente in due staffe: Iniziativa d’Intervento Europea e Nato. La prima nasce come progetto alternativo alla seconda e la seconda non gradisce affatto una iniziativa come la prima. L’Italia ha aderito a entrambe.
Fonte
Il Consiglio Supremo di Difesa viene riunito di norma due volte l’anno, tuttavia il Presidente della Repubblica può convocare riunioni tutte le volte che ne ravvisa la necessità, previa intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri. Su richiesta del Presidente della Repubblica possono partecipare altri Ministri, oltre a quelli indicati, altre cariche istituzionali dello Stato e delle Forze Armate, nonché soggetti di particolare competenza in campo scientifico, industriale ed economico. L’ultima riunione del Consiglio si era tenuta martedì 25 giugno.
La legge n. 25/1997 ha però ampliato le competenze del Consiglio attribuendogli l’esame di decisioni fondamentali in materia di sicurezza nazionale e ne ha rafforzato la natura quale mezzo di collegamento tra organi costituzionali nel quale possono essere affrontate e impostate le questioni della sicurezza. Infatti, il Consiglio Supremo di Difesa è la sede nella quale, anche nei momenti di crisi, avviene l’informazione tempestiva e approfondita per il Presidente della Repubblica sulle scelte governative in materia di difesa per consentirgli la più celere ed equilibrata funzione di garanzia del rispetto dei fini, dei mezzi (in particolare dello strumento militare).
L’ordine del giorno della riunione di oggi – si legge nel comunicato diffuso dal Quirinale – prevede la trattazione dei seguenti temi: punto della situazione sulle principali aree di crisi ed evoluzione delle forme di minaccia, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale di matrice jihadista. Impiego dello Strumento Militare nazionale nell’ambito dei diversi Teatri Operativi; stato delle relazioni strategico-militari in ambito europeo e transatlantico e prospettive della posizione nazionale nel quadro delle alleanze e delle iniziative multilaterali cui l’Italia aderisce; processo di riforma e modernizzazione del comparto Difesa, con particolare riguardo ai programmi di investimento. Prospettive evolutive nel settore digitale e sviluppi delle politiche di sicurezza e difesa nel dominio cibernetico”.
Cinque mesi fa, a giugno appunto, l’ordine del giorno del Consiglio Supremo di Difesa era stato relativo ad “aggiornamento sulle principali aree di crisi, sullo stato del terrorismo internazionale e sull’impegno delle Forze Armate nei diversi Teatri Operativi; impatto della minaccia sulla sicurezza nazionale, con particolare riguardo all’area del Mediterraneo; analisi delle iniziative in corso nella Nato e delle prospettive della Politica di Sicurezza e Difesa dell’Unione Europea; implicazioni di carattere strategico-militare”. La riunione sarà l’occasione anche per fare il ”punto della situazione sul processo di riforma e modernizzazione del comparto Difesa, con particolare riferimento ai programmi di investimento e alle iniziative nel settore del personale”.
Sembra quasi impossibile trovare delle significative differenze, se non lessicali, nei due ordini del giorno del Consiglio Supremo di Difesa a distanza di soli cinque mesi dall’ultima riunione. Eppure di cose importanti ne sono avvenute.
A parte i cinque militari delle forze speciali feriti nella zona kurda dell’Iraq (quindi in un teatro di crisi molto critico) e al fatto che l’opinione pubblica ha scoperto che ci sono ancora militari italiani in Iraq, tra i fatti rilevanti c’è sicuramente l’adesione dell’Italia in settembre all’Iniziativa di Intervento Europea voluta dal presidente francese Macron, una sorta di cooperazione rafforzata tra i paesi convergenti su questo progetto, tesa a costruire un esercito europeo vero e proprio, alternativo alla Nato e sganciato dalla Pesco (Politica di Sicurezza e Difesa dell’Unione Europea) ritenuta da Macron troppo farraginosa per essere efficace. Non solo.
Dopo l’intervista di Macron a L’Economist che ha segnato il de profundis della Nato (ritenuta ormai “alla morte cerebrale”, ndr), non sarà semplicissimo tenere ancora una volta i piedi indistintamente in due staffe: Iniziativa d’Intervento Europea e Nato. La prima nasce come progetto alternativo alla seconda e la seconda non gradisce affatto una iniziativa come la prima. L’Italia ha aderito a entrambe.
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