Regge la seconda tregua di 5 giorni iniziata ieri e dal Cairo giungono sempre
più insistenti voci di un accordo vicino. Alcuni media arabi pubblicano
anche possibili bozze di accordo. A parlare per primo è stato il
portavoce della Jihad Islamica, Yousef al-Hasayneh: le parti avevano
optato per cinque giorni in più di cessate il fuoco per definire alcuni
“aspetti tecnici” dell’accordo finale.
“Ci aspettiamo un accordo di tregua completo da firmare
subito dopo lo scadere dei 5 giorni di cessate il fuoco – ha aggiunto
al-Hasayneh – La delegazione ha fatto molti progressi nel porre fine
all’assedio e all’offensiva contro i palestinesi”. Ovvero,
l’accordo prevederà la fine dell’operazione militare, l’espansione della
zona di pesca e l’aumento dei beni che potranno entrare dentro Gaza.
Della costruzione di porto e aeroporto si discuterà tra un mese. Se
fosse vero, i punti in questione sono esattamente quelli proposti da
Israele nei giorni scorsi e definiti ieri dalla delegazione palestinese
“terribili”.
Più articolata la proposta pubblicata dall’agenzia stampa palestinese Ma’an: secondo indiscrezioni, Israele
sarebbe d’accordo nell’apertura dei valichi di frontiera con Gaza sulla
base di un accordo dettagliato con l’Autorità Palestinese e nella
fornitura di materiali per la ricostruzione della Striscia.
Silenzio su porto e aeroporto. Da parte palestinese, sarebbero state
aggiunti altri punti: l’adesione dell’ANP ai trattati e le
organizzazioni internazionali, il dispiegamento di 1000-3000 guardie
presidenziali al valico di Rafah, lo spostamento della conferenza
internazionale sulla ricostruzione di Gaza dalla Norvegia all’Egitto, un
accordo separato con l’Egitto su Rafah e l’avvio di negoziati sul porto
e l’aeroporto.
Funzionari di Hamas avrebbero riferito di un loro interesse in un
cessate il fuoco di lungo termine e nel passare il controllo di Gaza
nelle mani dell’ANP, di cui il movimento è parte grazie alla formazione
del governo di unità nazionale. Fonti di Hamas avrebbero poi detto alla Israel Radio di non avere intenzione di riprendere le ostilità.
E mentre a Gaza si continua a morire – ieri sono deceduti tre anziani
per le ferite riportate nei bombardamenti israeliani: Jihad Ali Abu
Zied, 61 anni, Mahdheyad al-Mebayyed, 91, e Ibrahim Ismail Abu Odeh, 64 –
la vita riprende lentamente. L’Unrwa fa sapere che nei giorni
scorsi nei rifugi dell’Onu, dove hanno trovato riparo quasi 100mila
sfollati, sono nati 344 bambini. L’emergenza umanitaria, però,
non cessa: nei rifugi Onu mancano acqua e bagni a sufficienza, le
malattie si stanno diffondendo e l’agenzia dell’Onu non sa ancora come
operare a poche settimane dalla ripresa delle attività scolastiche.
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