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15/08/2014

Gaza - Accordo vicino, ma non si parla dell’assedio della Striscia

Regge la seconda tregua di 5 giorni iniziata ieri e dal Cairo giungono sempre più insistenti voci di un accordo vicino. Alcuni media arabi pubblicano anche possibili bozze di accordo. A parlare per primo è stato il portavoce della Jihad Islamica, Yousef al-Hasayneh: le parti avevano optato per cinque giorni in più di cessate il fuoco per definire alcuni “aspetti tecnici” dell’accordo finale.

“Ci aspettiamo un accordo di tregua completo da firmare subito dopo lo scadere dei 5 giorni di cessate il fuoco – ha aggiunto al-Hasayneh – La delegazione ha fatto molti progressi nel porre fine all’assedio e all’offensiva contro i palestinesi”. Ovvero, l’accordo prevederà la fine dell’operazione militare, l’espansione della zona di pesca e l’aumento dei beni che potranno entrare dentro Gaza. Della costruzione di porto e aeroporto si discuterà tra un mese. Se fosse vero, i punti in questione sono esattamente quelli proposti da Israele nei giorni scorsi e definiti ieri dalla delegazione palestinese “terribili”.

Più articolata la proposta pubblicata dall’agenzia stampa palestinese Ma’an: secondo indiscrezioni, Israele sarebbe d’accordo nell’apertura dei valichi di frontiera con Gaza sulla base di un accordo dettagliato con l’Autorità Palestinese e nella fornitura di materiali per la ricostruzione della Striscia. Silenzio su porto e aeroporto. Da parte palestinese, sarebbero state aggiunti altri punti: l’adesione dell’ANP ai trattati e le organizzazioni internazionali, il dispiegamento di 1000-3000 guardie presidenziali al valico di Rafah, lo spostamento della conferenza internazionale sulla ricostruzione di Gaza dalla Norvegia all’Egitto, un accordo separato con l’Egitto su Rafah e l’avvio di negoziati sul porto e l’aeroporto.

Funzionari di Hamas avrebbero riferito di un loro interesse in un cessate il fuoco di lungo termine e nel passare il controllo di Gaza nelle mani dell’ANP, di cui il movimento è parte grazie alla formazione del governo di unità nazionale. Fonti di Hamas avrebbero poi detto alla Israel Radio di non avere intenzione di riprendere le ostilità.

E mentre a Gaza si continua a morire – ieri sono deceduti tre anziani per le ferite riportate nei bombardamenti israeliani: Jihad Ali Abu Zied, 61 anni, Mahdheyad al-Mebayyed, 91, e Ibrahim Ismail Abu Odeh, 64 – la vita riprende lentamente. L’Unrwa fa sapere che nei giorni scorsi nei rifugi dell’Onu, dove hanno trovato riparo quasi 100mila sfollati, sono nati 344 bambini. L’emergenza umanitaria, però, non cessa: nei rifugi Onu mancano acqua e bagni a sufficienza, le malattie si stanno diffondendo e l’agenzia dell’Onu non sa ancora come operare a poche settimane dalla ripresa delle attività scolastiche.

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