Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
15/08/2014
La vendetta di Saddam col generale vincente usato dal Califfo
L’irresistibile campagna militare dell’Islamic State eretto a ‘califfato’ non finisce di sorprendere il mondo. Come e possibile e perché è stato possibile accadesse? Un uomo e un pezzo di storia dell’Iraq che ritornano: il generale Ibrahim al Douri, amico d’infanzia di Saddam Hussein e suo vice.
Mosul caposaldo ribelle
La caduta di Mosul nelle mani di IS a giugno avviene esattamente 11 anni dopo la nascita di Tahrir - liberazione, in arabo - l’undicesima figlia di Ibrahim al Douri, 72 anni, e a lei quelle vittoria viene dedicata.
Ibrahim al Douri, mente dell’esercito del Califfo, può fare questo ed altro, lui che è stato amico d’infanzia e fedelissimo di Saddam Hussein che lo vuole come suo vice quando diventa Presidente.
Al-Douri entra in una cellula clandestina del partito laico e social-comunista ‘Baath’ alla fine degli anni’50, finisce in galera negli anni ‘60, e partecipa al colpo di Stato del ’68 che porta Baath al potere e lui alla vice presidenza del Consiglio della Rivoluzione.
Con questo incarico Douri mantiene contatti con il Baath siriano, il Presidente Hafez al Assad e i figli.
A Mosul, Ibrahim al Douri, ha vissuto a lungo anche durante la latitanza del dopo Saddam attaccando i militari USA che allora occupavano il Paese, al comando dei militanti baathisti che ora appoggiano i jihadisti di IS, mentre la popolazione lo applaude e l’Esercito iracheno di al-Maliki fugge.
Dal laicismo ‘Baath’ al califfato jihadista
Dunque Ibrahim al Douri ha condiviso un’infanzia povera con Saddam e lo ha seguito ovunque.
Sempre lui, alla fine degli anni’80, al Comando della Regione settentrionale, insieme ad Alì il Chimico, conduce la campagna contro i curdi conclusa nel marzo 1988 con il bombardamento chimico di Halabja, con oltre 10 mila morti per il gas e oltre 20 mila feriti.
Duro e spietato.
Douri fa parte della corrente sufi Naqshabandi, potentissima nelle Regioni di Mosul e Kirkuk, e dall’esecuzione di Saddam Hussein è l’incontrastato capo dei Baathisti iracheni che guida sotto la bandiera dell’Esercito Naqshabandi.
Esercito che conta un alto numero di jihadisti provenienti da formazioni libiche armate dall’Occidente contro Gheddafi, afghani, bosniaci, ceceni, infiltrati in Siria attraverso la Turchia per rovesciare Assad.
Pulizia etnica nel nome di Allah
Su indicazione di Douri, proprio dalla Siria IS ha cominciato l’avanzata in Iraq attaccando subito coloro che nell’interpretazione rigida della sharia sono considerati “apostati”: musulmani sciiti, cristiani, curdi e yazidi.
Dall’inizio di giugno, il Nord dell’Iraq è teatro dell’esodo di centinaia di migliaia di civili.
I primi sono stati gli sciiti delle province di Al Anbar e Ninive, occupate da IS in pochi giorni con un milione di persone in fuga verso il Kurdistan. Conto da pagare, l’impiccagione di Saddam Hussein.
Poi tocca agli altri ‘apostati’.
Nell’ultima settimana IS costringe alla fuga più di 100 mila cristiani dalle città di Qarakosh, Tal Kayi, Bartella e Karamlesh, occupate il 7 agosto, e decine di migliaia di Yazidi, comunità curda vicini allo zoroastrismo, scappati dalla città di Sinjar.
Relegati ai margini della società da Saddam Hussein, e dimenticati dal Governo iracheno a guida USA dal 2003 al 2011, gli Yazidi sono nel mirino di IS dal 3 agosto, con il supporto militare di Douri.
Combattenti curdi l’ultimo ostacolo ad al-Douri
Dall’8 agosto, gli F-35 USA bombardano le postazioni jihadiste al confine con il Kurdistan iracheno a pochi chilometri dalla capitale, Ibril.
Il sostegno USA che consente ai peshmerga, destinatari anche di armi e munizioni, di riconquistare due città settentrionali, Mahmour e Gweir e 25 villaggi attorno alla capitale Ibril.
Molte e in conflitto tra loro le formazioni politiche curde che agiscono ora in Iraq, dal “Comitato supremo del Kurdistan siriano”, al “Partito dei lavoratori del Kurdistan”, il Pkk turco.
Molti militanti del Pkk si sono ritirati nel Kurdistan iracheno obbedendo all’appello del loro leader storico, Abdullah Ocalan, detenuto in un carcere turco.
L’appello alla solidarietà curda di quadri politici, militari e parti consistenti della popolazione in Iraq e in Siria per la difesa della popolazione dall’integralismo islamico.
Con un ultimo dubbio per il Califfo
Quanto reggerebbe l’Islamic State se venisse a mancare la strategia, la capacità militare e la conoscenza territoriale di al-Douri?
Fonte
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