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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

06/04/2018

Di Maio scavalca Emma Bonino. Va tutto bene, compagni?

Per chi voleva capirlo era già chiaro in campagna elettorale, con le visite di Di Maio a Washington e Londra e con i suoi elogi a Macron. Tuttavia molti compagni, alcuni particolarmente radicali, hanno continuato a voler credere e a far credere che questo M5S, finite le tattiche elettorali, sarebbe poi stato di nuovo euroscettico e non schierato con la NATO, anzi per alcuni persino filorusso.

Ora questi compagni faranno fatica ad ignorare, ma ci proveranno lo stesso, ciò che Di Maio ha dichiarato a Mattarella e a tutto il popolo. Noi sosteniamo “tre SÌ”, ha detto il candidato capo del governo, all’Euro, alla UE, alla NATO. E lo ha detto con una enfasi che scavalca persino i fanatismi euroatlantici di Emma Bonino.

A questo punto se Di Maio facesse un governo col PD, che piace tanto a quei compagni che “oddio tornano Salvini e Berlusconi”, questo governo sarebbe a destra di quello di Macron. Se invece riuscisse ad allearsi con la Lega, per mantenere i suoi “tre SÌ” e non far sfigurare l’alleato dovrebbe concedergli tutto sul piano di legge, ordine e pistole.

A queste due belle prospettive hanno contribuito anche quei compagni che hanno sdegnato Potere al Popolo, perché non sufficientemente radicale, “ah, sull’euro non siete decisi”, e perché ininfluente. Non bisogna sprecare voti, ci hanno detto, bisogna votare per il “vero cambiamento”.

Un cambiamento che dovrebbe cominciare da “tre SÌ” ai poteri e alle politiche, che sotto varie forme comandano in Italia dal 1947. Salvo nei periodi quando dall’opposizione, e non dal governo, il PCI, le sinistre, le lotte popolari sono riusciti a cambiare in meglio il paese.

Oggi la sinistra è stata distrutta dal PD e dal centrosinistra, e questi compagni, invece che dare una mano a chi prova a ricostruirla, si affidano a chi ha come massimo modello Alcide De Gasperi, che di quei “tre SÌ” è l’inventore e il nume tutelare. Consiglierei a questi compagni di leggersi venti volte Il Gattopardo, e centocinquanta volte la pagina ove si spiega che, affinché non cambi nulla, deve cambiare tutto. Questo prima di dire altro. Ma so che non lo faranno e continueranno a spiegarci che bisogna impedire il ritorno di Berlusconi, che Di Maio è costretto a dire quelle cose, ma ne pensa altre.

Poi quando si saranno accorti anche loro che l’unico cambiamento è stato sui vitalizi dei parlamentari, e che sulle pensioni e sul lavoro non si è modificata una cicca, allora quei compagni cominceranno di nuovo a piangere e a recriminare.

Contro tutto e tutti, tranne che contro se stessi.

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