Ultimo
giorno dei tre di cessate il fuoco cominciati alla mezzanotte del 10
agosto. Ultimo giorno di negoziati al Cairo entro il quale i team
israeliano e palestinese dovrebbero trovare un accordo per porre fine
all’operazione Margine Protettivo contro Gaza.
Contrastanti le voci che escono dall’Egitto: “Ci sono stati
progressi, ma non abbastanza per firmare un accordo – ha detto ieri sera
uno dei membri della delegazione palestinese – Il dialogo
ricomincerà domattina [oggi, mercoledì]”. Una bozza di accordo sembra
lontana, le richieste delle due parti incompatibili. E mentre a Gaza la
gente tenta di utilizzare il tempo a disposizione per uscire, aprire i
negozi, ritirare soldi nelle banche e cercare tra le macerie delle case
distrutte qualche effetto personale sopravvissuto alla devastazione, dal
Cairo il silenzio è assordante. Da entrambe le parti giungono minacce
di lasciare il tavolo e non rinnovare la tregua di altre 72 ore,
un’estensione che non porterebbe a nulla se sul tavolo la discussione
resta così fragile: “Il negoziato è difficile – ha detto un altro
funzionario palestinese – Le distanze sono molto ampie. Non ci sono
progressi”.
Entrambi i team, quello israeliano e quello palestinese,
restano separati, ognuno in diretto contatto con il mediatore egiziano
in stanze diverse, lanciando proposte e controproposte: Hamas e con lui
l’intera delegazione palestinese vogliono la fine del blocco di Gaza per
fermare il lancio di missili; Israele chiede prima il disarmo e propone
un lieve allentamento dell’assedio, con l’allargamento a 19 km
delle miglia nautiche utilizzabili dai pescatori e la garanzia di far
entrare più camion dentro la Striscia ogni mese. Ieri era stata
presentata dall’Egitto una bozza di accordo che non andava però a
toccare le questioni chiave e si limitava a prevedere un allentamento
del blocco di Gaza.
A far infuriare ulteriormente Tel Aviv è stato ieri l’avvio della
commissione d’inchiesta sui crimini commessi durante Margine Protettivo
contro i civili gazawi da parte del Consiglio Onu per i Diritti Umani. Ieri
il Consiglio ha nominato gli avvocati che indagheranno i crimini
israeliani, subito tacciati da Israele di essere prevenuti nei confronti
di Tel Aviv, che ha già fatto sapere che non collaborerà con le indagini.
Oltre 70 arresti nei Territori nella notte
Tensione alta anche in Cisgiordania, dove prosegue la campagna
anti-Hamas di Israele. Nella notte l’esercito israeliano ha arrestato 12
persone in Cisgiordania e 57 a Gerusalemme, tra loro alcuni sospetti
membri del movimento islamico.
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