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01/03/2026

Tra Iran, Israele e Stati Uniti uno scontro ben diverso dal passato

Le prime ore degli attuali attacchi contro l’Iran rivelano differenze fondamentali rispetto a quella che fu conosciuta come la “Guerra dei Dodici Giorni”, sia in termini di tempistica, obiettivi, livello di coordinamento o entità dell’escalation.

I dati disponibili finora indicano quanto segue. 

Gli attacchi sono iniziati con esplosioni simultanee in varie parti di Teheran. I primi rapporti parlavano di circa trenta obiettivi nella prima ondata, tra cui quartier generali, strutture di intelligence e persino, si vociferava, siti collegati all’ufficio della Guida Suprema. Questa portata, fin dall’inizio, riflette l’ampiezza della serie di obiettivi e la natura dell’attacco iniziale.

A differenza della Guerra dei Dodici Giorni, che iniziò con attacchi notturni, questa operazione è iniziata nelle prime ore del mattino, il primo giorno della settimana iraniana. La tempistica appare meticolosamente calcolata, consentendo una maggiore destabilizzazione istituzionale e aumentando la probabilità di colpire i centri decisionali e di leadership fin dall’inizio delle operazioni ufficiali.

La selezione degli obiettivi suggerisce l’adozione di una strategia di “decapitazione”. I primi indicatori fanno emergere un’attenzione rivolta alla leadership e all’apparato di sicurezza del regime, non solo all’infrastruttura militare convenzionale. Questo cambiamento nella natura degli obiettivi ha un chiaro significato politico che va oltre l’indebolimento delle capacità, fino a minare la struttura stessa del potere.

Il coinvolgimento americano rappresenta questa volta una differenza fondamentale. Washington sembra direttamente coinvolta fin dall’inizio, con segnalazioni di uno stretto coordinamento con Israele e una descrizione americana dell’operazione come su larga scala. Questo coinvolgimento palese eleva lo scontro da un conflitto israelo-iraniano a uno con una diretta dimensione americana.

Il discorso di Donald Trump si è concentrato sulla difesa degli americani e sull’eliminazione delle minacce imminenti, ma i suoi segnali di sostegno al popolo iraniano contro il regime suggeriscono che il cambio di regime sia tra gli obiettivi non dichiarati. La combinazione della dimensione di sicurezza e del messaggio politico rafforza l’impressione che l’operazione non si limiti alla deterrenza.

Il concetto operativo sembra essere graduale. La prima ondata si è basata su attacchi missilistici contro centri di comando e sistemi di difesa aerea, compresi siti nell’Iran meridionale come Chabahar, aprendo la strada all’aviazione militare per colpire successivamente basi missilistiche e asset strategici.

La risposta iraniana è stata insolitamente rapida. I rapporti indicavano lanci di missili nel giro di poche ore, con attacchi segnalati a Tel Aviv e Haifa. La dichiarazione iraniana ha stabilito che le “linee rosse” non esistevano più e che la risposta sarebbe stata fornita con la massima forza.

Questa risposta rapida suggerisce una rappresaglia pre-autorizzata, con unità militari che non hanno atteso un lungo coordinamento centrale, ma hanno piuttosto agito secondo istruzioni prestabilite per garantire la continuazione del fuoco fin dall’inizio.

Un’altra differenza risiede nell’espansione del conflitto da parte dell’Iran oltre Israele fin dall’inizio. Le segnalazioni di esplosioni negli stati del Golfo indicano che le basi statunitensi sono state prese di mira, il che indica un’escalation immediata verso uno scontro diretto con Washington.

Ciò differisce significativamente da quanto accaduto nel giugno 2025, quando l’attacco iraniano alla base aerea di Al Udeid in Qatar fu in gran parte simbolico e parte di un’escalation calcolata volta ad aprire la porta a un cessate il fuoco.

Contemporaneamente, gli Houthi in Yemen hanno annunciato la ripresa dei loro attacchi nel Mar Rosso, indicando che lo scontro si stava già trasformando in un teatro regionale multi fronte.

Nel complesso, il primo andamento degli eventi riflette un conflitto più coordinato, diffuso e in escalation rispetto alla guerra dei dodici giorni. Vi è un chiaro tentativo di decapitare il regime iraniano, un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, una rapida risposta iraniana e una precoce espansione nelle arene regionali.

La questione centrale ora è se l’escalation porterà a uno scambio calcolato e contenibile, o se il superamento delle precedenti linee rosse farà precipitare la regione in una guerra regionale prolungata il cui corso sarà difficile da controllare.

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