Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
17/08/2014
L’Ue delega ai curdi la guerra in Iraq fornendo armi
Per far finta che l’Unione europea non va mai in vacanza, ieri il consiglio dei ministri degli esteri ferragostano. A decidere che in Iraq serve un nuovo esercito per combattere gli integralisti vincenti. Quindi applausi alla decisione di alcuni stati membri a consegnare le armi ai curdi iracheni.
La decisione operativa era già stata presa altrove, comando Nato ad esempio, e Washington, ma ora il consiglio dei ministri degli esteri dell’Ue ci racconta che “accoglie con favore la decisione di alcuni Stati membri a consegnare le armi ai curdi iracheni, che combattono l’Isis”. Lo si legge nelle conclusioni sull’Iraq della riunione di Bruxelles dove le ovvietà sono state condite in varie salse nazionali: “Bene il passo indietro di Maliki. Ora la formazione del nuovo governo a Baghdad, ed con loro rafforzare il governo del Kurdistan”. Armiamoli - noi - e poi - voi curdi - combattete l’Isis.
Un vertice ferragostano di pura immagine, spinti dalla Francia che insiste nel ruolo interventista già praticato con discutili fortune per Libia e Siria. Comunque, vertice straordinario che, oltre all’Iraq, ha cercato di immaginare una politica europea anche per le emergenze in Libia, Ucraina e Gaza. Ma restiamo all’Iraq. La decisione di fornire armi ai curdi, in realtà, spetta solo ai singoli Stati. Quindi l’Ue come semplice ombrello politico per la discussa scelta di inviare, assieme a cibo e medicine, anche armi. Probabilmente una parte di questi ‘supporti militari non letali’ sono già in viaggio.
Posizioni nell’Unione non concordi. Italia, Germania, Gran Bretagna e Repubblica Ceca erano a favore dell’appoggio militare ai curdi, Belgio e Svezia erano disposti a fornire aiuti umanitari. Ora che cambia? Nulla. Chi dei 28 Stati dell’Ue vorrà mandare armi lo farà - Parlamenti permettendo - chi preferirà l’aiuto umanitario avrà l’applauso dei pacifisti. Tutto come prima ma con l’accordo che nessuno criticherà l’altro per le scelte che farà. Finale che non compare nei resoconti: le armi che stanno partendo da Francia, Germania, Gran Bretagna e forse dall’Italia hanno la benedizione Ue.
Buona notizia nel frattempo dall’Iraq. Un’apertura di credito al nuovo governo di unità nazionale di al-Abadi da parte dei capi delle 25 tribù sunnite della turbolenta provincia di Anbar. Tribù che erano state conquistate alla causa contro al Qaeda nel 2006 ma che, dal ritiro delle truppe americane nel 2011, si sono sempre rifiutate di collaborare con il premier uscente, lo sciita Nouri al Maliki, che ha alimentato le divisioni interconfessionali, mettendo i sunniti ai margini. Disponibilità ad appoggiare la nuova amministrazione a patto, però, che vengano sospesi i bombardamenti nel Nord del Paese.
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