Cado dalle nubi, onestamente, l’ho trovato di una noia mortale. In Sole a catinelle,
invece, c’erano tre gag (il gavettone alla signora chic con risataccia,
il numero della mozzarella tracciata all’assemblea degli industriali e
soprattutto Zalone che spegne e riaccende il bambino problematico
causandogli o attenuandogli traumi) degne, e sono serio, della coppia
Sonego-Sordi: vale a dire che solo queste tre scene si mangiano tutto
il cinema de sinistra degli ultimi venticinque anni. Poi, sono da
sempre un fan di Nunziante: ma proprio un fan vero, di quelli
assatanati, già dai tempi della tv, poi nel Grande botto di
Pompucci, scritto anche da Nunziante e nel quale interpreta con classe
eccezionale un professore bamboccione (se non ci credete, guardatevelo:
lo riconoscete perché è il più bravo di tutti). Non entro quindi nella
polemica Zalone sì, Zalone no. Guarderò il film quando lo daranno in tv
(il cinema manco pagato, io non pago per quaranta minuti di pubblicità)
e se mi piacerà mi piacerà, altrimenti sti gran cazzi. Il fenomeno
Zalone, in realtà, non è un fenomeno. E’ solo uno che fa i film, qualche
volta belli, qualche volta bruttarelli, ma niente di più: Zalone, in
sé, è molto meno pericoloso dei filmacci de sinistra pariolina: e
inoltre lui e il suo pard sanno scrivere, recitare e dirigere meglio di
tutti i trappani de sinistra d’Italia.
Però.
Però attenti. Che Zalone sia gradevole, non c’è dubbio, almeno per me. Che Zalone, però, non sia
Sordi, pure. Sembra un gigante paragonato alle due camere e tinello (o
agli attici de sinistra) ma lì, onestamente, vince anche una gara di
rutti fatti male. E’ che dobbiamo imparare a pensare, e andare oltre
Zalone. Dobbiamo capire quello che i piecori stanno cercando di far
passare usando Zalone (che, ripeto, non mi dispiace affatto) come
cavallo di Troia. Il pericolo è che frasi agghiaccianti come eh ma incassa un sacco di soldi, oppure state rosica’ che lui piace alle genti
prendano ancora più piede. E questo, una società appena un gradino più
su dei mau mau o dei leghisti non se lo può permettere: a maggior
ragione non ce lo possiamo permettere in Italia. Quando sostenete Zalone
dicendo che che milioni di persone vanno a vederlo, ricordatevi che
milioni di persone vanno a vedere Siani (Siani, cristo di un dio) e
che anche lui incassa un botto. Questi non sono mai stati, e mai lo
saranno, argomenti validi. Sono conti della serva, che Zalone per primo
non merita, non fosse altro perché s’impegna a fare quello che sa fare, e
cerca di farlo con una dignità che oggi è rara. Semplicemente, ogni
tanto capita che un prodotto gradevole abbia una certa fortuna. In
Italia è già successo con Monicelli, con Scola,con Germi, e poi, piano
piano, a furia di dire che anche i film di merda, però, insomma, ci
siamo ritrovati immersi nella merda e addio a Scola, addio a Germi,
benvenuti cinepanettoni.
Quando osannate Zalone, ricordatevi che non è il successo a decretare
la qualità: mai. Neanche nel caso in cui il prodotto di successo non
demeriti. Per una cosa buona che passa, ci sono cento merdate che
aspettano pazienti di occuparci il cervello con la stessa scusa: eh ma vende, eh ma piace.
Tenete sempre presente Gramellini, non Zalone. Gramellini piace, Gramellini vende.
Ricordatevelo.
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