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11/09/2020

L’11 Settembre 1973 è cominciato il mondo di merda di oggi

Giorgio Almirante – nazifascista non pentito, cui oggi in questo paese dominato da memoria distorta e falsa si vorrebbero dedicare vie – dichiarò entusiasta che il golpe contro Allende era “la più grave sconfitta del marxismo dalla fine della guerra”. Purtroppo questa sua infamia annunciava la realtà.

L’assassinio del presidente socialista democraticamente eletto e lo sterminio di decine di migliaia di militanti sindacali, socialisti, comunisti, della sinistra rivoluzionaria, non solo stabilì in Cile la lunga dittatura del macellaio Pinochet.

Sotto la protezione del padrone statunitense, che con con il segretario di stato Kissinger fu organizzatore materiale del golpe, il fascismo dilagò in tutta l’America Latina, instaurando quasi ovunque feroci regimi militari, con centinaia di migliaia di desaparecidos, cioè di assassinati.

Quando oggi Trump, ma anche gran parte dei “democratici” USA e dei governi europei, sostengono i reazionari e i golpisti in Venezuela, Bolivia, Ecuador e in tutta l’America Latina, bisogna sempre sapere che i loro protetti sono gli epigoni di Pinochet e vogliono fare come lui; cioè conservare col sangue i più scandalosi privilegi dei ricchi e delle multinazionali che li mantengono tali.

Ma il golpe contro Allende non è ancora attuale solamente perché le stesse canaglie di allora vorrebbero ripeterlo, o perché il criminale sanitario Bolsonaro si dichiara ammiratore e seguace di Pinochet.

Il fascismo in Cile nel 1973 parla al mondo di oggi perché in quel paese, sopra i corpi martoriati di coloro che Pinochet chiamava “i marxisti”, fu costruito il primo mattone della gabbia liberista che oggi devasta il mondo.

Il Cile fu la cavia di un esperimento economico e sociale guidato dai “Chicago boys”, gli economisti liberisti capeggiati da Milton Friedman.

Tutto il sistema pubblico fu distrutto o privatizzato, tranne beninteso esercito e polizia; i diritti del lavoro cancellati nel nome della flessibilità; il sistema fiscale abbattuto a favore dei ricchi, delle imprese, delle multinazionali. La dittatura fascista di Pinochet permise di instaurare la dittatura del mercato, che poi è dilagata ovunque.

Anche in Italia quel golpe segnò una svolta. Il PCI di Belinguer – sotto la minaccia non tanto velata degli Stati Uniti, ove il sempre operativo Kissinger dichiarava di non volere “spaghetti in salsa cilena” – accettò una politica economica restauratrice a favore di imprese e mercato, nel nome dell’accordo con la DC.

Nel 1971 Fidel Castro, a nome della Cuba che resisteva all’imperialismo allora come oggi, fece un lungo viaggio in Cile, accolto da amico e compagno dal presidente Allende. Parlarono a lungo dei rispettivi programmi ed alla fine, abbracciandosi, convennero che per vie diverse volevano giungere allo stesso obiettivo: il socialismo.

Ma Fidel aggiunse: “non te lo permetteranno mai senza combattere“. Per questo regalò ad Allende il fucile mitragliatore, quella che poi il presidente impugnò nel palazzo presidenziale sottoposto ai bombardamenti dell’aviazione di Pinochet.

Il capitalismo liberista è fascismo economico e nella nostra epoca si è affermato dopo il successo del golpe del fascismo politico. Oggi più che mai essi vanno combattuti e sconfitti insieme, se vogliamo rovesciare il mondo schifoso di oggi.

Ricordiamo il compagno Allende, e tutte e tutti coloro che sono stati assassinati assieme a lui, lottando oggi contro i loro stessi nemici di allora.

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