Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

09/05/2023

Il giornalismo italiano al servizio della guerra

È di prossima uscita, per le edizioni Alcheringa, il libro “Foche ammaestrate. Il giornalismo italiano al servizio della guerra” di Giulio Di Luzio. Un tema e una tesi decisamente centrate e centrali nel contesto nel quale ci troviamo da quando la guerra sta attraversando la realtà in cui viviamo.

Un brivido guerrafondaio da mesi eccita tante e tanti nel mondo del giornalismo con una subalternità alla propaganda bellicista che spesso tracima nell’indecenza o, appunto, nella sensazione di trovarsi di fronte a delle “foche ammaestrate” a veicolare nel discorso pubblico tutte le peggiori argomentazione guerrafondaie.

Il lavoro di Di Luzio, spiega la quarta di copertina, ha l’ambizione di decostruire l’ossessiva narrativa bellicista in corso, smontare il lessico e la cornice interpretativa per dimostrarne l’assoluta parzialità ideologica, puntare il dito contro scelte mediatiche di discutibile valore deontologico ma utili alla manipolazione del consenso.

L’Autore mette sotto la lente di ingrandimento talk show, editoriali di carta stampata e servizi televisivi di dubbio pluralismo, dimostrando una narrazione stereotipata da stucchevoli copioni di assoluto dominio atlantista.

Un linguaggio manicheo e messianico da guerra santa, denuncia Di Luzio con toni polemici, pretende di raccontare un conflitto, in cui il mainstream ha già assegnato tutte le responsabilità all’Impero del Male, la Federazione Russa, e il ruolo di vittima sacrificale alla Ucraina, espressione di libertà e democrazia dell’Occidente, artefice del destino della Umanità!

Insomma siamo andati ben oltre quel giornalismo “embedded” che abbiamo cominciato a scoprire con l’informazione al servizio dei comandi militari prima nella guerra in Jugoslavia e poi in Iraq e Afghanistan.

Ma in questi mesi di guerra in Ucraina l’arruolamento di tante e tanti corrispondenti sul fronte o negli studi televisivi non è stato neanche occultato, ma dichiarato come giusto e giustificato, sacrificando e annullando quel diritto all’informazione completa che ne dovrebbe essere la base deontologica e la cifra dell’informazione stessa.

“Foche ammaestrate” è un libro anche provocatorio ma dal chiaro intento dialettico e fortemente critico verso una cronaca uniforme a reti unificate, che non offre alcun distinguo, nessuna analisi equidistante e che bolla come putiniano, chi non si associa al coro unanime dei media dominanti.

Giornalisti e analisti allineati al verbo del gendarme egemone d’oltreoceano brulicano sul piccolo schermo, mentre le posizioni di chi dissente e sta fuori dal branco, vengono emarginate e zittite come vuoto pacifismo.

La parola pace infatti dal 24 febbraio 2022 è stata bandita dal vocabolario del giornalismo italiano secondo precise direttive, segnando l’inizio di una narrazione improvvisamente nuova che, tra l’altro, oscura gli eventi del 2014 e trasforma i banderisti dei battaglioni neonazisti in eroi per la libertà.

Giulio Di Luzio ha collaborato come giornalista a il manifesto, La Repubblica e Liberazione. Ha alle spalle già altre pubblicazioni, soprattutto sul tema della immigrazione (“A un passo dal sogno” e “Brutti, sporchi e cattivi”).

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